mercoledì 15 giugno 2011

Italians: interview 012 (parte prima)

Intervistare Marta Maria Casetti è stata per me un'esperienza arricchente. Molto.

Credo sia stata la sua calma quasi disarmante, la sua onestà intellettuale.

Siamo seduti sui divani bassi di Domali, un locale al 38 di Westow Road, in cima alla collina di Crystal Palace.

Lei mi ha dato appuntamento lì; percorro a piedi la salita che separa la metropolitana da Westow Road, trovo pure il tempo di scoprire un antiquario, poi accelero il passo.

Marta è già nel locale, la riconosco subito. Ordiniamo qualcosa e iniziamo a parlare.

L'identità di una persona non passa tutta attraverso il blog, però vorrei iniziare da lì, dal tuo blog.
Il blog è molto parziale, però c'è abbastanza di tutto.
Perché l'hai chiamato feathers, io lo conoscevo come resto del mondo...
Si chiama resto del mondo il blog in italiano, ma il dominio rimane faethers perché collegato con un tumblr in inglese.
Faethers perché sono piume che devi asciugare?
No, in Rio Bravo di Howard Hawks, che è uno dei miei film preferiti, il personaggio femminile si chiama Feathers.
Interpretato da?
Angie Dickinson, Feathers è un personaggio femminile in un mondo maschile, che rimane molto femminile ma gioca con gli uomini e diventa one of the boys.
Una cosa che mi piace molto. Poi ha una bellissima battuta: quando John Wayne scopre che lei corrisponde alla descrizione di un baro ricercato - e lei è effettivamente un baro ricercato ingiustamente - le consiglia di smettere di giocare a carte e lei dice: io lo farei se fossi il tipo di donna tu credi io sia.
Mi piace questa idea di donna che gioca sul filo dell'apparenza che è per bene nonostante l'apparenza ed è così per bene che non deve dimostrare di esserlo.
E non aspetta il giudizio degli altri e tu in questo ti ritrovi?
Abbastanza, cerco di trovarmici.
Un'altra cosa mi ha colpito del tuo blog è l'immagine iniziale, i tuoi piedi nella sabbia, in soggettiva. Quando immagino la soggettività, penso all'occhio che vede quello che ha davanti, tu invece hai scelto di vedere i tuoi piedi nella sabbia, mi spieghi questa immagine...
Sono i miei piedi piantati nella sabbia di una spiaggia neozelandese, io guardo il mondo ... il resto del mondo oltre a quei piedi...
Quindi una collocazione geografica, vedi il mondo da lì o sei tu il resto del mondo?
E' anche una citazione da una frase di John von Neumann: “parliamo di matematica e di resto del mondo”. Io studio matematica, ma nel blog non parlo di matematica perché appunto parlo del resto del mondo.
Però la matematica è parte della tua vita ed è alla radice del tuo modo di ragionare e vedere la realtà?
Sì decisamente.
In che modo?
In maniera molto logica, matter of fact, rendendomi però conto che questo non è tutto del mondo; c'è, nella matematica, una forte parte di intuizione, una cosa che viene spesso sottovalutata, e di estetica. In matematica si dice che un teorema è bello, però non ho un criterio, ce l'ho per dirti che è giusto, non per dirti che è bello.
Mi stai parlando di una sensibilità tua?
No, è propria di tutti i matematici in generale.
Hai sentito però la necessità di parlare del resto del mondo, anche se sei una matematica, come mai?
La matematica e basta non mi basta, poi in realtà mi sembrava un buon titolo per un blog.
C'è anche un gioco di parole... resto del mondo nel senso di rimango di questo mondo: per quanto io voglia astrarmi o diventare di puro intelletto, per quanto abbia questi afflati romantici, una parte di me rimane legata al buon cibo e alla buona compagnia.
Insomma rimani del mondo, soprattuto se dichiari il tuo amore per il cibo; da dove viene? Perché Faethers non me la vedo ai fornelli.
No però è una che mangia e che beve molto!
In casa mia si è sempre mangiato bene. Mia nonna materna, che mi ha cresciuta perché mamma lavorava, era parmense, quindi mia madre ha sempre cucinato bene, in maniera molto creativa più che tradizionale, ma solida: belle porzioni, non nouvelle cousine.
Ho sempre dato per scontato mangiare bene, fino a che non sono finita in ospedale... cioè da quando ho avuto tredici anni.
Dico ho iniziato perché non ho mai smesso, hai visto sul blog l'etichetta “cartella clinica di 10 kg” ? ecco è vero, io l'ho pesata la mia cartella clinica ed è di dieci chili.
Ecco mi ricordo una sera, dovevano farmi delle trasfusioni e sono rimasta quasi 24 ore senza cibo, fino a quando è arrivata un dottoressa che mi ha tenuto da parte una cotolettina e mi è sembrato un gesto... da lì sono diventata un'esperta in cucina ospedaliera.
In Italia punta sempre sulla minestrina e la crescenza, sono tristi ma sono standard, mentre il prosciutto cotto è infido e la pasta è scotta...
Invece la minestrina e la crescenza quelle sono!
Sì quelle sono, mentre qui a Londra, beh ci sono stata una sola notte in ospedale e ho mangiato baked potatoes!
Ti dicevo che quello ospedaliero è stato il mio primo approccio con il cibo.
Poi c'è stata la chemioterapia e lì l'appetito è completamente sballato, perché in chemioterapia non è semplicemente che tiri su, è che hai le papille gustative sfasate, per cui ho dovuto imparare a inventarmi un menù che aggirasse questo problema.
Quando hai iniziato la chemioterapia?
A 19 - 20 anni, cucinava mia mamma ma insieme avevamo coordinato un menù che mi andasse bene. Poi l'ultimo passo è stato cucinare pane, una passione che mi è venuta quando ero all'ultimo anno di università, dovevo fare un esame, non mi riusciva e ho iniziato a fare pane, come se la testa del professore fosse l'impasto; una cosa che mi riesce bene e mi dà grande soddisfazione.
Nel blog ci sono ricette di pane e dichiari che mangi qualsiasi cosa. La tua malattia non ti ha impedito di mangiare?
No, mi ha reso più curiosa. Se qualcuno mi propone qualcosa da mangiare, lo assaggio, a meno che non ci sia melone o cetriolo. I fichi e cachi non mi piacciono, ma non sono allergica...
Mi dici un piatto tuo... che offri agli amici..
Il carpione.
E una cosa che ti piace della cucina inglese
Fish and chips, al Superfish, dietro Waterloo accanto all'Old Vic: ambiente meno dieci, patatine e pesce da urlo e in quantità pazzesche: è sufficiente uno in due.
Che voto dai al cibo inglese?
Rischioso: se è fatto bene, ti manda in paradiso, se è fatto male, ti tiene compagnia per tre giorni.
Non ti ho ancora chiesto come mai sei qui a Londra.
La vera ragione... per scappare dall'Italia.
La scusa è stata un Master alla London School of Economics in matematica applicata.
Mi hanno preso e mi sono buttata a pesce; finita la la laurea in Italia, ho iniziato a mandare domande per l'estero ovunque, una quindicina, in Europa e negli Stati Uniti, nell'ambito della teoria dei giochi.
Mi spieghi che cosa è?
Un gioco in matematica è un modello di interazione tra due o più agenti intelligenti, diciamo due agenti con delle scelte.
La dama e il poker sono giochi, la roulette non lo è, anzi lo è, ma è un gioco molto poco interessante, come il tiro di un dado o una moneta.
Questa teoria ha delle applicazioni a livello economico e sociale, e anche in biologia, io sono brava con la parte matematica.
E sei venuta qui...
Mi prendono alla London School of Economics, che aveva un programma interessante, il mio -allora- fidanzato avrebbe avuto facilità a trovare lavoro, così io prendo il posto, lui nel giro di due mesi ha il lavoro e io sistemo la casa in attesa che il corso cominci, ti parlo di 5 anni fa.
In Italia non c'erano prospettive dell'ambito che mi interessava e l'Italia è un posto in declino.
Cioè?
Un paese con dei problemi e quale luogo non ne ha, ma i problemi andavano peggiorando e se ne aggiungevano di nuovi.
Con il senno di poi?
Sono molto contenta di essere venuta qui, ma altri posti sarebbero stati altrettanto interessanti.
Dopo il master ho fatto gli esami, ma non ho fatto subito la tesi, l'ho fatta con un anno di ritardo perché nel frattempo è arrivata una diagnosi di disturbo bipolare. Ho fatto la peggiore estate della mia vita a letto, piangendo.

(... continua domani)

1 commento:

  1. il disturbo bipolare...cosa mala mala....bella figliola!! i matematici e gli artisti hanno capacità logiche e analitiche molto simili.
    Una collega di matematica originaria di Livorno mi disse : "tanto io e te si ragiona uguale!!!".Non ho mai capito se voleva essere un complimento ma mi piacque molto! sandra

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