domenica 13 maggio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 16.12

Si vede anche dalle finestre sul retro di casa, si vede dovunque la vista non sia ostruita. A questo serve un grattacielo: a grattare con il cielo anche la nostra vista.

Appena fuori dalla stazione di London Bridge, dove fino al 2009 c'era un palazzo di 24 piani anonimo come quelli della Germania comunista, ora c'è una punta di trecentodieci metri di altezza, una piramide di vetro, con la cima scheggiata: lo Shard.

I numeri stanno non solo nell'altezza (trattasi dell'edificio più alto d'Europa), nell'innovativa progettazione, ma nella velocità di costruzione: tre anni a ritmi serrati, a due passi da uno dei nodi più trafficati della capitale, appunto London Bridge. 

Irvin Sellar, il magnate londinese proprietario dello Shard, ha conservato lo schizzo del progetto su un menù di ristorante.
Il cliché, o l'aneddoto, dunque c'è e pure l'architetto, che pare si sia ispirato alla linee del treno, ai velieri sul Tamigi  e ai quadri del Canaletto (che dipinse Londra).

Devo fare per forza dell'ironia qui perché il nesso tra le linee ferroviarie e i velieri del Tamigi, fermi appunto ai tempi del Canaletto o quasi e le linee della piramide di vetro è banale e ovvio, ma anche illogico, a meno che il genio risieda proprio nella banalità e nei suoi derivati.

L'architetto che ha disegnato lo Shard è Renzo Piano, che, poco prima di fare lo schizzo sul retro del menù, dichiarava candidamente a Mr Sellar: "Non sono un fan degli edifici alti, li trovo aggressivi, fallici...".
Frase che a Mr Sellar suonava come avere pagato un'inutile trasferta londinese al Nostro... poi in bianco, oltre al retro del menù, deve essere comparso anche un assegno e in quello spazio stretto tra la stazione, le strade e gli edifici, magicamente iniziò a spuntare una costruzione alta, aggressiva e fallica.

Bello però che un architetto italiano lasci una tale traccia nel profilo di Londra, l'orgoglio patrio ne esce rincuorato... non è poca cosa, ma dell'ennesimo Pene aguzzo si poteva fare a meno. 

Londra è una città orizzontale e estesa, non ascende al cielo, ma si espande a terra, lo Shard guarda ancora una volta al mondo effimero, ma così contemporaneo e influente, della City e fa il paio con gli anonimi grattacieli di Canary  Wharf e con il più lubrificato Gherkin.

Non mi piace, mi dà perfino una certa avversione vedere un oggetto che celebra le divinità contemporanee, che catalizza la luce come un abnorme obelisco, che diventa panorama di sé e spezza la calma grandiosità di un orizzonte piano (non Piano).

Onore agli ingegneri, ai progettisti e al personale che ha sfidato pesi e altezze, che sono stati assai più geniali e innovativi dell'architetto e forse rimarranno anonimi, tranne agli esperti del settore.
Anonimo a breve sarà anche lo Shard, se non fosse quell'ingombrante punta di vetro, presto parte del paesaggio*.

Poi si potrebbe aprire il capitolo "tracotanza", la "hubris" della tragedia greca, quando l'uomo sfidava troppo gli dei e veniva da questi punito perché voleva avvicinarsi o essere simile a loro.

Ecco lo Shard è troppo, troppo anche per Londra, troppo per quello che viviamo; non porta con sé nulla se non ricchezza e sperpero e vanto, vetri a specchio per le allodole di oggi.
Il fra 
* in questo documentario televisivo tutto o quasi sullo Shard.

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