lunedì 12 settembre 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 25.11

Bisognerebbe dimenticarlo l'undici settembre, ma non si può: nella società delle informazioni le informazioni informano e scandiscono le nostre esistenze, come fotogrammi stampati su calendari collettivi. Dello tsunami giapponese non si ricorda nulla, del matrimonio di William e Kate perfino i vestiti. That's life.

Noi si viveva in un condominio a Biella, eravamo di ritorno dalle vacanze negli USA, proprio da New York dove alloggiavamo a casa di Usha a una fermata della metro da Ground Zero.
Le altezze non mi piacciono, pertanto di salire sulle Twin Tower non mi passò nemmeno per la testa, ricordo che lì nello slargo sotto le torri una ragazza con i rollerblade distribuiva delle radioline per pubblicizzare una società finanziaria di nome Bloomberg.

L'undici settembre sul lavoro fu una giornata assurda, un collega del commerciale era bloccato a New York e mi fecero andare a casa presto.

Dato che non avevamo ancora una cucina decente (appena reduci dal trasloco) Stefano, che abitava tre piani sotto di noi, ci offrì la cena; scendemmo con il televisore e insieme guardammo tiggì su tiggì... L'ansia di un evento incredibile e la vita quotidiana, che scorreva e che cambiava, senza ancora sapere come e quando.

L'undici settembre poi ritornò anni dopo, quando all'ospedale di Torino stava per nascere Jacopo: l'infermiera mi disse che erano state poche le nascite l'undici e che quasi tutte le mamme tentavano di ritardare la nascita dei loro figli. Io soffocai l'ansia ridendo o meglio le risa nell'ansia. Jacopo nacque il dodici e il problema, se mai fosse stato tale, si risolse naturalmente.

Comunque sia, da una settimana e più la BBC (e non solo) sfodera documentari sull'evento: toccanti interviste ai familiari delle vittime, le tesi del complotto, i pompieri, figli che non hanno visto padri, la faccia da pirla di Bush e la concitazione di quelle ore, dove sono oggi i protagonisti del dramma di allora eccetera eccetera eccetera.

I giornali hanno pagine e pagine di inserti, vanno nel dettaglio e poi ancora nel dettaglio, raccontano storie e storie e storie: chi ha salvato chi, chi ha detto cosa, chi è morto, chi è scomparso, chi pensa che sia tutta una finta, chi parla di rimozione collettiva... ancora eccetera.

Manca qualcosa in tutto questo approfondimento, manca la domanda più ovvia: perché? Perché è accaduto? Come è possibile che sia accaduto? Quale o quali sono le cause?
Perché degli esseri umani hanno deciso di pilotare aerei e dirigerli contro obiettivi civili? Lo ripeto perché?
Domande che vengono prima di chiedersi per esempio: perché non sono stati fermati? perché la CIA e i servizi segreti non hanno... eccetera...

Sul dopo abbiamo visto tutto ed i morti si sono moltiplicati: 3000 vittime l'undici settembre, 6000 soldati americani morti tra Iraq e Afganistan, migliaia di civili innocenti uccisi... Certo, ma perché quelle guerre?

La comunicazione (intendo tutti i media) della tragedia dell'undici settembre mi sembra fine a se stessa, mi sembra s'avviti e si dispieghi solo sul dramma, sulla cronologia delle azioni e che non faccia parola sulle ragioni, appunto sui perché.
Se dovessi cercarne uno, a me il complotto pare questo: la comunicazione dell'evento, del tutto insindacabile, acritica, cronachistica.

Non ho risposte, ma ho sensazioni, che un più proficuo studio della storia contemporanea e delle fonti di informazione disponibili potrebbe corroborare.

La sensazione è che alla radice ci sia anche e soprattutto la mancata soluzione del conflitto israelo-palestinese, poi ingigantitosi -perchè non risolto- in quello tra mondo arabo e occidente*.

Aggiungo che ad alimentare la follia ha buon gioco il sistema premiante, riparatore, confortante -una sorta di welfare dell'anima- che la religione offre, qualunque religione: la difesa dell'identità etnica e delle tradizioni per varie ragioni lasciata in mano a chi disprezza le istituzioni laiche, le conquiste della medicina e della scienza, la cultura in generale, semina vento e prima o poi raccoglie tempesta.

Ma considerare per un momento la religione un aspetto del problema, anche solo nel suo lato estremistico ed ortodosso, potrebbe forse aiutare a capire quanto è accaduto e quanto è stato rimosso.
Il fra
*consiglio l'utopistico ma non troppo libro di Ghada Karmi, Sposata ad un altro uomo, Derive ed Approdi 2010; inoltre un lavoro interessante quello di A.Summers, Robby Swan, The Eleventh Day, del quale non mi pare ci sia una traduzione italiana.

1 commento:

  1. siccome sto per addormentarmi non sono riuscita a finire la lettura del post, piuttosto impegnativa per le mie palpebre, ma colgo però che oggi è il compleanno del Bambino Bello, come lo chiama Stefano e gli mando i miei auguri..anzi farò di più, gli auguro fermezza di carattere come un'altra persona a me molto cara nata lo stesso giorno!
    Un abbraccio, fam. strocci
    pupi

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