martedì 11 gennaio 2011

L'Ora del Meridiano di Greenwich 01.11

Il mio nome è Zen, Aurelio Zen. Non suona come Bond, James Bond, ma se non altro nella testa rimane. Da dove viene un nome così? E' il nome veneziano di un ispettore di polizia, creato dalla penna di Michael Dibdin.

Siamo sulla BBC 1, nove di sera: Zen è una serie di tre puntate ambientata in Italia, in una questura di Roma, con attori quasi tutti inglesi, ma personaggi rigorosamente italiani.
Siamo (noi) seduti sul divano armati di Quality Street natalizi, di the fumanti, di frutta, pronti per un'ora e mezza di sceneggiato senza pubblicità o intervalli... come in tutta la tivvù pubblica inglese.

Mentre la voce fuori campo introduce il programma (non ci sono annunciatrici bionde brune che puntano il dito ed il sovracoscia verso gli spettatori), si può andare in bagno, altrimenti si deve trattenere. E trattenere non aiuta a concentrarsi.

La scenografia di Zen è molto bella: Roma al tramonto con il Cupolone, le vie del centro, le terrazze, i remoti villaggi dell'entroterra abruzzese...
Pubblicità gratuita. Il divano si riempie di orgoglio nazional-popolare: siamo belli come cartoline illustrate.
Zen è scapolo e vive con Mamma, che non ha un nome di donna perché appunto è la Mamma: primo cliché, il nostro è un bamboccione, di quelli che vivono ancora in casa.
Insomma un maschietto con gli attributi, che si fa stirare le camice da Mamma, interpretata da Caterine Spaak (dal viso un po' gonfio), la quale si lamenta del figlio single e del suo disordine. Altro cliché.

Poi c'è il collega compulsivo che si tromba tutte le poliziotte, l'amico di fiducia sposato con figli, il questore che prende le pastiglie, il ministro corrotto ma non troppo, il carabiniere di provincia pigro, vecchie Ritmo dai capienti bauli usati per sequestri lampo, mura scrostate, chiese di paese semivuote con madonne in legno e candele.
Compare la nuova segretaria del capo, Tania Moretti (l'italiana Caterina Murino) sposata ma in crisi, con cui Zen flirta (ind. pres. da flirtare, anglicismo)*.

La trama si snoda un po' lenta, ma la confezione è molto bella e scintilla di panorami piazze vicoli e ville.

Rimane interessante la percezione che gli altri hanno di noi; l'immaginario è per immagini, cartoline appunto che riempiono lo schermo come se le case e le cose rappresentassero l'Italia meglio di noi stessi. Intrappolati dentro spazi che ci sovrastano, replichiamo i comportamenti perché lo scenario è da secoli lo stesso... siamo fermi come i nostri eterni monumenti.

La puntata finisce. Esco in vestaglia nel giardino per richiamare la gatta, fa molto freddo: ma che diavolo sto facendo?! a meno cinque gradi recupero un quadrupede per riportarlo in casa? ci mancava pure l'ispettore italiano! mai avrei immaginato... duemilaundici, un nuovo decennio... e chissenefrega di Aurelio Zen!

Rientrando in casa, mi chiedo se nella malinconia dei giorni che seguono il capodanno, nella confusione delle chiacchiere e degli auguri postumi, nell'ansia che precede la routine ed il lavoro, io posso tracciare una linea orizzontale e sicura come un corrimano.

Mi chiedo se riuscirò a marcare un confine netto con il passato recente, un confine da cui guardare con indulgenza e disinganno non solo i tanti errori commessi, ma anche tutta la felicità perduta, senza provare un dolore continuo, avvolgente.

Mi chiedo se avrò il coraggio necessario per navigare tra le passioni e i sentimenti e per percorrere un altro (il quarantesimo) tratto di strada o se invece calerò per inerzia come una àncora stremata, vinto dalla mia proverbiale pigrizia.

Perché più che i buoni propositi, i calorosi auspici e le colorate promesse di questi giorni già svaniti nel quotidiano, forse bisogna lasciare alle spalle cose e abitudini vecchie per fare spazio a cose, abitudini e persone nuove.
Un pensiero Zen, senza Aurelio. Buon anno.
Il fra
*qui l'articolo segnalato da M.

4 commenti:

  1. Pare che la perfida albione sia più che mai innamorata dell'Italia...

    http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/01/09/news/zen_gialli_italiani-11015176/?ref=HREC2-13

    Baci,
    Massimo

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  2. a Frà, quanti interrogativi... occhio che a farsi troppe domande (troppe) si rischia di incartarsi. Naturalmente sdrammatizzo che è meglio... Interessante la fiction anglo-romana, ma non mi dici nulla della cucina? come hanno trattato, se lo hanno fatto, i sudditi di Sua Maestà il tema culinario in tivvù? Un saluto dal Piemonte freddo e piovoso...
    Filippo

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  3. beccaccino, pensa a me che ho già iniziato il count down ai quaranta... e tirati su di morale.
    Certo che l'inizio anno qui non aiuta, pioveva, nebbia, peggio che a Londra!
    oggi almeno c'è il sole :)))

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  4. @filippo che io sia incan/rtato non è una novità, meglio sdrammatizzare dunque... anche sulla cucina dei sudditi. Presto arrivo anche ai vari Jamie Oliver e company.
    @grazie Bendi ma non che fossi proprio giù di morale, solo un paio di domande, una su tutte: dove va la macchina di quarantanni, probabilmente in cerca di cose e abitudini nuove.

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