domenica 5 febbraio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 05.12

Appena metto su f*c*book la nostra gita domenicale a Beachy Head, a un'ora e mezza di macchina da Londra, direzione sud est, una collega mi scrive: Francesco, don't jump off. Il commento mi rimane lí, come fosse una pura notazione sintattica su quanto siano efficaci i phrasal verbs.

Arriviamo a Beachy Head, comune di Eastbourne,alla guida della P R N D 3 2 1 Vauxall, un'escursione la nostra senza la tempistica del treno o dell'autobus da prendere, ma con la libertà di uscire da Londra e arrivare al mare.

Parcheggiamo cosí davanti all'unico edifico che si incontra, un pub, che ha il nome della località, Beachy Head e iniziamo la camminata verso il mare.
Dopo una breve salita, la discesa infatti si fa subito ripida, fino a che senza nemmeno il conforto di una recinzione, dalla cima di una scogliera irregolare si vede comparire il mare, scuro, quasi viola, cosí lontano, cosí vicino.

Mentre i bambini corrono e si divertono, io e Cristiana camminiamo guardinghi, mantendendo una distanza di sicurezza da quei precipizi; la sensazione di franare e l'impressione di un equilibrio precario sono palpabili, in agguato.
La dominante violenza della Natura si mescola a un senso di calma apparente, come un arrendersi alla grandezza della Terra, che a questa latitudine sembra un pianeta antichissimo, geologico e siderale, la parte ultima di una galassia sconosciuta.

Il paesaggio lascia senza fiato: balze verdi che seguono i profili bianchi e verticali delle scogliere, mucche che pascolano libere su un'erba finissima, cespugli radi pettinati a schiaffo dal vento... da una parte l'orizzonte lontano del mare, dall'altra le colline dell'entroterra.

Le persone intanto passeggiano e paiono a miglia da noi, minuscoli personaggi da presepe, poi d'improvviso ci sono vicini, fino a quando la lontananza li rimpicciolisce di nuovo.
A Beachy Head i tempi e le distanze si misurano secondo una percezione soggettiva, un film muto in slow motion, scandito soltanto dalla presenza silenziosa dei fari. 
Uno a righe rosse, come un dito che emerge dai marosi, giù sulla spiaggia, che compare solo se si guarda in giù dal culmine di uno scoglio, l'altro più grande, con un edificio addossato, una casa privata, morso anni fa dall'erosione del mare e ricostriuto piú all'interno, pronto per la prossima erosione. 

Jacopo intanto scava in una buca del terreno, uno strato di terriccio e roccia bianca che si frantuma in tante pietre di colore perlaceo. I bambini sembrano, come i merli e i gabbiani, creature ignare del pericolo.

Sui profili non protetti, se non da occasionali e precarie recinzioni, alcune croci di legno, una con dedica I love you, son
Poco prima nel terreno una placca con le parole del Salmo 93: Mightier than the thunder of many waters, mighter than the waves of the sea. The Lord on hight is mighty. Non manca agli inglesi un certo gotico umorismo, si direbbe.

Questo é infatti il luogo d'elezione per i suicidi; qui si cammina incontro alla morte (ah la gita al faro!), si sale come a un teatro del sacrificio, un dramma facile nella sua perfetta conclusione: senza fronzoli, soltanto la nuda trama, perchè la natura é forte, nitida, essenziale. 
Il suicidio a Beachy Head è una situazione probabile, non una remota eventualitá.

Howard Jacobson ne The Finkler Question (L'enigma di Finkler) ambienta su questi scogli il suicidio del vecchio Libor, ormai vedovo e malato,  in un breve, comico e tragico capitolo. Comico perché Jacobson mette in scena il suicidio con una fulminante ironia e una dettagliata descrizione del luogo, che Libor sceglie ricordando una conversazione con la moglie avuta proprio nel pub di Beachy Head*.

Ho un'età di mezzo per cui vedo il suicidio ancora come un'opzione adolescenziale e letteraria, stile dolori del giovane Werther.
Ma riconosco al gesto la dignità di un ultimo atto e se l'avanzarsi dell'età, la gravità della malattia mi portassero ad uno stato terminale o vegetativo e costringessi me e i miei cari ad un intollerabile dipendenza e un inutile accanimento, allora forse, non avendo né la forza e né il coraggio di un salto, chiederei un pietoso aiuto.

Il grande Monicelli ha girato da queste parti, a Brighton, le ultime scene de La ragazza con la pistola, con la mitica Monica Vitti.
Potrei dire tante cose di Monicelli. Ma il silenzio é la forma migliore di rispetto.
Come fossi antani. Sempre.
Il fra
*per un'idea della location si veda l'ultima riduzione cinematografica con l'omonimo titolo di Brighton Rock, uno dei più bei libri di Graham Green.

3 commenti:

  1. Mentre leggevo mi è venuta in mente questa..

    http://www.youtube.com/watch?v=BizUeVr3R1c,

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  2. sai bene che un post come questo il commento e il plauso me lo strappa in automatico, concordando su tutta la linea.

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  3. cito La Rejna.
    Per me il suicidio è, da sempre, un'idea di soluzione possibile. Confortante

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