mercoledì 19 gennaio 2011

Kale, Jerusalem Artichoke e petti di fagiano

Jerusalem artichoke o Topinambur, nomi che raccontano tanto, anche di certi equivoci della lingua.
Il carciofo di Gerusalemme non assomiglia al carciofo, ma ne ricorda il sapore.

Un groviglio etimologico che magari si può sciogliere in una ricetta.

Non potendo puciarlo nella bagna cauda, lascio il tubero ad un insolito destino: i petti di fagiano, i fagiolini, il Kale e la birra.

Anche il Kale, nome da pornostar, in realtà trattasi del "cavolo riccio" che ho scoperto qui e prima sempre ignorato.

Arriva tutto dal farmer market di Telegraph Hill, cinque bancarelle che sfidano il gelo ogni terzo sabato del mese.
Pure il fagiano: con l'avvertenza che ci possono essere ancora i proiettili nelle carni... quattro petti, quasi mezzo chilo a tre pound e mezzo.
Su un unico bancone le verdure di un verde intenso, il "cavalo nero" (pronunciato cavoloniiro), patate piene di terra, cipolle rosse, i porri, qualche fragile insalata di stagione, due o tre tipi di mele grigie e rosse, le pere brune e falliche, tutte irregolari e ammaccate.

Sto divagando: i riti di passaggio tra un ospite che va e due che vengono meritano di essere celebrati, combinando come sopra la pornostar Kale, il Jerusalem artichoke ed il fagiano.
Meglio farne pezzettini, dei petti di fagiano dico: disperdono l'odore di cacciagione che inibisce troppo i palati femminili e assorbono meglio la birra e le verdure. Non dimenticare sale e un po' di peperoncino: lasciare cuocere fino ad addensare con un cucchiaio di farina.

La pornostar Kale è un vegetale davvero salutare e ricco di vitamine, ha prestazioni che non deludono e pressoché gratuite.

Sul carciofo di Gerusalemme ritorno presto, d'altronde sabato prossimo al Troutbeck dinner project è di scena la Palestina... mi devo esercitare.

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