giovedì 23 agosto 2012

St.Michael's Mount.

A Marazion passiamo per evitare le strette Lane che solcano la terra di Cornovaglia... Cristiana non vuole piu` che Daitan 3 incastri la propria inutile larghezza dentro i fianchi alti delle strade. 

Ignorando il navigatore, impostato come fossimo una coppia senza figli in gita di piacere con un Duetto decapottabile e la suite prenotata, e dopo una providenziale telefonata al campeggio, troviamo il modo di raggiungere la meta, parcheggiando l'ingombrante troione meccanico in un elegante prato dietro la cittadina.

A titolo di cronaca menzione speciale ai guidatori di questa landa che hanno ceduto il passo e retromarciato al passaggio di Daitan 3, sempre con un sorriso e un cenno di saluto, saranno abituati dalle leggi di cavalleria tramandate fin dai tempi di re Artu`, che non a caso gironzolava da queste parti.

Cristiana: "L'unico vantaggio di Daitan 3 e` che ti fa stare comodo in campeggio, per il resto...".

Essendo tra i due lei quella dotata di cervello e cervelletto, ascolto compiaciuto e a squarciagola intono il deprofundis del carrozzone, al quale ormai chiediamo solo che ci porti a casa e con questo amen! Godiamoci il posto, i bambini poi sono contenti.

Veniamo al dunque: davanti a Marazion si trova l'isola di St Micheal, che con i favori della bassa marea si puo` raggiunge a piedi, una copia o l'originale della piu`nota e blasonata versione d'oltremanica. Il castello che la sovrasta si vede da lungi, immagine e meta di una fiaba dai rintocchi d'orologio, ritmati dai capricci della luna e del mare.

La passeggiata dal campeggio al villaggio vale l'intera giornata, spesa gran parte all'Eden Project, poi appunto guidando e infine in un pub vista prato che scende al mare, l'oste gentile, l'ostessa tatuata e il castello ulula`.

***

Il terzo giorno ha piovuto secondo le previsioni, al mattino, a sciacquate improvvise, sostenute dal vento e dalle grasse nuvole di Poseidone Atlantico.

Al castello andiamo a piedi, ma il mare si ritira prima di mezzogiorno e da quell'ondoso sipario compare un acciottolato di pietre, lungo un quarto di miglio, che porta all'isola; noi con altre decine di turisti in anticipo assistiamo alla lenta e inesorabile scomparsa delle acque.

Il porto s'asciuga, lungo quel selciato s'accalcano viscide come lumache, parrucche di alghe, che invece sull'arenile immenso e deserto prendono la forma di lunghi sedani, di cippollotti dall'estremita`barbuta.

Un serpente umano percorre la passerella, un pellegrinaggio fitto, con l'isola come ultima meta, poi quando il mare pare scomparso, quella folla si disperde senza direzione sulla spiaggia di Marazion: acquiloni, cani, surfisti che cercano il mare, bagnanti, quattroruote e anziani che passeggiano.

Fino alle cinque della sera, quando alla rovescia il trucco si ripete, la strada verso Atlantide scompare, l'umanita` ritrae il suo piede e si affida alle barche, rimesse a galla da quel cambio di scena.

Uno spettacolo quotidiano, terracqueo. A tutti non rimane che prenderne atto e stupirsi, poi certo ci si fa l'abitudine, come di qualcosa pero` che non riguarda solo la forza di gravita` o un capriccioso satellite, ma, come dire, un fenomeno mitologico. Una favola reale?

Ah le birre del sud est!

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