martedì 2 agosto 2011

39,99

Arriva una lettera dall'NHS, il Servizio Sanitario Inglese, di un tal Dr Dany Ruta, Joint Director Public Health:

"Dear Francesco,
We are inviting you to have a Health Check. This new check ispart of a national programme foradults between the ages of 40 and 74.
The
aim of the check is to assess your risk of developing heart disease, stroke, kidney disease or diabetes and to help you take early action to reduce the likelihood of developing these conditions."

Gli avvisi sono per natura preventivi, ma questo è sintomatico, cioè genera sintomi.
Infatti io mi sono dovuto sedere, atono, con il labbro tremante e la bavetta.

Sono a 39,99 anni, con il quorum che scatta a settembre e una depressione sottile, oggettiva, di quelle un po' cercate, come vene di compiacimento per una meta cronologica, falsa, ma vera, almeno per convenzione sociale.

Ho passato l'intera domenica a sfuggire la formula matematica dei quaranta e accettarli sull'orlo della Public Health, ora che mi si deve prelevare il sangue per pura prevenzione! caro Fra, benvenuto nell'età del rischio.

Intendevo vincere la mia gioventù con la carta di credito, ma ho sparato a salve: uscito per antiquari, ho finito con l'esplorare negozi di abbigliamento a metà tra i saldi di fine stagione e la nuova collezione.
Esattamente come me, un saldo FRA la vecchia e la nuova stagione autunno inverno.

Ho visto una bella giacca da Bolongaro, la ragazza pallida, il rossetto rosso, annichilita alla cassa dopo una notte di alcool, alla richiesta di un biglietto da visita stacca l'etichetta di un vestito femminile e mi guarda senza pupille.

Io... che proprio qualche giorno fa sono rimasto a chiacchierare con Shadi fino alle due, bevendo succo di cocco e bollicine varie, entrambi quasi astemi, per poi alzarmi l'indomani esausto... così guardavo la ragazza con l'invidia di un hangover, di un mal di testa, uno di quelli veri, non il colpo dell'ipocondria, che mi martella anche adesso.

Scappo da Columbia Road con un succo di frutta tropicale in mano, distribuito gratis da due minorenni, avrei fatto meglio a comprarmi un'orchidea e tornare a casa, invece infilo Brick Lane, entro da Religion, ma l'odore dei vestiti e di chiuso mi dà la nausea, esco dalla parte del mercato russo e ritorno a Shoreditch.

Ordino una zuppa ai ceci (con i pomodori di pachino dentro, ma che senso ha?) da Leila's cafè, poi vado a sedermi nel giardino di St. Leonard Church.

Una chiesa con la facciata di un tempio greco, all'incrocio tra Hachney Road e Shoredicth High Street, l'aria trasandata del parco intorno, dove le coppie si baciano seminude e fanno picnic, qualcuno legge sulle panchine consumate, trascurate come le aiuole... un posto decadente, eppure straordinario: la chiesa imponente e pagana fuori, dentro un antro gelido come un presagio, attorno un'area verde disordinata ma a suo modo accogliente, le larghe ombre degli alberi, i quadrati del sole.

Di proposito calpesto le cortecce dei pioppi che cadono al suolo, poi punto verso Hoxton Square e mi calmo un po' parlando di politica con gli amici del Sel.

Avrei dovuto finire la giornata lì, invece avevo prenotato al BFI un biglietto per L'Annéè dernière à Marienbad di Resnais, uno di quei film di cui ho sempre sentito parlare come di un capovaloro.
Inesistente trama: X (Albertazzi) insegue A (la Seyrig) attraverso i corridoi senza fine di un hotel di lusso, cercando di persuaderla di essersi incontrati l'anno precedente, mentre M (Pitoeff), che forse è il marito di A, sta a guardare. Ma siamo in una sorta di eterno presente, con scene ripetute in sequenze atemporali: forse l'anno scorso non è mai esistito e nemmeno un possibile futuro. In loop.

Un film del 1961, in un nudo e barocco bianco e nero. Estetica pura, nessun contenuto dice qualcuno... come se l'estetica non bastasse a definire un capolavoro.

Solo che vederlo non mi ha aiutato: una pellicola che per me è la paralisi e l'assenza della memoria e la contraddizione tra ricordare di avere vissuto e vivere. Scioccante, sull'orlo del ridicolo, non commovente.
Avrei dovuto vederlo quando ero un cinefilo e un cinofilo, cioè quasi venti anni fa.

Sono uscito poi nel vento e nella luce serale di Waterloo Bridge, con gli occhiali da sole che mi danno sempre più carisma e sintomatico mistero. Il Tamigi sembrava un lago, immobile.

Mi sono accomodato sul 172, pronto ad affrontare un lungo viaggio verso casa e ho pensato che:
- ho più passato che futuro e quel passato mi sembra lontano, profondo, confuso, non mi appartiene,
- per quanto mi ostini a guardare avanti, ora la memoria pesa e non si allegerisce, anzi accumula,
- per quanto mi riempia la vita di cose, il mondo interiore ha sempre un inesorabile sopravvento su quasi tutto quello che faccio
- io che io che io eccetera

So bene che non ci sono solo io, ma in istanti definiti e precisi come quelli scanditi dalle fermate di un bus, ci si trova implacabilmente soli.

(Saper) nuotare ed avere paura d'affogare o di affondare.
Un gesto leggero, una gag comica, un romanzo da scrivere.
Vedere gli altri felici. Agire. Fare.

Vivere a trentanove virgola novantanove.

1 commento:

  1. vedi?? dalla mia profonda ignoranza qualche pensiero si è "generato". ho sempre pensato che siamo tutti capaci, più o meno bene, di guidare un auto, di scegliere abiti, di scrivere un pensiero, ecc...La cosa più difficile è saper dare una qualità alla guida, al vestire, alla scrittura. se ti dicessi che mi sono immedesimata nel tuo stato d'animo, ti direi una bugia, ovvero una verità, ma nel senso in cui tu volevi che andasse la sensazione del lettore. hai cucito le parole per vestire il personaggio surreale che vive con te, il tuo superio, che crea quello stato di calma che si concilia con il tuo io più drammatico!!! il superio è quello che guida bene, che veste bene e scrive bene, ma senza il tuo io più caotico nella guida, bizzarro nel vestire ed ermetico nello scrivere, nulla potrebbe! chi ti conosce, sa bene che i tuoi 40 anni non ti sconvolgono per niente, anzi; d'altra parte le tue sceneggiature a soggetto sono esilaranti e ricche di colpi di scena!! che piacere leggerti!! comunque, 40 anni sono un traguardo di tempo che fa paura solo per quel giorno, perchè da quella età in poi si inizia a fare un pò di confusione: " oddio!! quanti anni ho? 42? no 43"- "no, 42 li devo ancora fare ne ho 41"- "impiegato: età? io: 42? aspetti, mi pare...sì, 42, scusi eh.."- " 45 anni. chi??? io?? di già??? " ecc... ecc... su via, insomma una sorta di nuova adolescenza, che rivivrai con la prossima adolescente di casa strocchi!!ahahahahaha sono in trepidante attesa!! many kisses!!! sandra

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