mercoledì 23 novembre 2011

Key moments, soft mind

Sarà stata la porcellana cinese che in loop scorreva sulle tende bianche del bowindo o l'ombra (sempre cinese) di noi e degli ospiti a profilarsi scura ma nitida su quello schermo casuale, mentre da fuori Katia scattava delle foto; sarà stata la chimica dei pensieri che si combina con la casualità degli atomi in natura... a dare una ragione al rimbalzo di un ricordo, questo:

sono con Qiu (pronuncia: ciò, alla romagnola) nella città universitaria di Guangzhu, sono da poche ore suo ospite, passeggiamo dopo cena nella cittadella universitaria, dove lui ha un alloggio e dove insegna.

Ci sediamo sul bordo di cemento di un laghetto artificiale prosciugato: scoli di acque reflue e nel verdume d'alghe qualche scarto di elettrodomestico.

Parliamo di molte cose, lui mi dice che ha una moglie, che vive nel nord della Cina, dove lui a breve vorrebbe trasferirsi, e aspettano due gemelli.
Lo guardo sorpreso.

- Qiu, mi avevi detto che non volevi sposarti e che non volevi avere figli...
- Eh Francesco, hai ragione ma sai... Key moments, soft mind.

Io mi fermai un mese: per tutto quel tempo ripetemmo la frase come un mantra, soprattutto quando cercavamo di spiegare le nostre decisioni.

In momenti cruciali, per svariati motivi, la mente s'ammorbidisce un momento prima di un sì o di un no, talvolta anche durante: un misto di arrendevolezza, superficialità, improvvisazione, disattenzione e anche umanità, tanta umanità.

A me capita che capiti.

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