domenica 8 maggio 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 15.11

Da qualche giorno vado al lavoro in bicicletta.

Non so per quanto ancora resisterò alla sella dura, ai cambi rotti, alle ruote mezze sgonfie e alla lunga salita di Berry Road che mi svuota le energie.

Venerdì ho preso il P13, che mi ha portato al lavoro quasi un'ora dopo, contro la mezz'ora di pedalata alla Fra.

Il P13 è un bus. Non un double deck, ma un parallelepipedo corto e rosso, un po' scassato, che si muove lento, molto lento, tra New Cross Gate e Streatham.

Attraversa le strade interne di Pechkam e Dulwich, fermandosi durante il tragitto nel parcheggio di ben tre supermercati.
All'andata delle otto del mattino ci salgono studenti di tutte le età, che mangiano cibi troppo odorosi per le mie narici italiane e al ritorno delle due pomeridiane sale ogni possibile campionario umano, povero, ai margini o alla periferia della città o di se stessi: anziani che devono fare la spesa, uomini che faticano a camminare e hanno le stampelle, quelli fuori di testa che parlano da soli o che seguono la musica in cuffia.

Salgono seni enormi e culi immensi, che sbordano dai sedili e occupano il corridoio, sudate propaggini di corpi fuori controllo tirano il fiato e si distendono con i loro sacchetti e i trolley stracolmi.

Capita spesso che le donne anziane salgano sul P13 e poi si accorgano di avere sbagliato direzione: s'affannano d'improvviso dopo essersi rilassate invano, e recuperano energia residua aggrappandosi al bastone e ad ogni possibile appiglio, infine corrono dall'autista.

La pazienza è un dovere per chi guida il P13, perché l'autista si sente uguale alla gente che trasporta, una specie di angelo con la faccia di un Caronte.

Nel viaggio di ritorno sono quasi l'unico viso pallido, ma non resisto alla voglia di vedere gente e liberare parole, opere e omissioni e chiudere così un po' di capitoli che ho in testa.

Per pensare infatti devo farmi trasportare, rimbalzare insieme al bus, guardare i passeggeri che si posizionano sui sedili come goffe lumache e diventare lumaca.

Sperimento una certa cattiveria come se il P13 fosse una calibro 9, il target è antropologico e nel centro del mirino ci metto tutta la varia umanità possibile, e mi domando se tutto quello che mi circonda o quasi possa trasformarsi in un aneddoto, in un racconto, in una storia.

Il P13 è uno dei viaggi possibili dentro Londra, un autobus che dalla collina di Dulwich potrebbe decidere di volare, seguire la scia di uno dei tanti aerei che tagliano il cielo della città e finire su un titolo di tabloid: P13 takes off, landing on a caribbean island.

Bah! Ho letto molto questa settimana, probabilmente troppo: fiumi di cazzate (cose farlocche dice Eugenio Mastroviti) su Obama e Osama, le elezioni amministrative, la vittoria del partito indipendentista in Scozia, la tenuta dei Conservatori, la pesante sconfitta dei LibDem di Clegg e del referendum sul nuovo sistema elettorale.

Cose che inevitabilmente passeranno, che salgono e scendono dalla cronaca, per poi sparire nel buio come goffe lumache.

Il fra

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