domenica 27 novembre 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 36.11

Il 25 novembre del 1944 un missile V2 colpisce Woolworth's, il supermercato lungo New Cross Road, ad angolo con Goodwood Road: sono le ore di punta, un bus a due piani e un camion dell'esercito passano proprio in quel momento e i marciapiedi sono pieni di londinesi del sud.
In quel terribile schianto, si contano 168 morti, centinaia di feriti... solo dopo tre giorni di lavoro si riesce a liberare le strade dalle macerie.

Oggi l'edilizia pubblica post bellica affiancata alla sede neoclassica del council (proprietà della Goldsmith) e agli edifici ottocenteschi scampati mostra, a chi osserva con attenzione, le tracce e le ferite di quell'attacco.
Al posto di Woolworth's un supermercato di prodotti surgelati: Iceland; sul muro d'ingresso una placca blu ricorda quel giorno.

Non è per la sola coincidenza della data o per il fatto di abitare a due passi, piuttosto per una certa sensibilità di famiglia che ne parlo: mio padre aveva poco più di undici anni nel novembre '44 e ho sentito da lui i racconti di quei mesi di guerra.

Sono i mesi della Linea Gotica, quando, lungo il fronte appenninico, i tedeschi resistono all'avanzata degli Alleati.

Immaginate una cascina di contadini nelle campagna faentine, i genitori di mio padre e due altri fratelli più piccoli.
I tedeschi arrivano e occupano la casa, tutta la casa, confinando la famiglia in cucina, uccidono tutti gli animali per sfamarsi, alcuni defecano dalla finestre del piano superiore. Dalla finestra della cucina si vede (cadere) tutto e si riesce anche a ridere.

A undici anni papà gioca con le bombe a mano, le tira per uccidere i passeri (l'unica carne disponibile), le disinnesca e se le porta in casa (una oggi fa da fermacarte sulla sua scrivania). Per la corte e in casa risuonano in una lingua sconosciuta ordini "Raus" "Marsh" "Kameraden" come scoppi di fucile.

Poi un soldato tedesco rifila a mio padre una enorme sega e gli ordina di tagliare i pali della luce lungo la via Emilia e lui lo fa insieme al soldato. Un palo per volta, fino a quando si accorge di essere troppo distante da casa e a gambe levate scappa.
E me lo immagino che corre via dopo aver dato un'ultima rapida occhiata al soldato, come fa mio figlio ora, quando scatta così senza preavviso e non lo vedi più e poi salta fuori con una faccia da schiaffi, tranne che forse la faccia di mio padre era quella di un bimbo impaurito.
I tedeschi ormai si stanno ritirando e seminano distruzione.

Siamo ancora nella fattoria: da lontano in fila arrivano degli uomini alti con le trecce lungo le guance e i turbanti, sono gli indiani sikh dell'ottava armata inglese. Papà assaggia per la prima volta in vita sua il the, i sikh son molto gentili... un accampamento il loro più che una occupazione.
L'Armata lascia Faenza verso la pianura padana. Così alla sopravvivenza segue di nuovo la vita.

Quasi settant'anni dopo, i nipoti di quei Kameraden riempiono con i loro mercatini Hyde Park e le piazze di Londra, l'ultimo contingente dell'esercito inglese presente in Germania sta per lasciare la base NATO di Hanover, e mio padre, tra un silenzio e l'altro, si racconta qualche altra storia che ormai nella memoria confonde.

Siamo cambiati, insieme al mondo, insieme ai tempi. Un'affermazione, ma anche una domanda.

Intanto altri uomini e donne entrano ed escono da Iceland con i sacchetti di plastica gonfi di spesa... bus a due piani, automobili, clienti e passanti di un venticinque novembre qualunque.
Il fra

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