lunedì 7 maggio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 15.12

"Deborah, ascoltami, ti prego, ascoltami, Deborah a a aaaaa."

Ogni volta che svolto l'angolo tra Troutbeck Road e Musgrove Road, la vedo, Deborah dico, e attacco la canzone, l'impressionante versione live di Mina, una musica jazzata all'italiana da quel genio di Paolo Conte.

Mi capita (abbastanza spesso) di cadere in un nesso logico e scappare per qualche secondo dalla realtà; un riflesso condizionato: d'altronde vivo solo in compagnia della mia mente che viaggia, intrattiene e mi fa divagare. Appunto. 

Deborah (ascoltami, ti prego, ascoltami iiiii) esiste: siede dietro il vetro di un bowindo, al piano rialzato della sua casa, tutti o quasi gli abitanti del quartiere e i bambini che escono dalla scuola li salutano....

Lei ha novantanni, vive ormai su una sedia a rotelle, il viso grinzoso, ma di rughe che ridono e tre gatti che stazionano a turno sul tavolino dove Deborah (ascoltami, ti prego, ascoltami iiiii) legge i quotidiani e saluta tutti con un cenno della mano, presidenziale, regale, britannica.

Cresciuta nel Suffolk, Deborah (ascoltami, ti prego, ascoltami iiiii) durante la guerra ha fatto la Land Girl in una fattoria, poi ha lavorato per una compagni assicurativa e dal settantanove ha preso casa a Telegraph Hill con il figlio: "London was such a great place to retire to. Free bus passes, so much to do, wonderful people, who could ask for more?"

In effetti Deborah (ascoltami, ti prego, ascoltami iiiii) ha un'aria appagata e serena di chi ha vissuto, ma pare che si tenga informata e dica con inevitabile saggezza: "The behaviour of some these days is so hard to understand. We need to show more kindness, more friendliness, more compassion to each other - especially in these uncertain times".

Ho preso queste notizie da un giornalino di quartiere (The Mixer, ma che razza di nome?!), un articolo con troppo zucchero, di Stephen, ma almeno ho imparato il nome della Nostra Misteriosa Signora dei Saluti.

Di lei non volevo e non voglio sapere niente, soltanto il nome, la leggerezza del saluto, l'idea, anch'essa zuccherosissima,  che si possa fare un cenno reciproco e spontaneo, leggero appunto, come soltanto i bambini sanno fare, quando ancora ignorano il tempo e si attaccano al mito di un gesto, e poi lo abbandonano, appena svoltano l'angolo.

Non salirò quei gradini e non le parlerò mai, lei mi piace così: le sue mani, il mio cappello che si alza, Jacopo che cerca di farsi vedere, la buona educazione, la reverenza.
Mi basta riconoscere che certe conoscenze furtive e occasionali siano come le abitudini, come i luoghi che quotidianamente frequentiamo e dedicarvi finalmente una manciata di secondi.

Qualunque passante può salutare Deborah (ascoltami, ti prego, ascoltami iiiii), una reliquia vivente, una sentinella, un lare cittadino dal profilo domestico.
 
Lei ci protegge, ogni giorno, negli incroci quotidiani con migliaia e migliaia di sconosciuti, con cui dividiamo i viaggi in metropolitana, la calca dei gomiti nelle ore di punta, la casualità dei marciapiedi, dei supermercati, delle piazze...

Poesia vorrebbe che in ogni essere umano ci sia una Deborah (ascoltami, ti prego, ascoltami iiiii), ma noi continuiamo a camminare, a pensare senza un cenno di saluto, sconosciuti tra gli sconosciuti: niente protegge di più dell'indifferenza.

Canticchio fino alla scuola; lì sale il coro dei ciao, fino ai convenevoli di rito, qualche genitore scappa furtivo, qualcuno evito io, qualcuno evita me.

Penso a Deborah, che saluta tutti. Per tutti noi.
Il fra

1 commento:

  1. Non vedo l'ora di essere lì a svoltare l'angolo di strada, alzare la testa e salutare Doborah (ora so come si chiama) e i suoi gatti. Cose che succedono a Londra (milioni di persone) e non al mio paese (8 mila abitanti) dove Deborah non sarebbe conosciuta da nessuno perchè se ne starebbe ben nascosta tra le mura domestiche per non farsi vedere. Per vergogna?
    Vorrei arrivare alla sua età con la stessa serenità di quegli occhi e con la stessa serenità di mio padre (quasi coetaneo di Deborah) che dice spesso: io la mia vita l'ho vissuta!
    W la vita !!!!?????
    La Pol

    RispondiElimina