giovedì 8 dicembre 2011

Torino al dente

"I can't imagine anyone saying, "Oh God, I love Turin!". It's not that it's an actively unpleasant city. It's just that Turin doesn't seem to grab you by the "coglioni" in that almost physical way that some of the more exquisite Italian towns and cities do."

Mi sono fermato qui, alle prime righe di Al Dente di William Black, che dieci anni fa si è fatto un giro culinario per lo Stivale.
Il libro, suggeritomi da Iva Tassinari, contiene una preziosa ricetta di pasta ripiena e ha questo inizio fulminante, che merita una recensione a priori, del tutto sbagliata a farsi, ma irrinunciabile... al punto da caderci dentro, come in una trappola.

Sono stato poche volte a Torino; negli anni novanta la ricordo buia, le case di ringhiera con grandi cortili piani e vecchi ballatoi, le strade in pianta romana, Corso Giulio Cesare che non finisce mai e punta al cuore, le stazioni sabaude, i portici con le bancarelle dei libri usati, la cioccolata, un film in color seppia, le ombre del bianco e nero... poi è diventata più luminosa, più chiara e forse più vivibile, magari la stessa di prima con il trucco, ma appunto questo non lo so.
La città di certo sta lì e nessuno ne parla troppo.

Se poi Torino prendesse veramente per i coglioni, avrebbe dei guanti e una Signora non si abbasserebbe a tanto, insinuerebbe piuttosto il sospetto che l'amore sia una bugia e la passione una cortesia.

*In italiano,W. Black, I bucatini di Garibaldi, Piemme

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