domenica 22 gennaio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 03.12

Whitechapel di cristiano conserva probabilmente solo il nome, qui infatti batte il cuore della Londra islamica: quasi di fronte all'uscita della metropolitana, dal minareto di una delle moschee più grandi d'Europa cantilena cinque volte al giorno il muezzin.

Gli spaziosi marciapiedi ogni giorno ospitano il mercato di frutta e verdura; nere, coperte dal burqa o quasi, le donne fanno le spesa e abbassano gli occhi, in mezzo a uomini un po' obesi, con la barba ispida, le camicie a righe abbottonate male, le cinture che segnano la pancia e i pantaloni stazzonati. 

Alcune, forse più ricche e con lo sguardo truccato e le scarpe color oro, chiacchierano con disilvontura; mi chiedo se siano le regine del focolare e se tutto quello che non sono e non mostrano alla comunità umana ottengono e concedono dentro le mura domenstiche; hanno un passo troppo disinvolto per essere delle vittime.
Non che mi senta propriamente a mio agio: anche se di nero vestito, sono un white others o addirittura un white british, che qui infatti camminano spediti e pallidi, le ragazze soprattutto, per esempio quella con le lentiggini e il rossetto viola...
Nei negozi di abbigliamento per esempio, entrano solo donne arabe o bengalesi, che comprano anche per i loro mariti e figli; le vetrine sembrano la versione popolare di Harrods.

Non è quella che ho appena passato una settimana all'insegna dell'integrazione. Giorni fa al lavoro una mia nuova collega dell'amministrazione, coperta dal velo, si è rifiutata di stringermi la mano: da musulmana osservante non può toccare il maschio, tanto più se infedele.

Sono diventati comici tra noi due gli scambi di penne o documenti che avvengono in punta di dita e a debita distanza, mentre sulla scale o nei corridoi, dove capita di incrociarsi, devo praticare il Galateo come lei il Corano... prima le donne insomma soprattuto se religiose.

Per carattere sono in grado, se di buon umore, di parlare anche con dei paracarri catarinfrangenti e non nascondo di provare un certo sadico piacere nel vedere fino a che punto posso alzare l'asticella e immaginare così equivoci e espedienti stile Pierino in un collegio di suore. Sto giocando con il fuoco, basta.

Nel frattempo -va detto- sempre lei, la collega con il velo, mi ha chiesto se ero sposato (che goduria risponderle con un tono da impenitente impunito che non lo sono e che ho due figli) e anche notizie sul mio gatto (una gatta in realtà, senza velo) perchè lei ne vorrebbe uno (o una con il velo).

Boh! Si può convivere insomma anche senza toccarsi (!); poi mi fa ridere pensare che cosa accadrebbe se nessuno toccasse nessuno, che si fa? ci si tocca poi a suon di parole? con la forza del pensiero?
Non è questa però la morale, dato che stavo passeggiando dalle parti di Whitechapel e parlavo di negozi.

Uno mi piace particolarmente, il Poshak Mahal (223 Whitechapel Road), nel seminterrato ci sono abiti maschili in tinta unita e prima o poi me ne comprerò uno.

Ma tre sono i posti che vale la pena visitare (nell'ordine dall'uscita della metropolitana): 

la Whitechapel Bell Foundry, la più antica manifattura di Inghilterra (established Anno Domini 1570) dove ancora oggi si forgiano le campane.
Si entra da una faccaita in legno chiaro in un piccolo museo quasi sempre deserto; prenotando c'è la possibilità di fare la visita guidata alla fonderia. A dirmelo un'impiegata della Foundry che mi ha invitato nel suo ufficio, dove un finto gatto bianco di peluche stazionava su un tappetino frusto davanti a una stufa elettrica,  un caldo disumano e lei che ti dice "it is cosy, innit?".
la Whitechapel Gallery, con mostre di arte contemporanea ad entrata libera; mai visto niente di memorabile, nemmeno questa volta, ma si tratta di gusti.

il Freedom bookshop, una libreria anarchica, da scovare infilandosi al lato della Gallery in un improbabile vicolo: dentro libri in piena libertà e controcorrente da pagare in contanti e da salvare dall'umidità.

Meglio tornare a casa, finire la serata declamando un qualche versetto satanico e cucinare cinese per festeggiare il capodanno.
Arriva il drago, non proprio un animale che si lascia toccare...
Il fra

1 commento:

  1. Inaugurato giusto ieri anche io l'anno del dragone ;)

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