mercoledì 12 gennaio 2011

Italians: interview 008

Ho sempre visto Paolo su due ruote quando al mattino lo incrociavo al parco, mentre accompagnavamo i figli a scuola.

E infatti Paolo arriva in bicicletta... una bicicletta che non so descrivere... manubrio e sella alti e ruote piccole.

Ci diamo appuntamento alla cafeteria di Telegraph Hill, ma è già chiusa, così scendiamo verso il pub di Kitto Road.
Prima di entrare, Paolo impacchetta la bici, che diventa una specie di valigetta. Io guardo ammirato e penso a quante cose rinuncio per la mia nota pigrizia.


Il pub è un posto al limite del sordido, ma ci sediamo a un tavolo tranquillo, in sottofondo le voci rauche di un gruppo di donne e uomini inglesi sugli -anta avanzati che bevono birra. Nessun altro nel locale.
Noi iniziamo a chiacchierare davanti alle nostre birre.

Che immagine hai degli Italiani a Londra?

Non ne conosco tantissimi, anzi ho cercato di evitarli.
In che senso li evitavi?

A Lancaster nel novantadue, quando studiavo per la specializzazione, li evitavo sistematicamente per imparare l'inglese. Avevo solo amici stranieri.
Poi mi mancava la lingua e mi sono trovato con gli Italiani e ho fatto gruppo, ma dopo due/tre anni.
Quando sono venuto a Londra nel duemila ero ormai una coppia senza figli: mia moglie è finlandese. Ho conosciuto gli Italiani al lavoro, al St. George’s (College): per esempio un professore di Padova che fa pure il pendolare, poi degli studenti.
Io gestisco progetti, vedo gente che ha il curriculum e che mi chiede come fare e che non sa parlare inglese. Io faccio uno screening per cercare i migliori ma a volte è disarmante.

Gli studenti in Italia fanno un lavoro di volontariato, nelle Università italiane si sfruttano i neolaureati per fare ricerca; quelli che vengono in Inghilterra pensano di fare lavoretti e intanto di fare ricerca. Qui non funziona così. Qui hai dei fondi, con quelli assumi e fai ricerca con ricercatori altamente qualificati.

Insomma gli Italiani vengono e non sono qualificati... io ci ho messo due anni e mezzo a capire tutto. Molti ricercatori arrivano: lavorano qualche giorno, poi finiscono a fare i camerieri o i lavapiatti in pizzeria e non ottengono quello che vogliono.

Qui c'è competizione ed essere italiani è uno svantaggio... soprattutto se contattano me; avere più di due ricercatori Italiani è impossibile, puzzerebbe di favoritismo.
Tu dunque sei un ricercatore...
Io faccio sia il ricercatore sia il Manager di un grosso progetto di ricerca (venti persone per tre anni) finanziato dal Ministero della Salute: come ridurre il consumo di alcolici nella popolazione; un quarto degli inglesi beve più di un litro di birra in un giorno.

La seconda ricerca è europea, sulle droghe legali vendute su internet come alternativa alla cocaina e all'ecstasy. Tipo il mefedrone, che ora è illegale e la colpa è in parte mia.

Spiegami concretamente come è la ricerca?

Monitoriamo internet per vedere la gente che parla di nuove droghe.

Beh scusa che c'è di male... come fai a capire che quel prodotto di cui si parla è nocivo?

Parlano di prodotti che hanno proprietà psicoattive e tossiche. La gente dei forum è farmacologicamente consapevole e ha le conoscenze per diffondere l'uso di questi prodotti.

Quindi loro sono i topi?

Sì diciamo che fanno gli esperimenti su loro stessi. Non serve nemmeno l'analisi chimica: se cento persone ti dicono che è stimolante vuole dire che lo è. Poi c'è comunque un gruppo di ricercatori che acquista e fa l'analisi.

L'idea originale è capire le tendenze prima che una certa droga diventi un problema serio.

Fate una specie di spionaggio anche..
.
Meglio, facciamo del Web mapping: entriamo con degli pseudonimi ed alcuni lo sanno. Noi osserviamo ma siamo anche osservati... di recente sono entrati nel nostro sistema con le nostre password.

Non ti senti una sorta di poliziotto informatico?

No,anche se qui è coinvolto il Ministero degli Interni. Noi informiamo i dottori in ospedale, su quali siano le sostanze disponibili e quali gli effetti. Prevenzione informativa.

Insomma più scambio di informazioni che spionaggio...

Sì poi sai... chi usa le droghe è un creativo...

Dici?! io conosco dei rincoglioniti...

Se tu però vedi come sono rappresentate le droghe su internet, l'immagine grafica è piacevole rispetto ai siti proibizionisti... in questo senso sono creativi, comunicano bene.

Perché hai deciso di fare ricerca qui e non in Italia?

No in Italia no... ti faccio un esempio... capita di ospitare per la ricerca gruppi di Italiani e sono un mezzo disastro: o non partecipano ai meeting o quando lo fanno hanno bisogno del traduttore... l'ultimo meeting è stato cancellato perché l'amministrazione italiana non concedeva di partire il giorno dopo... gli unici che vogliono di partire il giorno dopo sono gli Italiani.

Il mondo universitario è impossibile, l'ho lasciato per evitare la gavetta per un posto di lavoro, di aspettare chissà che cosa... L'Inghilterra è più meritocratica. Ma fino ad un certo punto. Non è troppo diversa: intendo dire che conoscere qualcuno aiuta; diciamo meglio: al primo gradino l'Inghilterra è più meritocratica.

Poi assumere è una cosa più semplice: se ci sono i soldi, metto un annuncio arrivano i cv e scelgo e si assume subito.

E qui sui cv cascano gli Italiani... ho una ricercatrice polacca e una australiana... mi danno feedback poco incoraggianti sugli Italiani, insomma non fanno una bella figura... i nuovi arrivati sono terribili... solo chi è qui da tempo e conosce bene l'inglese e la cultura, può trovare un lavoro serio.

Diciotto anni in Inghilterra dieci a Londra con il senno di poi?

Rifarei tutto... Mia moglie è finlandese e ho conosciuto Soile qui e l'idea è di rimanere: ci sentiamo inglesi, i bambini soprattutto. A me non spiacerebbe un giorno tornare in Italia... ma questo lo dico adesso...

E l'Italia?

Eh l'Italia un po' mi stufa e la rinnego e un po' ne ho una nostalgia pazzesca... cerco di trasmettere ai figli la cultura la lingua la musica.. il piacere della propria storia... di essere Italiani. Spesso sono, come dire, rianimato dalle figure di merda di Berlusconi...
In questo momento però non mi interessa dove va l'Italia... comunque non va da nessuna parte.

Da che parte dovrebbe andare?

L'idea dei cervelli in fuga... non ha senso... io me ne sono andato e basta. L'Italia non deve attrarre gli Italiani che se ne sono andati, ma gli stranieri... che cosa offre l'Italia agli stranieri?... il tempo il cibo il casino? se l'Italia offrisse le condizioni, i miei colleghi andrebbero nel nostro paese... se la nostra società le nostre università fossero più aperte...

Qui mi piace il giornalismo, c'è una grande attenzione.. c'è un senso giuridico spiccato.

L'Italia la vedo male poi ora c'è pure la crisi e anche qui la vita non è facile...

E Londra? c'è un posto particolare che ti commuove o una sensazione che Londra ti ha dato e che ricordi?

Anni fa ero in viaggio di lavoro... arrivo a Stanstead e poi l'autobus mi porta al centro di Londra... provai la sensazione di essere a casa... finalmente casa mia. Era il duemilaquattro dodici anni dopo...

Usciamo. Fuori dal pub un paio di avventori ammazza con il fumo l'ennesimo litro di birra... non si accorgono nemmeno che Paolo con calma spacchetta la sua bici.

3 commenti:

  1. caro fra, la bici di paolo è una splendida brompton e posso assicurarti che è un gioiellino di minuta ingegneria meccanica. Io e guamà ne abbiamo comprate due e si possono comprare solo su ordinazione, come la vuoi tu in tutto, colori ed accessori, ma soprattutto solo ed esclusivamente in Inghilterra...bella la brompton!!! Ogni volta che la "spacchettiamo" abbiamo addosso gli occhi incuriositi di molte persone. Ci sorridiamo consapevoli e ci sentiamo sempre un pò più "avanti"...stronzate!! però è anche un pò vero! sandra

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  2. evviva la brompton... paolo forse me l'ha pure detto; alla pigrizia aggiungo la mia beata ignoranza.
    Dunque c'è un po' di british anche in te sandra, me ne compiaccio... a proposito sei stata a Londra ma non ci siamo visti ed è stato un peccato... non ho trovato una tua mail, può essere? me la puoi mandare a futura memoria?
    baci e buon anno a te e Guamà
    il fra

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  3. è vero che siamo venuti a londra per natale, così come è vero che NON ci siamo incontrati in covent garden come avrei tanto desiderato: un pò "per caso", come in una coincidenza "che vuol dire qualcosa"... peccato! mi ero anche informata come arrivare a casa vostra perchè, anche se non ci sentiamo, se non vi ho mai cercato nemmeno quando eravate ancora in italia, posso garantirvi che gli strocchi mi sono rimasti appiccicati addosso per tanti bei motivi che vi riguardano.
    insomma questa volta ho avuto un pò di pudore a presentarmi davanti all'uscio di 'asa vostra, ma guamà è rimasto affascinato da londra ( io ormai sono rapita da anni, per me era il quinto incontro con la city!!), credo che torneremo presto e magari ve lo faremo sapere per tempo! Voi siete molto seguiti e questo blog crea molta familiarità, in qualche modo mi sento in contatto con la vostra vita.
    basta!! mi sono annoiata da sola con questa querula... un abbraccio ed un consiglio per un ristorantino malesiano " tukdin" ( www.tukdin.com ) in paddington ( fermata metro ) camminando per 200 mt in craven road, 41. e poi, ma forse la cri lo saprà, anish kapoor in kensington gardens, molto interessante!! guamap@libero.it è quella che controllo più spesso.
    abbracci e buon anno anche a voi. sandra

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