giovedì 7 giugno 2012

Dabbous al bus

Fitzrovia, Goodge street mai andato prima o quasi, l'occasione una piccola mostra alla galleria TJ Boulting di Alighiero e Boetti, Ordine e Disordine.

E procediamo con entrambi.

Nel seminterrato di un edificio di inizio secolo (prima sede di una ditta di ingegneri) sono esposti una decina di lavori dell'artista, al terzo bicchiere di vino rosso Kevin mi presenta Gigi, il gallerista: un tipo alla Don Bucky, in un completo di velluto senape appena fuori stagione e a righe, rughe di uno che si diverte, elegantemente in disordine e poi Henry Hudson (che non conoscevo e nemmeno conosco ora), un artista giovane al solito preoccupato da mostre e scadenze.

Sempre Kevin mi dice che Lady Gaga ha già comprato l'attico dell'edificio di fronte, l'ex ospedale. Infatti rimane solo la vecchia facciata e... il vuoto attorno. Quando si è ricchi si possono comprare anche le nuvole.

Corriamo (non si cammina mai) da Dabbous e data la spigliatezza con cui entra, saluta e mi presenta Oscar, il barista, capisco che si mangia e si beve bene e che Kevin ha disegnato gli interni.
Il posto ha un'aria industrial chic, le sedie Alien, purtroppo nessuna Tamara de Lempicka in seta blu sugli sgabelli, ma la sensazione che le persone sfumino nell'arredo, per somiglianza cromatica. 

Ho chiaramente bevuto.

Dopo tre negroni io e tre cocktail lui, carne al sangue e delicatessen, una buona dose di confidenze sulle rispettive famiglie di origine e nessuna su quelle di appartenenza, tocca a me dare un segno di velocità. 
E allora taxi fino alla Royal Hall per l'installazione di Gayle, mentre io straparlo o un altro me parla al posto mio. Sarà l'aria dal finestrino.

Troppo tardi! Alle scale gialle la guardia giurata, stravolta da ore di picchetto, giura che è ora di chiusura. Noi gli resistiamo e promettiamo di tornare indietro subito, così corriamo sul giardino botanico della Royal Hall, fino ad un anfratto che Gayle ha trasformato in un Wastescape di stallatiti e grumi di bottiglie di plastica, quelle bianche del latte. 
L'effetto è surreale, mitologico. Larve bianche, scogli senza mare, in mezzo alla balconate di cemento di Southbank.

Ringraziamo la guardia, e lui ricambia con un sorriso pacioso e con l'aria di chi rimprovera più la propria indulgenza che la nostra sfacciataggine.

Finiamo su un bus, piano sopra, posto di fronte.
Come i bambini, a quarantanni.

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