domenica 13 marzo 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 10.11

Bringing Italy to London, recita così lo slogan de La dolce vita, fiera di food drink style travel and property al Businnes Centre di Islington, uno dei quartieri più posch di Londra.

Sul manifesto lo stereotipo dei due tipi in vespa con l'aria appunto da dolce vita, come se mezzo secolo non fosse passato e un grazie sempiterno a Fellini, amen.

Entro e sulla destra un palchetto con il logo della Galbani, sulla destra in un angolo dell'area soppalcata il chiosco della Nutella, al centro della sala i caffè gratuiti della Kimbo e le macchinette da cucina della DeLonghi.

Giro tra un quarantina di stand: i prodotti della Basilicata promossi dall'Unioncamere, il comune di Riccione con la sua offerta turistica, le agenzie immobiliari della Toscana e Italy for Sale, Property Seminar (un incravattato con il microfono spiega come acquistare casa nel Bel paese), l'oleificio abbruzzese, i dolci di Capri... Jody Scheckter (ex campione ferrarista degli anni settanta) che fa la mozzarella di bufala in una fattoria delle campagne inglesi, grazie, credo, al know how del personale italiano (e ai miliardi).

Una fiera senza anima, senza obiettivo. Quale è il target? Chi è il fruitore, il cliente di questa manifestazione? Come si può mettere la Galbani, la Ferrero e la DeLonghi (già presenti nei supermercati inglesi) con produttori locali di consorzi di vino e i dolciai siciliani. E Jody Sheckter che nella sua brochure dice: "In Italia i bufali non circolano liberi e non pascolano all'aperto..." come nella sua fattoria, che cosa c'entra?!

L'impressione è che gli interessi stiano da un'altra parte, mentre in fiera va in scena l'organizzare tanto per organizzare e lo spendere i soldi senza una vera e chiara politica di promozione.

Jody Scheckter, né la Galbani, né la zuppa con il pan bagnato, o la scarpa con la zoccola promuovono il made in Italy, ma piuttosto equivoci e luoghi comuni, un evento che non cerca clientela di settore ma mostra interessi consolidati o di corporazione a tutela soltanto di sé, anziché del prodotto, della gente che ci lavora, del "fatto in Italia".

Vado ai tavoli del Consorzio Nebbioli Alto Piemonte e saluto Elena e Paola Conti. Scambio con loro opinioni ed idee sulla fiera e intanto mi offrono l'Elixir, una bottiglia di boca aromatizzato, un vino da conversazione strepitoso. Un po' di disillusione, ma anche tanta energia: la voglia di emergere nel mercato inglese, la necessità di trovare un distributore, i locali giusti, i nomi giusti, il bisogno di andare oltre l'italietta degli interessi.

Eppure qui ci amano; gli inglesi sanno che in fatto di cibo siamo insuperabili, quasi un oracolo, ma non basta più, come non basta più la dolce vita, il lascito e la rendita del boom economico degli anni cinquanta*.
Perché non siamo più l'Italia, siamo un pezzo d'Europa nel mar mediterraneo, non siamo solo eredi di una storia millenaria, non siamo solo pizza, Armani e cioccolata. Ma ben di più; che cosa siamo però?

Centocinquantanni di una festa che non ci importa e non sentiamo, perché non sappiamo che cosa celebrare, perché la pizza non si festeggia, ma si mangia e perché la dolce vita -Fellini insegna - può anche diventare una tragedia o un enorme pesce agonizzante sull'arenile di Ostia.

Timothy Ash in un articolo sull'Unità d'Italia finisce così: So, happy 150th birthday, (dis)united Italy. We love you. And we urgently need you back in the vanguard of the great ancient and modern project that we call Europe. After all, you invented it.
Bevo un caffè: l'urgenza di essere un paese all'avanguardia! mettono i brividi parole così. e mi vengono gli occhi lucidi.

"Tutto bene Francesco?"
"Sì, sì... sai, sono le lenti a contatto..."

La solita bugia, come fossi antani prematurando la supercazzola...**
Il fra
*per un classifica di (quindici) cultural exports o stereotipi basti l'Indipendent qui; il solito articolo di costume del Corriere qui
**e tanto per confermare la tesi dell'assenza di idee e degli stereotipi, quel bamboccione di Christian De Sica fa il prequel di Amici Miei. Che pirla! Un bell'articolo qui.

1 commento:

  1. caro francesco, sono molto molto d'accordo. io alla fiera in questione andai 3 o 4 anni fa e il risultato fu lo stesso. in seguito mi feci pure una litigata con una giornalista de La Repubblica che era stata evidentemente "invitata" a scriverne non una colonna ma un'intera pagina di Affari e Finanza dicendo che era proprio a questa fiera che si trovava l'eccellenza italiana. Ma mi faccia il piacere!!!

    RispondiElimina