domenica 4 settembre 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 24.11

Juan mi ha chiesto dove fosse la comunità colombiana a Londra, avevo letto Elephant & Castel, dove ormai non passo più tanto spesso, ma ricordo che alle fermate degli autobus gli sguardi e le chiacchiere sembravano sudamericani.

A Londra si trova un po' di mondo dappertutto: a Troutbeck Road i messicani preparano grigliate al suon di musica e riempiono di odori e note questa coda d'estate che sembra tanto un assaggio d'autunno.

Lo so che i messicani non sono i colombiani; era solo per dire che si tende, quando si parla di continenti, a fare di ogni erba un fascio. Comunque negli ultimi mesi di sudamericano mi sono rimaste le risate e i ritmi dei miei quasi vicini di casa... me li immagino in cerchio, come ballerini che aspettano su una gamba la carità di un'altra rumba.

Poi un sabato andiamo allo street market di Brixton e in fondo a Pope's Road (!) troviamo un bar colombiano: fuori un signore sudato, che mi dice viene da Cali, scalda sula piastre le arepa, panini di polenta, per poco più di un pound, su cui spalma del formaggio; sono deliziosi, nutrienti.
Avevo mangiato l'arepa a Medellin, dove è un po' diversa... satollo e rinfrancato, con la sicumera del turista per caso che si sente a proprio agio perché crede di conoscere, entro nel locale illuminato dalle sole luci al neon.

Sulla destra il bancone della carne, sulla sinistra quello del bar, in fondo gli avventori, per lo più anziani... una donna sola col maglione arancione e gli orecchini di perla beve un solitario caffè su uno dei tavoli di formica, una vecchia tivvù intanto trasmette notizie in spagnolo, ritratti di santi alle pareti e un Cristo con il cuore a vista e raggi luminosi, la cartina della Colombia, le cartoline di Cali e la foto in bianco e nero forse della proprietaria sotto il neon di una compagnia area, sugli scaffali le lattine di frijoles antioquenos di Dona Paula.

Un'atmosfera almodovariana (mi ricorda tanti angoli di Medellin) ed un luogo al quale non appartengo: non conosco le abitudini di queste persone, non capisco i loro dialoghi... vorrei comprare con la precisione dell'indigeno, ci vorrebbe Juan o Victor a farmi da passaporto.
Mi sorprende come l'essere umano riesca a creare un ambiente riconoscibile e confortevole nel cuore di un paese totalmente diverso da quello di origine.

Siamo a Brixton!.. Brixton è forse il quartiere più identitario di Londra e credo che i colombiani di Cali preferiscano la vicinanza degli afroamericani del quartiere, con cui hanno in comune di certo un continente intero, ben più che quella dei white british o dei white in generale.

Qui si può solo passare e vedere, non si può essere parte; ho l'impressione che la gente di Brixton più manifesti, più nasconda, e difenda con rabbia e orgoglio l'identità conquistata, conquistando lo spazio.
Il loro carattere è come se stesse altrove, nel loro modo di capirsi, nel loro linguaggio del corpo e della voce, in meccanismi ancestrali a noi ignoti.

A Brixton predicatori cristiani urlano di peccati, conversioni e catastrofi sventolando la Bibbia come un presagio e una minaccia.
Nel mercato coperto piccoli ristoranti di strada si affiancono a verdurieri e pescivendoli, barbieri e mercerie di ogni tipo, fino ai negozi di articoli religiosi, barocchi e quasi pagani, pieni di ex voto, oggettistica devozionale, iconografie al limite dell'idolatria e dell'animismo.

Questa è uno delle aree più drammatiche di Londra, nel senso che qui le cose accadono: musica, ritmo, cibo di strada, fideismo e tre rivolte di massa negli ultimi trent'anni e la quarta lo scorso agosto.

Eppure a Brixton scorre non solo la vita, ma tutte le contraddizioni che stiamo vivendo o che non stiamo vivendo.
Non so se gli occhi che ci guardano, ci amino o ci odino, ci sopportino o ci compatiscano.

So solo che ci ritornerò.
Il fra
Alcune foto di Brixton al link paparazzi

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