giovedì 30 settembre 2010

Connettività limitata o assente

Piove. Internet va e viene, scrocco una rete dall'etere e singhiozzo messaggi.  
Cristiana sarà ormai una militante laica di Fatah (accentato in fondo) e sicuramente starà mangiando leccornie. 
Io faccio il papà sudaticcio e umido (ribadisco che la zazzera a Londra aiuta, mi farebbe disinvolto nella pioggia!) che a sera ricostruisce la famiglia: Mati era a cricket (due girls in mezzo a sedici boys), Giacopou sempre da Sofia.
A riconciliarmi le conchiglie alla bolognese preparate da me (chi gioca a cricket ha un insolito appetito), un film con i bambini e... la calma della notte.

Pensare che la giornata è cominciata con Meredith, la crafty bitch, che è venuta a vedere le sedie: indossava lo stesso cardigan di sabato, io in vestaglia d'ordinanza (che giuro domani lavo). 
Si parlava di viola, di scampoli e di quanta è bella l'Italia, in particolare Treviso: la madre del suo boyfriend ha una casa al centro. Di Treviso ho letto che è la capitale dei divorzi e dei cornuti.
Appunto.

Insomma un mercoledì da leoni in connettività limitata o assente.

mercoledì 29 settembre 2010

Come sa di sale la bocca mia

Alla seconda tornata di gargarismi ho la bocca salmastra e l'aria un po' rincoglionita.

Devo farmi la barba, ma probabilmente la tengo perchè barbuto fa rima con capelluto. 
Darei qualcosa per capovolgere la barba con i capelli, upside down sarei ancora un trentanovenne biondo, guadagnerei due centimetri di zazzera e ricorrerei ai tacchi solo se mi invitassero al compleanno di un pallavolista.

Giacopou oggi ha passato un paio d'ore con la childminder, Sofia: appena mi ha visto mi è corso incontro, allegro per fortuna, con quella specie di esperanto che parla riesce a cavarsela e risultare adorabile. 
Matilde invece conduce una sorta di vita pre-adolescenziale: dopo scuola è ospite di amici ed amiche; i compiti non esistono e la cosa non preoccupa nessuno...
I genitori dei suoi compagni di classe si avvicinano a me come fossi un suo eccentrico fratello maggiore; li vedo tutti più vecchi di me, ma tanto più vecchi di me! e mi chiedo se siano mai stati dei ragazzi. 
Segno che sono ancora un giovane virgulto, con il cappello però... la calvizie  infatti sottolinea di più la paternità e fa vecchio.

Matilde poi inizia a sorprendermi: ieri sera guardavamo il Muppet Show: rideva alle battute e vedendomi arrancare, mi dava sorridendo qualche spiegazione. 
Lei è consapevolmente bilingue, Giacopou no: inciampa in due lingue diverse ogni giorno senza fare domande, forse è meglio così. Io me la cavo ma potrei fare meglio, Cristiana ovviamente primeggia.

A proposito,  il Muppet Show è davvero terapeutico: per esempio il Manha Manha o il cuoco svedese... strepitosi!
Gli spaghetti che scappano non sono tanto lontani dalla realtà: dovrei proiettare il video nella cucina della scuola dove lavoro. La cuoca non ha però senso dell'umorismo e finirei col ridere soltanto io.
Oggi le farfalle ai funghi sembravano bruchi alle bave; nessuno li  (=i bruchi) ha mangiati, solo un collega ha chiesto per pietà della maionese... gli ho intonacato il piatto ed era felicissimo! (come dice il mio amico Maffeo la maionese dà sapore anche alla...)

Dopo 'sta saltellata da palo in frasca non resta che leggere,  ma ho tra le mani un libro che non mi appassiona; appartengo a quella categoria di persone che deve finire i libri che ha comprato. A tutti i costi.
E' inaccettabile che faccia errori a priori; a libro finito taccio e cerco la vittima a cui prestarlo, nella speranza che se lo tenga.

In realtà sono nervoso: il vecchio Laio (alias mio padre) sta per arrivare, venerdì sera e Cristiana è ancora in terra santa... e la crociata vera sarà la mia!
Tutto può succedere.

martedì 28 settembre 2010

Dente primo estratto

Il dentista ieri mi ha tolto il dente del giudizio, in non più di venti minuti di seduta e tre anestesie. 
Niente punti... solo una bustina di piccoli tamponi ed un foglio di istruzioni: Care after extraction.
Per disinfettare la ferita e impedire che sanguini devo fare risciacqui di acqua calda e sale quattro volte al giorno.

Praticamente la cura che Ippocrate rifilava ad un greco del quinto secolo a.C.

lunedì 27 settembre 2010

Nei miei panni

Lavo e metto tutto nell'asciugatrice, preparo il pranzo e la cena, faccio una torta, porto i bimbi a scuola e intanto parlo e parlo e parlo da solo.

Sono diventato un casalinguo.

domenica 26 settembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 28.10

C'è una cosa del mercato che davvero mi piace. La sua dissoluzione: i sacchetti e la sporcizia rotolano via, spinti dal vento, arrivano i camion della spazzatura, mentre i barboni e le vecchie, tutti in scarpe da tennis lacere, cercano la frutta e la verdura tra le casse ammonticchiate alla rinfusa. 
Mi incanta il momento prima che cali il sipario: c'era vita, scambio, baratto e vociare, poi improvvisamente più nulla.
Una specie di consapevole e collettivo finale di partita.

Il primo mercato fu piazza Sant'Agostino a Milano; noi (Rudi, Pino, Renna ed io) si abitava lì, al mitico Citofono Zero; l'unica volta che Rudi dimenticò di spostare la macchina dal piazzale, fu l'unica volta in cui il titolare del banco del pesce non si presentò; così niente pesce, niente multa, soltanto la decapottabile nera di Rudi ed il suo proverbiale enorme culo*.

Da allora i mercati sono stati per me un modo per conoscere le città: non più ossessionato dai luoghi da visitare a tutti i costi (musei cattedrali monumenti), mi ci sono sempre buttato in mezzo, appagando i sensi e svuotando il portafoglio.
Quello che voglio vedere e che mi interessa sta soprattutto dentro i mercati.
Sono luoghi creativi ed ingegnosi, trattengono e mostrano gli istinti della comunità, quella fatta dalle persone che vivono la fatica e la bellezza della vita quotidiana; il cibo per esempio: come viene esposto presentato offerto assaggiato venduto, le persone che lo cucinano, lo servono, le storie che raccontano, gli umori che hanno.

Anche qui a Londra i mercati sono un biglietto da visita vivente della città: come quello di Tooting, nel sud ovest della città; il melting pot gastronomico nella Truman Brewery di Brick Lane; nel sud est, il caos di East Street a Camberwell o il Deptford High Street Market.

Al mercato di Deptford arriviamo a piedi da casa: la strada si apre con un'enorme àncora, che ricorda il passato di porto commerciale dell'area, lì già dal mattino staziona qualche ubriaco, incurante della folla di persone che fanno shopping tra le bancarelle.

Tutto quello che incontro mi attrae: le macellerie, gestite la maggior parte da pachistani, sono cariche di carni; la pescheria inglese dove parlano il cockney; la donna grigia e sdentata che da anni vende dozzine di uova; l'odore di hamburger e bacon alla piastra che arriva da un camioncino all'angolo di Douglas Way; poi i verdurieri che comprano la frutta ai mercati di New Covent Garden, ogni ciotola un pound... alcuni hanno il negozio sulla High Street aperto anche in settimana, altri solo la bancarella.

Dopo il ponte della ferrovia c'è una boutique di vestiti usati, Rag 'n Bone, nome che si dava al rigattiere londonese che raccoglieva stracci (per fare tessuti) e ossa (per fare la colla), poi il Deptford Project un vagone di treno gestito da un gruppo di creativi che è una cafeteria, ma anche una sorta di centro culturale: d'estate nel cortile sul retro seduti su dei pallets e sotto leggeri ombrelloni di tessuto rosa si assiste alla proiezione di film all'aperto.
Lì da un garage-deposito, pallida, alta con cardigan nero al ginocchio, jeans, incontro Meredith, una delle crafty bitches (le puttante furbe): recupera tessuti usati con cui fodera divani e confeziona vestiti; poi anche Geraldine, una ragazza giamaicana con uno splendido sorriso: su una specie di carro ambulante vende cuscini, i Catherine's cushions, Catherine è il nome della madre che le ha insegnato a cucire.

 E le storie sarebbero tante ancora, bisogna però fare una pausa, sedersi e prendere un caffè magari al London Particular  (un locale al 399 di New Cross Road), ma sono le quattro, è tardi e soffiano improvvise folate di vento freddo, in un anticipo di autunno.

Mi volto nell'aria di vetro, Matilde gioca con i sacchetti di plastica, mentre alle sue spalle il mondo del mercato si ritira come una lenta marea.
Dissolvenza.  
Il fra
*La decappottabile (del papi) rimase però un giorno intero bloccata nel mercato! Comunque ancora adesso ogni volta che non si trova parcheggio, noi si invoca il culo di Rudi, una divinità che ci protegge dai vigili, dalle multe e dalla sfiga.

Vestaglia

Mi alzo e mi viene incontro.
Non la indosso, è lei che indossa me.

Dovrei lavarla, ma non ho voglia.

Oggi vest'aglio.

sabato 25 settembre 2010

La striscia di Fra

Oggi (prendo atto che) Cristiana parte per la Palestina.

E' uno di quei giorni in cui io devo adattarmi alla realtà, non il contrario... ingoiando invidia.

Sto a guardare insomma, appolayatollàh!

giovedì 23 settembre 2010


Le Avventure di Lady Strocchyshire 
e Barone Rampante

primo episodio


scritto e diretto da

Alberto Mereu detto Mery


Sulle pareti bianche e le orchidee

Concept: la casa è tutta abitabile, pochi mobili ma utili, con carattere e senza il decoro dei soprammobili.
I mobili valgono di per sè, gli orpelli sono quasi sempre posticci.

Open space al piano terra, porte solo dove servono, la cucina che s'affaccia sulla sala da pranzo: mangiare è un atto conviviale.

Le sedie con i braccioli aiutano la conversazione, niente tovaglie: si mangia sul nudo legno del tavolo.

Le pareti tutte bianche: gli spazi si decomprimono, si allargano, mostrano le cornici, danno la terza dimensione ai mobili.
La luce entra e rimane, si distende per riflettersi sulle persone e sulle cose.

Abbandonare l'idea che il bianco è un colore freddo, non è più il tempo delle pareti colorate.
Le persone (gli abitanti della casa, gli ospiti) fanno colore, non le pareti.

Camere con letti in legno di quercia, solo qualche dettaglio di colore (viola magari): spazi comodi per gli ospiti.

Il viola in tutte le sue declinazioni: dall'orchidea alle tende.

L'anima forse è viola, un misto di rosso e di blu, di sangue e di mare.

Nero su blu o blu su nero, con calze a righe: vestirsi così pensando di camminare e quasi mai di farsi fotografare.

Poi cambiare (orch)idea, farsi sorprendere, guardarsi attorno e poi provare ad adattare ai propri spazi (anche al corpo) quello che si è visto.

Lo stile è una forma elaborata dell'imitazione, tanto elaborata da essere personale.

Tutto il resto è moda.

Stage (pronunciato come scritto) e brufoli

In metropolitana da canada water a green park, due ragazze forse del centr'Italia :

la bruna carnagione scura dice alla bruna con brufoli:
sai no che in Italia solo chi ha il cognome fa carriera, altrimenti cioè... è difficile...

la bruna con i brufoli:
eh sì, però dai adesso sei venuta qui, no?!

la bruna carnagione scura:
sì beh infatti, poi inizio una specie di stage*, in una banca del centro

la bruna con i brufoli:
wow, complimenti... che brava...

la bruna carnagione scura:
sai mio padre conosce il direttore...

Alla bruna con i brufoli scoppiano i brufoli, poi incrocia il mio sguardo con un'occhiata tipo "hai un fucile da prestarmi?", io mi nascondo nel tabloid e intanto penso a cognomi famosi e non.

Il mio cognome per esempio significa stracci...
ne ho di strada sa fare.

* pronunciato come scritto

martedì 21 settembre 2010

Corri Jacopo!

Il ventun settembre: una di quelle date che sembrano non arrivare mai.
Non per noi, ma per Jacopo, che da mesi attendeva impaziente il suo primo giorno di scuola alla Edmund Waller, dove già va Matilde.

Senza mai voltarsi indietro ha camminato diritto verso la sua classe e i suoi nuovi compagni.

Ho pensato a quando io e il fra discutevamo se avere un altro figlio. Se avessimo avuto anche solo un'idea del risultato certo non avremmo discusso tanto... ma forse 'agito' prima...

Oggi ci vuole coraggio a decidere di avere dei figli così come a decidere di non averne.
Forse la cosa migliore, qualunque cosa si decida, è pensarci meno e agire (!) comunque.

Alle sei e quaranta

Ore sei e quaranta:
colazione con zi' Giulia, io in vestaglia, Andrea, mio suocero, in pantaloni e maglia gialla (da tre giorni... si è convertito al bagaglio a mano):

Giulia: a che ora sei arrivato ieri?
Io: mmm due ore e mezza di film, alle undici e qualcosa ero qui
Andrea: La Dolce Vita?
Io: Sì
Andrea: mmm un film vecchio... Fellini noiosissimo, come quell'altro là, Pasolini...

Ore sei e quarantotto:
Sono seduto sulla tazza del water.

Ciascuno reagisce come può.

lunedì 20 settembre 2010

Zonafrancabiancadensa: London River

Lei recensisce dall'Italia film e libri per callingatlondon.
In Zonafrancabiancadensa, le ho chiesto quali film fanno piangere gli uomini, film britannici. Me ne ha dato uno e poi in coda un film italiano.

"London River* è un docu-film sull'attentato alla metro di Londra del luglio duemilacinque; è di Rachid Bouchareb, un regista algerino che ha fatto solo tre film.

E' la storia di un incontro e parallelamente di uno scontro razziale, generazionale: non è necessario non aver cresciuto i propri figli per considerarli estranei.

Un'analisi sulla distanza: una donna, vedova conduce un'esistenza solitaria tra le sue piante ed i suoi animali, sola; un uomo di colore, filiforme che si aggira non si sa per dove disegna un'ombra malinconica e traduce la falsa felicità della donna in immagini.

Lei ha una figlia a Londra ed il giorno dell'attentato scopre che non la sentiva da diverso tempo, o forse la sentiva secondo un protocollo, ma senza sapere cosa in realtà la figlia facesse, la ragazza non risponde al telefono per giorni. Lei prende un traghetto, arriva a Londra: si appropria dell'esistenza della figlia solo in questo momento.

La donna distribuisce manifesti per la città, aspettando, nella casa della figlia in un quartiere arabo di Londra, una telefonata su un cellulare comprato all'occorrenza. La donna è razzista, ma proprio con l'uomo di colore filiforme intreccia la sua disperazione.

Lui cerca il figlio che non ha cresciuto, ma è convinto sia coinvolto nella tragedia. Scoprono che i rispettivi figli sono fidanzati, che frequentano la scuola coranica, che forse sono morti.

La distanza parallela: lui non ha cresciuto suo figlio e si costruisce un'immagine grazie alle ricerche che giornalmente fa a Londra su di lui; lei ha cresciuto sua figlia, ma deve fare la stessa cosa: ricostruirne un'immagine che all'inizio rifiuta, ma lentamente la disperazione le fa accettare tutto ciò che in origine avrebbe disprezzato, perché ha sbagliato e forse è troppo tardi... l'amore, la tenacia, il disprezzo ed il dolore... ciò che fa imputridire la nostra carne.

Sono andata a vederlo da sola, mi guardavo intorno, per vedere se qualche uomo piangeva, sì qualcuno ha pianto, durante la sequenza finale in cui Brenda Blethyn, in presa diretta nel corridoio di un obitorio, interpreta il dolore come credo non aver mai visto fare, con disperazione gutturale.

La colpa. Credo possa far piangere la colpa, ma anche La prima cosa bella fa piangere gli uomini, rompe un tabù, la morte della madre. Per noi italiani è forte e Virzì lo sa bene".


*qui il trailer italiano (dopo la pubblicità)

domenica 19 settembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 27.10

A Petrella Guidi, un piccolo borgo medioevale dalle parti di Sant'Agata Feltria, nella Romagna marchigiana, il cimitero si chiama Campo dei nomi: nessuno è sepolto lì, ci sono solo lapidi con nomi.
C'è anche una panchina, di fronte due pietre con i nomi di Federico Fellini e Giulietta Masina e la scritta: "Qualcuno lo sapeva e diverse volte lo hai confidato anche a me: "basterebbe una pietra rettangolare in un prato d'erba e magari una panca per chi vuole tenerci compagnia". La valle, Federico, desidera stare vicino al tuo nome. Tonino Guerra.

Da quella panchina si vede un panorama mosso ma morbido: i declivi, le punte e le discese dell'appennino romagnolo; attorno quelle balze e nella luce chiara e ferma di quel pomeriggio d'estate ho liberato l'emozione che provavo.
L'anima barocca e la bulimia visiva di Fellini davano vita a pensieri ed aspirazioni semplici: una panchina in un borgo dimenticato, due pietre ed il paesaggio ventoso della Romagna.
Sarà il suo cinema che amo tanto (di nuovo andrò a Southbank a vedere per l'ennesima volta la Dolce Vita), sarà che sono mezzo romagnolo anche io, ma Petrella Guidi è uno dei miei santuari laici, un luogo che vale un pellegrinaggio.
Non so quante siano le panchine laiche in Italia e nè mi sembra che nei parchi o nei luoghi pubblici del nostro paese sia uso dedicarne a persone o personaggi, a parte i tristi banconi delle chiese, dove non posso non pensare di sedere su un morto, sul suo memento mori.

L'uso pubblico dei parchi a Londra e l'abitudine a viverli (correndo, facendo pic-nic, leggendo o semplicemente passeggiando) spiega l'esistenza di molte panchine e l'abitudine tutta inglese a farne dei ricordi a futura memoria per le persone a cui sono dedicate, un privileged getaway to immortality.
L'ho scoperto per caso qualche giorno fa, visitando il parco di Hampstead.

In cima alla collina più alta del parco c'è una panchina, da cui si vede tutta Londra, forse la più frequentata, di domenica specialmente. Ci sediamo il tempo di mangiare un sandwich e fare due chiacchiere.
Discretamente una ragazza con un libro in mano si siede e ci sorride, dopo qualche minuto passa le dita sullo schienale; io mi sposto leggermente, lei dice: "La dovrei ridipingere...".
La guardo interrogativo e lei: "E' mio padre... David Roebuck", morto nell'ottantasei a quarant'anni; gli amici ed i familiari hanno dedicato la panchina alla sua memoria, ma il troppo uso e le intemperie hanno quasi cancellato il suo nome.
Lei è Vicky Roebuck, non avrà più di trent'anni, gli occhi azzurri ed uno sguardo melanconico. Abbiamo chiaccherato un attimo poi l'ho fotografata: la mia ansia di documentare e la dolcezza di farsi ritrarre mentre guarda l'orizzonte, dove forse trova ancora qualcosa.

La salutiamo pensando che le panchine durano più delle tombe e sono molto più utili.
Lunga (dolce) vita alle panchine!
Il fra

sabato 18 settembre 2010

Lontananza di fine settimana

Ora che la lontananza aiuta e il passato diventa una terra straniera, scopro di essere indulgente non solo con me stesso ma anche con il resto del (mio) mondo, con i parenti, con gli amici.

Riesco a semplificare e non me la cavo più con uno sbrigativo "me ne fotto". Annullo perfino il rancore.

Ho pensieri sulla mia generazione, sulla politica, sul sesso, sull'essere padre e così via, che prima non avevo. E non si tratta dell'età; si tratta della condizione privilegiata della lontananza!

Sono cresciuto in fretta ed in un certo senso sono andato via da casa, adesso mi accorgo che riesco quasi a fermare il tempo e vivere una specie di seconda giovinezza.
Con meno melanconia, con la nostalgia che solo la lettura offre.. come se facessi autoterapia... una di quelle sere in cui penso di avere più futuro che passato.

La radice tenace dell'egoismo e non più gocce d'acqua su pietre roventi.

Buon fine settimana
Ilfra

venerdì 17 settembre 2010

The Queen, The Pope and two buxom nudes

Eccoli lì, i miei due ottuagenari, Lui bianco panna, Lei in blu uovo d'anatra.

Due leader spirituali uno di fronte all'altro: Lei ventisette milioni di fedeli, di cui un milione attivi, Lui un miliardo sulla carta, dentro nelle chiese qualcuno meno.

Lei introduce Lui nel palazzo di Holyroodhouse a Edinburgh con un "Qui dentro fa un po' più caldo", l'altro abbozza un sorriso, Filippo segue a debita distanza.

E adesso i regali:
Lei regala a Lui una serie di stampe moderne di Hans Holbein il Giovane, che ritrae i primi monarchi dell'Inghilterra protestante, contando sul fatto che lui avrebbe aprezzato un artista tedesco.
Lui regala a Lei una replica di una Bibbia tedesca dell'ottavo secolo con rilegatura in avorio.
Lei dice: "oh, lovely" (più o meno quello che diremmo noi a Natale davanti ad un paio di pantofole in cachemere). Non paga, Lei carica la dose con un "Thank you very much indeed. Lovely."

Poi Lei dice a Lui "Dove ti vuoi sedere?", mostrando le uniche tre sedie disponibili nella sala, che si trovano sotto un quadro installato a fine seicento da Carlo II, che ritrae due bellezze nude e formose che si apprestano a fare il bagno.

Probabilmente Lui avrà pensato al significato di umorismo inglese.

To be continued

Diciassette settembre

Ora mentre papa Razzingher scambia doni con Queen Elisabeth (centosettantanni in due; non rimane che la gerontofilia ragazzi!), in attesa di un carico di ben quattro bottigella in un colpo solo (andreapaolaercolegiulia), Troutbeck Road festeggia il suo primo anno di vita.

Entrammo in un tardo, buio e moquettato pomeriggio di un anno fa, solo io e Cristiana, ci comprammo un materasso e andammo da Sainsbury a fare la spesa. Cristiana aveva iniziato il Master proprio quel giorno e la mattina dopo all'alba delle quattro io mi alzavo per andare al mercato.

In tutta onestà: abbiamo più culo che anima.

mercoledì 15 settembre 2010

Casual Civilised con bimbo, cane e stivale di gomma

- What did you do in the week end?
- Mhhhh....we went to Hampstead Heath.
- Oh, beautiful. It's quite civilised up there.

Civilised è una di quelle parole molto inglesi, non tanto per il suo significato (1.having a high state of culture and social development. 2.cultured and polite, stando al Collins), quanto per la naturalezza con cui viene utilizzata, ovvero per sottolineare in modo lieve ma con determinazione anche la differenza tra un quartiere e l'altro di una città (vedi sopra).

Siamo a Hampstead, nord ovest di Londra, sulla direttrice opposta di New Cross Gate, appunto a sud est, una zona, la nostra che evidentemente non si può definire civilised visto che il commento è stato fatto tra le sue strade.

E Hampstead, in effetti, è decisamente sviluppata, socialmente, culturalmente ed anche (strano?) economicamente. E lo chic sta proprio in questo: un passaggio da case ampie ed eleganti al bosco lasciato nel disordine selvaggio ma controllato di una baraggia, dove tra il folto irregolare dei cespugli un signore legge il giornale della domenica, dove tutti -ma proprio tutti- nel weekend o nelle sere di luce fanno jogging, fanno passeggiare il cane o lasciano bambini biondi scorazzare liberi tra le balze irregolari del terreno.
Fino ad arrivare poi sulla cima della collina, dove morbida appare Londra; ti aspetteresti una distesa di prati e invece compare in una cartolina opaca la metropoli, come un'illustrazione rallentata della città, che alla vista nasconde il fiume. Splendido.
Tutt'attorno esseri umani vestiti casual e con gli stivali di gomma per poter camminare sullo sterrato e anche dentro le pozzanghere, anche se domenica, purtroppo, non ce n'erano.

Non si rimane impassibili davanti a tanta meraviglia. Infatti noi -ecco noi per esempio- perchè siamo finiti a New Cross Gate?
Con gli stessi soldi avremmo potuto comperare - invece che una casa intera con giardino e quattro stanze per ospitare amici e parenti - un appartamento con due stanze e un post code di lusso. Avremmo potuto, ma non l'abbiamo fatto. Perchè?

Rispondiamo così: preferiamo scommettere su un indirizzo e un' area che un giorno diventerà esclusiva; preferiamo insomma partecipare direttamente al processo di 'civilizzazione', piuttosto che fare i beati beoti di uno status raggiunto da altri.

Intanto però a saperlo, li avremmo indossati gli stivali di gomma... e comunque abbiamo provato a far volare il nostro acquilone... e poi al pub ci siamo andati! in mezzo a tutte quelle polo color pastello e quei passeggini accessoriati...

Il fascino discreto della borghesia.

martedì 14 settembre 2010

...e su questo Pietro fonderò il mio ristorante*

Che Pietro sia stata l'anima gastronomica di cafeteria e che grazie a Pietro io abbia potuto fare quello che ho fatto è per me cosa vera e nota.

Non lo vedevo da un anno e mentre ero in Italia gli dovevo una visita, qualcosa di molto simile ad un tributo di riconoscenza... qualcosa che a ben vedere gli devo ogni giorno o quasi, quando cucino per i bambini all'asilo e soprattutto quando cucino per la famiglia e gli amici.

Ricordo con una certa emozione le serrate discussioni sui menù (anche qualche memorabile litigata) e la pazienza con cui seguiva i miei voli e le mie follie.
Ricordo con altrettanta precisione la calma ed il silenzio di alcune sere al ristorante; Pietro cucinava ed io ero alla scrivania, ricordo il potere calmante dei suoi gesti: quei rumori attutiti, quei tagli matematici del coltello, lo sfrigolare delle cotture, le nuvole improvvise di vapore.

Se so che cucinare è una passione lo devo a Pietro, una passione senza contorni, fatta di assaggi, di occhio, di tempi lunghi, di lievitazioni, di male alle braccia, di sudate, di mani unte, di tocchi delicati come passi di danza, di giornate circondati dal cibo, di piatti lavati in fretta... potrei continuare e dire che cucinare è come pregare al dio che volete, quello che poi vi regala il premio effimero del gusto, il breve contrappasso del piacere culinario.

Così se capitate a Lavagna, in Liguria, andate al ristorante il Timone, chiedete di Pietro. Credetemi questo basta. Non vedrete Pietro subito, perchè lui è in cucina, il suo socio Marco invece è in sala.

Io ho mangiato bene, non avevo dubbi. Si tratta di un ristorante che fa un ottimo pesce, ottimo perchè è semplicemente cucinato bene, ovvero cotto-marinato-grigliato-fresco al punto giusto.
Quindi sicuri e fiduciosi ordinate dagli antipasti in poi... io non dimentico le capesante, il tonno fresco ed i taglierini al branzino.

Ho visitato la cucina, ho sentito il caldo dei forni, ho visto il marmo dei banconi, il regno di Pietro... dopo essere stato per quattro anni il giullare, sono diventato cittadino del regno di Pietro. Chissà se un giorno...

Il Timone, Marco Corradi e Pietro Congiu, PzaMilano 2, tel. 0185/307110, 10633, Lavagna, GE, chiuso il lunedì. Un grazie a Marco e al personale del ristorante.
*dal Vangelo secondo me

lunedì 13 settembre 2010

Italiano medio omofobico, viva la figa, barzellette, calcio e tivvù

Volevo parlare di un ristorante italiano, di quello che ho mangiato e di una persona speciale, stavo per farlo poi ho letto un articolo (con video annesso), questo.

Siamo ancora con le barzellette, le ragazze carine, i gay... ancora 'ste battute da osteria, ma la platea si diverte.

L'immagine è importante... e di immagine il Presidente del Consiglio si intende.
Ecco, l'immagine del mio Paese, che passa attraverso chi nelle istituzioni lo rappresenta, è ridicola.

Gli inglesi ci ridono dietro, anzi davanti.

Finisco qui, vado a dormire, sono incazzato come una biscia, pissed off.

Perchè non è colpa sua, è colpa nostra.
Ci sta solo imitando.

domenica 12 settembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 26.10

Christin mi dice: Si sì l'ho visto proprio nel Royal Naval College, nella stanza principale dove ci sono gli affreschi, era febbraio o marzo, un'ombra bianca, magari sai era l'Ammiraglio Nelson (e sorride).
Le rispondo che stando alle cronache è invece il fantasma dell'Ammiraglio John Byng imprigionato nel collegio nel 1757 e giustiziato per tradimento. Nelson ha avuto una vita eccezionale, è stato un eroe, perchè mai dovrebbe disturbare i visitatori...
Chris mi consiglia un libricino, London Paranormal, che ovviamente compro, per fare una breccia alla mia ironia ed al mio naturale scetticismo.
Così sabato mattina armato di macchina fotografica e con mio figlio al traino parto alla volta di Green Park e Berkeley Square, luoghi di culto di un vero ghostbuster.

Mattina grigia e ventosa di quelle che annunciano tempo variabile, Green park è immerso nel silenzio: le panchine vuote, qualcuno fa jogging, gli addetti aprono qualche sedia a sdraio, molte rimangono impilate sul prato, chiuse.
Nel settecento, portati dal vicino St James Hospital, qui venivano bruciati i corpi delle donne morte per la lebbra, sicchè pare ci sia un albero, dove gli uccelli non si posano e nè i cani fan pipì, che emette suoni misteriosi, come di qualcuno che intrappolato dentro annaspi l'aria.
Faccio delle foto, gli alberi sono centinaia e centenari, hanno tronchi gonfi e deformi, poi diventano verticali e slanciati; mi inquietano di più i palazzi che si affacciano sul parco: grigi i vetri sporchi gli infissi, le finestre semiaperte, le stanze inabitate da decenni e quell'aria decadente di storie spente già morte. Intanto non trovo l'albero.

Vado verso Berkeley Square ancora nella Londra settecentesca di Mayfair, nel parco ci sono i platani più vecchi del centro. Attorno alla piazza hanno abitato primi ministri e personaggi illustri: al numero undici Horace Walpole, l'autore del Castello di Otranto (che quindi ha trovato più fantasmi in Puglia che nella sua terra natale).
Al cinquanta c'è la most famous haunted house, la casa più posseduta di Londra, di certo ora è posseduta da una famiglia di librai antiquari, i Maggs Brothers; in quelle stanze sono morte varie persone nelle circostanze più strane, la più nota quella di due marinai che per testare la leggenda finirono con lasciarci la pelle.
Altre storie riguardano la casa al quarantaquattro, abitata dal fantasma di un maggiordomo; comunque sia, si tratta di case dalle splendide facciate, di una sequenza di edifici memorabili che deliziano l'osservatore: gli ingressi preceduti da una decorazione in ferro battuto sono di indubbia eleganza.

Nulla in confronto ad Abney Park, un cimitero, non particolarmente frequentato, dalle parti di Stoke Newington: le tombe assemblate alla rinfusa, scomposte dalla mobilità del terreno, avvolte da rampicanti e nascoste dalla violenza degli alberi... una passeggiata tra quei sentieri di boscaglia è una assaggio di paura: lì anche in pieno giorno, uno stormir di fronde un uccello che svola, l'arrivo improvviso di un passante fa rabbrividire come il tocco di un metallo freddo... fino ad una chiesa gotica diroccata e umida al centro del parco.

Se i fantasmi (le presenze o qualsivoglia entità) esistono nelle nostre teste, diventa superfluo domandarsi se esistano veramente. Il resto è architettura.
Il fra dark

Quattro

come gli anni di Jacopo... al suo primo compleanno londinese, al coraggio che ha avuto e a quello che ancora gli servirà.

venerdì 10 settembre 2010

Shopping compulsivo, convulsivo e centrifugo

Mi sono ritagliato una mattinata con la dea Bendi (figli al seguito): con il cinquantatre fino al Greenwich Park, visita breve all'Osservatorio, discesa verso il Maritime Museum fino al mercato coperto dove andavano in scena le chincaglierie. Vero obbiettivo della dea Bendi.

Ma qui occorre fare un passo indietro, un ritratto amichevole del personaggio, che dotato di ironia, accetterà.
La dea Bendi è molto simile alla sua casa di Vigliano: non una villetta a schiera ma una schiera di villette. All'interno vani coloratissimi e dotati di ogni occidentale confort, frigoriferi stracolmi, suppellettili varie, il numero delle madonne e dei santi (statuette e ritratti) supera di molto il numero dei bagni (8) presenti in casa.

La sua fede ed il suo credo politico sono, come dire, accessoriati (le immaginette di Razzingher, un cristo francescano da viaggio, cinque gatti e un cagnolino): sono più un prodotto che un credo, fanno volume e rumore non sostanza e silenzio. E da lei non ci possiamo aspettare la minima evangelica o cristiana sobrietà (d'altronde l'ermellino razzingheriano insegna). Lo shopping con lei è una vera e propria crociata, un'inquisizione con il portafoglio in mano.

Così dopo l'incredibile esperienza a Covent Garden vissuta da Cri (abbuffata di cibo con frappuccino ghiacciato più caffè bollente, caduta di culo nelle scale di un negozio, colossale vomitata in tre getti tra lo stupore dei clienti, convalescenza terminata con l'acquisto di due paia di scarpe) la dea Bendi non si astiene dall'acquisto compulsivo nemmeno nello shop dell'Osservatorio di Greenwich, che cosa è la scienza di fronte ad un orologio da parete multicolorato?

Intuendo come sarebbe finita l'escursione mi limito ad una breve visita museale e batto verso l'antiquariato. Non facciamo in tempo a voltare l'angolo che la perdo di vista: la dea Bendi, mentre ordina a suo figlio di fotografare qualsiasi cosa per digitalizzare anche l'aria che respiriamo, si è già inoltrata impavida tra le bancarelle, inseguita dalla figlia e ha già acquistato nell'ordine: una radiolina di topolino, due vestiti vintage, un cappello di velluto viola e una borsetta di paillettes dorate. Riusciamo a fare un discorso serio attorno ad un tavolino io sorseggiando, lei ingollando un cappuccino, tra una foto e l'altra, una pubblicità e l'altra.

Oggi la dea Bendi non c'è più, ma qui sono rimasti - oltre al frigorifero stracolmo di ogni bendiddio per le prossime due settimane - il suo buonumore e la sua risata fragorosa che hanno accompagnato quattro giornate di vita quotidiana e shopping come mai provate prima...
Grazie dea Bendi e a presto!

giovedì 9 settembre 2010

Ms Cupcake

Elegante, come può essere una donna quando non vista si passa il rossetto sulla labbra, cicciottella, di quella ciccia sana, pallida e rosa, come una sana maialetta... è Ms Cupcake.
L'ho ritrovata con la dea Bendi, al mercato di Greenwich, dove staziona con il suo banchetto il giovedì. Non aveva il cappello (indossato alla The Tea Rooms di Brick Lane, ecco la foto) che piace tanto a Paolo, ma un nastro rosso.

I cupcake sono deliziosi, quello alla ciliegia è una squisita porcellosa delizia, come lei in fondo... sono fatti senza uova, vegani quindi... (ora che ci penso la prima cosa vegana che volontariamente assaggio). Indimenticabile!

In mezzo allo shopping compulsivo, a cui io e Cristiana abbiamo assistito nei giorni della dea Bendi, Ms Cupcake è stata una parentesi... sobria.

mercoledì 8 settembre 2010

The Queen and...

Ma cosa è 'sta roba? devo sorridere immagino.
Mi dite chi è? ma come si permette?!
Sono in nero su nero su nero su pavimento nero e questa è in latex rosso su rosso con guardie rosse, un fumetto comunista? che cosa è?
L'Hellfire Club?! Questa mi batte gli X-Men con un'alitata.
Filippooooo fatti fare l'autografo... Andiamo, mi gira la testa...

martedì 7 settembre 2010

Columbia Rd, Brick Lane e...


Una domenica speciale, proprio perchè una domenica normale.
Un treno verso nord e sei fermate.
Come sempre mi sarei comperata tutto, per me, per la casa...
però un piccolo sfizio me lo sono tolta qui, mi serviva per conquistare la city...

*tutte lo foto sono su www.flickr.com/photos/callingatlondon oppure basta cliccare il link PAPARAZZI sulla colonna a destra

**avete appena letto un piccolo saggio del pudore di Cristiana: il piccolo sfizio è un pantalone di pelle nera alto alla vita e fasciante, (solo) velatamente feticista, un pezzo stile Il portiere di notte, che, se indossato after midnight in rigoroso topless ed unghie laccate viola scuro, trasformerebbe una schermaglia amorosa tra le lenzuola in un duro campo di battaglia erotica. puntini puntini puntini

Trentanove anni


Come il prefisso per chiamare l'Italia.
Come la canzone dei Queen.
Come i gradini della commedia,
e poi...

lunedì 6 settembre 2010

Cera una volta la dea Bendi

Eccola. Con George Clooney. Al Madame Tussauds.
Non riesco neanche a commentare... mi limito a dare la notizia.

In Taxi Rosa

E' arrivata la dea Bendi! su un taxi rosa che pubblicizza le isole bermuda.
Quattro giorni, tre valigie, due zainetti.

***non so dire che fine ha fatto il taxista ed il suo bermuda giallo.

domenica 5 settembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 25.10

"Il governo suggerisce che se il dolore persiste è meglio togliere il dente".
Non lo guardo in faccia perchè sono seduto sul lettino (in uno studio un po' spartano), ma trattengo a stento una risata mentre mi immagino David Cameron che mi obbliga britannicamente a cavarmi il dente del giudizio (wisdom tooth).
Il governo!? Da queste parti deve essere qualcosa di veramente concreto il governo se mette le mani anche nelle bocche dei cittadini, sudditi di Sua Maestà.

Che cosa direbbero i dentisti italiani? Lo Stato Italiano? Roma? La circolare ministeriale? Il prontuario medico? la sora Lella?
Il dentista, mentre mi dà alcune istruzioni e descrive le gesta del mio dente del giudizio, mi dà un antibiotico (tre pastiglie al giorno per cinque giorni e niente alcolici) per calmare il dolore e mi congeda.

Con il solito sorriso ebete sulle labbra, alla reception (stile anni settanta) prendo l'appuntamento successivo per me e anche per i bambini, che hanno bisogno di un controllo.
La ragazza mi stampa un biglietto con la data l'ora e la durata dell'appuntamento (i tempi sono esatti come i treni), poi:
"Lei ha l'esenzione o paga la tariffa?"
L'esenzione consiste in una card che il servizio sanitario spedisce a casa, se ne ha diritto per fasce di reddito, carichi familiari e se disoccupati. I bambini fino a sedici anni si curano gratis. Se non si hanno esenzioni si paga con carta di debito/credito, raramente in contanti.

Intanto tra me e me penso che è finito il tempo delle frasi tipiche di uno studio medico italiano: "se paga subito e vuole la fattura, possiamo fare solo uno sconticino... se non le serve la fattura, c'è il trenta per cento..."

Esco, attraverso la strada ed entro in farmacia, consegno la ricetta e gentilmente mi dicono che ci vuole un po', aspetto così dieci minuti... dietro al bancone c'è un laboratorio dove alcuni medici preparano le ricette.
Finalmente mi consegnano una scatoletta bianca, anonima: sull'etichetta adesiva il mio nome stampato e la posologia.

Rimango un po' così e chiedo:
"Ma è questo l'antibiotico?"
"Sì, tre pastiglie al giorno per cinque giorni... sono quindici pastiglie".
"Ah e come mai questa scatoletta"? "Se lei ha bisogno di quindici pastiglie noi le prepariamo quindici pastiglie... si ricordi di non prendere alcolici per la durata del trattamento, grazie".

Ragionevole, in un istante penso alle decine di confezioni che buttiamo, ai cassetti pieni delle nostre ipocondrie; in Italia ci vengono prescritte otto pastiglie ed in farmacia ritiriamo due confezioni da sei pastiglie l'una.
Il paese dei furbi sempre all'opera e nessuno che protesta. Immagino che rivoluzione del buon senso sarebbe ritirare in farmacia solo il quantitativo che ci serve!
Sarebbe davvero solo buon senso!

Ooops messaggio sul cellulare: "Dear Mr Strocchi, your next appointment is on Wed. at 9.15, from The Dental Care Center".
Sarò puntuale.
Il fra

Le Chandelier, 161 Lordship Lane, East Dulwich

una sala da the...

sabato 4 settembre 2010

Sledgehammer

Questa abitudine tutta londinese di mettere le cose che non servono o non piacciono più davanti a casa...
Così al nove di Troutbeck road un centinaio di trentatrè giri, vestiti ed altro... all'aria aperta gli U2, Matt Bianco, A-ha, Roy Obirson, Billy Idol, Phil Collins, Paul Young, Shirley Bassey, Pet Shop Boys, Lloyd Cole and the Commotions, Terence Trent D'Arby, Erasure, Harbie Hancock, Bon Jovi, David Bowie etc.

Ne prendo una quarantina, ma non ho il giradischi. Che coglione!
Sarà smania di possesso la mia, ma ai ricordi non si resiste.

ah c'è anche So di Peter Gabriel... chiesi all'insegnante d'inglese il significato di sledgehammer.

Non ricordo la risposta, ma sarà stata alquanto vaga.

venerdì 3 settembre 2010

Pragmatismi

Nell'asilo dove lavoro un po' di cose in cucina non andavano, così la manager ci ha convocato: abbiamo discusso i problemi ed esposto i rispettivi punti di vista e forse trovato delle soluzioni.

Nei posti dove avevo lavorato prima i problemi diventavano drammi, le discussioni processi sommari, le persone capri espiatori e le soluzioni impossibili.

giovedì 2 settembre 2010

Italians: interview 006

S*** ha la bandiera dei quattro mori alla finestra della casa, che ha squottato.
Gli chiedo il perchè di quella bandiera, mi risponde facendomi vedere un tatuaggio con la maschera del carnevale di Ottana. Mi chiede di restare anonimo, dice che non si sa mai.

Perchè hai lasciato la Sardegna?
In Sardegna non c'è lavoro, un cazzo di niente, non si fa niente per i giovani, io sono nato lì, è la mia terra, lei non si sposta, ma io sì... voglio vivere un po'meglio di come vivevo lì e ci torno quando voglio. Non mi sento andato via... io penso tutti i giorni alla Sardegna, ma mi godo la vita.
E' una risposta un po' forte...
Beh, ci sono i pro e i contro.. l'estate è friendly, conosci tutti, si trovano le cose dal punto di vista dei favori; qui a Londra ti devi arrangiare... giù se non conosci nessuno, se non lecchi il culo non ottieni niente, qui invece se sai lavorare e rendi, vieni pagato; giù anche se non sei un cazzo e conosci il direttore tu hai il lavoro...
Molte aziende poi hanno chiuso, la Rockwell a Iglesias si sposta dalla Sardegna..... i politici sono interessati alla monete non alla gente.
E' una scelta definitiva?
Non ho problemi, con quello che guadagno... ci torno quando voglio.
Mi dici perchè squotti?
Perchè voglio mettere da parte i soldi, voglio farmi delle belle vacanze...
Come ti è venuta l'idea di occupare?
Un mio caro amico del paese che vive qui da dieci anni mi ha dato le prime dritte e poi grazie ad un mio amico polacco che squotta dal duemilasei ho iniziato anch'io.
Mi dai un aggiornamento sulla casa...
Siamo tutti sardi, stiamo bene. Per poterci vivere ho comprato una doccia elettrica per l'acqua corrente, dato che il gas è bloccato, qualche stufetta... speriamo di starci almeno un anno... stiamo aspettando che ci mandino la lettera con la data ed il giorno di convoca della corte. Procedono legalmente. Noi pensiamo di andare al processo, siamo in benefit, la casa è già stata squottata... noi studiamo e lavoriamo e quindi non abbiamo i soldi... ovviamente questo è quello che diremo. Non vogliamo pagare un'agenzia che ruba dico ruba i soldi; non rendono mai la caparra, trovano delle scuse... mavaffanculo a me è già successo con due agenzie, i landord dovrebbero far fallire le agenzie e noi pagheremmo regolarmente gli affitti... non farmi parlare.
Le agenzie devono fallire.
Al di là delle agenzie...
La vita qui è più semplice e serena e più facile che in Sardegna...
A che cosa di riferisci?
La burocrazia: vai in un ufficio e quello non c'è, alle poste sei in fila e tutti sono in pausa... in banca uguale, la Sardegna è così... dopo un anno che guidavo qui a Londra, quando sono sceso ho voluto guidare non c'erano cartelli stradali una merda! mi sono fermato ad Abbasanta e ho smesso di giudare.
Senti, vado al punto, l'idea di occupare una casa è nel mio immaginario legato all'assunzione di droghe... è così? quale è la tua opinione o la tua esperienza personale se ti va di parlarne?
In Sardegna ho conosciuto politici e vigili del fuoco che facevano e fanno uso di cocaina, lo so perchè gliela fornivo io e si pippava insieme. Giù lo vedo come un vizio, che io chiamo la scimmia.
Qui mi sembra una cosa diffusa... parlo di manager bancari, so che loro si fanno, avvocati pure... qui c'è un utilizzo più rilassato, prima di una discoteca... da noi invece stanno chiusi in casa, uno due grammi di coca e non hanno niente da fare, qui ci si fa davanti a tutti e poi si prende un mezzo pubblico senza rischiare di perdere la patente.
Da noi è un mondo sommerso, ma da noi nononstante le tasse che paghiamo con il cazzo che abbiamo i servizi... no! fai una legge che se mi trovi con un grammo o con un po' di alcool mi arresti o mi togli la patente quello sì c'è, ma fare i servizi no!
Già non c'è lavoro, poi tolgono anche i locali, ecco perchè scappiamo... anche Soru, quel bastardo di Soru... che tra l'altro è lo scarto del formaggio, ecco una merda... a Brighton se si festeggia in spiaggia si sta fino alle sette del mattino, in Sardegna alle sette del mattino solo nelle case private. Monotonia totale... la gente non ha soldi, non fa niente, si arriva a fine mese con difficoltà, il lavoro è precario, non si è felici... venti anni fa con le miniere aperte c'era vita ora no, tutto morto.
Perchè queste cose non si sanno?
Ci sono pochi giornalisti... sai che fanno una rapina alla settimana, un assassinio al mese nel mio paese e nessuno sa niente a parte i giornali locali... abbiamo la crescita controllata, se guardi L'Unione Sarda e La Nuova Sardegna: omicidi e rapine ogni giorno, ma nessuno sa niente... ecco perchè vogliamo uno stato a parte, nessuno sa che succede e quindi facciamo lo stato noi.
Se un giornalista milanese fa la foto a uno di Desulo ammazzato a pallettoni, in sala mortuaria a fianco di quello di Desulo c'è il giornalista milanese.
Forse non siamo tanto normali: siamo uhmm... se ci fanno un torto lo dobbiamo rendere e ce lo ricordiamo.
e poi c'è la droga...,
Io ci sono cresciuto in mezzo alla droga. Il mio paese era pieno di tossicodipendentei, ora ce ne sono meno... il tossicodipendente era un disgraziato, adesso tutti pippano, ti ho detto vero che dal duemilacinque non c'è più lavoro?!

S*** fa una pausa, parla certamente di un pezzo di Sardegna, ma credo che l'isola sia dovunque come la descrive, poi mi dice:
Non vedrò mai la Sardegna di prima... forse quando sarò in pensione, comunque tutti vogliamo tornare e morire lì.

Da qualche giorno guardo i quotidiani sardi: omicidi rapine e morti all'ordine del giorno, non si trovano notizie sui quotidiani nazionali. Le faide nel napoletano e in Calabria hanno risonanza nazionale, la Sardegna non fa notizia, forse per questo è un'isola.
S*** mi ha portato un pezzo d'agnello arrivato direttamente dalla sua terra, mentre me lo cucina mi spiega la differenza tra un agnello di montagna ed un agnello allevato vicino al mare, poi mi dice che il fornello della cucina cuoce bene... io volevo cambiarlo, ci ripenserò.

mercoledì 1 settembre 2010

Italianismi

Può essere che italiani si nasce. Sarà?! mi viene da dire che no, non si nasce ma piuttosto che si vive da italiani, anzi che si vive in Italia... insomma in Italia si nasce! Questo è certo.

Tuttavia la scritta, fotografata con il permesso del barista, viene tenuta nascosta dietro un (modello di) cabina del telefono inglese, ma rivela il razzismo di un nostalgico trentenne. Beh dico razzismo ma lui non me ne vorrà: di difesa o di orgoglio della razza italiana si tratta, un'ideologia che aiuta nel vuoto che c'è... curioso che il magnete sia attaccato ad un simbolo molto british, simbolo di un popolo che è stato colonialista (della prima ora) e razzista ma ha sviluppato avanzati anticorpi e che forse per questo può dirsi un po' più popolo del nostro.

Mentre io e Cristiana conversiamo amabilmente con il giovane barista-fascista (proprietario di un bar nella piazza centrale di Borgomanero), un signore in completo nocciola trangugia il pur buon cappuccino e scappa senza salutare... sarà un comunista o un moderato? Chissenefrega non ternerà più, è clientela da olio di ricino, meglio tenersi la propria selezionata cricca di fedelissimi.
Siccome siamo simpatici al barista e lui a noi, godiamo di uno sconto, ottenendo così il salvacondotto e la buonuscita.

Morale della favola: italiani (al bar) si nasce, inglesi non si diventa.
Eia eia alalà (che leggendo i giornali deve essere la capitale della Libia... a giudicare dal tripudio!).

"E' obbligatorio tenere i cani al guinzaglio ed asportare le deiezioni solide lasciate dagli stessi"
Regolamento comunale per la detenzione* dei cani.
Cartello affisso all'ingresso di Villa Marazza, ex asilo infantile ora biblioteca e parco comunale, sempre a Borgomanero.

Clean after your dog.
Cartello affisso sotto un eloquente disegno (un cane stilizzato che caga) all'ingresso del parco di Telegraph Hill, London. Frase tratta dal buon senso, un regolamento qui molto in voga.

*evidentemente a Borgomanero c'è un carcere per cani.