giovedì 8 marzo 2012

Palestina, atto V

Il Fra insiste. Tutte le volte che torno dalla Palestina mi ossessiona col il solito mantra: scrivi, pubblica, metti delle foto, abbozza e io poI correggo... ormai è disposto a tutto pur di convincermi.

Sono tornata ieri sera, dopo il solito viaggio astrale operato dalla Easy Jet, anzi dall'Enterprise del capitano Kirk (non so bene come si scrive...ma tanto poi il Fra corregge...). Un viaggio spazio-temporale con partenza a Nablus e atterraggio a Londra passando per due check point, il terzo grado alla Mossad e il rovistamento delle valigie in aeroporto e 6 ore di claustrofobia sull'Enterprise stipata di ebrei ultra ortodossi chiassosi e ben poco rispettosi delle norme (e delle buone regole di convivenza) in vigore sugli aeroplani.

Sono indecisa se dedicare questo post a quella s*****a di soldatessa israeliana che al check point di Calandia ci ha fatto cambiare gate 5 volte ridendoci in faccia con l'arroganza che solo un mitra sulla spalla sinistra ti può dare, o se  raccontare della visita ad Al-Khalil, ormai diventata Hebron sulle mappe e sulle guide turistiche della zona, dove 400 settlers israeliani quotidianamente umiliano la popolazione palestinese attaccando i bambini mentre vanno a scuola, gettando immondizie di ogni tipo, urine e acidi solforici dai piani alti delle loro case sulle teste dei palestinesi che camminano per strada... debitamente protetti dall'esercito di Nethaniahu che assicura che nessuna reazione possa anche solo essere pensata.

E invece voglio usare questo spazio per parlare di alcune delle cose splendide che ho visto e visistato in questo mio quinto viaggio nella Holy Land:

L'ospitalità di Fatima, della sua famiglia e di tutte le persone che ogni volta ci accolgono con gioia sincera, dignità e orgoglio di condividere i sapori di una cucina eccezionale;


I paesaggi naturali intorno a Nablus in cui gli uliveti si alternano alle aree desertiche che precedono il mare su cui si riversano boschi e valli incredibilmente fertili.


La bellezza dei mosaici e dei dipinti della Chiesa del Pozzo di Giacobbe a Nablus, realizzati tutti dal bulgaro prete ortodosso barbona bianca e tunica nera d'ordinanza che mentre visiti accompagnato dal sacrestano ti guarda di traverso dall'alto del muro del suo giardino.





O bere acqua fresca direttamente dal pozzo da cui si abbeverò Gesù in sosta qui con la Samaritana... Samaritani che infatti qui a Nablus convivono le comunità islamica e cristiana (ps: unico posto in zona - il quartiere samaritano - dove si può farsi una birretta fresca nella calura della terra santa).


La fabbrica di Tahina nei sobborghi di Nablus dove il sesamo importato dall'Etiopia viene lavorato tutta la notte per diventare alle luci dell'alba pura tahina al 100%, esportata e consumata in tutto il mondo (per non parlare del proprietario che finita la visita ci regala quantità di tahina e halva e ci porta a casa sua a conoscere madre, moglie e figlie e bere il caffè...).


I laboratori di Al-Khalil dove soffiano il vetro.



e dipingono a mano le ceramiche che poi si trovano sui banchi dei mercati di Gerusalemme;


I mosaici della Moschea dedicata ad Abramo e Sara... dove nel 1994 un pazzo sionista americano ha sparato a sangue freddo su centinaia di palestinesi in preghiera uccidendone 27 mentre gli altri cercavano di fuggire attraverso le porte chiuse dall'esterno, dall'esercito israeliano.

Buona giornata a tutti davvero.
La Cri

3 commenti:

  1. Grazie Cri del bellissimo racconto su questa terra promessa.Pupi

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  2. mmm...
    ho conosciuto fatima
    very nice person
    welcome back home
    man-u

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  3. Ha ragione il fra: scrivi, scrivi, scrivi...mi unisco a Pupi e dico grazie. Sandra

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