giovedì 21 luglio 2011

Dulwich Picture Gallery

La collezione della Dulwich Picture Gallery va da Guido Reni a Canaletto, da Van Dyck a Rubens, da Poussin a Rembradt, notevole certo, ma troppi quadri e di varie dimensioni alle pareti confondono il visitatore.

La Galleria sembra l'anticamera di un Museo più grande, ha l'ingresso sul lato lungo e si visita in senso orario... se si sbaglia senso, ci si trova all'uscita.
La luce proviene dall'alto, non ci sono finestre alle pareti. Una galleria dunque in senso letterale.

Non ne vado pazzo insomma, nonostante la Dulwich Picture sia la prima collezione pubblica d'Inghilterra e festeggi proprio quest'anno il bicentenario di attività.

Da lì, intorno alle due del pomeriggio, passo ogni giorno in bici, i visitatori a quell'ora sono prevalentemente coppie di anziani, dallo sguardo occhialuto, la carnagione bianca e la zazzera grigia.
Composti e silenziosi fanno la fila, pagano il biglietto e parlottano di arte e ritrattistica e poi vanno a sedersi alla Cafeteria della Galleria.

Forse il luogo del Museo che mi piace di più: aperto a tutti, un taglio moderno, un menù appropriato, i camerieri gentili, una certa informalità. Ai tavoli pare che tutti sussurrino, con quell'aria infrasettimanale da borghesia britannica: le mogli con le amiche, i cani da passeggio, i pensionati benestanti, i passeggini accessiorati.

Dimenticavo (ma volutamente): per rifarsi il trucco la Galleria strizza l'occhio e il portafoglio all'arte contemporanea.
In senso antiorario e pertanto verso l'uscita ci sono quattro sale dove le opere di CyTwonby e di Nicolas Poussin sono accostate in un modo... che non posso definire arbitrario.
Non posso perché l'artista americano ha da sempre amato e emulato quello francese*.
Tuttavia il contrasto li rende inaccostabili: i quadretti di Poussin danno l'idea di confezioni per cioccolatini, quelli di Twonby hanno bisogno di spazi più grandi**.

Per sfuggire alla claustrofobìa che fa rima con gallerìa si può respirare a pieni polmoni nel vicinissimo Dulwich Park (il College Gate è quasi di fronte al Museo), dove Poussin si sarebbe certamente inventato qualche scena bucolica ritraendo personaggi mitologici in pensione.

*Cy Twombly dice di sè: “I would’ve liked to have been Poussin, if I’d had a choice, in another time.”
**Nella sala 10 viene proiettato un video di
Tacita Dean su Cy Twonby, scomparso pochi giorni fa; la Dean farà la prossima installazione alla Tate dal prossimo ottobre.

2 commenti:

  1. Strocchi distratto25 luglio 2011 08:35

    Ma neanche una parolina su Amy Winehouse?

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  2. Strocchi Distratto (potrei essere io in una intrigante doppia personalita'), basta comprare L'Eco di Biella di oggi, per leggere un mio articolo sulle ultime notizie, per le quali (i miei) facebook e twitter meglio si confanno.
    Ciao e un consiglio: meglio un,altra identita', cosi' non fai altro che aumentare il mio spropositato ego
    il fra

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