mercoledì 9 febbraio 2011

E' successo un trentotto

Ci eravamo organizzati un weekend con i fiocchi, poi è andato tutto a gambe all'aria.

Game over.

Per quello strano meccanismo per cui in due non si fanno le cose che si sono programmate in cinque, io e Cristiana abbiamo cancellato ristorante, babysitter, tour per la città, varie ed eventuali e abbiamo festeggiato il di lei compleanno in sordina e tra noi, bambini compresi.

Ora, la nota discrezione di Cristiana non contempla nemmeno un post postumo come questo, ma io non voglio parlare dei suoi anni, che sono segretissimi, quanto del suo piede, che è un bene pubblico e patrimonio dell'umanità.

Non è feticismo, ma amore per le scarpe, il suo di lei che le indossa, ed il mio di me che le compro (e mi diverto): calza un femmineo trentotto come un miliardo di altre donne e pertanto cercarle una scarpa non è impresa da poco.

Ho però trovato un negozio, Sugar, in quel di East Dulwich e lì ormai mi rifornisco regolarmente per la di lei gioia, almeno credo...

Ho inteso infatti darle una spinta ulteriore di tacco su scarpa rigorosamente nera ma con una traccia colorata in tono su tono (una fibbia, un laccio...).
Il design del feticcio deve essere classico ma contemporaneo e sempiterno, nel senso che bisogna suscitare stupore ed immaginazione nella figliolanza, che infatti viaggia a scarpe sportive ed accessoriate.

Dove i bambini riempiono noi sottraiamo, al massimo concediamo al dettaglio un carattere barocco, il resto diventa sempre più un colore primario o tutto bianco o tutto nero, poi il viola ed i suoi consimili.

Ma non c'è nulla di più stupefacente (uno stupefacente forse) di vedere Cristiana che apre una scatola di scarpe, che aspira l'odore primario che precede l'usura da calpestio, che indossa, spesso senza la grazia di un abbinamento o anche seminuda, il paio ed emette il verdetto. Per mia fortuna positivo.

Ovviamente il mio lato drag queen aiuta; non appartengo a quella categoria di uomini che entra in un negozio e si lascia consigliare... scelgo a colpo sicuro dopo ricerche ed introspezioni: in quelle scarpe si proietta una relazione, non un compiacimento salottiero e non è la carta di credito che striscia, ma il mio amor proprio e quello altrui, in una specie di comunione di beni.

Quelle scarpe sono anche mie; consiglierò l'opportunità di indossarle, il quando, il dove e perfino il perché.

Non c'è niente di più intimo che decidere come vestirsi. Tutto il resto è noia.

E pensare che volevo fare un post su "il risotto del rimpiazzo" e la cottage pie...

5 commenti:

  1. I bloody love shoes!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  2. Bellissimo post, davvero.
    Quasi impossibile pensare che la penna, ops, i tasti digitati fossero di un uomo...
    Silvia

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  3. ma quale segreto, ha la mia stessa età!
    Auguri!
    Andrea.

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