mercoledì 16 marzo 2011

Il trecentosessantacinquesimo giorno del centoquarantanovesimo anno

Mi chiedo che cosa ci sia da festeggiare, a parte la solita dose di snobismo, a parte gli articoli sui giornali inglesi, a parte quelli che in facebook mettono il tricolore nella profile picture, a parte le mie lacrime di coccodrillo.

Non mi ricordo di avere mai studiato la storia del Risorgimento: siamo sempre stati tiepidi con il nostro passato recente, forse perché a Porta Pia in fondo non abbiamo aperto alcuna breccia, forse perché per venti anni abbiamo avuto una dittatura finita male e da dimenticare.

Non è che l'ultimo passato glorioso che abbiamo avuto è quello dell'Imperatore Adriano? quell'età di mezzo tra la fine del paganesimo e l'inizio del cristianesimo?

Leggo che al suono dell'inno nazionale c'è chi scappa e va a bersi il caffè, pare che costoro abbiamo una tradizione celtica... quando i Romani portarono gli acquedotti in Britannia, i Celti che la abitavano cagavano in una ciotola e gettavano la merda fuori dalla finestra così l'odore almeno non stava nella capanna.
Provengo da una civiltà diversa: a Matilde l'ho spiegato, Jacopo è troppo preso con i dinosauri per capire dove mi piacerebbe mettere il sole celtico.

Giornata in cui Matilde ha rotto un vetro scagliandovi un sasso, non l'ha fatto apposta eccetera... e nell'eccetera sta tutto il resto, tra cui "che cosa avremmo fatto con quei soldi".

Giornata in cui un tipo che fa una ricerca sugli stranieri che vivono a Lewisham è venuto ad intervistarmi e mi sono sentito italiano a Londra nonostante qualcosa... e non so che cosa sia quel qualcosa (l'ho trattenuto a cena rifilandogli trota salmonata, in celtico rainbow trout, rosso delle donne e vino aromatico delle Cantine Conti, tiè).

Giornata in cui Facebook mi ha dato dei capogiri: non mi capacito dell'utilità del mezzo, eppur lo uso e me ne drogo (ho ritrovato vecchi amici, ma non potevamo trovarci in un altro modo?).

Intanto il Giappone affonda e noi, in attesa che il nucleare diventi apocalittico, dimentichiamo i morti perché show must go on.

E la nave va (da centocinquantanni ormai).

1 commento:

  1. Ieri mattina (anche noi abbiamo chiuso l'ufficio in onore dell'unità d'Italia) sono andata al "conad" quello vicino a casa mia , per fare spesa; mentre giravo in su e in giu' tra gli scaffali non pensavo al perchè ero lì invece che in ufficio . A un certo punto dagli alltoparlanti, interrotta la solita musica di canzonette, esce l'inno nazionale. Bè ... è successo qualcosa . tutti ci guardavamo e ci sorridevamo, ci accorgevamo della gente che c'era intorno a noi. Alla cassa ci hanno regalato il CD con il suddetto inno e altri pezzi : va pensiero - ecc. Arrivata a casa ho inserito il CD e l'ho acceso - Andrea è andato a riesumare una vecchia bandiera in cantina e l'abbiamo esposta.Giacomo nel pomeriggio è andato col papà e il nonno al parco giochi e ha voluto portare il "tricolore".
    Non mi sono mai sentita vermente italiana (gli avi dei miei genitori provengono dall'impero austro-ungarico)e in un eventuale sondaggio avrei votato contro la festività di ieri 17. marzo. ma ad un certo punto ieri al posto della mia solita RABBIA verso il "bel paese" ho cominciato a "sentire" una specie di PENA - la stessa pena che si prova davanti a un ammalato grave - magari vorresti aiutarlo ma non sai cosa fare. Vorresti vederlo improvvisamente guarito e sorridente , senza problemi . E' stata la prima volta! Paola

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