domenica 8 gennaio 2012

L'Ora del Meridiano di Greenwich 01.12

Una ricetta ci seppellirà. Intendo noi essere umani tutti.

Un augurio che mi fa godere: a tavola insomma, tutti a tavola, non che poi seduti si possa cambiare le sorti del mondo, però si può provare iniziando da un buon piatto di pasta con le sarde o con la bottarga, alla Norma con un Bellini, una carbonara clandestina, al nero (Wolf) di seppia con una birra Stout , olio aglio e peperoncino.

Per esempio: far diventare quest'isola al dente e abolire il cibo stracotto insapore, fare sparire le verdure da Sainsbury's.

Le verdure queste sconosciute, noiose e che non riempiono. Se provassi a servire a mio suocero un piatto senza carni o un pasto che inizia con una zuppetta di carote direbbe "C'è qualcuno malato?". Non è il solo, qui sarebbe poi in buona compagnia, nel paese dove non si cucina, le verdure sono poltiglie di acqua compressa che, se cotte, tendono a stingere.

Eppurtuttavia lungo New Cross Road nel giro di qualche settimana sono spuntati due nuovi greengrocer, veri verdurieri, Dig the Nursery e The Allotment, su una strada che speriamo decolli a modo suo senza scimmiottare troppo le carinerie da famiglie con passeggino della vicina Lordship Lane a East Dulwich.

The Allotment è il più fine, con i commessi in ordine, il rischio gioielleria (solo il rischio) e con qualche prodotto italiano confezionato in vendita, ma le verdure sono selezionate con cura e con un criterio stagionale.

Dig the Nursery sul ponte della ferrovia ha un aria invece più contadina: il tipo che gestisce lo spazio pare appena tornato dall'orto, dopo aver appoggiato la vanga; vende verdure e frutta di stagione: le mele, ammaccate e maculate, e il compost nei sacchetti.

Fa impressione averli a due passi da casa, anzi no; sa molto invece di paese, quello da cui veniamo anche noi italiani, quello dove il verduriere era appunto a due passi da casa.

Il quartiere attorno intanto è in cerca d'identità o meglio la sua identità consiste nell'esserne in cerca; la biblioteca per esempio, poco più di uno stanzone, dopo i tagli del Council che ne prevedeva la chiusura, è gestita da un gruppo di volontari che non solo la mantengono aperta molte più ore di prima.

Si tratta insomma, qui come altrove, di combattere contro lo strapotere delle catene dei supermercati che tendono ad occupare gli spazi commerciali delle strade più frequentate, togliendo personalità e carattere al quartiere e offrendo però beni di consumo a prezzi abbordabili.

Lungo New Cross Road le attività commerciali e i pub sono gestiti e frequentati dai bianchi, i neri invece, che hanno invece qualche deli e soprattutto gestiscono attività di parrucchieri, preferiscono i centri commerciali e non frequentano i pub.

Mentre il quartiere è de facto multiculturale, ancora una volta l'integrazione si esprime solo come contiguità e non si manifesta ancora con la frequentazione degli stessi posti e la condivisione delle stesse abitudini.

Una convivenza senza scontri, fatta di quotidiani contatti, una demografia culturale qui al sud est che cambia, ma solo al millimetro, destinata in qualche modo ad evolvere verso un qualcosa difficile da prevedere o immaginare.
Mi verrebbe da dire che l'unica integrazione sia la commistione da consumarsi negli unici due luoghi dove realmente accade: la tavola e il letto.

La gloriosa rivoluzione delle verdure e dei parrucchieri?
Il fra

1 commento:

  1. fresca fresca ancora dalla splendidamente calvinista amsterdam leggo le tue righe con il dibattito sulle liberalizzazioni ancora nelle orecchie. e dopo aver vissuto una piccola madeleine proprio in un piccolo negozio di dischi "resistente" allo strapotere delle grandi catene di distribuzione.
    Combattuta tra poesia e pragmatismo.

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