domenica 5 giugno 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 19.11

"Are you Matilde's father?"
Non ho la prontezza di riflessi di rispondere a John che sono passato di lì per caso, ma lui mi guarda sorpreso. Rispondo che sì lo sono.

John si aspettava un uomo alto e snello campione degli ottocento piani oppure basso ma muscoloso, medagliato in ginnastica artistica, invece no si deve accontentare di me, un bipede intellettualoide con cappello al capo...

La lezione di cricket del mercoledì pomeriggio è finita e John, l'allenatore, mi comunica che Matilde è molto brava... insomma bisogna che continui a giocare.

Cricket, chi è costui? Cric piuttosto! una di quelle parole che saltano fuori quando si buca una gomma e si cerca (disperatamente) l'attrezzo che solleva il mezzo. Mai toccato in vita mia ovviamente, quelle due volte che ho forato ero con il o la John di turno che ha risolto la situazione.

Ma non divaghiamo, da qualche mese il cricket è entrato nella nostra vita, anche solo perché Matilde, in preda ai furori del self training, ha colpito un vetro di casa, scheggiandolo.

Ora non vale la pena né cercare l'etimologia, né dare un qualche accenno storico, perché Matilde si annoia appena cerco di documentarmi, secondo lei per comprendere il gioco bisogna o vedere le partite o prenderne parte. Devo però e al più presto conoscere la giusta terminologia e poi assistere ad una partita, allo stadio di Oval, il tempio del cricket londinese.

Mi sono informato: una partita può durare anche tre giorni, nel qual caso Eleonore mi ha consigliato di andare con il cesto da pic-nic e con qualche birra, mi ha detto che con il padre da piccola lei passava intere giornate allo stadio.

Non è il caso che io mi presenti sugli spalti armato di libri, ma l'idea del pic-nic è confortante poi nell'ipotesi di tifare Inghilterra potrei esultare quando gli altri esultano e fingere di capire.
Potrei scegliere tra un gruppo di paesi (in ordine di ranking): India, Sudafrica, Sri Lanka, Australia, Pakistan, West India, Nuova Zelanda, Bangladesh e Zimbabwe.
Opterei per West India, che sono poi le isolette caraibiche Barbados, Jamaica etc... ma non posso che seguire le magnifiche sorti (e progressive) dell'Inghilterra.

Il cricket è uno sport post coloniale e se non ci fosse stato l'Impero non si sarebbe diffuso o si sarebbe diffuso in altre nazioni.

Non sono mai riuscito a fare una conversazione sullo sport nella mia vita, nemmeno davanti alla macchinetta del caffè il lunedì mattina, trovavo l'argomento soporifero, un surrogato di mascolinità che si svende tra uomini, ora con John cerco di parlare di cricket, il che significa che faccio domande e affermazioni di un qualunquismo imbarazzante.

Come quando gli dico che in Italia tutto ruota intorno al calcio, lui mi risponde che recentemente la squadra italiana di cricket under 17 ha vinto un torneo, io mi mostro interessato e praticamente giuro che d'ora in poi mi terrò informato.

Infatti scopro che abbiamo una nazionale, composta anche da ragazzi di origine indiana... forse gli indiani e gli inglesi hanno questo sport nel sangue, forse no: il talento nasce dalla pratica, si tratta di scoprirlo, di coltivarlo e il talento non ha confini, bandiere e colori.

Intanto un compagno di classe ha regalato a Matilde un libro che spiega il cricket, libro che mi sto leggendo io, a pagina due viene spiegato il gioco al foreign visitor così:

You have two sides, one out in the field and one in.
Each man that is in the side that is in goes out, and when he is out he comes in and the next man goes in until he is out.
When they are all out, the side that is out comes in and the side that's been in goes out and tries to get those coming in, out.
Sometimes you get men still in and not out.
When both sides have been in and out including the not-outs
that is the end of the game!

Sulla carta chiaro no?!. Infatti dirò a John (alla macchina del caffè) che cricket mi ricorda quattro cantoni e anche palla prigioniera.
Gli andrebbe prima di traverso il caffè, poi proverebbe a spiegarmi il cricket.
Invano.
Il fra

1 commento:

  1. Ascolta, io è ad SEMPRE che cerco di capire il baseball. Non ce la posso fare, davvero, E' al di là, ma MOLTO al di là, delle mie possibilità-ma non della santapazienza di mio marito, che spiega e rispiega ogni disgraziata volta che in tv passa un film baseball-centrico. Oggi invece sono andata ad assistere ad un paio di partite di calcio (soccer, ma qui in campagna lo dicono con la c dolce, soccier quasi; e l'effetto, giuro, è esilarante) di un torneo pentagonale (una perversione) a cui partecipava alberto, figlio numero 3. Alla terza partita ho chiesto "quanto stiamo"?, così per darmi un tono; e le mamme della fila davanti, lì dalle 8eMezza di stamattina, sono inorridite. LORO le avevano viste TUTTE, le partite. E avevano anche capito, anni fa, cos'è il fuorigioco; io...io sono ferma qui:
    http://www.youtube.com/watch?v=nVuu7JGUkOk
    e non bevo nemmeno più il caffè alla macchinetta, nel dubbio.

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