lunedì 17 gennaio 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 02.11

Ottolenghi, 287 Upper Street: un ambiente unico tutto bianco, un ingresso a vetrata, sulla sinistra i vassoi dei dolci e la cassa, sulla destra il buffet, le cassette della frutta e della verdura, i barattoli di spezie e marmellate.
Facciamo la fila prima di sederci, una buona mezz'ora, regolarmente informati dalla maitre; a pranzo non accettano prenotazioni ma si aspetta il proprio turno e ci si guarda intorno.... i camerieri in nero d'ordinanza fanno le porzioni sotto il nostro naso, i cuochi escono dalla cucina per rimpiazzare i vassoi vuoti e i colori dei piatti spiccano sul bianco.

Mentre non possiamo che aguzzare le pupille gustative, impietosi io e Cristiana ci improvvisiamo critici gastronomici ad uso e consumo di noi stessi e dei lettori del blog.
Il cibo è un po' troppo esposto, non è protetto da vetrine, i clienti take away entrano ed escono in continuazione, i camerieri infatti attingono agli stessi vassoi.

Cristiana dice pure che c'è troppo bianco, un colore che decomprime lo spazio, ma che rende l'ambiente un po' clinico e vagamente museale.

Il menù è un foglio stampato giornalmente e in più edizioni (la nostra era già late lunch).
La carta dei vini è prevalentemente italiana; rimaniamo (orgogliosamente) colpiti da un Gattinara, Travaglini descritto così Piedmonte, ITA, 2004. Barolo 's brother - not as famous but as delicious.

La quiche caramellata con spinaci noce moscata e gorgonzola; la melanzana al forno con la salsa di pomodoro piccante, il formaggio caprino, noccioline tostate e prezzemolo; la zucca al forno con panna acida, paprika e coriandolo; la fregola (la pasta di grano duro sarda!) con pisellini, al pesto di pomodoro, pinoli e foglie d'insalata; le taccole con la cipolla rossa etc etc... inutile prolissità: il cibo qui è piacere, un rapporto consumato con decenza ed abbondanza.

Un boccone prima dell'essere sazi c'è l'essere soddisfatti, qualcosa che si chiama confine culinario, infatti rinunciamo ai dolci per non andare oltrecortina, dove non rimane che il famoso mentino dei Monty Pyton.

Le dosi insomma sono abbondanti (qui esiste anche la sazientà dello sguardo) e la qualità... indiscutibile: ogni ingrediente descritto a menù è rintracciabile alla vista e al gusto, non scompare, non si perde in mezzo agli altri. Il piatto esprime i sapori, non li confonde e soprattutto nutre a sufficienza.

L'estetica di ogni singola portata viene fuori dagli ingredienti, della loro combinazione, non c'è alcun artificio decorativo, la bellezza si impone da sé e si porta dietro la sostanza.

La cultura mediterranea del cibo, del saperlo mostrare e valorizzare è il tratto distintivo della cucina di Ottolenghi: una lezione di stile.

E pensare che sono venuto qui con qualche pregiudizio. Mi aspettavo solo forma, ho trovato sostanza. Siamo lontani dai ghirigori di Gualtiero Marchesi, per esempio dal famoso Dripping di pesce, presunto omaggio a Pollock, una sorta di piatto gestuale astratto (?) e dal riso con la foglia d'oro... ma molto vicini al cibo delle migliori (sono tante) osterie e trattorie dello Stivale.

La storia di Yotam Ottolenghi, israeliano dalle evidenti origini italiane, è una storia di sorprendente successo: dopo una laurea in filosofia a Tel-Aviv arriva a Londra e inizia a lavorare nei ristoranti come pasticciere.
Uno chef tardivo dunque, ma che ha inventato uno stile: sperimentare la cucina mediterranea mescolando i colori ed i sapori forti, usando prodotti freschi e di qualità. Semplice ma efficace.
A metà febbraio il Nostro inizia una nuova avventura: l'apertura di Nopi a Soho. Un bel rischio, tante le forchette puntate addosso; curioso come sono, affilerò pure le mie.

E' ora di uscire da Ottolenghi, si sta facendo buio, acceleriamo verso gli antiquari di Essex Road con una predisposizione all'acquisto che solo il sollazzo gastrico regala.

Ah gli antiquari di Essex Road, Sir Charles Lamb, Islington, il tabacco di Sir Walter Raleigh, George Orwell... Ma questa è un'altra storia, un altro meridiano.
Il fra
*meridiano dedicato in particolare a (Povera pazza) alias Daniela

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