venerdì 23 settembre 2011

Palestina, Gerusalemme: primo giorno

Abu Mazen ha appena finito il discorso alle Nazioni Unite: ha chiesto il pieno riconoscimento dello stato Palestinese. 
Io e Bea brindiamo, siamo a Gerusalemme, al secondo piano di un condominio nella parte ovest della città, una casa di israeliani, in un quartiere israeliano. Urlare e festeggiare fuori dal balcone non è esattamente una buona idea... 
E' surreale, ma l'emozione è forte e le immagini da Ramallah fanno venir voglia di essere là, a condividere questo momento storico con i veri protagonisti.

Vorremmo uscire, andare a Damascus Gate ma sappiamo che è pericoloso e rischiare è inutile anche se un po' di vino in corpo e l'adrenalina spingono verso quella porta.
Per più di 60 anni la narrativa dominante è stata quella israeliana, sostenuta dagli Stati Uniti, dai loro presidenti e dalle lobby ebraiche. 

Sarebbe bello poter dire che oggi qualcosa di diverso è successo, che da oggi si può cominciare a intravedere un percorso di negoziazione e un futuro di pace per questa parte del mondo. Sarebbe bello, ma dubito.... 

Io che sono un'idealista, che raramente accetto che i cattivi siano veramente cattivi e che lascio aperta sempre la porta della speranza...beh, faccio molto fatica a vedere la fine di questa situazione aberrante.

Domani andiamo a Nablus, a vedere come procedono i lavori a Bait al Karama, a parlare con Fatima di come progedere con il progetto e con la scuola di cucina. 

Perché Bait al Karama è un progetto vero ed esiste ed è il nostro atto di resistenza, l'unico possibile.

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