lunedì 29 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 37.10

Una Giulietta Alfa Romeo rossa di metà anni novanta usata, un pakistano alla guida, i due figli e la moglie dietro e sul sedile di fianco ... non posso che esserci io!
Si va insieme a fare la spesa per la cucina dell'asilo dove lavoro come cuoco; Tarik e Sumaira sono i miei nuovi capi.

Si vince un certo imbarazzo parlando della cucina italiana e della Ferrari, argomento quest'ultimo su cui ammetto di essere impreparato tra lo stupore dei due figli teenager, che conoscono pure la Fiat, Montezemolo e ovviamente la Formula uno.
Sulle loro facce un'espressione tipo "come è possibile che non sappia nulla?" sulla mia faccia un'espressione tipo "ci manca Montezemolo e la Ferrari..."

Saliamo in macchina ed è come catapultarsi a metà degli anni novanta: freddo polare, riscaldamento al massimo per spannare i vetri, panno pulente, sedili in pelle sfondati, ripresa lenta, e dopo cinque minuti di phon, caldo tropicale.
Io in cappotto e sciarpa sto sudando ed accuso malessere, ma arriviamo al Sainsbury's di Sydenham appena in tempo per una gelida boccata d'aria.
Dopo un'ora di spesa tra datteri spezie patate e surgelati (disposti in ordine nel carrello per essere impilati in ordine nel bagagliaio della macchina) mi accompagnano alla stazione del treno e ci salutiamo.

Un po' frastornato penso agli arabi ed ai musulmani che ho incrociato nella mia vita ed un po' più concretamente a come posso fare a cambiare le abitudini alimentari dell'asilo: nuovi menù, l'olio d'oliva che sono riuscito a far comprare, le spezie, i piatti mediterranei, la frutta... per il parmigiano devo aspettare ancora un po': mi tocca continuare ad utilizzare il cheddar cheese, un pallido emmental delle fattorie di Sua Maestà.

C'è molto da fare: in una città con una tale disordinata cultura alimentare per uno strano paradosso i menù degli asili sono abbastanza ripetitivi e di fatto sono per adulti, per niente adatti ai bambini.
Poi c'è il problema delle allergie: al lattosio, ai legumi, al formaggio, agli spinaci, al glutine, poi ci sono i vegetariani. Imporre ad un neonato una dieta vegetariana è un errore dei genitori, perché la dieta alimentare di un bambino deve essere la più varia possibile, ma variare non è semplice.

Sono passato così da una manager anglosassone come Cher ad un signore musulmano che in due anni ha trasformato la propria casa in un asilo con 45 bambini e quindici persone di staff, tra cui appunto il cuoco.
Difficile dire che cosa ci sia di musulmano a parte la fisiognomica e l'avversione per la carne di maiale nei menù. Un tributo alla pigrizia più che al Corano: come nel caso del latte vaccino o dei legumi, a chi non vuole la carne del maiale si può cucinare quella di vitello, ma tant'è! allo sporco quadrupede nessuna chance, niente prosciutto crudo e cotto e derivati, invece sì alle gravy sauce, addensanti chimici per condire i piatti di carne.

Intanto mi chiedo se la convivenza con persone di culture tra loro distanti ci restituisca un diritto di cittadinanza diverso o se invece acuisca di più la nostra originaria identità; se sia Londra ad offrire questa opportunità, se la città (la sua urbanistica, la sua varia umanità) ci offra la possibilità di evolvere verso altre identità non subito riconducibili ad una sola nazione, ad una sola cultura.
Come se i nostri nomi, i libri sugli scaffali, la lingua parlata in casa, diventassero le sole tracce originarie di un' identità altra e diversa.

So che tutto questo è in qualche modo contro corrente o forse semplicemente fa meno rumore di chi sbandiera la propria identità con orgoglio nazionalista, o con fervore religioso.
Rifuggo di natura dai proclami, preferisco libere chiacchierate attorno alla tavola.

Qualche giorno fa ho attraversato Troutbeck Road, diretto al tredici bi, a casa di Manali e David. Asmite, la madre di Manali, mi ha insegnato a cucinare il Pohe, un piatto indiano a base di fiocchi di riso, che si mangia fin dal mattino, nutriente, speziato e semplice.

Ad un certo punto Miro si è svegliato, ha quasi sei mesi. Miro è un nome che si pronuncia allo stesso modo in indiano italiano finlandese e inglese, le diverse origini dei genitori.
Miro, un nome che più che raccontare il passato parla già del futuro.
Il fra
*interessante il reportage del Guardian sull'afgano che per nove mesi all'anno fa il taxista a Londra e per gli altri tre torna in patra e da talebano combatte l'invasore inglese.

mercoledì 24 novembre 2010

His Girl Friday

Dunque i due si sposano il ventinove aprile, dico William e Kate... non che la cosa mi riguardi più ti tanto.
Un po' come l'oroscopo: non mi interessa ma lo leggo. Delle cose superflue poi tendo sempre a specializzarmi.

Quindi venerdì ventinove aprile sarà bank holiday: non si lavora... poi c'è il primo Maggio e, dato che cade di domenica, si sta a casa il lunedì. Windsor Long Weekend!

Credo sia un'abitudine inglese quello di far godere di lunedì le festività che cadono nel weekend... comunque, il bello di vivere in una monarchia è che festeggi le nozze, i compleanni , le ricorrenze dei componenti la famiglia reale.

Nelle repubbliche invece si festeggiano eventi storici che non si rinnovano e non suscitano il benché minimo pettegolezzo: nel nostro caso il due giugno, il venticinque aprile...
Feste che non hanno nessun appeal.

Ovviamente attirano di più le nozze di un giovane rampollo di sangue reale, pieno di soldi e glamour.
A volte abbiamo bisogno della felicità degli altri.

Pop-culture

Jacopo: mamma, però non mi hai ancora comprato la luce per leggere a letto!
Cri: hai ragione, sai cosa facciamo? Chiediamo a Babbo Natale di portarne una bellissima!
Jacopo: ma io non voglio quella di Babbo Natale, voglio quella di Tom&Jerry!

Infatti

martedì 23 novembre 2010

Perfume di Londra

Mi infilo al Buenos Aires per gustare il cafè buenos aires, un mocaccino ricoperto di panna fresca e cacao in polvere in un bicchierino trasparente olè... senza rinunciare ad una empanada di caprino e spinaci e alla lettura del giornale.

Manca solo in sottofondo la voce roca di Adriana Varela che canta Perfume e potrei anche essere in qualche bajo fondo, intossicato dal mate e da un giro di tango.

Arrivo all'una di una domenica in cui sarei stato il pallido contenuto di un pigiama nero di cotone e di una vestaglia (stavolta sì lavata di fresco con il perfume dell'ammorbidente)... ma con uno scatto cambio d'umore, esco di casa ed arrivo a Greenwich.

Qui, a Greenwich dico, durante il fine settimana è meglio evitare la calca del mercato coperto e passeggiare con un certo scazzo, inoltrandosi nella parte est del village, infilando prima un mercatino dell'usato poi Royal Hill e attraverso King George Street entrare quasi non visti nel parco.

Poi una puntata al mercato coperto, dove Lella non è molto contenta di come vanno gli affari. Noi si dimentica tutto o quasi bevendo un caffè espresso, che da Paul Rhodes è proprio un caffè espresso.

lunedì 22 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 36.10

Dovrei probabilmente scrivere del fidanzamento tra William e Kate, tra un reale ed una commoner, dell'anello di Diana che lei ha al dito come pegno d'amore.

Dovrei, più seriamente, scrivere del dibattito circa la opportuna sobrietà del matrimonio, che si terrà la prossima primavera in una data non troppo prossima al compleanno della regina Elisabetta e alle festività di Pasqua, l'impatto mediatico ed economico dell'evento, il conio di nuove monete, la produzione di stoviglie e ceramiche ad hoc.
L'opinione pubblica chiede addirittura che il giorno del matrimonio diventi festività nazionale (bank holiday): insomma il tutto sembra una rinfrescata alla monarchia, una vera e propria macchina da soldi che si incepperebbe se quelle due impresentabili facce da pantofola di Carlo e Camilla diventassero sovrani. Largo ai giovani insomma e largo al denaro, che se speso con parsimonia, distrarrebbe dalla crisi e dai tagli.

Dovrei piuttosto regalare a qualche amica affamata di pettegolezzi reali la mug con le iniziali dei due piccioncini perché da sempre i Windsor interessano più dei Savoia, ma non mi posso fermare alle prime pagine dei giornali e dei tabloid... meglio (!?) andare oltre, alle pagine degli esteri: dove invece impazza Lui.

Su Metro, una pubblicazione distribuita gratis nella rete di trasporti londinese, Lui è Berlo, settantaquattro anni, faccia sorridente ed aria ammiccante, nel riquadro sotto la statua di Marte e Venere, appena fatte restaurare da Berlo in persona, completando le mani di lei e attaccando il pene a lui.
Ma si sa che i tabloid prendono per il culo un po' tutti, regina Elisabetta compresa, per cui sorvolo: trattasi di lettura mattiniera prelavorativa di puro intrattinimento.

Sul Times e sul Guardian, Berlo diventa Berlusconi e la cosa si fa seria.
Non mancano certo gli articoli sul pene (della statua) di Marte, sulle pene di Venere, sulle telefonate in questura, sulle accuse di mafia che piombano sul suo entourage, su avvocati corrotti, sulle leggi ad personam, sul potere dei media, ma la domanda principale è: come è possibile che Berlusconi sia ancora al potere? perchè gli Italiani lo votano? Quando e come se ne andrà? e soprattutto! che cosa accadrà dopo?

Tobias Jones* fa una spietata analisi dell'italianità di Berlusconi in un lungo articolo apparso sul Guardian martedì sedici novembre: in un paese normale anche solo la più risibile delle accuse ed il meno rilevante dei fatti penalmente accertati avrebbe tolto Berlusconi dalla scena politica per sempre. Ma agli italiani piace il suo sangue caldo ed il fatto che Lui non lo nasconda.
Jones cita la legge del governo italiano contro la prostituzione e dice che è "come se un insegnante alcolista dicesse agli studenti di non bere la coca cola".
Avere un comportamento esemplare in un paese normale sarebbe una virtù, assecondare le di lui abitudini sembra proprio una collettiva ammissione di complicità. Insomma perdoniamo chi ci assomiglia.
Noi italiani amiamo lo stile, lo charm e la seduzione e Lui le incarna perfettamente, nonostante il suo feudale e patriarcale bigottismo.
La battuta sui gay non ci scandalizza piuttosto ci fa sorridere, chi infatti vorrebbe mai un figlio gay? meglio conclamare una certa debolezza per il gentil sesso.
Insomma Lui ha trasformato l'Italia "into a complete joke" (in tivvù il Nostro è pure bersaglio di molti comici britannici).
La scusa del potere mediatico della famiglia Berlusconi è per Jones relativa: insomma siamo noi che lo vogliamo e poiché lo vogliamo, è difficile sbarazzarsene. Dopo di Lui il vuoto, anche per via di una inesistente e afasica opposizione.
Deberlusconallizzare
l'Italia sarà un drammatico ritorno alla realtà, dopo venti anni di lavaggio del cervello. Serve per svegliarci, la catastrofe di una crisi economica?

Non è bello leggere queste cose, poco importa che le si condivida in tutto o in parte.
Da tempo mi guardo sempre un po' intorno quando apro il giornale, so che la pagina dieci implacabile mi aspetta al varco: ma l'immagine dell'Italia è quella di un paese senza bussola, in crisi, ma che se ne fotte altamente.
Una tragicommedia che diverte, ma che preoccupa, perché l'Italia è comunque un paese molto amato e gli inglesi non si astengono dall'osservarci e dall'interpretare la nostra storia contemporanea.
Che ci piaccia o no.

A parte la nostra, mia e di Cristiana, cronaca familiare, il blog serve per vedere meglio e fare confronti; tacere non possiamo, nemmeno dalla nostra privilegiata posizione: qui la politica, il senso civico e l'impegno sociale, financo il servizio pubblico sono semplicemente molto migliori dei nostri; che il tempo sia troppo variabile, gli inglesi puritani e rigidi come pali, la cultura gastronomica inesistente ed orrida, non cambia di molto il mio giudizio.

Dopo undici anni di Thatcher e dieci di Blair, l'Inghilterra è molto cambiata, ora affronta una crisi economica seria ed un debito pubblico tra i più elevati d'Europa.
Il primo ministro dichiara tagli draconiani e non si cura della impopolarità; il dibattito sui giornali e nella pubblica opinione è serio, talvolta drammatico, gli studenti inglesi per esempio reagiscono, anche violentemente.
Tra il dire e il fare però, nella perfida Albione, c'è poco margine.

Nel basso impero regnano invece le parole e, se ben dette, le parole hanno un innegabile magnetismo, ma lasciano i problemi esattamente dove sono e i problemi che non si affrontano si ingigantiscono.
A scapito di noi, che sembra non ci accorgiamo di nulla, gossip a parte.
Il fra
* Qui l'intervista (in lingua italiana) a Tobias Jones.

mercoledì 17 novembre 2010

post n°448

Ieri è stato il mio primo giorno di lavoro.
Ancora un inizio, l'ennesimo.

Mio padre direbbe (ha già detto, lo dirà) che sono sprecato e che faccio lavori miseri: prima il cameriere e adesso, a Londra, il cuoco. Si chiederebbe dove sia finita la mia laurea*.

Ma mio padre non c'entra, almeno per questa volta c'entro soltanto io: ho i brividi e non per il freddo.

Traballo, chiedendomi se ho ancora voglia o se la mia proverbiale pigrizia prenderà definitivamente il sopravvento, se è meglio arrendersi al senso del dovere o sfidare le abitudini altrui e cambiare, con le abitudini, le persone e i luoghi.

A metà tra l'ambizione di lasciare tracce e la paura del passaggio in ombra.

Tremo al varco di questa lunga serata, che cala presto e non ha nemmeno l'alibi della malinconia. Una cosa cercata come un nuovo lavoro è, in questo preciso momento, un'avventura che non mi va di affrontare.

Ho la fortuna di conoscermi bene, di guardare al passato soltanto per raccontarlo, in pochi casi per dimenticare e, a parte qualche vittima su cui, con l'arma dell'indifferenza, ho troppo infierito, non ho rimpianti. Rifarei quasi tutto.

Ma adesso ho paura del futuro, sono fragile.

Non mi aggrappo a nessuna sporgenza di muro, piuttosto mi lascio andare in una direzione improvvisata, perché per quanto voluta e calcolata sia la mia vita qui, oggi sono (come) un pezzo di carne fuori dal frigo, esposto e disperso.

Non ho voglia di ri-cominciare; "cambiare fa bene" è una frase che oggi non mi piace.
Mi intrappolo da solo: l'impressione di essere a pelo d'acqua, uno stanco castoro pelato in uno stagno dove non si vede il fondo.

Dove vado? che cosa faccio? cucina, moda, arte, scrittura?
Troppo! a che mai serve essere così eclettici?! tutto questo per chi e per che cosa?! e che cosa lascio?

Domande, le stesse da anni.

* incorniciata nella sua camera da letto

martedì 16 novembre 2010

Bernarda e calzini di un'altra generazione

Veruno, domenica quattordici novembre ore dodici circa

Io: Ti piace il vino delle Conti*?
Papà: Mmm è un po' troppo forte, preferirei la bernarda
Io: Alla tua età la bernarda? non so se preoccuparmi...
Papà: Ma va'... è dolce!
Io: Credo che la bonarda, papà, sia più dolce della bernarda
Papà: Ordinerò la bonarda allora.
*****
Troubeck Road, London, 3.00 pm

A man collecting money in support of a charity rings the bell.
Cristiana opens the door and talks to the men, at the end he says:
-Are you italian?
-Yes, how do you know?
-Because of your accent... and your socks!
*****
Troutbeck Road, London,9.00 pm

Luca Biasetti
in visita, dopo cena parliamo della situazione politica:
Cristiana: ...in Italia i giovani come noi non si impegnano molto nel sociale ...
Luca: Sì vero, ma voi siete di un'altra generazione.

Silenzio.
*da tempo adoro le sorelle Conti, che fanno un ottimo vino, il rosso delle donne poi..., e ho contagiato mio padre abituato a beveraggi posticci e postali con gadget in omaggio.

lunedì 15 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 35.10

Sono all'interno del check in di Malpensa due a ripassare un intero fine settimana.
Difficile. In presa diretta infatti le emozioni deragliano e confondono.
Ma voglio scrivere a caldo delle cose che capitano, quando capitano.
Come fosse la mia gita al faro, come la giornata di Ms Dalloway che si compra dei fiori... non è forse questa le lezione di Virginia Woolf?! vedere da vicino la vita quotidiana e raccontarla, leggervi i pensieri propri e degli altri, nell'ordinario scorrere dei giorni?!

Qui al gate E25 per London Gatwick 18.15, sono pochi i turisti: ci sono gli habituè inglesi e gli italiani residenti all'estero; non c'è il nervosismo caciarone del volo d'andata, ma una specie di informale e pragmatica malinconia. Che noia!

All'andata, l'altro ieri, la signora italiana accompagnata dalla figlia in carriera che caracolla verso il sedile come una piantana spiombata e lamenta una stanchezza cronica (tre giorni a Londra hanno completamente disfatto la brianzola), al decollo già russa spalancando la bocca e ad intervalli regolari la settimana enigmistica le scivola ai piedi, poi si sveglia dice che ha fame e la figlia, sempre più stronza, non smette di apostrofarla.
Nel frattempo la chioma bianca e riccia dell'elegante signora inglese seduta di fianco scivola addormentata sulla mia spalla, la trattengo prima che mi caschi in grembo in un'imbarazzante fellatio aerea, lei si risveglia e riprende la lettura del Financial Times.
Intanto lo stewart schecca in continuo circondato da hostess, che hanno non solo vitini ma anche culi da vespa.

Arrivo in via Grazioli, zona Maciachini, Milano che imbrunisce: ad angolo una vecchia ferramenta, la vetrina spoglia di una panetteria, illuminata da un solo neon.
Entro, una donna dal viso rotondo e dentiera bianchissima mi dice: "ho ottant'anni giovanotto, abbiamo fatto appena i cinquant'anni al negozio, guadagniamo per vivere, i muri sono nostri...", alle pareti i vecchi contenitori in formica, sul retro seduta al tavolo la figlia mi guarda.
Katia mi recupera nella libreria a fianco, l'albero del riccio, e mi porta nel suo studio, parliamo di progetti: non ci vediamo da due anni e vorremmo provare a fare di nuovo qualcosa insieme.

A mezzanotte sono a Veruno, entro in casa: "Ehi, sentiallora lacaldaiapartepoisiferma, noncapisco... comunquenonfafreddo".
"Ciao papà" rispondo, lasciando Edipo fuori dalla porta e declinando l'indulgenza come fosse una virtù.
Salgo in camera, sul materasso saltellano felici i pinguini; la caldaia funziona, bastava solo regolare il termostato... mi infilo a letto con il cappotto e non chiudo occhio.

Il giorno dopo si va in pizzeria, la solita da sempre, perché papà non concepisce il cambiamento: il Gallo Verde è un pianoterra verandato di un'anonima palazzina anni ottanta, l'interno arredato come l'atrio di un multi sala su un pavimento da piscina.
Lui da vent'anni ordina il fritto misto, patatine e birra, io cerco di finire la pizza, comunque discreta. Gattico è uno di quei paesi che la tangentopoli nicolazziana ha trasformato in un'accessoriata piccola metropoli, a Veruno imperversano le case a schiera, ma secondo papà: sei tu che ti lamenti sempre.

Sabato la cena con gli amici, il tempo non sembra essere passato ma è passato: beviamo molto di più di quello che mangiamo, parlando di vite fortunate, di libri, di film visti al liceo, eccetera eccetera eccetera.
Per un sera siamo noi, poi torna la domenica: ci sono i figli da andare a recuperare, la passeggiata da fare, la partita di rugby da giocare e, nel mio caso, il check in e due ore di attesa.

E' il momento dell'imbarco, in fila, guardando la gente di questo volo domenicale, mi convinco anche io che la felicità sia noiosa.
Il fra

sabato 13 novembre 2010

Sleeping bag

Una delle cose che mi piacerebbe fare qui a Londra.... è aprire un negozio in cui vendere solo eco-borse, ovvero borse create con materiali riciclati o come parte di progetti sociali o artistici. Io adoro le borse e se poi acquistandole compio anche una buona azione...beh cosa volere di più?
Ieri sera, per esempio, una mia amica portava una Sleeping Bag. Creata da un gruppo di designer in collaborazione con lo Zetter Hotel di Londra, la Sleeping Bag è fatta con le lenzuola riciclate. Bleah, diranno i più. E invece no, bellissima, morbida e chiccosa! E quasi quasi me la compero anche io...

Volete sapere quali altri borse venderei nel mio 'negozio'?
Beh, certamente le classiche Freitag fatte coi teloni dei camion.
Sicuramente le Carpet Bag fatte reciclando vecchi tappeti (le adoro!).
Probabilmente quelle fatte coi billboard pubblicitari dei cinema.

E poi forse qualcuno ha qualche altra idea?

venerdì 12 novembre 2010

400 Women
























Ieri sono andata a vedere...
Quattrocento donne, duecento scomparse o uccise negli ultimi anni nella sola Ciudad Juarez, in Messico, duecento le artiste invitate dalla curatrice a partecipare al progetto. Ad ognuna delle artiste è stata data la fotografia con il nome (ma spesso solo il nome) di una delle vittime della violenza a Juarez e le è stato chiesto di farne un ritratto, e in qualche modo di 'diventare' quella donna nell'ambito del progetto e di fronte al pubblico.

Il piano interrato della Shoreditch Town Hall - un labirinto vittoriano di corridoi e salette - accoglie e presenta le duecento opere, tutte delle stesse dimensioni, ma tutte diverse nella tecnica, nel soggetto e nell'impressione, e la galleria di ritratti ti si imprime nella testa e nel cuore come fosse un muro di resistenza.
Le artiste hanno assorbito i dettagli scioccanti dei racconti, hanno considerato l'effetto che i ritratti potranno avere sui familiari delle vittime, e attraverso le loro opere hanno in qualche modo reso giustizia alle duecento donne rapite, violentate e uccise.

Tisna, che ha partecipato al progetto, mi racconta che la mostra viaggerà per il mondo fino ad arrivare in Messico e che gli ideatori sperano di trovare un museo disposto ad accogliere ed esibire tutti i 200 ritratti. I soldi della vendita verranno donati ad Amnesty per finanziare progetti di sensibilizzazione sul tema in Messico.

giovedì 11 novembre 2010

Del perchè invece io non cucino mai...

Di questi tempi, due sembrano essere gli argomenti su cui si regge la programmazione di tutta la tivvù britannica: cibo e case.
Dalle 18 alle 22 è un susseguirsi di gare tra chef, ristrutturazioni, come cucinare in campagna, grandi progetti architettonici (la mia preferita), coltiva l'orto, DIY (do it yourself, ovvero come aggiustare le cose rotte in casa - questo stranamente il fra non lo guarda mai...), prepara una cena in 30 o 5 minuti, arreda con gusto... 

Due giorni fa alle 20.30 ho beccato un super chef (francese, con 2 stelle michelin!) che sfornava piatti incredibili a tempo di record.
Certo non mi attirano i piccioni al brandy o il cm cubo di fegato su patata bollita nel burro ricoperto di panna, ma la torta al cioccolato che il super chef prepara agilmente con pochissimi ingredienti...quella sì.
Decido che segnerà il mio rientro ai fornelli, farò la spesa e farò tutto per bene.

Ovviamente il super chef non fornisce dettagli sui grammi (che comunque qui sarebbero once e quindi non ci capirei niente comunque) o numero di uova impiegate. Ma io quante volte ho visto mia nonna preparare una torta e qualcosa avrò ben imparato? - vado comunque da Sainsbury's e improvviso. 

Invece della pasta frolla trovo solo la pasta per i biscotti, ma in fondo non ci sarà molta differenza no? e poi se la torta mi viene bene questa volta, la prossima  volta farò io la pasta frolla!
Uova...boh, facciamo sei. Cioccolata? meglio due tavolette. Burro, ecco questo è un problema. Venderanno il 'panino' da Sainsbury's? Io ho sempre solo visto margarine, burri salati, burri spalmabili, oli a forma di burro... Finalmente lo trovo e la spesa è fatta.

Torno a casa e mi precipito in cucina, Giacopou dice di volermi aiutare...
Quale è la prima cosa da fare? ah già, la base. Col mattarello (che il fra si è portato dall'Italia!) trasformo il cubo di pasta da biscotti in un sottilissimo strato che trasferisco nella teglia.
Ah no, prima devo imburrarla. Poi il dubbio mi assale, come faccio a tenere la pasta bassa ed evitare che si gonfi nel forno? Ecco perché il super chef metteva i fagioli, in effetti l'ho visto fare anche in Italia qualche volta. Ma i fagioli ovviamente non ci sono in casa.
Penso che posso usare le lenticchie, sempre di legumi si tratta no? Apro e rovescio un intero pacchetto di lenticchie biologiche dentro la torta e la infilo in forno. E questa è fatta.
Ora devo sciogliere la cioccolata nel burro, questo è semplice. E poi devo montare le uova con lo zucchero. Ecco sul numero di uova dovevo proprio prestare maggiore attenzione durante la trasmissione. Ha detto six? Quattro intere e due rossi? O quattro bianchi e due intere?
Uffa, in fondo le uova non fanno troppo male, una o due in più non fanno che arricchire la torta che sarà anche più buona. E l'impasto è pronto. Basta aggiungere la cioccolata fusa alla montagna di uova sbattute.

Però la base non mi sembra ancora cotta. Accidenti, non vorrei che nell'attesa la mia bella spuma di uova si smontasse...che faccio? meglio sbatterle ancora un po', non si sa mai...e poi non ho altro da fare.
Noto che la frolla comincia a scurirsi, buon segno. Estraggo la teglia e cerco di togliere le lenticchie, ma con mio gran orrore (e con orrore ancora maggiore di mia mamma e del fra appena giunto) le lenticchie sul fondo si sono amalgamate con la frolla e hanno cominciato il processo di cottura!
Ecco perché il super chef aveva avvolto i fagioli  nella carta da forno... Pazienza, ma ormai tutto è pronto e non rinuncio a vedere la mia torta fatta e finita.
Con un cucchiaino riesco a togliere (quasi) tutte le lenticchie e così la mia teglia è pronta per ricevere la spuma di uova e cioccolato, che strano, non ci sta tutta. Più di metà rimane nella ciotola, ma poco male, magari ci posso fare un budino? 

Non mi resta che infilare nuovamente la teglia nel forno da cui supplico il fra estragga  l'altra teglia dove lui ha messo ad essiccare rosmarino sale grosso e curcuma. Va bene tutto, ma la torta al cioccolato (e lenticchie) al sapore di rosmarino e curcuma forse è un po' troppo. 

Il super chef non dava il numero di minuti per la cottura perché, diceva, basta vedere quando la superficie comincia a crepare... ecco a quel punto la torta is just ready!
Quindi è facile, basta dare un'occhiata al forno ogni tanto e nel frattempo posso farmi il mio aperitivo. Strano però che dopo 50 minuti la superficie sia ancora intatta, forse meglio controllare. Appena in tempo! Si vede che la mia è fatta troppo bene per crepare.

Dopo gli gnocchi di zucca strepitosi fatti dalla Pol servo il mio capolavoro. Buonissima, peccato solo per qualche sporadica lenticchia cruda da schiacciare coi denti....

E voilà, la tarte est là.

martedì 9 novembre 2010

Agnello da Guinness

Il menù... molto si deve alla Pol che ha fatto la peperonata e il tiramisù... ovvero come cucinare i peperoni senza che stiano sullo stomaco giorni e come rendere leggero e godurioso al palato un dolce a base di mascarpone e caffè.

Io mi sono dedicato allo stufato d'agnello in una pentola di terracotta che ha la mia età, nel modo che segue, coniugando al presente.

Faccio marinare due chili di carne per dodici ore in due pinte di Guinness (la birra), con una cipolla, una testa di sedano e un paio di carote.
Poi nel mortaio pesto due cucchiai di sale grosso, un cucchiaino di peperoncino, uno di curcuma e uno di zenzero con dell'aglio, del timo e del rosmarino fresco.

Rientrato a casa dal cazzeggio del sabato, inizio la cottura in forno a fuoco lento per ore sei: gli aromi i succhi le armi e gli amori dell'agnello e delle verdure intanto copulano lenti.
Basta distrarre quel bollore con un cucchiaio di legno di tanto in tanto, con gesti furtivi e guanti da cucina.

Passate le ore, spengo il forno e lascio raffreddare un poco, non al punto che il grasso galleggi in superficie, ma fino al tiepidume che anche le nude mani sopportano.

Tolgo dunque i pezzi di agnello e metto da parte, frullo tutto quel che rimane, non prima di togliere l'alloro, che mai va spezzato. Il sugo così diventa denso e non rimane che far rientrare dal momentaneo asilo i pezzi di agnello e depositarli nella pentola di terracotta che ha sempre la mia età.

Il giorno dopo riscaldo quasi due ore fino a che servo l'agnello da Guinness con la polenta e la peperonata; a scucchiaiare mi aiuta la Pol.

In quanti possono vantare di cucinare e servire con la suocera accanto?

Potete vedere le persone, il buffet e la mia crapa pelata qui.

domenica 7 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 34.10

Un agente della polizia, abbastanza massiccio, suona alla porta, sono le otto del mattino ed il mio cervello è allineato al Meridiano: sto per scrivere e non voglio distrarmi...
Ma mi devo distrarre, l'omone si scusa, mi spiega (sovrastandomi) che c'è stato un incidente con feriti in fondo alla strada e ha bisogno di farmi delle domande.
Io in vestaglia, piedi nudi e alitosi fornisco la mia versione dei fatti: circa un'ora e mezza fa, era già chiaro ho sentito tre persone discutere animatamente ed inseguirsi lungo Troutbeck Road, una donna e due uomini. Ho dato le mie generalità e sono rientrato in casa, morendo dalla curiosità. Quando ho sentito le urla (l'animata discussione), avrei dovuto alzarmi, scostare la tenda, sarei stato un testimone di una aggressione o di un omicidio... invece impigrivo a letto.
Perché forse di omicidio si tratta, l'energumeno legale non mi ha fornito dettagli, ma l'ambulanza e le auto delle polizia, il marciapiede di fronte transennato lungo tutta la via danno àdito alle più macabre ipotesi.
Sul sito della polizia metropolitana vado subito a vedere lo stato del crimine nella mia zona, il ward di Telegraph Hill. Siamo nella media: a settembre un crime rate del 6,31 (sei reati ogni mille abitanti), nella media di Londra. Si potrebbe fare meglio e l'episodio di stamattina avrà un peso... Nei prossimi giorni parlerò con il signore calabrese che vive all'angolo con New Cross Road: morirà dalla voglia di raccontarmi tutto nei dettagli.

Gran bell'inizio di domenica, ma la notizia più succulenta riguarda noi: addì domenica sette novembre nasce il Troutbeck Dinner Project*.
Abbiamo deciso (diciamo Cristiana ha deciso, io seguo) di trasformare casa nostra in un "ristorante" i cui profitti vengono devoluti a sostegno di progetti di artisti: una sorta di piccola impresa sociale.

Dalle parti della trota si segue finalmente la scia dell'arte, una cosa covata e incubata da tempo.
Le cene sono un'occasione per assaporare del buon cibo, conoscere la comunità di Telegraph Hill, conoscere artisti, avvicinare le persone con la convivialità del cibo e tutto questo con una forma di micro finanziamento... cifre sostenibili per tutti e che invoglino le persone comuni a supportare i progetti soprattutto nella loro fase iniziale.

L'Inghilterra (Londra) è il paese giusto: ha un sistema misto di finanziamento alla cultura: oltre al supporto statale attraverso l'Art Council, diffuso è l'intervento dei singoli o delle comunità.
I tagli alla cultura imposti dal governo Cameron ampiamente previsti spingeranno verso finanziamenti privati, una più diffusa filantropia.
Con il Troutbeck Dinner Project cerchiamo appunto di rendere più democratico e meno elitario il sostegno finanziario all'arte.
Jason con Beth, dopo il master in arte e politica alla Goldsmith, vanno nel nord iracheno a incontrare artisti e curatori con l'obiettivo far conoscere in Occidente la scena culturale di un paese fortemente in conflitto.

Insomma suoniamo la musica dell'utopia. L'utopia è un non luogo, un luogo che non esiste, ma noi lo cerchiamo, come dire ce lo proiettiamo davanti. Del resto meglio l'utopia che l'ideologia.
Insomma mi piace il tragitto più che la meta, le idee da tempo non mi piacciono più; meglio sforzarsi, meglio cambiare, meglio sfidare la routine, il "vorrei ma non posso", sfidare i luoghi comuni: l'impossibilità di coinvolgere, di raccogliere soldi, di scambiare opinioni conoscenza ricette...
Mai aspettare che la fortuna o il denaro caschi dal cielo. Mai aspettare Godot, Godot non arriva, ma vale la pena cercare e passare all'azione.
Poche ciance quindi, vado a cucinare, ho in mente una ricetta...
Il fra
*informazioni sul blog, in particolare qui.

sabato 6 novembre 2010

La levigatrice Bunga

Eccola la nostra bunga bunga, la levigatrice (alias floorsender)!

In uso presso le tende dei beduini libici per azzittire i dissidenti, bunga bunga è oggi disponibile presso le residenze private o di Stato (è la stessa cosa) della Repubblica Italiana o das bananas.

Il manico priapesco, la decisa e penetrante azione del rotore consentono a bunga bunga di vincere la resistenza di ogni tipo di pavimento e non solo.

Il movimento "spinta e richiamo", ripetuto più volte e alla bisogna, assicura un eccellente risultato; necessario per rifinire i bordi e gli angoli l'intervento di una macchina più piccola, questo solo se siete interessati ai dettagli, dove come noto si insinua il diavolo.

Solo una domanda: E' ritornato Fantomas? Se guardate qui e poi qui, qualche dubbio...

Buon fine settimana.

giovedì 4 novembre 2010

Bagno 3


































Beh un attimo, stavo dimenticando un dettaglio importantissimo! Il soffitto....
Praticamente abbiamo eliminato il controsoffitto (gli inglesi sono dei veri maniaci del controsoffitto) ma lasciato le travi che lo sostenevamo (sempre con la disapprovazione dei muratori...). 

Pupi, so che impazzirai a vedere il dettaglio del mixer della doccia...

Bagno 2



























Noto una certa ansia da dettaglio architettonico...
Dunque, il pavimento è stato raschiato con le macchinette infernali e poi verniciato dalla sottoscritta in medium oak. Quattro mani di vernice per evitare infiltrazioni (peraltro più volte gufate dai muratori). 
La doccia è stata ricavata nella nicchia di sinistra. Manca ancora la porta tra il bagno e la camera, che sarà scorrevole e di vetro satinato.

Vi piace?? 

mercoledì 3 novembre 2010

Habemus bagnum novum!

Oggi, dopo esattamente un mese di lavori riprendiamo possesso della nostra stanza da letto e del nuovo bagno!

Il fra finalmente potrà ritornare a dormire comodo sul materassone (così magari la smette di alzarsi in piena notte, spalancare la finestra e poi scendere a vedere la tv lasciando me al gelo...). 

Probabilmente si tratta dell'unico bagno con bidet di tutto il Sud Est.



La Ballata di Peckham Rye, Muriel Spark

Ci sono persone invisibili come carte da parati, ci sono poi i chiacchieroni che non la smettono un minuto, poi ci sono quelli che (non) passano (in)osservati.
Questi ultimi hanno carattere, non sono belli, ma hanno fascino, mescolano arte oratoria e mistero e sono anche equivoci perché giocano a carte coperte e si insinuano nella vita degli altri per istinto.

Dougal Douglas
piomba nella Peckham Rye nella Londra degli anni sessanta, neoassunto in un'azienda tessile della zona come esperto di risorse umane, una spalla più alta dell'altra e due cisti sulla testa, che non si rifiuta di mostrare.
Il diavolo? un essere maligno che si diverte a corrompere le anime? Ad alcuni piace ad altri no.
Di certo Dougal scombina i rapporti tra i colleghi di lavoro e non solo, attrae per morbosa curiosità, si infila nella vita quotidiana degli altri, conduce indagini, corregge bozze, scrive annotazioni etc, fino a cambiare la vita di tutti quelli che incontra.

In poco più di centocinquanta pagine di perversa ironia Muriel Spark* fa ballare i suoi personaggi dietro e attorno una canaglia per professione di nome Dougal Douglas, ma è di istinti, di pulsioni, di sesso che si parla, perché nulla è più interessante, sconvolgente ed osservabile della ordinaria normalità delle persone, della loro vita quotidiana.

Poi un avvertimento: quando un sentimento diventa una passione improvvisa, meglio non avere un cavatappi tra le mani.

*La Ballata di Peckham Rye, Adelphi, 1996