mercoledì 16 febbraio 2011

La Sindrome dei giorni dopo

Faccio fatica a dare alle cose che penso un filo logico e un ordine. Saltello da un muretto all'altro senza mantenere un equilibrio decente, infatti lo perdo e cado giù.

Sono a Londra e non me ne sono ancora accorto!

Postumi di un fine settimana italiano? Mmm sarà... serve un'immersione londinese: posti da vedere, ristoranti, persone, ricette, libri.

Intanto l'intensità: inevitabilmente la vita da italiano, dico la mia personale, in un pezzo d'Italia (Malpensa Arrivi, Milano, Veruno, Arona e Malpensa Partenze) si concentra in tre giornate concitate e gli affetti, anche solo i sentimenti, si addensano, stipati dentro settantadue ore, di cui sessanta di veglia, e non ho né il tempo né la forza non solo di comprenderli ma nemmeno di osservarli.

Non sono gli impegni in sé (le visite le cene etc), ma piuttosto la forza delle cose, i gesti delle persone: mio padre e il suo mal di piedi, il suo pacchetto di sigarette al giorno, il Corriere della sera, il mazzo di carte, la carriola con la legna, le stanze con i mobili coperti dalle lenzuola in attesa dell'estate.
Io vago, un'anima in pena, fino a quando non trovo una postazione sicura, al riparo di che cosa e da chi non so: così accendo il camino in sala, sfoglio dei libri presi a caso, apro cassetti e accendo la tivvù.
Finisce che mi incazzo davanti a telegiornali inguardabili, in mezzo a notizie assurde si parla di donne italiane che protestano in piazza (a due settimane da quelle egiziane)...

Qui, dove vive un uomo solo, mio padre, ci sono tre televisioni, di cui due sempre accese come le sue sigarette. Ognuno ha diritto ad abbrutirsi come crede.

Poi una certa impazienza, altrimenti nota come tempesta ristrutturativa: ogni volta che metto piede nel mio passato, a Veruno dico, penso al futuro e costruisco castelli, insomma rifaccio la casa quasi dalle fondamenta.
Immagino alberi, una piscina, pavimenti decenti, muri senza umidità e mentalmente mi figuro raid aerei e chirurgici bombardamenti contro gli stupri architettonici e d'arredo degli anni ottanta e lo sterminio sistematico dei geometri che stanno trasformando Veruno in un villaggio a metà (strada) tra Salice D'Ulzio, Milano Marittima e Caresanablot.

Livore a parte, Matilde si diverte ad entrare ed uscire con il cane dentro a quest'enorme e vuoto scatolone e fa da alibi vivente alle mie responsabilità di figlio probabilmente mancato.
Io continuo a mettere legna nel camino come il macchinista di un treno a vapore, direzione sconosciuta.

Meglio trovare una ricetta (medica) e scrivere un bugiardino.

1 commento:

  1. uguale.
    sostituire padre con madre e la mia c'è da dire che non fuma.
    una scelta di autonomia (sua) e di consapevolezza (mia) che ci sono tante cose dovrei/potrei fare.
    Ci riesco in parte, a volte solo se costretta.

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