sabato 25 agosto 2012

St. Ives

Con l'autobus 300 in quaranta minuti siamo a St. Ives, con Daitan avremmo lasciato le di lui fiancate sulle facciate delle case in pietra, le vie sono molto strette, piene di gente, di negozi, di gallerie d'arte (dove si vendono cornici dignitose, mettiamola cosi`).

L`arrivo ideale andrebbe fatto in treno, una linea ferroviaria nata nell'era vittoriana, quando la cittadina era un'ambita meta turistica e un rifugio per gli artisti: pare infatti che la luce qui sia piu`luminosa che altrove.

Dico pare perche` non la luce ma il mare, anzi l'oceano qui e' piu` luminoso e... meno oceano.
Un mare di Sardegna, azzurro e poi verde, fin dal porto, appena sotto i contrafforti della vecchia chiesa anglicana, sassi anneriti dalle alghe, la sabbia non finissima e granulosa; i gabbiani gracidano come rane, al lunch time s'avvicinano ai bagnanti, ispettivi e pettegoli, spaperano attorno in cerca di bocconi, che i piu' arditi rubano dalle mani dei bambini.

Tipico dell'oceano devono essere il vento, che si sente quando si entra in mare, e la marea, che qui libera almeno trecento metri di spiaggia.

Quando a piedi si raggiungono nel primo pomeriggio le secche create dal ritirarsi del marea, si puo` vedere St. Ives: su un lato tre quattro linee convesse di case a duepiani dai tetti macchiati da un muschio color ruggine, sull'altro un'ampia zona di verde, una sola fila di case alte e un residence moderno, un po' sbilenco, abbastanza brutto.

Tralasciamo la visita alla Tate per una giornata intera al mare, compriamo Cornish pastry in due posti diversi da 3.25 a 1.95 pound l'una, che si` saziano fino a ingolfare un po', ma son facili da camminar mangiando e da portare in spiaggia.

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