lunedì 24 ottobre 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 31.11

Leggibilità. Con questo criterio sono stati scelti i libri finalisti del Man Booker Prize, lo Strega d'Oltremanica.
Sei titoli, letti... uno solo, un giallo ambientato a Mosca, dal titolo Snowdrops: non solo i fiocchi di neve, ma anche il nome che si dà ai cadaveri che emergono in primavera per effetto del disgelo.

Leggibilissimo certo, simpatico anche, ma come sia finito dentro la shortlist non lo so. La polemica letteraria, a tratti noiosa, è pure montata attorno alla qualità dei libri finalisti, ritenuti troppo "leggeri", da dove non poteva che emergere Julian Barnes, il più noto e quotato, già due volte trombato, vincitore dell'edizione di quest'anno con The sense of an ending.

Per dare un taglio alla noia, ammetto che leggibilità mi fa venire in mente la digeribilità, come se uno al termine della lettura potesse esibirsi in un rutto sonoro di approvazione: si chiude il libro e non si medita, tenendo chiusi gli occhi e le labbra, ma piuttosto si libera la gola e si emette fin dalla conca dello stomaco e lungo tutto l'esofago la vibrazione dell'esultanza e, come dopo un pasto gradito, si dimentica tutto.

Da accanito divoratore di libri, a scapito di tutto il resto, anche della pacifica convivenza, non ho avversione per quasi niente, nemmeno per I Promessi Sposi che ho letto due volte: la prima al liceo impiegandoci un anno e studiando a memoria "quel ramo del lago di Como eccetera", la seconda per superare l'ostacolo e lo trovai solamente ben scritto, non poca cosa, ma, dato il blasone, insufficiente.

Della letteratura inglese purtroppo imparai poco, si faceva quasi come ripiego, ora invece sto cercando di leggere Dickens (ricorre a breve il bicentenario per giunta), che gli inglese conoscono bene.

Mia figlia ha come libro di lettura del trimestre Disgusting Dave and the farting dog. Non scherzo, immagino la maestra Adriana vedermi sfogliare Davide il disgustoso e il cane che scoreggia...
Alla faccia di Dickens! Perché non Oliver Twist e il Pip di Grandi Speranze?! cito senza avere letto, come se mi trovassi con qualche altro genitore e nella speranza che non mi venga chiesto altro.
La scuola così mi risulta ancora misteriosa, almeno nella didattica: riconosco che la fantasia di un bambino si possa scatenare di più seguendo le flatulenze di un cane quadrupede che le avventure di un burattino di legno e di un pirla come Renzo Tramaglino, però...

La leggibilità non è la qualità di un libro e temo non significhi nulla, nei più piccoli la sincerità del personaggio (The Diary of a Wimpy Kid, Il Diario di una Schiappa) rende leggibile un libro, negli adulti il disimpegno, quella che si chiama la lettura leggera, come la coca cola che fa fare il rutto. Non ne sono comunque sicuro e tempo di essermi impantanato: ognuno legge quello che vuole, il risultato è un mix di qualcosa che si trova sugli scaffali e un gusto personale che si forma con l'educazione il tempo.

Forse non dovrei troppo angosciarmi del cane che flatula (ne ho pure conosciuto uno), forse di più se non vedessi i miei simili leggere.
Poi c'è un che di terapeutico nel comprare un libro e acquistarlo significa già un po' leggerlo, lo si mette lì e poi con il tempo lo si recupererà.
Ancora: l'amore per l'oggetto di chi soprattutto non accetta Kindle, ma allora ecco che la leggibilità potrebbe essere lo strumento, l'e-book pare sia ben più leggibile del cartaceo.
Qui si scatena la polemica tra i sostenitori del libro cartaceo e non, tutti con i propri distinguo, polemica che io rifuggo, per diventare inintelleggibile.
Il fra
Sulla Readability, cosa seria, molto qui su Wikipedia

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