venerdì 3 agosto 2012

Tate, Ravenna

Intanto la Tate si espande dentro e sotto la terra - dove già prima esisteva, quando era ancora una centrale elettrica - con il nome di Tank, le vecchie cisterne d'olio. 

Un nuovo spazio espositivo, orizzontale, tagliato da colonne diagonali, un bunker di cemento, che si apre sulla Turbine Hall e fa spazio alla biglietteria e allo sguardo del visitatore, costretto ad un grandangolo panoramico. 

Intanto fuori il cantiere prosegue, alzando un edificio spigoloso e moderno. Corre sempre movimento lungo la riva sud del fiume, un passo sincopato, sfruttando quanto l'edificio offre... 
e che cosa offre? l'occasione di comprendere il post industriale? la dimostrazione che l'arte (sostenuta dalla politica e dal denaro) sa trasformare i luoghi e i tempi dell'alienazione? e per dove portarci?

Antonioni, uno a caso, non credeva portasse a niente, intendo in generale, il progresso e l'industria, almeno a giudicare dalla Ravenna di Deserto Rosso, visto al BFI la sera stessa della mia puntata alla Tate

Ma forse ad Antonioni interessava filmare l'alienazione, darne un esemplare estetico, e al solito poteva quasi fare a meno delle parole e mostrare soltanto il rumore, i fumi, i bollori e le escrescenze delle macchine. Mi è parso un film senza futuro, elegantissimo nel posizionare oggetti e persone, ma disperato, arido. 

K. dormiva e come Cristiana non ama l'esistenzialismo (dei personaggi) di Antonioni, mentre io venero le immagini e le inquadrature, il potere simbolico, evocativo, l'essenzialità degli oggetti non importa se lenti, non importa quanto abitati dagli uomini.
Gli oggetti, gli edifici rimangono lì, pronti a essere guardati.

La Tate è un contenitore, non so se a discapito del contenuto, che brulica di visitatori e addetti come l'altro ieri di operai e tecnici, una piazza aperta chiusa, sociale e intima, una specie di enorme ricettacolo di sguardi.

K. mi scrive: Ravenna petrochemical plant," industrial structures and debris that create grotesque and inhuman images and sounds" AND the Tate a Vessel for similar activity.

Nel clima olimpico di questi giorni, che lascia intatta la Londra Turistica, mi accorgo che le persone si allenano a respirare e percepire un senso di comunità che nella routine quotidiana stentano a trovare.

Di Munch, ragione della visita alla Tate, dirò più avanti, spesso accade che vengo qui con uno scopo preciso e poi finisco con il fare tutt'altro.

Ah, devo visitare (il polo industriale di) Ravenna.

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