martedì 26 luglio 2011

La nuda verità: Lucian Freud

Lucian Freud non ritraeva le pelle ma quello che c'è sotto. E il piccolo ritratto della Regina (23cm x 18cm) non fa eccezione.

Chissà lei che cosa mai avrà pensato vedendosi ritratta come un'enorme ranocchiona con la corona in testa... magari se lo aspettava, altrimenti perché rivolgersi a un pittore, maledetto ma non troppo, per un minuscolo ricordo offerto prima a se stessa e poi alla nazione.

Un ritratto che sembra una versione artistica di una delle tante foto da tabloid di cui Elisabetta seconda è vittima, spesso ripresa con uno sguardo arrabbiato o magari attonito.

Lucian Freud - che, come il nonno Sigmund, ritraeva i suoi modelli dal divano! - mi ha sempre turbato: un radiografo dell'anima, come se dal suo occhio io non potessi mai farla franca, come se l'essere nudi non riguardasse il pudore ma piuttosto la verità di noi. Verità dalla quale allontanarsi, coprendola con i vestiti.
Corpi sempre d'inverno, mai estivi, mai fotografati, piuttosto da fumetto realista.

La National Portrait Gallery dedicherà al pittore scomparso una mostra dal febbraio al maggio 2012.

Nel mio personale Dipartimento di Adùnata (o Impossibìlia) mi sono immaginato un ritratto della Winehouse dipinto da Freud... la faccia di lei già devastata con le macchie dell'alcohol e gli occhi allampanati dalle droghe; come dipengere quell'abuso già così evidente?

Ma il gioco è appunto impossibile: il viso e il corpo della Winehouse erano già carne esposta al macello mediatico, storia già scritta, alla verità conclamata non c'era finzione che tenesse dietro... la crudezza del paparazzo da tabloid rendeva tutta la (in)giustizia possibile a quella voce talentuosa.

E mentre la follia di un suicidio annunciato fa il clamore per il tempo di un cerino, i ritratti di Freud rimangono lì come omaggi duraturi alla nuda verità dell'essere umano.

1 commento:

  1. Lucian aveva un pennello autoptico, un bisturi di crine.

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