venerdì 31 dicembre 2010

N° 07: Dulwich Park & Lordship Lane, Dulwich

Per passeggiare a Londra serve tempo e ci vuole un sabato ad andamento lento per visitare Dulwich, uno dei village più belli della capitale.

Prima la visita alla Dulwich Picture Gallery, un galleria del periodo georgiano: Veronese, Guido Reni tra gli Italiani, poi dall' Old College Gate Entrance il parco, un'ampia e attrezzata distesa di verde, piena di sportivi, cani sguinzagliati e gare di passeggini.

Dopo un'ora e più di natura (l'American Garden per esempio) si esce dal parco attraverso Court Lane Gate e si raggiunge Lordship Lane.

Una volta scollinata, Lordship Lane una delle vie di Londra per combinano lo chic con il popolare, in una parola affordable: non manca il macellaio di quartiere, la deli italiana (a Natale i panettoni appesi dal soffitto fino quasi a terra...), il negozio di prodotti ecologici per la casa, la libreria indipendente.

Il cazzeggio può proseguire lungo una delle vie laterali, North Cross Road, dove ogni sabato si tiene un mercato e terminare con un cappuccino* e un cupcake da Le Chandelier, un locale che definire elegante è poca cosa.

giovedì 30 dicembre 2010

N° 08: National Gallery

L'idea che sia aperta, che sia gratuita, che anche solo di passaggio si possa andare a vedere dei capolavori è confortante tanto quanto i divani in pelle di alcune sue sale.
E se il British Museum si può tranquillamente evitare, non così la National, che stanca molto meno ed ha più understatement.

Che i capolavori siano soprattutto italiani irrita fino ad un certo punto, che destino avrebbero queste tele nel nostro paese?
Ma che di furti si tratti è assai probabile o più diplomaticamente filantropici acquisti di facoltosi vittoriani, consumati in una corruttibile e frammentata Italia.

Comunque sia, io rimango qualche secondo di troppo davanti al Giulio secondo*, e senza parole di fronte al Caravaggio in foto: i dettagli del quadro sono la matematica di un genio.

Inevitabile fermarsi a riflettere e riempire lo stomaco nella cafeteria del seminterrato, ammirati gli arredi, si può uscire poi a rivedere le stelle.

*con indosso il mantello che Razzingher a tuttoggi esibisce? Se sì, non ci sono tarme in Vaticano.

mercoledì 29 dicembre 2010

N° 09: Northcote Road, Clapham Junction

Andammo a Northcote Road, Clapham Junction per la prima volta più di un anno fa, quando si cercava casa.
E si voleva trovare casa lì, lungo la dorsale della strada, ad un passo da un nodo ferroviario collegatissimo come appunto è Clapham Junction.

Ci rendemmo conto che gli inglesi quando si tratta di vita quotidiana, si accontantano di poco: basta una giornata di sole e si va tutti fuori, bastano un paio di sandwich anche fatti in fretta, basta vestirsi come si vuole, basta un paio di sandali e gli abiti più comuni.

Northcote è piena di negozi, di buoni ristoranti e c'è quasi sempre un mercato lungo i suoi marciapiedi: un'atmosfera molto londinese, ma non etnica.

Ideale per perdere una giornata, fare piccole spese e buttare l'occhio su qualche pezzo d'arredo (in foto un antiquario, credetemi, da urlo!), soprattutto d'estate con occhiali scuri e infradito (al Bank soprattutto, dove pallidi visi bianchi siedono controsole sorseggiando birra).

martedì 28 dicembre 2010

N° 10: Abney Park Cemetery

Della morte cerco di non avere paura, ma ci penso.

A Londra i cimiteri sono parchi, forse viceversa, le chiese sono circondate da sarcofaghi di pietra: dovunque riposano le polveri di vecchi cavalieri, di dame devote alla corona, ceneri di eroi e di "qualunque".

E a guardare, ogni volta che vado a lavorare, anche solo il cimitero di West Norwood a ridosso della fermata del treno e di fianco alla biblioteca pubblica penso sempre o quasi alla frase di Don Re, il mio indimenticato insegnante di greco, che ci spiegava Epicuro con uno dei suoi frammenti: "C'è la morte non ci siamo noi, ci siamo noi non c'è la morte".

E quello che gli eredi vittoriani dei celti hanno ritagliato lungo il profilo ondulato di Londra sono spazi verdi come l'Abney Park Cemetery a Stoke Newington: un ingresso a pilastri di egiziana retorica, le tombe che compaiono solo dove la natura non ha preso il sopravvento, la Anglican Chapel al centro del parco, vuota, diroccata e sconsacrata...

Poi per esorcizzare, una volta usciti da Abney Park, basta passeggiare lungo Stoke Newington Church Street e magari infilarsi nel The Blue Legume in cerca di un caffè.

lunedì 27 dicembre 2010

Postumi, vestaglie e top ten.

Passato il Boxing Day in compagnia di Gayle a mangiucchiare i gloriosi resti del giorno prima, non resta che scivolare nei postumi del natale, che significa televisione e libri, ma anche saldi.
Non certo come le migliaia di persone che ieri a Oxford Street hanno consumato un memorabile assalto ai negozi, nonostante lo sciopero della metropolitana, ma più pigramente e a turno andremo a colpo sicuro nei nostri negozi preferiti.

Pigramente perché, nonostante sia stato spesso apostrofato come vecchia pantofola (calva all'estremità), ho ricevuto in regalo dalla signora una confortevole e morbida vestaglia che indosso venticinque ore al giorno... con la quale non posso certo andare a fare shopping, ma che devo abbinare.

Come? Con nuove scarpe da camera e uso questo termine in quanto le babbucce, le pianelle (come dice mio padre) e le pantofole sono obsoleti retaggi di domeniche passate in tavernette arredate con dubbio gusto.
Basta dunque! ho puntato un paio di scarpe da camera dal costo spropositato e vi lascio indovinare lo stilista o meglio gli stilisti.

Cristiana mi ha pure regalato un pigiama, lei dice pigiama ma trattasi dei soli pantaloni, ergo: o io sono a petto ignudo sotto la vestaglia, cosa che può essere sexy mentre preparo la colazione e al tramonto, ma risulta volgare durante le ore diurne e serali, oppure lo completo con un set di maglie a maniche lunghe a tinta unita e senza disegni o scritte, a meno che i disegni e le scritte siano quelli di Vivienne Westwood, che -qui lo dico ufficialmente- intendo comprarmi.
In saldo e alla faccia della sobrietà. Considerato che le userò a lungo ammortizzo i costi e anche la solidarietà.

Tempo di saldi e di soldi insomma e quindi anche di futili e piacevoli riepiloghi.

Per esempio i dieci posti di Londra che più ci piacciono... uno per uno nei prossimi dieci giorni.

mercoledì 15 dicembre 2010

Chips chips chips

Confesso il mio incondizionato amore per le patatine. Banale, contradditorio finché si vuole, ma è così.
Sarà un retaggio dell'infanzia, il potere gustativo del glutammato, una qualche voglia repressa ma alle patatine non resisto, meglio, nemmeno la mia ipocondria resiste.

Oggi un pacchetto di patatine (anzi due) mi ha riportato il buonumore.
Portavo dal mattino addosso un certo tedio... l'insonnia, gli acciacchi del trentanovenne pelato e altre piccole fisime.

Dopo il lavoro dovevo andare in un ufficio del comune di Lewisham: un'ora di domande e documenti dentro la consumata cornice di efficienza britannica (e al piano seminterrato di un agghiacciante palazzo di trenta piani).
Monetizzare il mio benessere mi dà sempre un po' fastidio: mi sembra di essere denudato a forza, senza un briciolo di erotismo.
Ho risposto infatti di malavoglia, ma fingendo spigliatezza; dentro di me speravo che l'impiegata, tale Jackie, una volta congedatomi, si dimenticasse tutto di me.
Che cosa si può ricordare di un cittadino al di sopra di ogni sospetto dentro queste scatole moquettate ed illuminate dai neon? Nulla. Qui una faccia è uguale all'altra.

Jackie mi fa uscire dalla porta retro; sono le cinque l'ufficio è chiuso, decido di tornare a casa a piedi, un po' lunghetta ma magari il tedio passa.

Percorro Evelyn Road e mi infilo in uno store cinese e in mezzo ad altre meraviglie, bustine colorate, surgelati giganteschi, piccoli amuleti e medicine allo zenzero, trovo gli spaghetti di riso al the verde e una gelatina sempre al the verde.

Esco con un accenno di sorriso, mentre inizio a produrre ricette mentali, il cervello medesimo stesso accende lo stomaco o forse viceversa: stimolato dai colori dei cibi d'oriente entrambi i miei organi chiedono tra un tremito di neuroni e un gorgogliare di acidi... le patatine.

Senza indugio mi trovo nel negozio quasi a fianco del cinese, mi guardo però attorno un po' perplesso.
L'indiano che sta dietro al bancone è completamente protetto da un vetro antiproiettile, l'unica cosa che posso comprare senza doverla indicare sono proprio le patatine. Ne prendo due pacchetti.
Appena fuori dallo spaccio della base di Guantanamo inizio a sgranocchiare prima quella al gusto di "sale grosso e aceto", poi quelle al sapore di "bistecca alla fiamma" (quest'ultime in testa nella classifica provvisoria)... ora indubbiamente sea salt and vinegar e flamed steak flavour suona meglio in inglese. In Italia chi si comprerebbe patatine al sapore di bistecca alla fiamma? a parte me ovviamente.

Attraverso la suburra di Deptford con le dita unte ma con un certo ottimismo che, guarda caso, è il sale della vita.

domenica 12 dicembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 39.10

La cuoca Nicola (accento sulla a) è solita mettere in un pentolino dell'acqua fredda una manciata di fusilli, accendere a fiamma alta e uscire dalla cucina per poi ritornare venti minuti dopo, scodellare il tutto e condire le fisarmoniche con una cucchiaiata di maionese e o di tonno e voilà: il casco di vesciche biancastre è pronto! evviva la pasta!

Ho visto tutto il contenuto di una lattina di fagioli finire dentro un riso in cottura, ho visto torte insapori con profili gommosi e poteri rimbalzanti, cavoli stracotti, broccoli pallidi; ho visto spaghetti nuotare nell'amido come anguille disperate, salsicce affogare in brode rossicce; ho visto cosce di pollo seccarsi al forno, purè patate morbide fuori e croccanti dentro; ho visto besciamelle improvvisate, kili di carne trita al gusto di lasagna (in crosta)... neanche per un solo minuto ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e tantomeno raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.

Sono stato testimone oculare di questi scempi nell'asilo dove fino a pochi mesi fa lavoravo, scempi, che non finivano nello stomaco della sola cuoca, ma, cosa ben più grave, diritti in quelli dei bambini.

Nicola (accento sulla a) candidamente ammetteva di non mangiare nessuna verdura, di trovare disgustose le zucchine, i broccoli, i finocchi e le melanzane, non assaggiava niente di quello che cucinava e passava molto tempo a chiacchierare nella staff room, ricette nuove non si vedevano: menù settimanali sempre uguali tutto l'anno. Lei si nutre e nutre e le va bene così.

Da queste disgrazie culinarie ho imparato non solo il significato della parola passione ma anche quanto siano benedette la maionese, le salse glutammate e le gravy: aiutano infatti a far mangiare tutto quello che accompagnano.

La pasta, per tornare a noi, continua ad essere una vittima illustre, eppure che ci vuole a cucinare un piatto di pasta!? concediamo pure che quelle che per noi sono abitudini scontate per altri... però a parte Nicola (accento sulla a), forse le ragioni vanno cercate indietro nel tempo.

Mi è capitato tra le mani un ricettario degli anni trenta, Economical Cookery di Mrs D.D.Cottington Taylor, una Bibbia per le casalinghe dell'epoca: cinquantadue menù settimanali e tanti utili consigli.
Ad un certo punto compare una ricetta: fish and spaghetti pudding.
Ora il pudding in inglese è "una massa solida ottenuta dalla miscelazione di vari ingredienti", "un pasticcio o anche una torta, oppure cotto al forno o bollito, e si consuma sia come pietanza principale sia come dessert" (Wikipedia).
In italiano budino deriva da pudding, per fortuna nostra nella sola accezione di dolce.
La ricetta di Mrs Cottington Taylor è la seguente:

Ingredienti: un kilo di merluzzo, duecento grammi di spaghetti e poco altro.
Fare un brodo di pesce con le ossa di un merluzzo e aggiungere prezzemolo alloro sale e pepe; fare bollire e poi riposare per un quarto d'ora.
Nel frattempo spezzare a metà (aaaaaaaaaahhhhhhhhhh!!!) gli spaghetti, tagliare mezzo chilo di pomodori ed una cipolla finemente, grattugiare del formaggio (non importa quale). Mettere uno strato di spaghetti sul fondo di una pirofila da forno e aggiungere i filetti di merluzzo, i pomodori, le cipolle ed il formaggio. Fare più strati. Rovesciarvi sopra il brodo di pesce, deve coprire tre quarti del pudding. Mettere in forno a fuoco moderato per un'ora.

Poi mangiare e sperare in un ottima maionese.

Poco più in là gli spaghetti milanaise... non sapevo esistesse la versione milanese, ovvero con besciamella prosciutto o lingua... a parte questo, Mrs Cottington Taylor dice di cuocerli in acqua salata per venti minuti o fino a quando sono teneri... Aiuto.
Buona settimana di appetiti.
Il fra (con l'accento sulla a)

venerdì 10 dicembre 2010

Frapianto di capelli

Mentre gli studenti protestano a Parliament Square, Camilla ed il babbione, o Carlo e la babbiona, si fanno gavettonare (qui) a Regent Street, io decido di farmi un Frapianto di capelli...

Una reazione personale.

Ho letto infatti che, in occasione di voti importanti ai Comuni (la Camera dei deputati inglese), se un deputato della maggioranza si trova all'estero a rappresentare il Paese, la maggioranza può chiedere al partito di opposizione di non fare votare un suo deputato per compensare l'assenza! Tale accordo si chiama Pairing (chiedere il pareggio).

No comment, anzichè cascare i capelli mi sono cresciuti. Show down, show off.
Sciò!

mercoledì 8 dicembre 2010

Le rivelazioni di Leek: Queen Soup

Si potrebbe scrivere a lungo sulla verdura che non ha molta fortuna a tavola e che viene ignorata, tanto più in un paese dove non si cucina come l'Inghilterra.
Nel regno del take away dal liceale al professionista ci si butta nel primo deli e alle tre del pomeriggio ci si unge le dita con alette di pollo fritte e patatine sudate d'olio o si aumentano le carie con disordinati cioccolatismi da passeggio.
La quantità di corpi deformati dal grasso, di pance a mappamondo e di fianchi splafonati è tale che perfino al governo di Sua Maestà è ben noto il problema dell'obesità, sconcertante quando riguarda i bambini. Un quarto della popolazione è obesa, come ricorda un articolo de Il Corriere della Sera di oggi.
Il cibo costa poco, la birra pure, il tempo non c'è e la tavola è solo un elemento d'arredo dove appoggiare moccoli di sandwich e tazze bisunte.

Verdure, queste sconosciute.
Il porro, detto leek, appartiene alla categoria: ignorato, sebbene impacchettato per coppie di due, ma estraneo ed in costante declino... compare già tagliato in sacchetti in mezzo ad altre verdure per lo stir fry, nel qual caso offre non più che un gusto di cipolla.

Il porro invece è ben di più.
Certamente sostituisce la cipolla, anche senza spegnerlo troppo profuma, pertanto il porro non va soffritto ma aggiunto all'olio poco prima di qualunque altro ingrediente.
Si lascia tagliare anche per il lungo in fili sottili a mo' di spaghetti, poi si usa tutto dall'estremità in poi: il piccante è nel verde, la cipolla nel bianco.
Va sfruttato l'effetto papiro: se si svolgono all'esterno, i fogli (meglio di foglie) del porro si posso usare per coprire e riboccare pesci o carni cotti al vapore o al forno.

La zuppa Queen Soup* svela in realtà le proprietà del porro, le lenticchie rosse servono a colorare e riempire.
Si fa un soffritto di olio d'oliva con due porri tagliati tutti da cima a fondo, una punta di paprika dolce una punta di zenzero in polvere e un rametto di rosmarino.
Intanto staccare con amore chirurgico tre fogli da ogni porro e metterli da parte; preparare un brodo vegetale, ma anche di pollo se non si hanno pratiche troppo vegetariane.
Quasi al primo sentore di essenza di porro nell'aere, aggiungere le lenticchie rosse, una manciata abbondante a commensale: le stronzette infatti tendono a gonfiarsi e prevaricare.
Una volta fatte scotticchiare qualche minuto, versare una scodella di brodo a testa.
Seguire la cottura, quando le lenticchie iniziano a perdere un po' di colore, tagliare a spaghetti fini i fogli di porro e aggiungerli alla minestra, far cuocere cinque dieci minuti e spegnere. Spenta la zuppa spremerle sopra un mezzo limone.

Nelle ciotole sgocciolare sul fondo l'olio d'oliva, poi gherigli di noce pestati, un po' del verde del porro e infine versarvi la zuppa.

Ideale con amici, da evitare con conoscenze occasionali, la Queen Soup è un piatto unico e nutriente e va accompagnato con un tagliere di formaggi e del pane grezzo, ma anche stantio.
Vino rosso senza pretese.
A chiudere, della crema pasticciera tiepida o della frutta secca, entrambe se l'essere sazi sembra una virtù e non un vizio.

*traslitterazione di Zuppa Quaregna, dal nome di un ospite a cui per primo la cucinai e che dichiarò non troppo amore per lenticchie e porri. Non potendo filtrare la zuppa, finì con il bersela di malavoglia. Gli altri commensali gradirono e per contrappasso e a futura memoria fu Zuppa Quaregna.

lunedì 6 dicembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 38.10

Ora che il mio sacrosantissimo sedere può fare coordinate e continuative abluzioni sul bidet e non più pornografiche contorsioni sulla vasca da bagno, il mio cervello per il principio dei vasi comunicanti è consapevolmente più rilassato. Mi sento a casa e coltivo le abitudini come promiscui gatti di razza.
Le news della BBC One per esempio vanno in onda alle sei del pomeriggio, presto per un italiano, ma fanno da spartiacque tra informazione ed intrattenimento e da orologio per i minori: dopo le news si cena e poi i bambini vanno a letto.

La settimana appena trascorsa è stata disastrosa per la povera Albione, in ginocchio per la neve: pochi centimetri a Londra, ma sufficienti a paralizzare i treni e gli aeroporti. Ci si chiede come mai Gatwick per esempio vada in tilt così facilmente e come facciano in Svezia a tenere puliti gli aeroporti in condizioni ben più severe.

Sono stato decine di minuti alla stazione di New Cross Gate ad aspettare il mio treno per West Norwood senza alcuna informazione: si saliva sul primo treno che passava, stipato di gente, mentre gli addetti muniti di radiolina a voce urlavano le destinazioni, fino a quando il traffico è stato sospeso.
Mi è andata meglio dei trecento passeggeri che hanno passato la notte sul treno dalle parti di Three Bridges in West Sussex.

Al lavoro poi ci sono andato a piedi e su un lentissimo autobus locale, il P13, che aveva il non deprecabile pregio di mostrare i village di Londra nell'incanto di una nevicata memorabile.
La capitale bloccata da un nevicata di quindici centimetri, poi ghiacciatasi... scuole chiuse, uffici semichiusi. Come è possibile? Ci si chiede se qualcuno si sia guardato le previsioni del tempo.
La rete londinese non è pronta per reggere l'urto del gelido inverno, deludente per una grande città.
Tutto il Paese isolato ed il governo che consiglia di non usare la macchina se non strettamente necessario.

Su Twitter circola una battuta: "So what if Russia stole the World Cup from under our nose. Wait until they go home and they realise we've stolen their weather".
Perché l'altra cosa della settimana che gli inglesi non hanno digerito è la trombata di Zurigo, dove è andata malamente* in fumo la candidatura ai mondiali di calcio del 2018.... nonostante i diciotto milioni di pound spesi e la presenza del principe William, di David Cameron e di David Beckam, la reginetta del gossip britannico.

A scaldare gli animi della stampa britannica è stato, tra gli altri, un reportage della BBC One. L'emittente pubblica ha mandato in onda con il suo programma settimanale d'inchiesta, Panorama, una puntata dal titolo Fifa's Dirty Secrets, fornendo prove sulla corruttela tra i membri della associazione calcistica mondiale. Alla vigilia della decisione sulla candidatura, la tempistica della puntata è stata per alcuni inopportuna, ma per certi versi salutare.

Nessuno è innocente, ma è sembrata una buona prova di informazione del servizio pubblico: la vittima diventa la Fifa e non l'umiliata Inghilterra; un fondo dell'Independent titola: Una sconfitta, di cui però possiamo andare fieri**.
Sarà... stupisce però la maturità e la complessità della discussione fatta dal servizio pubblico, che non guarda in faccia a nessuno; un vero servizio pubblico, nel senso più esteso e nobile del termine, una scoperta per me, o forse una conferma.
Memorabili la serie (oggi su youtube caricata dalla BBC) di Adam Curtis The Trap: What Happened to Our Dream of Freedom, critici con il governo Blair, ancora in carica al momento della messa in onda.

Non manca certo la tivvù trash e commerciale... ma siamo anni luce dai leccaculismi, dalle risse, dalla parzialità della Rai, di tutta la Rai, Tele Kabul compresa.
E poi c'è Miranda, un telefilm in onda ogni lunedì alle otto e mezza su BBC Two, un donnone troppo alto e goffo per essere sexy, Miranda sa di essere brutta, ma è un turbine di intelligente simpatia, lei mi piace molto... sempre tivvù pubblica ma divertente.
Il fra
*due voti su ventidue, di cui uno del membro inglese, una vera umiliazione.
**Lo stesso giorno The Independent titola a tutta pagina: Un giorno a due metà. In alto la faccia di Blatter e "La Russia ospiterà la Word Cup, mentre la candidatura dell'Inghilterra ottiene solo due voti", in basso la faccia torva di Putina e "Wikileaks pubblica le accuse americane a Putin che fa accordi con Berlusconi". Cattivi e perfidi questi inglesi, anzi stalinisti!

venerdì 3 dicembre 2010

Hayward Gallery, Move

Se come una improvvisa via di uscita comparissero degli anelli appesi al cielo, ci libereremmo con un leggero scatto di tutto quello che non va.

Buon fine settimana da una Londra innevata, mentre il continente continua ad essere isolato.

mercoledì 1 dicembre 2010

Tandoori Masala

Una busta di cento grammi di tandoori masala per 79 pence e mi sembra di avere in mano l'ingrediente magico: un misto di spezie* (masala) dall'intenso colore rosso, qui recuperabile un po' dovunque, in Italia solo nei negozi gestiti da indiani.

Ideale per il pollo, al tandoori appunto, una ricetta indiana che devo a Kam Chana.

Certo... la carne di pollo non ha particolare appeal, noiosa e senza gusto e pure un po' sfigata; nelle occasioni che contano è difficile trovarla servita su una tavola italiana.
Il pollo infatti è un cibo da bambini, che dopo prolungata bollitura fa quel brodetto somministrabile anche ad ipocondriaci e convalescenti, ideale se accompagnato da un riso pallido, appena sbiancato da un noce di burro.
Si fa più figura forse nella versione completa di carcassa oppure bello unto arrostito allo spiedo e comprato nei mercati rionali.

Il tandoori invece dà una possibilità alla carne di pollo, a pezzetti, a strisce o scubettata da un petto, alle coscette, addirittura alle alette... insomma nobilita.

Ecco come: si lascia marinare una notte un pollo fatto a pezzi e senza pelle in mezzo chilo di yogurt bianco (tipo il greco) e tre cucchiai generosi di spezia.
L'indomani si mettono i pezzi nel forno avvolti nella stagnola in una teglia per un'ora circa a quasi duecento gradi e poi, spacchettati, sulla griglia finché s'abbrucicchiano.
Chi non regge lo yogurt o è allergico al lattosio, può lasciare la spezia affogare nell'olio di semi per una decina di minuti in una capiente padella, poi a fiamma alta getta la carne di pollo. In quindici minuti i pezzi di pollo s'arrossano della spezia e sono pronti.

Accompagnato dal riso (nero o basmati) o da verdure come taccole, fagiolini o peperoni verdi, (listati ma non a lutto), il pollo al tandoori diventa un piatto unico di effetto e di sostanza.

*Coriandolo, fieno greco, chilli, pepe nero, aglio in polvere, cassia, cannella, cumino, zenzero, cardamomo... insomma tutto o quasi