lunedì 4 giugno 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 19.12

Qualche settimana fa avevo proposto, un po' per scherzo, uno street party ad Harts Lane. Kevin ha immediatamente ruggito con un: "Io sono repubblicano!"

Le di lui origini irlandesi evidentemente si fanno sentire (il padre per dire è royalist!). 
E io - che pensavo allo street party solo come una mangiata collettiva - sono repubblicano?

Si. Inconsapevolmente repubblicano, direi piuttosto democratico, parola che potrebbe avere poco a che vedere con repubblica o monarchia.
La coincidenza però tra due Giugno e Jubilee coincide con un paio di coincidenze, da celebrare nel mio cèrebro.

Per esempio, ho letto su facebook che "la richiesta di annullare la parata del due giugno (causa terremoto Emilia n.d.a.) è molto populista. Comunque meno populista della parata stessa"

Vero. Nell'anno duemiladodici si costruiscono palchi da dove le cosiddette autorità (e noi con loro) vedono sfilare esercito e derivati e pure la protezione civile?? Ma che senso ha? Che sorta di tripudio o di orgoglio patrio si può provare o si può inculcare, quando si assiste a una parata militare di merli maschi a passo d'oca... ma per piacere!!! 

Che si aprano i musei, le collezioni, i parchi, gratis e per tutti, che si facciano corse maratone regate partite tuffi traversate, che si vada in bici, che si cucini per tutti, giovani, anziani e barboni, che si pulisca dove è sporco, che si raccolgano soldi per cambiare quello che è rotto vecchio o abbandonato. 

Che si dimostri che la repubblica è una repubblica, non un carosello di marionette e un palco di  dinosauri che le guardano sfilare. Per farlo servirebbe diffondere il rispetto, servirebbe la sobrietà della politica, il senso di servizio, la dignità della cosa pubblica, anche il verde degli spazi. Questo oggi, in tempi di Europa, è l'orgoglio patrio, non il muscolo rattrappito dell'arsenale lucidato per compiacere i nostri troppo giovani cento cinquantanni. 

Una bella spaghettata per tutti, il due giugno, festa della cucina italiana e delle tavolate all'aperto ecco che ci vorrebbe! e che l'esercito faccia lo sfilatino più che la sfilata! e quando una tragedia colpisce il nostro territorio e la nostra gente l'esercito dia una mano e la retorica diventi aiuto la dove c'è bisogno.

Ah la retorica! temo abbia un pubblico infantile, dovunque. 
In queste settimane negli asili e nelle scuole il Jubilee è stato spiegato giocato colorato festeggiato cucinato: Jacopo pronuncia la parola Jubilee con automatica gioia.

C'è qualcosa di infantile nel celebrare la monarchia con la grancassa di un anniversario, certamente potente e evocativo perché unico e irripetibile, almeno per le generazioni viventi. Eppure dalle biografie agli special televisivi, dagli asili all'establishment culturale (attori attrici scrittori idoli pop e rock) va in scena un trionfo patriottico che non ho mai visto e che sa di luna park alienante e favolistico.

Bellissimo immaginare il giocattolo: una nonna arzilla che ha visto il secolo e che stacca ogni record, una famiglia reale piena di giovani rampolli, ricchezza, fama, dramma e aplomb. Tutto quello che tutti gli altri non sono e vorrebbero essere, la proiezione di aspirazioni personali in una identità forte visibile mediatica presente nello sport come nella cultura, nel rotocalco come nel business etc...
Il Jubilee celebra il sentimento, colpisce l'immaginario emotivo e gli dà sfogo: la favola non solo si legge ma si vede, pare abbia un costante lieto fine, sfiora la immortalità e incarna il senso patrio nei corpi arzilli e nei corpi freschi della famiglia reale. 

Che ci sia la crisi economica, che la Scozia rischi di separarsi, che ci siano più poveri e più disperati, che il multiculturalismo sia un'utopia, non importa. 
In un rito collettivo auto-rigenerante le strade si riempiono di tavolate, si indossano cappelli, maglie, calze e collant rossi e blu, si sventolano bandierine, tutti come bambini irresponsabili perché concentrati nel gioco e dentro un paese delle meraviglie e dei balocchi (un paese Reale!); se piove non importa, anzi si impara a resistere.

Se i Windsor sono più ricchi di prima, se Lei, the Queen, imperterrita va per il sessantesimo anno consecutivo, cascasse il mondo, alla sua corsa dei cavalli preferita, se un mare di servitù volontariamente o meno le s'affatica intorno... tutte queste cose sono elementi del gioco. 

E allora giochiamo anche noi: un paio di amici a pranzo (Kevin compreso) le linguine allo scoglio e un dessert repubblicano con i colori della bandiera irlandese e italiana.
Leo Longanesi diceva che sul tricolore, caduto lo stemma sabaudo, stava bene la scritta: Tengo Famiglia.
Vale anche per gli inglesi: Tengono Famiglia... Reale.
Il fra
*il blog di Kevin qui

4 commenti:

  1. avrò cambiato opinione almeno tre volte leggendo il tuo post, che aspettavo fiduciosa, mentre ti e vi pensavo vedendo le immagini in tv di elisabetta (che diciamocelo, c'è da riconoscere nonostante tutto l'onore al merito anche per questo ennesimo cappellino sfoggiato).
    Dici delle cose giuste, io stasera guardo Lerner e non mi mette di buon umore. Però dicevano una cosa cui mi piacerebbe continuare a sperare (ognuno si racconta le favole che vuole) che oltre ai mercati, anche se poco, anche se in minima parte, ci sono anche i governi, che saran pure svuotati ma sono ancora delle facce. credo che forse, parata o jubelee, il tentativo sia di usare quelle facce come ultimo minimo comun denominatore. Poi penso anche che abbiamo due storie non paragonabili, Italia e Britannia intendo, e che quindi due eventi come questi siano lontani millemilioni di miglia con impatti culturalmente diversi (uno nullo, l'altro meno, parrebbe)

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  2. Condivido e cambio anche io opinione, spesso perche' mi arrabbio o alla Zelig mi adatto a quello che succede sul momento. Difficile, arduo, valoroso amare la res publica, una cosa, piu' facile amare una persona, una famiglia. Ieri Kevin mi diceva che ama dell'Italia il senso della casa, della famiglia, del paese, della parentela, del villaggio umano che pare qui non ci sia.
    Non lo so, romanticamente penso che siamo ancora troppo giovani e che la frattura di una guerra persa, di una dittatura, di un localismo mai tradottosi in indipendenza, come se le nostre identita' fossero sempre sparse e si uniscano nel tifo per esempio o nella canzone o nel cibo di casa.
    Vero che le storie sono diverse, il tentativo di paragonarle pero' mi aiuta a tentare di capirle. Perche' e sempre e ancora l'Italia che mi interessa. Forse.
    Spero di vederti presto qui e parlare un po'insieme.
    Un abbraccio.
    IL fra

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  3. stavo vagando per il web e non so come sono finita sul tuo sito e mi piace un sacco
    Sei nel mio feed ora e non ti perderò di vista :)
    e chissà se vieni più a nord magari ci scontriamo pure
    oppure prima o poi capiterò io a Sud, ancora non conosco nulla del sud di Londra... sarà che mi muova un po' :-)
    buona serata
    sonia

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  4. grazie Sonia, certo che vengo a nord! ma prima vieni a sud tu!
    A presto
    Il fra

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