domenica 23 gennaio 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 03.11

Elephant and Castle è uno snodo stradale al sud di Londra; tra questi incroci sorge un centro commerciale costruito negli anni sessanta di una indicibile bruttezza.
L'architettura, vagamente ex DDR, è indescrivibile: parellelepipedi con vetrate e amianto, rotonde, facciate neoclassiche affiancate ad edifici anni venti (l'uscita della metropolitana).
Un ammasso senza stile, al punto da averlo, proprio per non averne.

Passando veloci su un qualche autobus (a piedi è quasi impossibile) si vede un elefante rosso con una torre sulla groppa quasi scomparire all'ingresso dello shopping centre: una statua kitsch, scolorita dal tempo, messa lì per dare un po' di senso ad un nome affascinante, elephant and castle appunto.

Un nome che riempie la bocca, identitario, che definisce un'appartenenza: chi passa queste strade infatti sente di conoscere Londra, non importa quanto, ma abbastanza da crederlo.

Quel tanto di esotico che il nome richiama è però frutto di un equivoco della lingua. Pare infatti che alla fine del quattrocento da queste parti alloggiasse, di passaggio verso la capitale, l'Infanta de Castilla: i due regni di Spagna e d'Inghilterra erano legati da strette parentele reali e le visite erano ben più che di cortesia.

Infanta de Castilla divenne presto, per somiglianza di suono, Elephant and Castle, una traslitterazione dallo spagnolo: un modo per personalizzare un evento e un luogo, un telefono senza fili con il linguaggio come protagonista.

Così me la sono immaginata: un'Eleonora o un'Isabella su un calesse imprecare in spagnolo e chiedere al cocchiere di far galoppare i cavalli tra auto, taxi, camion, sirene della polizia, ambulanze e bus... magari dal 171 l'avrei pure salutata; se solo l'Infanta si degnasse di scostare la tendina e di buttare un occhio su noi comuni e mortali passeggeri del nuovo millennio.
La sua minuta e fragile figura non sa di essersi trasformata in un colorato elefante dalla turrita groppa: Invincibile Armada vinta pure dai nomi.

Una visione la mia (ne ho tante, la mia fantasia galoppa libera), come quella documentata nel seicento da John Timbs, di un londinese che il 21 marzo 1661 ha visto nel cielo (ah la primavera!) un elefante sormontato da un castello, facendo accorrere una folla di curiosi... da questo folle, di certo ubriaco, molti pub presero il nome di Elephant and Castle.

A qualsivoglia storia si creda, l'area è oggi soggetta ad un'ampia ristrutturazione: l'intero centro commerciale verrà demolito entro il 2012, mentre già dal giugno scorso incombe lo Strata, un grattacielo di 40 piani, già soprannominato Razor, per via dell'implacabile forma fallica.

Dell'Elefante rosso con la sua torre non so cosa rimarrà, probabilmente il solo richiamo esotico. Intanto l'architettura contemporanea ignora allegramente la storia, sembra non avere memoria (a differenza dell'elefante) e pensa inevitabilmente al futuro.

Mentre me ne torno a casa pieno di (ec)citazioni, gioco con le parole... Fa molto freddo e il piede mi duole: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
Il fra

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