venerdì 13 luglio 2012

Tre giorni nella città con K.


La libreria mobile a Piazza dei Mercanti, erano almeno tre venti anni faaaaahhh!.


"Am easy man". Mi ha risposto così, quando gli ho scritto che volevo andare a Milano e non da solo.

La leggerezza può essere assolutamente sosostenibile con K., il doppio di me, calvo come me, un'aria da guascone irlandese e assolutamente leggero.

Dopo tre giorni nella città, ho scoperto Milano, con una manciata di senno di poi e grazie a K., come un luogo da visitare e non più un luogo in cui ho vissuto.

Mi aspettavo una città vuota, torrida e stanca, invece ho trovato vita, turisti, odore di caffè, la fretta delle ore di punta, lo scialo dell'aperitivo, cielo azzurro e temperatura splendida.

Tra le immagini da conservare (immagini perchè ormai si fotografa tutto con l'agilità di un dito): la porta in vetro e ferro della portineria, dentro una scrivania e una piccola statua della Madonna dietro due lunghi tendoni. Gennaro, il portinaio, è un ragazzo sudamericano con un accento un po' milanese e un nome napoletano.

Il risotto di Thanos, servito a forma di piramide e le ore passate nel suo appartamento studio.

La saracinesca semi abbassata de L'Albero del Riccio, che Andrea apre apposta per me e l'odore dei libri usati, ordinati in scaffali di legno, il pavimento di graniglia e la stanza sul retro.

La bandiera italiana al vento e i suoi colori primari su Palazzo Reale, vista dal Museo del Novecento, e vista di nuovo il giorno dopo dal tetto del Duomo... metto i puntini, lascio in sospeso, diventerei stucchevole, strocchevole anzi.


Tutto quello che si vede dal tetto del Duomo, e K. che scatta foto, immaginando un replay della prima sequenza de La Dolce Vita.

Galleggiare in una delle piscine delle Terme di Milano, di fronte il sole e uno dei più brutti condomini della città, attorno le mura vecchie e il traffico di Porta Romana: i trattamenti fino alle undici di sera, un tram vecchio stile trasformato in sauna, l'hammam e il buffet con il vino bianco, ridendo come bambini sorpresi dalla propria goffaggine e pure un po' ubriachi.


Poi tornare a Londra, K. con Miracolo a Milano di De Sica.

E la chiamano estate, estate olimpica...

Nessun commento:

Posta un commento