mercoledì 22 febbraio 2012

La lezione di Monica e delle Sfogline.

Sento parlare spesso e a sproposito di passione: se davvero tutti ne avessimo in quantità il mondo sarebbe un frusciare di lenzuola e un abbuffarsi di cibo, fino alla sazietà, contro la quale non c'é passione che tenga e nemmeno perfezione.

Durante il weekend bolognese appena trascorso, ho conosciuto Monica e Daniela, due sfogline (ovvero le donne che preparano le sfoglie) di Le Sfogline, un pastificio di trenta metri quadri e poco piú, al centro di Bologna, in via del Belvedere
Dietro una tenda tirata da un lato e dietro un piccolo bancone frigo, quattro donne, tra cui una madre ottantenne. preparano tortellini, tortelli di spinaci al ripieno di ricotta, lasagne, passatelli, gnocchi, tagliatelle (solo su ordinazione) torta di riso, torta di cioccolato, torta di mele e biscotti.
Tutto qui, ma un capolavoro di semplicità e bontà, senza artificio alcuno, senza sciccherie varie, senza cedere all'accumulo, al disordine e nemmeno all'algida eleganza.

Gente allegra, che saluta per nome i clienti e li intrattiene, sempre generose e ironiche (nessuna rincorsa al centesimo di resto per intenderci), mai annoiate, mai negative, che non si stancano di lavorare fino al mattino presto per soddisfare gli ordini, piene di una passione serena, di uno scaltro divertimento, donne con il sentimento della cucina, ottimiste della pasta e della vita.

Monica mi ha insegnato a fare la zuppa imperiale (quattro ingredienti: parmigiano, uova, farina, noce moscata) e ho fatto qualche tortellino: non il mio forte chiudere la pasta, dita da uomo, l'impazienza del risultato e la nota pigrizia, meglio il ripieno, ma il ripieno non basta, mi eserciteró... a guardare.

Poi la cena a casa di Monica e qui, nonostante reduce da un pranzo già indimenticabile di suo, da Amerigo, mi sono trovato davanti in sequenza e con la giusta pausa tra un piatto e l'altro:

tortellini in brodo (oscar del gusto)
tortelli di spinaci ripieni di ricotta, al sugo di pomodoro (da urlo)
tagliatelle al ragú (una goduria)
pollo in gelatina e carciofini (menzione speciale e bis)
budino agli amaretti (amarcord, il dolce giusto!)

Ho mangiato tutto, senza i postumi della pesantezza e del mal di testa, bevendo anche un po', e mi sono svegliato il giorno dopo con italico orgoglio, con la mia faccia da carboidrato, con il lato romagnolo piú pronunciato di quello piemontese.

Bologna non la ricordavo più, non c'ero quasi mai stato: era sporcata dai cumuli e dai fanghi della neve, da una temperatura gelida, ma piena di gente... e piazza Maggiore é davvero bella.

Il miglior cappuccino al Caffé Impero con lo zabaione al banco, poi un caffé da Gamberini, locale storico e ben fornito di golositá, entrambi pienissimi di domenica.
Aspetto Monica a Troutbeck House, spero presto.

Le foto di piatti e persone scattate da Gaia in No Kitchen Orphan*.
*e grazie a Gaia che mi ha pazientemente sopportato e scarrozzato per Bologna e dintorni.

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