sabato 31 luglio 2010

Occhi di Gatto

Un occhio tumefatto, zoppicante, silenziosa... la trovo così sulle scale.

Di solito all'alba delle cinque mi sveglia perchè ha fame, tenta di graffiarmi e rincoglionito come sono mi fa inciampare (senza lenti vedo solo una macchia nera), poi mi solletica le gambe mentre sono seduto sulla tazza del cesso.
Solo dopo che risorgo dalla mia biologia mattutina scendo con lei le scale e le dò quelle crocchette del cazzo.

La giornata comincia per i bipedi, mentre la quadrupede è appena rientrata, reduce da sopralluoghi notturni nel vicinato.

Ma stamattina è solo reduce, da un zampata, da un qualche pericoloso salto, da un agguato e senza nemmeno più il collare... peccato! c'era il nome e l'indirizzo, magari qualcuno me lo riporta.

Vado al mercato di Deptford in cerca di libri, rientro per pranzo e la ritrovo sulla mia sedia, ritorno dal lavoro ed è di nuovo sulla sedia... adesso, sul divano, sta russando, sembra una radio che non prende la frequenza.

C'è della gratitudine, ma nessuna dipendenza: ha lo sguardo attivo di un felino, non quello passivo di un cane.

Tinkerbell è sempre randagia, non è domestica, in questo è leale: Troutbeck Road è una dimora occasionale, un albergo; lei è libera di entrare ed uscire e noi liberi di occuparci di lei, liberi di guardarla passare.

Penso ci sia davvero della reciproca gratitudine in questa libertà.

venerdì 30 luglio 2010

Holiday in

Beneeee! Andrew, Mary, Doroty, Asleigh, Gavin, Paula, Nicole, Dave, Victoria, Debby, Philla e Julie avete preso le mie valigie?!... solo dodici quest'anno.
Vada per la sobrietà... chiaro senza mai dimenticare l'eleganza.

Che ne dite infatti di questo competo color pianerottolo-ospedaliero che mi nasconde i fianchi ottuagenari e del mio foulard fiorato, sobrio vero?
Certo non rinuncio a piccoli dettagli che mi rendono un po' la nonna di tutti, anche di voi miei cari sudditi di Troutbeck Road.

Così carenata resisto addirittura alle raffiche di vento dell'aeroporto... non come queste due wags o, come dite voi, veline che insieme alla gonna sventolano so ben io cosa!
Beh saliamo sul mio aereo, speriamo che il cadetto alla guida eviti le turbolenze...

Buone vacanze... sì sì, poi durante il volo decido dove andare, mah magari in qualche colonia d'oltreoceno... adesso non lo so ancora... io amo passeggiare nel cielo.

giovedì 29 luglio 2010

FRASTA!

Sono single... da due ore e venticinque minuti e già -dico già- mi crescono i capelli... rastaman vibration.

mercoledì 28 luglio 2010

In the Kitchen

Ispirati dal libro di Monica Ali, mi verrebbe da dire. E' tempo infatti di trovare una cucina! tra siti internet ed appuntamenti con rappresentanti vari però non se ne trova una decente.
Siamo troppo esigenti... io oscillo: da una parte vorrei chiudere, dall'altra però si tratta di un ambiente unico, uno spazio aperto, non possiamo sbagliare.

Cristiana ha definito l'ultimo esemplare propostoci: banale e posticcio.

Un de profundis per la rappresentante della Magnet, rigida come un palo, soprannominata Svetlana, al secolo Ruta Kacinskaite... questo dopo circa due ore di stampe e disegni al computer, di passeggiate nello showroom, mentre i bambini si pippavano un divuddì nella saletta attrezzata.
Sono andato a pisciare due volte e non usciva l'acqua dal rubinetto... nemmeno fuor di metafora.

E ci credo, a Candelo ce la siamo fatti noi, qui sembra più difficile.

Escluderei quelle dei cataloghi: quando vedo queste famiglie laccate, non troppo diverse dalle cucine che pubblicizzano, sento odore di falso e senz'anima: sono cucine pulite dove sembra non si prepari il cibo, asettiche come un ambulatorio, fredde come il salotto delle grandi occasioni, dove le cose si appoggiano al posto giusto... no!

L'eleganza è un'altra cosa, una qualità che si abita, non che si mostra e la cucina appunto si abita, non si mostra...

Serve tempo, tanto per cambiare.

martedì 27 luglio 2010

La mia versione dei fatti

Stavo mettendo insieme una super insalata estiva, tra resti del frigorifero e insalatina verde appena raccolta dal nostro garden...(posso vantarmi 2 secondi e mezzo di essere finalmente riuscita a mangiare un prodotto coltivato da me?), quando Manali mi ha chiamato proponendomi un pranzo fuori. La mia prima risposta è stata un monacale no grazie (come si fa alle 13.10 cambiare i programmi per il pranzo? e poi il Fra e Jacopo sono ancora in giro, dove metterei Matilde?). Ma mezzo minuto dopo aver messo giù il telefono ho richiamato Manali. Non resisto all'idea di un pranzetto in un nuovo ristorante indiano insieme a lei, indiana e buongustaia!

Scopro così che il ristorantino è esattamente quel posticino carinissimo, a cui siamo passati davanti col bus di ritorno, sere fa, dallo spettacolo di Matilde a East Dulwich (non vedo l'ora di dirlo al Fra...morirà d'invidia!).
Piccolo ma molto accogliente, senza le solite chincaglierie dorate ma con le pareti vivacemente colorate, i tavoli in legno anticato e con un patio sul retro circondato da banani dalle foglie larghe e verdi. Il menù non propone nessuno dei soliti piatti conosciuti e così mi lascio consigliare da Manali che ordina anche - sorpresa sorpresa - un ottimo vino bianco indiano.

Torniamo a casa che ormai sono le quattro del pomeriggio. Sul palato ancora il sapore del sorbetto all'anguria e ginger candito...potrei tornare al Ganapati solo per questo!

domenica 25 luglio 2010

Giacopou, Matilde, Madeleine and Mr. Nauht

Pomeriggio. Una domenica di luglio con il cielo fermo, forse sta per piovere, forse no.
Come essere nell'anticamera (vuota) di un ambulatorio, tutto in fermo-immagine (il Tutto) con il regista che sta per decidere se tagliare o no la scena.
Rarefatto pomeriggio dove tiro le mie linee orizzontali e verticali, aprendo il tempo presente in tante coniugazioni personali.

Nella realtà Cristiana è fuori a pranzo con Manali, Giacopou si sta strusciando a pavimento, come un gatto cerca la posizione giusta per recuperare un po' di sonno arretrato: questa mattina l'ho portato a Greenwich e l'ho lasciato correre nel parco, nel frattempo ho comprato un'orchidea viola ed un set di coltelli con il manico in (finta) madreperla; poi abbiamo gironzolato sulla collina in cerca di cafeterie ed antiquari.
Lui ha sempre quell'aria simpatica anche quando, intempestivo ed inopportuno, chiede di fare pipì... finisce con sciogliere l'umore del negoziante più accidioso; lui è una sorta di implicita richiesta di sconto: i commercianti te lo concedono guardandolo e la conversazione si fa piacevole.

Anche Tinkerbell sembra svenuta; oggi, come trofeo, ci ha fatto trovare, sulla soglia nel retro, una rana rinsecchita, che, più che in uno stagno, ho il sospetto l'abbia trafugata dallo studio di un qualche etologo: un anfibio di quelli che nelle teche si fissano con gli spilli.
Per casa la gatta ha il buon gusto di posare dovunque matite e biro, vediamo fino a quando... mi toccherà un giorno sollevare dal pavimento gli umori liquidi di una qualche lucertola e poi far rinvenire Cristiana con un fazzoletto imbevuto di whisky.
I lavori sporchi toccano a me: si devono alla mia proverbiale indifferenza per i casi di spiattellamento animale, per gli scarichi e per i merdumi vari.

Matilde è alla festa di compleanno di Madeleine: una creatura dai capelli lunghi e biondi, la versione bambina delle collegiali bianche e trasparenti di Picnic ad Hanging Rock.
A questa bimba inglese Matilde deve il suo primo ricordo della scuola: presa per mano da Madeleine verso la mensa, Matilde le chiese Uoziorneim?
Da allora sono amiche, da quella semplice domanda, da quelle che sono venute in seguito, perdute e ritrovatesi nello loro lingue diverse, in un modo tutto loro, personale ed universale insieme.

Qualche giorno fa Matilde ha fatto un po' di outing emozionale su questo anno di scuola, terminato venerdì scorso, e fa tenerezza vederla stanca ma soddisfatta.
Parlava di Mr Naught, il suo maestro: un trentenne alto ed un po' rotondo, con una voce lieve, il temperamento pacifico, il passo fermo ma leggero dell'uomo buono e un'aria sempre sorridente.
Non poteva capitare persona migliore.
Questo Matilde lo sa, non ne è forse consapevole del tutto, ma con il tempo, quello che si stende orizzontale e verticale anche nella memoria di una bimba di otto anni, sarà grata e riconoscente all'ormai mitico Mr Nauht.

venerdì 23 luglio 2010

Vacanze 2010

Su Skype, in conversazione con mio fratello con cui andremo in vacanza (famiglie comprese) in un posto da lui consigliato:

Io: Ma allora il posto com'è?

Lui: Mah non è male. Poi c'è un personaggio, Cinzia, che ti accoglie appena arrivi...come Tatoo nel film del paradiso di tanti anni fa, ricordi?

E mentre io con la mente torno indietro di vent'anni...

Lui: poi scopri che Cinzia è lì perchè ha ucciso i genitori...

Infatti! Ho sempre un gran culo io con le vacanze!!!

St Katharine's dock

Barche a vela, un molo, un porto piccolo, dalle parti del Tower Bridge.
Voglia di sorseggiare un caffè borghese, ma Cri preferisce un pub proletario.
Si va al pub, ma dall'altra parte del fiume.

giovedì 22 luglio 2010

Wapping, Wharves

I moli (wharves), appena si esce dalla metropolitana di Wapping... magazzini diventati appartamenti.
Dietro scorre il Tamigi.

mercoledì 21 luglio 2010

Muffin rimbalzanti su pavimento seguendo traiettorie irregolari

Per ottenere il risultato di far rimbalzare i muffin basta impastare i seguenti ingredienti con la massima velocità, pensando ad altro.

Farina autolievitantesi, un po' di zucchero (non tanto anzi quasi nulla perchè fa male soprattutto ai bambini) e dei frutti di bosco, fate voi quali.
Per le dosi andate ad occhio, basta riempire gli stampini.

I muffin, assolutamente insapori, somiglianti taluni a cuppucci di gnomo, altri a comuni loffe da marciapiede, hanno la straordinaria proprietà di rimbalzare, seguendo traiettorie irregolari.

Per un rimbalzo più regolare basta dare loro una forma sferica, ma non so come fare, non ho voglia e non ho tempo. Comunque se vi va provateci, se no comprateveli.

La vostra Nicola (pronuncia Nicolà).

martedì 20 luglio 2010

Bench at Bank

per esempio qui ci si dovrebbe sedere in due*, facendosi prendere dall'istinto di oziare e fingendo di leggere, protetti da un paio di occhiali da sole: a destra il Tower Bridge, a sinistra London Bridge, dietro la schiena Bank e la City, di fronte l'imponente anonimato dei moli della riva sud del Tamigi...

Non ci sediamo, ma continuiamo ad incrociare un gruppo di british di tutte le età che passeggiano sui due lati del fiume indossando magliette della Cardiac Risk in the Young... per ritrovarli più tardi in un pub a fumare e bere birra... alla salute del medesimo cuore.

umorismo inglese o moralismo italiano?

*mi piace il legno sbiadito dal sole, sembra voglia invecchiare. Starebbe bene in giardino.

domenica 18 luglio 2010

Sunday, cloudy Sunday

Mi piacciono le cose a mezz'aria, certe frasi sospese così, senza costrutto... come gli ablativi assoluti.

venerdì 16 luglio 2010

Felino, domestico e selvaggio

Non sono un amante degli animali domestici, forse perchè per me gli animali di domestico non hanno mai avuto niente... e domestico è un aggettivo irritante*.

Sto divagando. Volevo soltanto dire che oggi mi sento come Tinkerbell in foto: sono prossimo ad una certa aggressività, ma ancora sornione, non soriano, posseduto da un irriverente scazzo e quindi un po' stufo.

Vorrei possedere una quantità di denaro contante per arredare la casa in un lampo, gestire con lo stile di un felino antipatico una squadra di efficienti muratori, materializzarmi in Italia per dare un paio di morsi a chidicoio, nonchè cambiare destino e vita ad un paio di persone...
Invece eccomi qui nell'erba a poltrire con gli occhi socchiusi, né un lare domestico (!), né una divinità egizia, niente!

In realtà aspetto la trota, anzi a ben vedere le sono in scia...

Buon weekend.

*All'università si dava ai libri da leggere a casa il nome di letture domestiche appunto, opposte probabilmente a quelle selvagge. Quindi gioco del weekend: immaginare uno scaffale di letture selvagge, qualche titolo?

giovedì 15 luglio 2010

Zona francabiancadensa

Si dice conversazione, ma nell'era della lingua universale si chiama chat.
Da lì un verbo italianizzato chattare, che andrebbe scritto ciattare... ma non è nè di etimologia, nè di semiologia che ora scrivo, anche se mi piacerebbe.

Zona francabiancadensa esce da una conversazione tra me, seduto su uno scomodo sgabello e lei, seduta su sedia -credo- confortevole. Sarà che si parlava di sesso, di astinenza dallo stesso e di intimità, sarà che poi si tentava - lei sopprattutto, incalzata da me - di definire e di spiegare l'intricato mondo delle relazioni, sta di fatto che sempre grazie a lei, lettrice avida di saggi e poesie, assai meno di romanzi, durante la chat siano venuti fuori cinque titoli di libri.

Zona francabiancadensa -di lei il copyleft- è lo spazio (immaginario?!) che esite tra gli attori di una chat, spazio così somigliante a quello, più complesso, semplice e semplificato, che passa o accade tra due esseri umani quando si incontrano.

Lei, nel dare i titoli, rimane anonima, non per il soggetto degli stessi, ma per il suo noto pudore:

Per quanto riguarda la disillusione, e la retorica nella descrizione Justine o le sventure della virtù, del noioso, ma esplicativo Marchese de Sade; lo definiscono il romanzo erotico di tutti i tempi, io lo trovo sufficientemente noioso, ma molto in linea con la noia che provo per il sesso così stereotipato.

Conos (n come egne) di Juan Manuel de Prada che in italiano è stato tradotto Fiche, definito un vero libro d'amore; (per me) da fiche catalettiche, ma divertente, sdrammatizzante, tematizzante.

Passo così dallo stereotipo del sesso cialtrone, al repertorio sdrammatizzante dei diversi tipi di fiche, all'amore, quello vero che uccide: La Chimera di Sebastiano Vasalli, unico documento dell'inquisizione italiana, dove nell'incomprensione vedo un'infiorescenza nuova, l'amore vero incondizionato.

Non possono mancare le rime scardinanti di Senza polvere, Senza peso di Mariangela Gualtieri, in questa nostra zuppa del male.

Finisco con L'Identità di Milan Kundera... la prefazione dice: "...vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, in cui l'identità dell'altro si cancella, mentre di riflesso dubitiamo della nostra. Questo avviene anche all'interno di una coppia - anzi sopratutto all'interno di una coppia - perchè chi ama teme sopra ogni altra cosa di perdere di vista l'essere amato." Uno dei pochi romanzi letti, uno dei pochi romanzi amati.

Io: un'ultima cosa... dove va la musica quando finisce?
Lei: nel nostro cuore
Io: grazie

mercoledì 14 luglio 2010

Angolo (di) Liberty

Anche l'estintore sul lato del camino sembra uno shaker... un angolo nascosto di Liberty dove è un peccato togliere anche solo uno degli oggetti in esposizione.
Negli specchi sono riflesse le finestre in legno ed il manichino accenna un passo di danza per allontanarsi da lì.

Basta Liberty! Parliamo d'altro adesso.

martedì 13 luglio 2010

A spasso con Giulia: seconda parte

Lo shopping è un'attività superflua e come tale eccitante.
Le nuove generazioni si nutrono di moda, di gossip, di shopping e di sesso: argomenti che si confondono e che alimentano l'ansia e svuotano i portafogli.

I centri commerciali, i brand più di moda di Oxford Street inevitabilmente attraggono: saranno le vetrine, la musica, la gente che si accalca e tutti quei vestiti e quella roba esposta sugli stand, i pavimenti tirati a lucido e la fretta compulsiva dell'acquisto, per finire poi tutti in coda alla cassa.

Ma si tratta dei mercanti fuori dal tempio, il tempio, quello vero, per me è Liberty e Giulia deve vederlo.

Liberty è un'edificio ottocentesco dove regna il silenzio, dove gli abiti, gli oggetti ed i pezzi d'arredo sono esposti e non accalcati: si distendono orizzontali e non si accumulano verticali.

La struttura portante è in legno con travi a vista (agli angoli capita di trovare dei camini con splendide maioliche portoghesi).
Alcuni articoli sono esposti a muro, come in un museo, altri disposti su tavoli in ordine ma con informalità; ogni genere di prodotto, dai tappeti alle lampade, dalle sedie agli abiti per uomo, dai biglietti d'auguri ai profumi, dai gioielli alle borse, crea un ambiente dove si può passeggiare, e guardare, uno spazio dove comprare non è un gesto veloce ma diventa un modo di pensare, di assorbire uno stile, di immaginare combinazioni, abbinamenti e situazioni.

Così regalo a Giulia l'esplorazione di Liberty e se da una parte spero che cambi la sua percezione del bello, dall'altro so che le impressioni si depositano a lungo, prima di diventare espressioni di un gusto personale.

Poi raggiungiamo a piedi St James' Park, l'erba è quasi secca (per il troppo caldo i giardinieri della regina non innaffiano), il laghetto è una broda d'alghe, noi ci si stende sotto i tigli mangiando sushi comprato da Tesco, io leggo e lei se ne va da sola verso Buckingham Palace... fa troppo caldo per seguirla e non sono il tipo cane da guardia.

Mi accorgo che molti passanti osservano Giulia -sono perlopiù sguardi latini- e penso che un tratto della bellezza abbia a che fare con l'incosapevolezza. Comunque è ora di tornare a Troutbeck road, si fa sera.

lunedì 12 luglio 2010

A spasso con Giulia: prima parte

Ora non c'è dubbio che permettermi di passare una giornata con una diciottenne come Giulia e portarla a spasso per Londra sia un lusso. Tanto più se la ragazza in questione, alta una spanna più di me, adora le librerie al punto da oziarci dentro.

Prima domanda: Chi è Giulia? una talentuosa pallavolista, figlia di un'allenatrice di pallavolo che a tempo perso fa la commercialista e di un avvocato del foro biellese (date le dimensione del foro meglio dire buco), nonché studentessa modello di un liceo scientifico sempre biellese, che all'alba della maggiore età decide di passare due settimane a Londra con la famiglia della cugina, Cristiana.

Seconda domanda: che cosa avrei dovuto e voluto vedere di Londra se l'avessi vista per la prima volta a diciott'anni?
Bisogna mediare tra luoghi turistici, da vedere a distanza o in controluce e angoli poco frequentati ma eleganti; il centro di Londra è come Venezia, se ti sposti dal flusso e fai un saltino su un lato la folla scompare e ti trovi in un vicolo circondato dal silenzio. La bellezza si nasconde se c'è chiasso.

Iniziamo con la National Gallery: di nazionale il museo ha solo il nome, i capolavori sono italiani: in estatica contemplazione di fronte a Paolo Uccello, a Caravaggio, Leonardo, Raffaello e Tiziano(alla Cena di Emmaus e al Bambino morso dalla lucertola io ho i brividi). Distrattamente cerchiamo il Giulio secondo momentaneamente trasferito al piano sotto.

Poi Giulia si va a vedere i moderni, per fortuna non ha bisogno di spiegazioni. Le dico solo di alzare la testa e vedere le sale, i soffitti, gli arredi e le finestre di questo edificio: spesso gli occhi si fermano ad altezza quadro.

Poi arriva l'ora del The NationalCafè, la cafeteria ed il ristorante del museo, imperdibili luoghi di stile ed eleganza: le boiserie nere, i piani di marmo, le sedie di legno scure da bistrot, l'isola con i dolci, poi ancora i cuscini di pelle rossi legati ai lati della panche e pentaedri giallo ocra che pendono dal soffito (la luce non serve dalle alte finestre entra quella del sole).
Non reggo alla vista dei dolci di Peyton and Barne: Giulia va di muffin, io di cupcake al limone.

Si esce lungo Charing Cross, seguendo le librerie fino a Foyles, ma prima un'occhiata a The Italian Bookshop di Ornella a Cecil Court poi Goodwin's court: una via stretta con dei bowindo bombati in legno ad una spanna da terra, dove si può senza discrezione guardare all'interno... per poi sbucare fuori dalle parti di Covent Garden.

To be continued.

domenica 11 luglio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 24.10

Adesso mi faccio un sandwich, quello sparapalle di D'Annunzio direbbe mi faccio un tramezzino.
Prendo due fette di pane e con la lama di un coltello liscio ci metto del burro. Del burro spalmabile (ce ne sono decine nei supermercati): ne ho scelto uno un po' salato. Spalmo tutte due le fette fino ai bordi.
Poi prendo un cetriolo, non di quelli del proverbio che appunto cadono in culo all'ortolano, ma quello lungo, il cucumber. In comune con i nostri cocomeri hanno soltanto il nome e forse anche l' acquosità del gusto. Taglio due fette sottili e diagonali, lascio la buccia e così faccio con un pomodoro, scartandone gli estremi, vado al suo cuore liquido, che punge le dita.
Mentre lo preparo, ho tempo di riflettere sui mesi rotolati giù dallo scorso settembre e su quelli ancora a venire, sulle persone che sono rimaste e su quelle che sono sparite.

Cucinare aiuta a pensare e viceversa; anche preparare un sandwich è cucinare, per la precisione è applicare un teorema dell'esatto assemblaggio: più precisa è la sequenza di preparazione, più godurioso è il sandwich e più effimero che mai consumarlo.

Proprio quando sembra nascere un pensiero o un'idea definitiva, ci si deve distrarre: preparata la base, è ora infatti dell'abbinamento finale.
Eccone alcuni: mescolare tonno e mayonese e spalmare l'impasto sul pane, un pizzico di pepe e poi posarci sopra come un giro di carte il cetriolo e il pomodoro; oppure una fetta di salmone con semi di papavero o aneto fresco (in questo caso eccedere nel burro!); ancora una fetta di petto di tacchino o di prosciutto cotto con una pennellata di miele di castagne; infine anche utilizzare quanto avanzato la sera prima di carne e pesce, tagliato a pezzi o a striscioline sottili, ma sempre con una foglia di insalata verde.

Poi con un appropriato coltello, se si è affamati, si taglia in diagonale; se invece si accetta l'eleganza di un piattino, in quattro quadratini.

Il sandwich non va gonfiato o stratificato, ma va composto ed il contenuto non può prevaricare la neutralità delle fette di pane: bisogna diffidare della troppa abbondanza di ingredienti, il nostro non è luculliano, ma piuttosto un nobile plebeo.
Il sandwich non ha pretese e non trova posto in nessuna discussione, ma nutre nella più umile delle accezioni. Nei suoi limiti stanno le sue virtù: in piedi o seduti restituisce un leale nutrimento alla nostra indifferenza.
Gli Inglesi hanno conquistato il mondo e sono molto orgogliosi, ma nel cibo si sanno accontentare, per questo sono terra di conquista culinaria.
Soddisfano con molto poco il bisogno primario di nutrirsi e non hanno fantasia, ma accettano di buon grado la creatività altrui. Il sandwich è fuori concorso, ma è un ottimo cibo assemblato, quando si ha da riempire lo stomaco.

Con il mio "panino" esco nel giardino -ho scelto la versione con la fetta di salmone- con una pinta di birra: qualche volta l'amaro freddo della London Pride, più spesso la golata pastosa di una Guinness.
Cristiana ha in mano un bicchiere di vino rosso, cileno; Matilde invece preferisce il sandwich al tonno e Giacopou s'accoda scartando la crosta marrone, entrambi con succo d'arancia.

E così all'ombra dell'ultimo sole della sera, in una Londra accaldata e azzurra, brindiamo alla vostra salute: il meridiano va in vacanza per tornare a settembre, vi ringrazia di cuore e vi augura di trascorrere le settimane a venire nel modo più sereno possibile, nella pace o nei furori dei sensi.
Bye Bye.
Il fra
ps per Dario Z.: il sandwich al tonno o al salmone con tanto pepe è ideale con il gin tonic o con il gin lemon, senza dimenticare le fette di melone bianco...

Conservatory: interno giorno

L'edificio si trovava a Croydon, in una proprietà degli Horniman, ma era in rovina.
Negli anni ottanta è stato portato a Forest Hill e ri-assemblato in loco.

venerdì 9 luglio 2010

Horniman Museum

Mettiamo da parte il Museo (non siamo entrati) e gli splendidi giardini, mettiamo anche da parte le attività per i bambini e gli spettacoli per adulti, tralasciamo ogni riferimento a J.F.Horniman, che nell'ottocento commerciava il the, per fermarci estasiati di fronte a questa conservatory di rara bellezza.

Si invitano gli architetti E. Bottigella, T.Monterisi, F. Boggio, E. Casonato, P. Caregnato, M. Augusto, D. Zordan (e altri blog-lettori) ad una visita guidata al fine di alimentare la loro stanca ispirazione.

Si raccomanda agli stessi la Cue (Centre for Understanding the Environment), un edifico interamente costruito con materiali sostenibili e con il tetto-giardino, situato di fronte alla conservatory.

Fashion and food

Siamo invitati ad una festa chic, c'è gente della moda, qualche artista.

Fra: mmm nessuno mangia... strano no?!

Cri: Uff....Strano per niente! Ma non lo sai che nell'ambiente della moda si beve soltanto?
solo quando ci sono gli artisti si mangia... gli artisti sono poveri, loro mangiano alle feste!

Deposito immediatamente la porchetta che volevo infilare su un grissino ed inizio a ubriacarmi.

giovedì 8 luglio 2010

Havelock Walk

Barcellona... andai a trovare il Manu, quando faceva l'architetto modaiolo (Studio Mirrales Tagliabue) e viveva leggero.
Di questa sua esperienza abbiamo ereditato una libreria ispirata a Miralles, che se ne sta nella casa di Candelo e lì, per sempre, rimarrà.

L'edificio in foto nel sud-est di Londra, a due passi dalla stazione di Forest Hill, mi ha ricordato il Barrio Gotico di Barcellona e Las Caracolas, ristorante dove sempre il Manu, in vena di spendere, mi portò a cena.

Fermarsi a osservarne il color mattone slavato, i vasi di terracotta e le piante esotiche sul balconcino, sentire la vampa del sole e poi verso il Paseo de Gracia... invece bisogna seguire la strada principale, London Road, che sale fino all' Horniman Museum, un luogo che per primi stupisce gli architetti.

To be continued.

mercoledì 7 luglio 2010

Old Spitafield: il tavolo

Si esce di casa con la ferma intenzione di comprare un tavolo, si infila in borsa il blocchetto assegni come un'arma di difesa personale.
Direzione Spitalfield Market nell'East, che con la nuova Overground raggiungiamo in un quarto d'ora.

L'ansia d'acquisto ci fa sgambettare alla meta e colpo di scena! il tavolo è lì che ci aspetta... nessun dubbio, l'orgasmo è multiplo e raggiunto all'unisono.
Con uno stesso sincopato grido cerchiamo un caffè per distenderci, perchè il negozio, Bohemia, sta ancora aprendo.
Pensieri assurdi come "non è che nel frattempo qualcuno compra il tavolo" annegano insieme al caffè... Giacopòu divora ignaro la sua brioches e Matilde smania per un negozio.

Torniamo da Bohemia, i proprietari Polly e Paul (!), più rilassati di noi, ci mostrano altri tavoli; Cristiana vuole comprare un due metri e quaranta per un metro, per fortuna rinsavisce e si va su un formato più piccolo... Polly dice che ce lo possono consegnare la sera stessa.
Accenniamo ad uno svenimento per la gioia, così leggeri come piume e con una evidente euforia addosso facciamo un giro nell'East.

Cristiana ha le scarpe rosse con il tacco... "così le slargo un po', abituo il piede e poi le uso di più".
Sfinita raggiunge a piedi nudi la fermata della metropolitana per il troppo dolore.

martedì 6 luglio 2010

The Queen's Pastry



Uh! ma vi pare portarmi due pasticcini, mi viene subito un esoftalmo all'occhio destro!
Non è consono alla mia regale maestà, sfoderare il doppio mento, allertare le falangi e sfidare gli elastici della confezione rosa su rosa su grigio con perle, ma questo è troppo! Due maggiordomi a me ignoti che s'avvicinino con un multistrato di panna come fossi una maialetta da rimpinzare...

Di questi tempi poi... tutto è cambiato che orrore!

Ho voglia di un biscotto, datemi un biscotto o mi incazzo! ...giuro sull'Arcivescovo di Canterbury che mi stacco il cappello dalla testa e mi faccio scoppiare il cinturone, se immediatamente non mi portate un biscotto e del the.

Oh che orrore! Ma per chi mi avete presa... Filippooooo!
Ecco datele a Filippo 'ste due bombe !

lunedì 5 luglio 2010

Mario Soldati, La confessione

Capita che si vada da Sainsbury's a fare la spesa e capita che Cristiana negli scaffali dei libri (due per sette pound) trovi un'edizione del millenovecentocinquantotto in lingua inglese de La confessione di Mario Soldati. Ovviamente non in vendita ma poggiato lì.

Che sia o non sia il caso, meglio registrare l'episodio a futura memoria.

La confessione è un libro che mi sono portato dall'Italia e ho letto a inizio anno, quando dormivo ancora sulla moquette e sognavo letti comodi. Avrei dovuto conoscerlo prima.

Mia madre -ricordo- lesse di Soldati La sposa americana e la copertina di quel libro era un nudo di donna, di schiena: mi sembrò una lettura proibita e la associai al sesso degli adulti, che da bambino quale ero, trovavo un argomento noioso.

Ripresi La sposa americana l'anno scorso, lasciando Biella: durante il pranzo di matrimonio alla Croce bianca di Oropa la trota arriva troppo tardi e il protagonista del romanzo con garbo se ne lamenta.

Soldati mi piace molto, è autenticamente italiano, un intellettuale (ma no! non proprio un intellettuale) che conosceva il nostro paese, faceva tivvù e cinema, viaggiava e amava il vino, il cibo, la vita.
Credo sia tra i dimenticati, forse perchè la sua scrittura sembra datata o forse perchè l'istinto contemporaneo vive nel presente e se ne fotte del passato.

Frase questa che mi fa altrettanto datato, come un oggetto da scaffale.

Diciassette giorni













Ogni tanto tutto il mondo è paese.

domenica 4 luglio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 23.10

Maggio duemiladieci: David Laws, capelli sul biondo, pettinati con la riga, più di quarantanni, è da diciassette giorni Treasury Chief Secretary nel governo Cameron.
Laws, un operatore finanziario della city negli anni novanta, fa da anni politica per il liberal democratici, ed ora, al culmine della carriera, è responsabile di un dicastero che ha in mano le politiche economiche dei prossimi anni ed è l'uomo dei possibili tagli alle spese.
Il Daily Telegraph scopre che Laws ha chiesto, negli otto anni trascorsi come deputato al Parlamento, un rimborso spese di 850 sterline al mese per pagare l'affitto di una stanza al centro di Londra (una cifra medio-bassa per gli standard della capitale).
Fin qui nulla di sbagliato: per esercitare la professione di parlamentare si ha diritto ad una serie di benefit pagati con soldi pubblici... ma c'è un problema: il landlord, tale James Lundie, ovvero il proprietario della casa, è il suo partner (segreto).
David Laws si scusa, restituisce i soldi e si dimette dal prestigioso incarico e - a carriera politica finita - dichiara:
"James Lundie ed io eravamo consapevoli che avremmo potuto stare molto meglio finanziariamente se io fossi stato più aperto circa i nostri rapporti - ma io non lo ero.
Sono cresciuto in un'epoca in cui l'omosessualità era appena stato legalizzata e la maggioranza delle persone pensava che fosse sbagliato o una vergogna(...). Ho pagato un prezzo alto per mantenere la mia sessualità un segreto. Perdere la privacy, l'incarico di governo e l'integrità morale che l'opinione pubblica di me percepiva, in quarantotto ore, non è facile. Ma riconosco che avrei dovuto essere più aperto e che in quanto personaggio pubblico, avrei dovuto essere un esempio migliore".
Il problema non è la sua sessualità, il problema è aver utilizzato soldi pubblici per tenerla nascosta*. Perchè l'ha fatto? Secondo i giornali, le ragioni sono sia personali che culturali: l'educazione cattolica, come causa principale, viene implicitamente ammessa da Laws stesso e sottolineata dagli opinionisti.
In un acuto fondo del Guardian, Julian Glover scrive: "Naturalmente non c'era nulla da temere. Ma il cervello umano non sempre funziona come dovrebbe. E non è difficile indovinare perché. Sua madre è cattolica. Laws ha avuto un'educazione cattolica. Le televisioni proprio in questi giorni hanno trasmesso, oltre alla vicenda Laws, la notizia degli sforzi che l'Arcivescovo di Canterbury sta compiendo per impedire alle chiese di dare la loro benedizione alle unioni gay. Il mondo insomma è meno progressista di quello che a volte sembra di vedere dal nord di Londra. Questo è uno scandalo - se si tratta di uno scandalo - causato dall'incapacità di un uomo di far fronte alla propria sessualità, non dalla volontà di falsificare le spese".

Sabato tre luglio a quarant'anni dalla prima manifestazione si è celebrato il Gay Pride a Londra ed in quarant'anni in Inghilterra molte cose sono cambiate. La partecipazione di esponenti del partito conservatore (i Tories), gay dichiarati e non, tra cui un ministro in carica, dimostra che sono stati fatti passi avanti, specialmente negli ultimi anni, nonostante la strada sia ancora lunga.

In Inghilterra dal 2001 l'età per un rapporto sessuale consenziente è di sedici anni, tanto etero che omosessuale; dal 2002 per esempio l'orientamento sessuale non può in alcun modo discriminare l'ingresso nelle forze armate; il Civil Partnership Act del 2005 equipara nei diritti e doveri le coppie dello stesso sesso con le coppie etero, compresa la possibilità di adottare; inoltre è stata abolita una legge che impediva alle scuole la promozione e la discussione di tematiche omosessuali (introdotta dalla Thatcher negli anni ottanta).
Peter Tatchell**, attivista dei diritti umani, in un articolo dal titolo significativo "Beyond gay and straight" conclude così: "Quarant'anni dopo aver lanciato un folgorante campagna di libertà, sono ancora qui a celebrare l'orgoglio gay. Ma il mio occhio è saldamente puntato verso la vera meta: un mondo al di là del gay e dell'etero".

Condividere un obiettivo così ambizioso sembra più facile in terra d'Inghilterra; nel nostro Paese invece le ridicolaggini del Cardinal Bertone (omosessualità=pedofilia), le battute leghiste, i sorrisi e gli ammiccamenti di molti, il machismo dei settantenni al governo e l'allegria dei politici non sradicano ancora la mala pianta del pregiudizio e la mala pratica dell'intolleranza.
C'è ancora molto da fare.
Il fra
*Oltretutto i liberal-democratici come Laws hanno impostato la recente campagna elettorale sulla loro innocenza: sul fatto cioè che non hanno mai approfittato della loro posizione di parlamentari per pagarsi delle spese di cui non avevano diritto.
**il sito di Tatchell è molto ricco ed interessante, poche le parole a vanvera sulla responsabilità, molti i fatti e le testimonianze.

Una domenica bestiale

venerdì 2 luglio 2010

Brighton rainbow strand

Quando usciamo dalla stazione di Brighton, in fondo ad una lunga strada in discesa che attraversa la città si vede il mare, anzi, in una giornata di sole, la luce del mare.

Con la Pol in abit(in)o desigual, io in cappello di paglia bianco e giacca bianca, Cristiana colorata ed i bimbi in tenuta mare (d'ora in avanti Gruppo Arcobaleno), abbiamo virato sulla sinistra, percorso Duke street, sparpagliandoci tra i negozi, in particolare due:

Choccywoccydoodah, una cioccolateria con in vetrina - a parte le mutandine a sbuffo appese ad un filo, stile baby doll - animali di cioccolato bianco, torte multistrato giganteshe con le forme più svariate; all'interno, dietro un mobile anni cinquanta ,una ragazza vestita come alice in chocoland ed un commesso bretelle camicia e cravatta colorate a quadretti ed un cappello viola (willy wonka?)... esco reggendomi a stento sull'unica papilla-pupilla gustativa rimastami.

England at home, dove nel frattempo il resto del Gruppo Arcobaleno programma acquisti (sei ciotole da gelato).... all'uscita per fortuna la strada piega verso le spiagge assolate.
I pub annunciano la partita mondiale contro gli odiati tedeschi, pance obese e sudate sporgono sui marciapiedi guardate a vista da enormi buttafuori di ambo i sessi.

Cristiana
porta il Gruppo Arcobaleno da JB's Diner, ovvero Brighton's unique seafront 50's Diner (!).
Fronte mare, il sole avvampa, si mangia dentro nell'aria condizionata, pura america, route 66, sedili happy days in pelle color rosso, tavoli in formica sempre rossa, pavimento a scacchi, foto di elvis-reagan-audreyhepburn-marilyn dovunque alle pareti, i cartoni animati di tom e jerry sulle tivvù (Giacopòu accontentato).

Con il cibo arrivano anche le cameriere; una in particolare svolazza tra i tavoli in gonnellina nera con boccioli di rosa, più che sopra il ginocchio sotto l'inguine, bocca sempre semi-aperta, capelli rossi trattenuti da una fascia sulla fronte, muove il culo come le monelle dei film di Tinto Brass: sapendo di essere provocante anche quando strofina la formica mettendosi di sbieco, mostra il seno alla vista di noi avventori, come fosse una cesta di mele.

Tutto un passo prima del kitch, compreso le cameriere erotiche; cibo dimenticabile, ma si salva e il luogo vale la visita.

Il Gruppo esce al sole, fuori da un pub la scritta "vietato entrare con magliette delle squadre di calcio di qualsiasi nazione".
Mi chiedo se ci farebbero mai entrare, noi della Nazionale Arcobaleno.

In foto: Beach and sailing ships in Brighton, John Constable, 1824

giovedì 1 luglio 2010

Bananas vaticanas


















Affidereste una ristrutturazione ad una faccia così?

La fisiognomica non serve, ma aiuta.

Qui, foto e articolo del Guardian.