mercoledì 1 febbraio 2012

Italians: interview 014, parte prima

Leggo Yossarian su London Alcatraz da un po', una lettura che dà, a me almeno, l'opportunità di confrontarmi con opinioni spesso molto diverse dalle mie, talvolta facendomi delle gran risate, talvolta partecipando all'incazzatura, qualche volta senza essere d'accordo.
Le sue opinioni hanno il pregio di "avere una faccia", di essere documentate, e, la cosa che in assoluto io apprezzo, di essere de-ideologizzate.
Ero molto curioso di incontrarlo e ho impiegato qualche settimana prima di beccarlo, finchè, al telefono, ci sono riuscito; lui ha scelto di venire a casa mia, ci é rimasto per due ore o forse l'ho trattenuto io.
Poi si è rimesso la coppola e se ne è andato.
Ne è uscita un'intervista lunga... qui di seguito la prima parte:

Perché ti chiami Yossarian, come il protagonista di Catch 22?

Perché intanto mi piace come scrive Heller, ho letto tutto di lui e poi trovo che Yossarian mi assomigli molto: è una persona normale in lotta contro chi pensa che tutti lo vogliano uccidere. Si trova a fare il pilota di bombardieri ed è circondato da una manica di imbecilli.
Quindi combatte contro il resto del mondo?

Sì, non ho mai pensato che fosse un libro pacifista. Io non sono un pacifista, ma non sono neanche un guerrafondaio...
Ma Yossarian è un pacifista?

E' un libro contro il militarismo, non è un libro pacifista, Heller combatté i nazisti, era ebreo e non si pentì mai di averlo fatto. Parla della stupidità umana amplificata e resa pericolosa perché uccide.
Il libro perché lo consigli?

E' un libro costruito in modo molto intelligente, Heller è un autore postmoderno, io non amo molto il postmodernismo, ma quando si tratta di letteratura sì. Il libro è molto bello, non ha una struttura narrativa consequenziale ed è anche difficile leggerlo. Heller poi ha un senso dell’umorismo devastante e mi ricorda Gogol o Bulgakov, soprattutto sul tema della persona normale che combatte contro la stupidità che governa il mondo
Il nome in sé ha qualche significato?

Non credo.
L'idea di Yossarian sul blog
è legata ad Alcatraz e all'estetica militare... mi spieghi questo abbinamento...
L'idea del blog intanto la condivido con Cristiana, è nata da lei, perché Londra a volte sembra un po' una prigione. E' bello vivere qui però a volte, sembra di essere non dico ad Alcatraz ma quasi.
Londra è come un bunker, una città diversa dal resto dell’Inghilterra... a volte può essere un po' oppressiva, un termine forte, però la sensazione di vivere su un isola c’e’.
Una sensazione che si deve al tuo punto di vista italiano
?
L'Inghilterra è diversa culturalmente dal nostro paese, la Francia è più vicina a noi.
Pensi che la dimensione provinciale che ci portiamo dentro...

Io sono convinto che Londra offra anche una specie di dimensione provinciale, perché è una città fatta di tanti piccoli villaggi, ed è una cosa che io apprezzo. Io sono vissuto in provincia, sono di Pavia, ho vissuto lì per tutta la mia vita e sono nato a La Spezia.
C'è una dimensione un po' se vogliano provinciale nel senso del tuo quartiere, della tua comunità e allo stesso tempo c'è tutto; non so chi l'ha detto ma Londra è la vera capitale d'Europa ecco credo di sì... Quindi mi affascina questo dualismo, da una parte la calma, la confortevolezza il quartiere ... dall'altra quando vai al lavoro, ma ti basta andare al pub, la Londra tradizionalmente multiculturale.

Ritorniamo su quello dicevi sul non essere pacifista nel senso disarmante o meglio disarmato del termine, è una cosa evidente quando si legge il blog... poi mi avevi detto che la passione sulle cose militari.
No, non colleziono armi e quel genere di cose mi ripugna. Amo molto la storia però.
Come mai?

Non lo so; ero bravo in storia a scuola e in storia militare in particolare, che approfondisco per conto mio.
Mi interessano tutti gli aspetti della storia militare e non solo quelli eminentemente bellici ma specialmente quelli filosofico-politico-cognitivi legati a come nascono i conflitti e come si comportano gli uomini in guerra.
Non provo alcun fascino per guerra, è una schifezza, ma mi affascina la storia dell'uomo, che poi è una storia di confitti; la competizione e lo scontro sono sempre presenti negli esseri umani ed e’ anche quello che ci fa progredire; ovviamente bisogna vedere come.
Quindi in sostanza, m’interessa come l'uomo affronta il tema del conflitto, oltre all’aspetto meramente tecnologico; mi affascina l’aspetto percettivo e culturale di come gli esseri umani si affrontano in un conflitto.
Quando scorre il sangue si generano sentimenti forti senza chiaroscuri e questo non e’ necessariamente un bene, anzi: inoltre le percezioni della realtà e i pregiudizi culturali influenzano il modo in cui combattiamo e prendiamo decisioni.
Non sono pacifista, non credo che il pacifismo sia un soluzione: l'idea che se rinunciamo a combattere nessun ci farà del male è una scemenza.
Gli ebrei nella seconda guerra mondiale hanno rinunciato a combattere, ma sono stati massacrati. La storia è piena di gente che non aveva nessuna intenzione di opporsi ad una invasione ed è stata annientata.
Allora che soluzione?

La violenza non è una soluzione definitiva, ma se non rimane nessuna soluzione, allora bisogna difendersi. Non esistono guerre giuste, esistono le guerre evitabili e inevitabili.
La guerra non è mai giusta: ammantare la guerra di significati ideologici o morali che si tratti di nazismo o di portare la democrazia è una scemenza. La guerra o si evita o no. La Prima Guerra Mondiale era evitabile, la Seconda no.
La guerra in Iraq?

E' stata una scelta tattica corretta: gli americani l’hanno invaso perche’ volevano costringere i terroristi a combattere su quel terreno per non essere attaccati in America o nei loro interessi in altre parti del mondo.
La scelta tattica è stata corretta, Al Qaeda è stata sconfitta: la scelta strategica un disastro.
Ma in Iraq Al-qaeda non c'era

Ci è arrivata dopo... L'intervento ha alterato l'equilibrio di una regione che gli americani non conoscevano bene, non e’ stata una scelta strategica intelligente ma una scelta tattica comprensibile, come in Afghanistan: combatterli sul terreno per evitare ai terroristi di colpire in occidente. Credo però che Al-Qaeda sia stata sopravvalutata e dico questo senza alcuna componente ideologica, cerco di evitarla al massimo... cerco di essere pragmatico.
Tu recentemente hai scritto su Iran e Israele, sei stato in Israele?

Il mio patrigno è israeliano, sì sono stato in Israele in un kibbutz quando ero molto giovane a 18 anno.
E in Palestina, ci sei stato?

Ma guarda andai in quelli che erano i territori occupati non ancora sotto la ANP.
Che idea ti sei fatto del problema Israele palestinese? mi piacerebbe una risposta il meno ideologica possibile perché l'argomento scatena spesso discussioni...

Da un punto di visto di vista storico e anche etico credo che sia legittima la soluzione dei due popoli e due stati.
Il problema è un altro, credo che i palestinesi abbiano diritto a un proprio stato, il loro problema che sono stati utilizzati tipo “vai avanti tu che mi vien da ridere” dal resto dei popoli arabi.
I palestinesi hanno una pessima dirigenza, sono stati utilizzati dai paesi arabi per mantenere la pressione su Israele e far leva sulle masse arabe evitando di affrontare i problemi interni .
Agli arabi dei palestinesi non frega niente, li hanno massacrati, i giordani e i siriani. Se per l'ipotesi la Palestina dovesse diventare indipendente e scacciasse gli israeliani (fantapolitica) diventerebbe un feudo di tutte le potenze della regione...
Non mi sembra questo un motivo della inesistenza della Palestina come stato ma non trovi che dal punto di vista dell'opinione pubblica dominante quel capitolo dell'invasione della Palestina, la Naqba per intenderci, e quello smottamento di profughi non sia per nulla conosciuto.. non credi ci sia troppa giustificazione sul fronte della sicurezza di Israele...

Paragonare la Naqba all'Olocausto è una scemenza.
Io non l'ho fatto.

No, hai ragione, tuttavia non credo che si possa parlare di pulizia etnica nel senso balcanico del termine, anche se indubbiamente gli israeliani hanno commesso crimini: non sono dei santi, hanno fatto errori gravi, l'ha ammesso poco tempo lo stesso capo del Mossad... non fare concessioni all'Anp, ha contribuito a radicalizzare Hamas.
Però il problema della Naqba... sicuramente la soluzione dei confini del '67 è la migliore
Quella tirata fuori da Obama, ma per Israele è un no, per il muro e per le colonie... il '67 mi sembra impossibile.

Il '67 è un punto di partenza: per quanto il muro mi spiace ma è sacrosanto: quando Israele invade e attacca Gaza viene criticata, ma allora cosa deve fare? Il muro è l'unica soluzione dal punto di vista difensivo, poi possiamo discutere dove passa il muro, ma dal punto di vista militare è ineccepibile.
Ma non c'è solo quello credo

Infatti qui c'è il punto politico dei coloni che stanno tenendo in scacco Israele e penso che sbaglino, che vadano ridimensionati perché sono un ostacolo per Israele.
C'è però un problema di impostazione, nel senso che io posso criticare e critico Israele per la sua scelta di una politica troppo muscolare, non mi piacciono i coloni e non mi piace il governo Nethaniahu, tuttavia dobbiamo anche chiederci quanto sono disposti gli arabi ad accettare la presenza di uno stato israeliano; insomma gli israeliani sono lì e hanno diritto di stare dove sono, chiediamoci quindi che cosa fanno gli arabi.
A volte penso che Israele sia una benedizione per gli stati arabi perché hanno un demonio nella regione per distrarre le masse dai problemi interni.
...continua

4 commenti:

  1. Very, very interesting !!!
    La Pol

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  2. Dio mio, l'autointervista....manco Scalfari e la Fallaci....

    Guerrafondaio, negro e pure narcisista. :P

    'Notte, Yoss.

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