martedì 31 agosto 2010

La bilancia ed altro

La bilancia è lì sul mobile a cassettoni, la casa di via Marconi a Candelo ormai semivuota fa l'eco ai miei passi, non più l'intatto museo della nostra vita passata, ma uno scatolone smantellato pronto ad accogliere altre storie, a me completamente estranee.
In attesa di Ercoletuttofare e del suo camioncino, fotografo la bilancia, presa a nolo in un negozio di Biella: lì sopra pesavamo Matilde neonata, fino agli ingredienti delle ricette, financo il tempo: entrando in casa m'aggrappavo anche io alle sue forme rassicuranti, sul mobile a cassettoni come fosse un vecchio bancone di alimentari.

Abbiamo dormito in mansarda, nella camera degli ospiti, ormai ospiti appunto, svegliati dal branco di cani isterici del Tofanello e dai soliti coglioni che sfrecciano credendosi centauri. Dormiamo male, a strappi, chiedendoci dove siamo.
Ercoletuttofare arriva alle sette, smantella e ricompone in incastri perfetti i mobili e gli accessori, Andrea è puramente esecutivo (mio suocero raramente obbedisce a degli ordini), io sbuffo e Cristiana no, lei non sbuffa mai.

Facciamo due viaggi, direzione Veruno, lungo la Biella Arona, una delle più brutte statali del Piemonte, un agghiacciante assemblaggio di case e capannoni, scarabocchi di geometri usciti dalle serali e deliri anni ottanta, non ultima una fabbrica di pannoloni: una specie di astronave di profilo, ma pare dia lavoro e fiato ad una provincia che con il tessile ha perso tutto o quasi.
Alla lunga tutta questa bruttezza non paga, rimarrà lì come un tubo ingorgato.

Penso alla casa di Veruno, a quello che era, prima che alla fine degli anni settanta iniziasse lo scempio: piastrelloni bianchi, perline, tavernette, cucina in serie, bagni piastrellati, stanze enormi lasciate vuote, anzi piene di cambi di stagione mai utilizzati, stanze piccole dove si passa la vita assemblando oggetti, nessuna praticità, nessuna comodità reale... il portone del garage sempre sollevato (lì da vent'anni), gli autobloccanti nel cortile, i vasi di plastica, per non parlare del giardino.

Un'altra casa da trasformare: a pensarci ho i brividi, la casa di veruno è da sempre un cantiere, dal settantotto che proviamo a darle una forma; avrei preferito ereditarla quando era ancora una cascina, quando erano gli animali ad abitarla, più che i quattro contadini che stipavano la cucina e le camere da letto, quando salotto tinello ballatoio e cucinino erano parole che non esistevano.

Eppure questo luogo scomposto è il mio cordone ombelicale e lì dentro, a guardia del maniero, uno stanco ottantenne, un po' misogino ed un po' egoista, dalla vita scandita di abitudini, mio papà, invecchia fumando emme-esse e guardando la tivvù.

Due settimane trascorse a muovere cose da un posto all'altro. La cosa più strana: impacchettare i libri, i miei libri, e chiedersi sempre i soliti perchè.

British Museum Great Court

giovedì 12 agosto 2010

Album e vacanze

Vado in vacanza anche io, in Italia.

Il blog fino al trentun agosto diventa un album di fotografie: ogni giorno un'immagine come un invito o un pensiero sospeso.

Ciao a tutti
Il fra

mercoledì 11 agosto 2010

T(h)inkerbell quotes

Amo troppo leggerli [i libri], per aver voglia di scriverli. Certo mi piacerebbe scrivere un romanzo – bello come un tappeto persiano e altrettanto irreale. Ma da noi si leggono solo giornali, abbecedari ed enciclopedie.
Di tutti i popoli del mondo, gli inglesi sono quelli che hanno meno il senso di bellezza in letteratura.
Oscar Wilde, Il Ritratto di Dorian Gray

martedì 10 agosto 2010

The solitude of prime numbers

Ho finito con il leggere questo libro, perchè il titolo mi pareva come il mio inglese parlato: appunto (ancora) una traduzione letterale dall'italiano.

In due giorni d'un fiato, una buona metà su una panchina tra Pimlico Road e Bourne Street, con in testa questo titolo, tutto latino.

Una scrittura sincera, anche spietata. Un libro chirurgico, che (ri)guarda la vita di ogni singolo lettore. Certamente la mia.

Vero è che nell'età adulta il rapporto con i genitori si riduce a piccole sollecitudini: hai freddo? fa caldo? hai mangiato? ti serve qualcosa?
Altrettanto vero che qualcosa rimane sempre sommerso ed irraggiungibile: innumerevoli argomenti da affrontare, scuse da fare o da ricevere, memorie da far rivivere o correggere.

E' una delle cose del libro che più mi ha fatto pensare.

lunedì 9 agosto 2010

British Museum, Anno Domini 2000

Il British Museum è una piazza coperta: Norman Foster ha costruito un enorme cilindro di marmo bianco, da cui parte la volta in vetro che copre l'intero cortile interno del museo.
L'iscrizione ad Elisabetta seconda Anno Domini 2000 riporta ai fasti della Roma imperiale: basta poco immaginarsi senatori con la toga a passeggio nel foro.

La visita vale quasi solo per ammirare -o farsi sopraffare- da questo inserto architettonico, che svela un trucco, ovvero che il museo è diventato ben più importante delle collezioni che espone.
La grandeur visiva spinge i visitatori ad evitare i piccoli esemplari esposti e buttarsi sui pietroni egizi, sulle colonne assire, insomma sul reperto bulimico.

La stele di Rosetta (il nome mi ha sempre fatto un po' ridere) è la Gioconda del British Museum, il resto è, da quasi tutti, velocemente ignorato: la vista subito appagata e la luce del marmo inibisce qualsivoglia interesse per il mondo etrusco, le ceramiche cinesi, l'antico Iran, la Britannia romana, l'Europa dell'Ottocento e la Turchia antica...

Per una prima volta a Londra è una meta che sconsiglio, tanto più se si è in famiglia o in comitiva; meglio andarci alla terza o quarta visita, con l'intenzione di ammirare uno spazio e puntare su quello che interessa.
Il Gallery Cafè lascia a desiderare (troppo buio e poco accogliente), come anche i due Court Cafè (i bar del cortile interno): esteticamente discreti ed eleganti, ma cari e senza personalità.

Nelle mie preferenze museali vincono (di gran lunga) il Victoria and Albert Museum e la Tate: luoghi (più che musei) informali e popolari dove passo il tempo, dove non mi stanco di passeggiare, dove posso anche solo consumare un caffè.

sabato 7 agosto 2010

Le attitudini spaiate

Mi piacciono le tazzine e i piatti spaiati, il nuovo con il vecchio, i completi intimi spezzati, e poi il dettaglio di una spilla barocca su una giacca classica, un anello frivolo in una mano pallida, un sandalo di plastica sotto una gonna di lino.

Cerco quasi sempre qualcosa che non si combina, che non torna, la speranza di indugiare, sempre, prima sul dettaglio, poi sulla figura d'insieme.

Chissà da dove viene questa attitudine? e dove va?

Si tratta di tempo: il tempo di voltarsi e guardare.

venerdì 6 agosto 2010

Storie di libri e di idraulici

Tempo fa passeggiando dalle parti di Marble Arch, in mezzo ad un via vai di persone, Cristiana mi dice: Fra, non pensi mai a quante storie incrociamo...
Io rimango in silenzio... uno di quei meccanismi strani per cui preferisco discutere con lei delle cose da fare e quasi per nulla di pensieri da condividere.
Nella cronaca spicciola di una coppia questo può sembrare -e sembra-indifferenza, anaffettività o non so che altro. In realtà io fingo indifferenza, attribuendo a lei così, in via definitiva, il giusto ruolo: quello della regista anche di quei pensieri, che mi si depositano lì e che poi ritrovo per conto mio, soprattutto nelle giornate da single, quelle di una certa forzata solitudine.
Le riconosco il ruolo di regista, nè per scusarmi, nè per l'onore delle armi, ma semplicemente perchè sono il suo attore feticcio e, spero ancora a lungo, il suo attore preferito.

Insomma tutto per dire che quel pensiero io l'ho coltivato, perchè ha la dignità delle cose ovvie e banali, che nella vita quotidiana tendiamo a dimenticare: che le persone hanno storie è sì come dire che l'acqua ci disseta e l'aria ci fa respirare, ma senza le storie delle persone è come vivere senz'acqua e senz'aria. Non è vivere.

Nel centro di Londra come in questa parte così eterogenea e vibrante del Sud-Est, non faccio altro che incontrare storie e luoghi, catturarne alcune ed imbattermi in un micor cosmo di pensieri che è la mia biblioteca ambulante.
Penso continuamente alle storie che incrocio, perfino me le invento e talvolta immagino di sentire il moto dei pensieri, come l'angelo che plana nel bianco e nero del cielo sopra Berlino.
In posti come Canada Water o Baker Street, dove si incrociano due o tre linee metropolitane, si incrociano giornalmente migliaia di storie e altrettante migliaia di possibilità: sbagliare un minuto e prendere il convolgio successivo significa per esempio entrare in altre storie.

Oggi a Paddington Street ho chiacchierato con un ragazzo inglese (dalla mail me lo figuravo un attempato signore), che voleva conoscermi e che da due anni commercia prodotti italiani, gli ho stretto la mano all'ultimo piano di una scala moquettata ed umida, in un edificio nel cuore di Londra.
Occasione per chiaccherare di cibo, di ristorazione e di opportunità e per visitare l'area tra Baker Street e Bond Street e passeggiato lungo Marylebone street.

Dove scopro un paio di negozi e... Daunt Books, una libreria edwardiana, tutta in legno di quercia: nella galleria principale la luce entra da un tetto in vetro ed i corrimano delle balconate sono obliqui per permettere la lettura dei libri, prevalentemente da viaggio.
In punta di piedi annuso l'aria e, ospite in incognito, mi muovo felpato senza toccare nessun libro... su un elegante tavolo ovale l'edizione inglese de Il Giardino dei Finzi Contini, in mezzo ad altri testi della letteratura europea di quegli anni.
E' un libro che non ho mai voluto leggere e un film che non ho mai voluto guardare, intuisco dal titolo la tragedia che racconta.

Come sempre l'atarassia di un posto come Daunt Books calma i mei nervi: l'idraulico telefona e si scusa, dice che anche oggi non può venire. Si tratta della terza volta ed ha pure le chiavi di casa; la serpe che in me sfodera un gelido ultimatum.

L'idraulico il muratore, l'elettricista... sono personaggi che violano con disinvoltura la privacy: chirurghi della casa non sanno o fingono di non sapere che toccando tubi, fili, infissi e pavimenti toccano in realtà i mei testicoli ed i miei (innumerevoli) punti G.
Mi innervosice la loro disinvoltura e l'agilità che hanno nelle case altrui, cioè nella mia; si muovono invisibili e trasparenti, ma trapassano e sigillano odori e abitudini che poi fatichi a recuparare... tanto più irritante poi rimandare i lavori, da un giorno all'altro, con l'aria impunita di chi sa benissimo che, per chi aspetta, sostituire un vecchio impianto di riscaldamento è come asportare un dente marcio.

Meglio leggere! pare che anche Cristiana stia leggendo e i bambini dormano stremati dalle giornate al mare. Su qualche pagina stiamo ancora incrociando le nostre storie.

giovedì 5 agosto 2010

T(h)inkerbell quotes

Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancora di più. La felicità non ci lascia cicatrici da mostrare, dalla quiete impariamo così poco.
Chuck Palahniuck, Diary

mercoledì 4 agosto 2010

Ricco Truzzo Barocco

Sono entrato da Harrods. Passavo da lì per raggiungere una galleria d'arte e rivedere Hanny.

Visitato con la persona giusta ci si tiene la pancia dal ridere, anzi, ci si può sbellicare, seppellendo con una risata la vasca di quarzo (un unico pietrone scavato) con i rubinetti d'oro, gli scooter di mare ultimo modello, i boccioni di profumo, i lampadari di cristallo grossi come enormi melanzane falliche, le testate del letto (vere e proprie testate), l'aria condizionata a manetta, tutta questa gente senza una traccia di imperfezione, il cerone bianco delle donne con il velo circondate da commesse seminude che spruzzavano profumi costosisimmi o l'abbronzatura perfetta dei lacchè.

Indubbiamente da visitare il memoriale di Dodi e Diana, voluto dal padre di Dodi, proprietario di Harrods*: nel seminterrato, in un'ambientazione egiziana appena accennata (colonne con geroglifici, sfingi e puttanate varie alle pareti) i due sono ritratti dentro cornici dorate che neanche la tomba dei nonni della casalinga di Voghera... la scritta sotto la piccola piramide illuminata:
"The wine glass has been preserved in the exact condition it was left on the couple's last evening together at the Imperial Suite at the Hotel Ritz in Paris. Dodi bought this engagement ring for Diana on the day before the tragedy."

Poi, esterefatto e stordito (non so bene da cosa in realtà), esco a riveder le stelle.

*ex in realtà, con cinque milioni di sterline Mohamed Al Fayed si è venduto il grande magazzino e pure il sacrario; i nuovi proprietari sono i reali del Qatar, le cui eleganti e discrete automobili sono state bloccate dai vigili inglesi proprio di fronte ad Harrods.

martedì 3 agosto 2010

Exit swimming pool

Questa è una di quelle sere... la casa è una piscina, io ci nuoto dentro, i pensieri sono bolle d'acqua, rimbombano nelle orecchie, poi spariscono.

In piscina io non mi bagno: quando tendo la mano, l'acqua si ritrae, una patina d'asciutto mi avvolge.
La gatta nuota con me: in questo limbo trasparente i movimenti sono rarefatti, studiati e ripetuti in una prova a teatro, senza l'ansia della prima.

Così lascio molte porte chiuse, vivo in due o tre vasche e mi tuffo nelle letture... una non mi basta, c'è il libro del divano, il libro del letto, il libro del cesso, il libro del bus, il libro che vorrei leggere ed il libro che vorrei comprare: questi ultimi si moltiplicano in modo esponenziale, l'unica mia bulimia.

Tra qualche ora arriva l'idraulico John e il muratore Stephen dovrebbe dirmi quando viene a cementare la conservatory.
Via skype, studio la prossima Zona francabiancadensa con Lei, che mi suggerisce le musiche di luxuriamusic, una radio libera d'oltreoceano.

I bambini e la Cri intanto partono per il mare, io sono sempre nella piscina... devo trovare uno scolo d'uscita.

*Jason mi segnala questo articolo sul New York Times, si parla di Biella, Luciano Barbera e l'Italia... il titolo "E' l'Italia troppo italiana?"

lunedì 2 agosto 2010

Heal's, 196 Tottenham Court Road

Entro da Hael's senza sapere nulla del posto.
Esco con il catalogo in mano, un piccola, elegante bibbia da comodino, ed un paio di foto scattate sulla rampa scale interna.
Ci sarebbe molto da comprare, ma da solo non posso.

A questo tempio modernista -un edificio tutto vetrate e marmi- bisogna fare continua e prolungata visita, ogni volta che si va in centro.
Salire in ascensore, scendere per le scale e viceversa, infilarsi nel caffe-ristorante, perchè lo shopping, quello dal passo lento ed estasiato, ha bisogno di tempo.

Da Heal's* come da Liberty si può passeggiare sciogliendo l'ansia del possedere con la felicità del guardare.

Beh guardare è una cosa che ci si può permettere.

*Dimenticavo si festeggia il bicentenario... milleottocentodieci, la data di pubblicazione di
Sense and Sensibility della Austen

domenica 1 agosto 2010

North Cross Road, East Dulwich

North Cross Road sale sulla destra di Lordship Lane, a East Dulwich e lì decido di prendere un caffè al Blue Mountain.
Il patio è fatto di pezzi di porcellana colorati e rotti, cementati insieme, come in qualche locale della riviera... c'è un'aria di mare, infradito ai piedi, svolazzi vari, tante donne col pancione ed seni bianchi, enormi, mentre il sole ritorna dopo la pioggia fine del mattino.

Di fianco a me, oltre la recinzione della cafeteria, una signora vende fiori, poco più in là, lungo la discesa, le bancarelle degli antiquari, un garage aperto con una panca da giardino che mi interessa, poi chioschi di libri, di dolci, il pescivendolo e un enorme maiale arrostito, al taglio.

Arrivano le Egg Benedict: due uova su una fetta di bacon ed un pane abbrustolito, pomodoro ed insalata, poi un caffè freddo, che per intenderci è un bicchierone di caffellatte con i cubetti di ghiaccio e va bene così.
Io intanto leggo il Guardian, fino all'articolo sulla situazione politica italiana.
La lingua inglese, quella scritta, usa mettere una serie di aggettivi* prima del nome, raccogliendo così in due righe un'intera storia: "Fini, l'ex post-fascista diventato liberal conservatore, co-fondatore del Popolo della Libertà, che ha litigato con il primo ministro, in particolare per l'etica all'interno del partito, ha affermato che....".
Descrizione che certo serve al lettore inglese per ricordare chi è Fini e da dove viene, ma anche un riassunto emblematico di quanto accaduto in Italia in quindici anni; insomma un politico magari può adattarsi ai tempi ma non cambiare la sua natura e la sua storia.

Scendo da North Cross Road e mi consolo entrando in un negozio di alimentari: si vendono in bell'ordine, dentro gli scaffali di un grande mobile a parete, prodotti italiani di qualità.
Recupero un certo orgoglio poi attraverso la strada e prendo il 176 per Tottenham Court Road: devo andare da Heal's... alzo il braccio per fermare il bus, Eia Eia alalà!

*Un po' come gli epiteti nell'Iliade o nell'Odissea: Athena dagli occhi cerulei, Achille dal piede veloce... Berlusconi, incline allo scandalo... sempre il Guardian.