domenica 28 agosto 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 23.11

La questione morale delle riots di Londra... un argomento insopportabile, che un conservatore per essere realmente tale (cioè moralmente nasty) non può che tirare fuori per rispondere alla complessità dei tempi che viviamo.
Anziché chiedersi come mai (è potuto accadere che) decine di migliaia di giovani di ogni razza e colore (si legga bianchi compresi) hanno messo a ferro e fuoco Londra e non solo, David Cameron tira fuori la povertà morale dei rioters.

Ripristinato l'ordine, scaduto il momento delle domande, è giunto il tempo di dare delle risposte, cioè di fare politica, quella che nel tempo e non solo nell'immediato possa dare dei risultati.
Invece no, si è persa la direzione morale della societa!?

Ma che cosa vuol mai dire perdere la direzione morale all'interno della società e poi di quale società stiamo parlando? non si tratta immagino della Big Society che Cameron vuole implementare, quella dei tagli e quella del volontariato fai da te o fa chi può? a questo punto è corretto chiamarla society? e big, che vorrà mai significare?

Mettere sul piano della morale il saccheggio di negozi invasi da uomini e donne in tenuta e schieramento da topi che l'occasione ha reso ladri e incendiari, vuole solo dire risolvere a parole quello che non si è in grado di risolvere con la politica.
Non basta ed è solo chiacchiera o come dice stavolta giustamente Blair, uno stucchevole lamento," an highfalutin wail"*.

Se vedessimo un paio di poliziotti armati, ma immobili e impotenti, davanti ad un supermercato circondati da esseri umani nostri simili, di ogni età. razza e ceto, entrare e uscire da quello store con televisori viveri abiti, nell'anarchia del picca libera per tutti, non ci sfiorerebbe nemmeno per un istante la anche più vaga idea di fare un salto dentro e prendere quello che ci pare, finalmente ad un prezzo ragionevole, cioè for free? Non entreremmo davvero, scortati dall'euforia generale e pure dai due poliziotti?

Dato anche questo è successo, tutte quelle centinaia di migliaia di persone (ladri improvvisati?) erano moralmente vuote? Hanno agito cioè per lacune morali? Ma per favore!

Inoltre, che i rioters (usiamo questo termine che presto diventerà una vox media) fossero animati da un qualche senso di rivolta sociale, non lo credo per niente: la morte di Mark Duggan è stato solo all'inizio e per breve tempo una protesta, è anzi diventata un pretesto, l'anello iniziale di una catena che non ha nulla in comune con l'anello finale.
Emblematico il video di questa donna di Hackney, postato da Leonardo Clausi nel suo blog e segnalatomi da Gaia, che vale la pena leggere e guardare.

A farne le spese tutti, tutti noi, la società o le mille società, che non sono riuscite e non riescono ancora ad integrarsi, che fanno dell'identità l'unico veicolo di rappresentanza.
Perché forse l'integrazione passa solo attraverso una certa rinuncia di identità, per lo meno all'ortodossia dell'identità.

Non sono britannico e probabilmente non lo sarò mai, a meno di considerare l'adozione un diritto di cittadinanza, però continuo ad ammirare questo paese perché mi pare un paese avanzato nell'accettare le diversità. Nonostante tutto, nonostante questo agosto di fuoco.

Avanzato ma non perfetto nell'integrare le diversità, ammesso e non concesso che la politica da fare ora sia tutta o quasi sulla integrazione, parola dal significato assai diverso da multiculturalismo.
Terreno quest'ultimo dove la sinistra blairiana e non solo (Ken Loach compreso, che piace tanto ai radical chic anti-thatcheriani) ha davvero fallito.

Ora devo citare Eugenio: "Il problema è che, anche qui, le colpe non stanno veramente da una sola parte. Certo, there is no such thing as society è un motto thatcheriano; ma multiculturalismo è una parola d'ordine progressista, e nella sua interpretazione forte dice che, guarda un po', la società non esiste e per giunta l'individuo non è soggetto di diritti se non nella misura in cui il suo raggruppamento etno-culturale glieli riconosce. L'idea di un unico tessuto sociale, di un crogiolo di culture, è a quanto pare razzista e prevaricatore; un ragazzo nero di Tottenham o un bengalese di Tower Hamlets non solo non ha nulla a che spartire con un ragazzo inglese di Crouch End, ma gli viene insegnato che è giusto, morale, auspicabile persino, che sia così. Alla lunga, l'idea che non esista una società ma un mosaico di culture, gruppi etnici, clan, che l'altro da sé sia estraneo e probabilmente ostile diventa parte della dialettica quotidiana e distrugge ogni possibilità di convivenza".

E qui non solo casca Cameron la cui Big Society a me sembra solo ad uso e consumo dei White British... anzi mi viene da dire che i responsabili (Eugenio dice i colpevoli) sono i cittadini dell'isole britanniche, tutti o quasi, me compreso.

La soluzione ovviamente mi sfugge, ma qualunque sia, di certo, non è una soluzione morale.
Il frabbronzato

*Interessante questo articolo involontariamente moralista sulla morale di Mr Cameron

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