giovedì 22 settembre 2011

Citazione al minimo

Ritorno dall'Italia, svuotato. Non mi va neanche di scrivere.
Ho letto due libri in due giorni, ho quasi finito il terzo.

Mi pare tutto difficile, così sillabo, annuisco, riduco al minimo.
Troppa roba in pentola, troppo in testa, troppo in Italia, troppo nel mondo

Allora trascrivo come in bella copia un pezzo, che non parla di me o di come mi sento, ma parla di Londra.

Però sostituendo nomi e luoghi forse parla di noi, tutti noi.

"Londra avrebbe dovuto essere soltanto un punto di riferimento, la tappa finale del viaggio. E invece, durante la traversata per mare, diventa per lui un'idea di salvezza. Dopo circa un mese di piccoli spostamenti ora sta finalmente lasciando il continente e con esso il corpo martoriato di Thomas. Si lascia alle spalle la guerra, i cadaveri, il dolore, i campi di sterminio, le città distrutte e rase al suolo. L'Inghilterra gli appare come un paese separato e distante in cui non conosce nessuno e nessuno lo conosce, in cui può stare solo senza soffrire di solitudine, in cui può camminare, sedere al pub, bere scrivere senza che nessuno lo guardi o lo disturbi. Dietro si lascia un continente in via di distruzione. Thomas era la Storia; il suo paese e la sua lingua gli scenari della guerra."

Pier Vittorio Tondelli, Camere Separate, Bompiani, 1989.

L'ho ripreso dopo dieci anni dall'ultimo tentativo... e via d'un fiato, le pagine su Londra sono commoventi, ma dure, ne esce un ritratto dell'occidente europeo e non solo.
Ma io mi fermo qui.

1 commento:

  1. mi piacerebbe raccontartelo per come l' ho sentito al momento; quell'attimo di certa consapevolezza di come non sarei riuscita a sfuggire mai più alla notorietà della mia persona in quel posto: una sensazione che non sono riuscita a rimuovere e che, mio malgrado, mi lega inevitabilmente al paesino di merda in cui ho vissuto per tutta la mia vita...
    l'appartamento dei miei genitori è a due minuti di bicicletta dalla piazza centrale del paese e quel giorno decisi di non fare colazione a casa. mi vestii e non mi lavai la faccia: non avevo voglia di farlo e volevo mangiare un cornetto ai cereali alla pasticceria " la parigina", cereali e miele. decisi di passare prima dal tabaccaio per comprami le lucky strike morbide, che teneva solo il bar della piazza, così dopo la colazione me la sarei fumata in pace al tavolino, seduta e leggendo il giornale. aprii il portone del palazzo e tirai fuori la bici e salutai, prima che la porta si richiudesse, un conoscente di passaggio, "ciao"; salii sul sellino e detti la prima pedalata fermandomi subito dopo allo stop della strada di casa, "ciao". ripresi a pedalare per attraversare la strada e alla prima curva, ovvero dopo 5 secondi dallo stop di prima, dissi "ciao" ad un conoscente, prima di avviarmi a percorre una strada lunga circa 300 metri. passate le prime due case dissi di nuovo "ciao" e dopo altre due, ancora "ciao"; qualche metro più avanti di nuovo "ciao" "ciao", rivolgendomi prima verso il marciapiede di destra e poi verso quello di sinistra. La madre di una amica annaffiava il giardino, "ciao"; la signora che si fa i capelli dalla stessa parrucchiera di mia madre, usciva dal cancelletto,
    "ciao";passò un'auto che strobazzava il clacson e qualcuno gridò il mio nome, " ehi, ciaoooooooo" e aggiunsi pure una risatina. mi fermai all'incrocio per voltare a destra e incrociai lo sguardo con un' altra conoscente, " ciao"; ricominciai a pedalare e ancora, "ciao"...insomma, in due minuti circa, dissi 23 volte "ciao". comprai le sigarette e tornai a casa a testa bassa e con la nausea... il desiderio di scappare da lì per andare dove non mi conoscesse nessuno iniziò a diventare un progetto. però ci sono tornata, CAZZOOOOOOOO!!!! sandra

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