mercoledì 30 giugno 2010

La bambina che si mangiò...



Ogni giorno, alle 3.30, quando vado a prendere Matilde a scuola, è una girandola di inviti.
O meglio, è Matilde che tenta impunemente di farsi invitare da qualche suo compagno di classe o che mi implora di caricarne su un paio e portarli da noi.
Ieri è stata la volta di Emily. Bambina carinissima, capelli lunghi e scuri, occhioni e lentiggini sulle gote. Hanno giocato a nascondino, fatto merenda in giardino, guardato il computer... Poi, mentre eravamo in cucina a preparare dei sandwich, Matilde ha tragicamente lanciato una pallina da ... (mah, tipo quelle che usano i giocolieri...) direttamente sulla ciotola del gatto facendo partire a scheggia verso muri e pavimenti tutte le crocchette tonno salmone e gamberi della nostra povera Tinkerbell.
Da brava madre nervosa - e che aveva appena passato l'aspirapolvere proprio in cucina! - intimo ai miei figli di raccogliere immediatamente tutto. Loro, ovviamente con l'aiuto di Emily, si chinano sul misfatto e cominciano a recuperare crocchette. Fino a quando Matilde non ha lanciato un gridolino strozzato e tra il divertito e il disgustato (per fortuna più la seconda che la prima) ha detto ... she is eating the cat's food!!!!!! La bella Emily si è teneramente girata verso di me...con le crocchette tonno salmone e gamberi che uscivano candidamente agli angoli delle sue ingenue labbra.

Riso easycooking con fagioli a forma di rene flottanti nello stesso

-Prendi una pentola anche grande e poi buttaci del riso easycooking, una cosa tipo tre caraffe, lo copri d'acqua... anzi l'acqua tanto così oltre il riso, poi chiudi con il coperchio.
Ho visto che tu non metti il coperchio quando la pasta bolle*, però con il riso fai così che fai prima.
Poi prendi il barattolo di kidney beans (ovvero i fagioli a forma di rene) e butti il contenuto di una scatola nel riso.

-Scusa Nicola (pronuncia Nicolà) non scoli i fagioli?

-Ma va'! fai prima se butti tutto dentro, cinque minuti ed è pronto.

La ricetta di cui sopra, per cinquanta bambini, dicesi veloce, ha un sapore non salato, arricchito dall'acqua di scolo contenuta nel barattolo di fagioli a forma di rene; il riso mantiene la stessa consistenza di pura plasticazza sia che lo cuociate dieci secondi, sia un'ora ed un quarto.
Nicola (pronuncia Nicolà) lo lascia bruciacchiare sul fondo pentola per aggiungervi il gusto del carbone.
Nel ciotolone di portata si vedono flottare una sessantina di fagioli rene in quasi quattro chili di riso biancastro.

Per dosi casalinghe fate, avventori, le dovute proporzioni, ma fottettevene alla grande, così fate prima.

*per cucinare la pasta con il metodo Nicola (pronuncia Nicolà), basta sostituire la parola pasta alla parola riso nel testo appena letto... e a proposito di pasta, qui un'altra ricetta di Nicola (pronuncia Nicolà).

lunedì 28 giugno 2010

Brighton pier

Il molo di Brighton (un enorme luna park), una domenica al mare ad un'ora da Londra.
Mentre l'Inghilterra pigliava quattro sberle dalla Germania, noi ci si riempiva di cibo, i bambini sulla sassaia (in foto) con i piedi a mollo...

Le scene finali de La ragazza con la pistola* di Monicelli, con Monica Vitti sono ambientate a Brighton e la celebre battuta che chiude il film è di Carlo Giuffrè, morto l'altroieri.

*film da non perdere!

domenica 27 giugno 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 22.10

Mai riuscito a leggere un suo romanzo! mi incaglio alle prime pagine di un flusso di coscienza lento come la gita al faro, che appunto non ho mai fatto.
I saggi ed i diari di Virginia Woolf sono un'altra cosa: la scrittura diventa chiara, le immagini scorrono con un passo, nè lento, nè frenetico, ma piuttosto spedito verso la meta.
All'ultima riga mi devo fermare, trattenendo il respiro: dovrei imparare a scrivere come lei ed immediatamente dividere con qualcuno quello che ho appena letto.
Mi chiedo anche se sono nato per la lettura o per la scrittura: entrambe nella mia vita gareggiano alla rinfusa tra loro per dirmi forse che non sono ancora nato!

Di ritorno da cinque giorni in Italia (meglio dire di ritorno da cene e pranzi in Italia) devo fare sintesi:
l'arrivo a Milano stile Cochi e Renato; il cappuccino in via Correnti mentre fuori diluvia (per cappuccino si intende quello con la schiuma di latte che ritrovi in fondo alla tazza e che raccogli fino all'ultima cucchiaiata).
Lo sguardo di Pino sempre più stanco, se smettesse di pensare agli altri e fosse più egoista!
L'arrivo in treno, sulla tratta via Novara, a Biella, silenziosa, deserta: solo vecchi industriali con lo scollo a vi, la quinta elementare e l'abbronzatura grigio perla ai caffè di via Roma.
Flora che mi viene incontro e mi fa un caffè come si deve, di quelli che schiocchi la lingua e ti rimane il gusto.
Loris che a vent'anni si fa l'illusione di un futuro a Candelo e non prenderlo a sberle solo perchè ha la vita davanti; poi la casa dove ho vissuto coperta di lenzuola bianche, perchè la polvere pesa come i ricordi. E una conversazione con il nonno Mario sulle scale, mentre Maria dice il rosario con le amiche.
Francesca che mi offre un affogato al caffè ai Giardini, la cena al Babel, che sembra la cafeteria al punto che mi aspetto di vedere Pietro sbucare dalla cucina.
Il pranzo al Gallo Verde con mio padre che ordina i calamari fritti al forno, la cameriera che risponde se li vuole fritti o al forno e lui che non capisce.
La cena al ristorante il Mottarone: quando le persone sono più importanti di quello che si mangia, quattordici compagni del liceo che non vedo da più di quindici anni.
Il pranzo da Rose a Parruzzaro in mezzo ai figli e la realtà presente che prende il sopravvento su tutto il passato, ormai troppo passato; un giro ad Arona scambiando, con le chiacchiere, un paio di libri.
Aperitivo in un bar a Romentino, stile Armani, e cena all'osteria di Galliate: crasse risate con Valeria e lumache alla borgogna, gustate una per una con la bocca avida del goloso.
Ancora pizza al Gallo Verde, mentre finiti gli argomenti di conversazione, papà divora i calamari fritti (non più al forno).
Caffè da Iole che invecchia mentre la casa resta la stessa... la sicurezza degli oggetti, che ci sopravviveranno.
Poi guidando l'utilitaria di papà, una telefonata da Londra, di quelle che manderesti a fanculo per il tempismo, annuncia che per lavorare ad Old Bond Street devo ancora attendere.
Nel check-in del terminal due, gente incazzata e cibo di merda, l'Italia è là fuori e io sto partendo... sto andando a casa.

Poi ritrovo tutto in una strepitosa pagina di Una stanza tutta per sè, dove Virginia Woolf racconta le portate di un pranzo:
Nel frattempo i calici da vino erano stati riempiti di giallo e poi avevano brillato di cremisi; erano stati vuotati; erano stati riempiti. E così, per gradi, veniva accesa -a metà lungo la spina dorsale in un punto che è sede dell'anima- non quella piccola e violenta luce elettrica che noi chiamiamo conversazione brillante quando la vediamo apparire e scomparire all'improvviso sulle nostre labbra, ma quel bagliore più profondo, impercettibile e sotterraneo, quella fiamma dal colore giallo intenso che è lo scambio razionale. Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandare scintille. Nessun bisogno che essere altri che se stessi.
Il fra

Diciassette per due

Scendo in boxer, sono le sette e mezza del mattino:

Cri, in vestaglietta nera succinta tipo Valentina di Crepax:
-Cosa fai così?! vatti a vestire!
-Eh?! ma sono vestito!
-No! sei nudo!
-Ma figurati e perchè poi?!
-C'è una diciassettenne in casa e tu per lei sei un quarantenne!

Silenzio.
Salgo le scale e mi metto un jeans poco più lungo del boxer e una maglietta viola.

Riscendo per il secondo round.

Cri: -Se per te tu e lei siete praticamente coetanei, per lei tu potresti essere suo nonno! anzi, tra lei e te c'è la stessa differenza di anni che c'è tra me e mio padre.

Requiescat in pace amen.

sabato 26 giugno 2010


Dal numero undici -non dal dieci- di Downing street, esce il Cancelliere, George Osborne, con la famosa valigetta rossa che contiene il budget, insomma la finanziaria inglese con il Tremonti di turno.
La liturgia politica d'oltremanica vuole che il cancelliere si faccia immortalare con la valigetta in pugno prima di presentarsi in parlamento.

Trattandosi di governo di coalizione George Osborne non è da solo, ma è il gesto ad essere simbolico... in quella valigetta spelacchiata dagli anni (i labouristi se ne erano fatta fare una nuova, ma appunto hanno speso troppo e quindi si ritorna alla vecchia) ci sono i conti dello stato e le misure per risanare l'enorme debito pubblico...

La stangata arriva (durissima!)... ma nulla di quanto proclamato verrà in parlamento disatteso, modificato, cancellato, maxi-emendato, mini-emendato, trombato, aggiunto all'ultimo minuto, espunto un secondo dopo, come accade nello stato libero di bananas*.

A proposito, leggo che la Nazionale di Bananas lascia il Sudafrica dopo aver perso l'ultima partita contro il Principato di Andorra ...girone difficile il nostro: la squadra di Timor Est ed il Montenegro erano davvero fortissime (libera traduzione dai quotidiani inglesi).
Insomma mi toccherà tifare l'Inghilterra di Mr Capello... speriamo, se no i vicini mi linciano.

*aboliamo le provincie, non aboliamo le provincie, aboliamo
quelleconmenodiduecentomilaabitantimanonquellechehannoalmenoilcinquantapercentodelterritorioinmontagna
trannebergamochèbossisincazzaleggereattentamenteilfoglioillustrativo... consultareilmedicoovveroclementemastella

venerdì 25 giugno 2010

Pol's blog

Chi fa gran parte dei lavori (non quelli domestici...) a Troutbeck Road è la Pol, al secolo Paola Cenedese.
Dai pavimenti in legno agli infissi, dalle porte al recupero dei tanti oggetti che troviamo per strada (non ultimo un armadio conciato maluccio) è la Pol che restaura e resuscita... doveva attraversare la Manica per dare completo sfogo alla sua passione.
Ma lavora senza beccare un quattrino, dato che fa tutto per la sua famiglia allargata.

Era ora dunque di mostrare l'arte di una donna che non appartiene alla categorie delle suocere-sofia-loren (per mia fortuna, così faccio io la suocera in casa), ma a quelle delle fuori di testa con cervello... sacrificatasi di brutto per decenni nella ricerca del personale, prima di nascosto (qualche candelabro), poi pubblicamente (mobili per la cognata) ha dato concreto sfogo alla sua passione per il legno con lavori da antologia, che vedrete pubblicati nel... suo blog!!!

Non solo in territorio britannico ma anche -forse più- in quello italiano (biellese), la Pol ha deciso di mostrare i suoi lavori, un po' appunto per questa cosa della passione, ma soprattutto perchè dietro ad ogni scartavetrata si nasconde il bisogno di aprire un'attività alternativa e redditizia.

Insomma se avete qualcosa da restaurare e non siete tra i cento parenti della Pol, contattatela attraverso
www.illegnovive.blogspot.com

giovedì 24 giugno 2010

martedì 22 giugno 2010

Cuori lumache e bananas



All'osteria del borgo di Galliate: sei lumache alla borgogna di antipasto, strepitose, poi anche i dolci: zabaione (non la polverina annacquata, ma quello fatto in casa, tiepido, che brucia un po' la gola quando deglutisci) con le fragole ed il tortino di mascarpone.
Ebbene sì due dolci! come dire che talvolta è meglio insistere sul primo e sull'ultimo capitolo del menù.

Valeria muore per la tartare, che ordina sempre e comunque dopo ogni parto.

Fondamentale la compagnia attorno al tavolo, appunto Valeria, Claudio con maglietta di superman, Paolo e Laura... insisto: solo gli italiani parlano del cibo a tavola, quindi cerchiamo di coltivare l'attitudine, per vivere loquaci e satolli.

Rimane da chiedersi se il sollazzo gastrico aiuti la conversazione o viceversa?

Scheccare con gli occhiali in un angolo del ristorante e poi guidare la macchina di papà e scoprire la strada tra romentino e veruno... profondo nord, puras bananas!

lunedì 21 giugno 2010

Solstizio d'Estate

Ore 22.10, rientro dal vedere Welcome to Thebes al National Theatre, uno spettacolo epico ambientato tra l'antica Grecia e l'Africa contemporanea che esplora il ruolo delle donne al potere.

A Southbank centinaia di persone a passeggiare, bere, mangiare, parlare, ridere, discutere...

C'è ancora troppa luce e nessuno a casa riesce a dormire. La Pol mi aspetta con due bicchieri di champagne per festeggiare l'arrivo dell'estate. Dovremo comperare una mascherina da notte anche a Tinkerbell.

Mostre e mostri del week end















Il fra è in Italia, e io mi faccio un'overdose di exhibitions... con bea.

Col bus fino a Wenstminster e poi a piedi tra strade normalmente affollate (ma al sabato deserte) fino ad una di quelle zone di Londra dove i cancelletti sembrano come verniciati ieri e le proprietà costano una fortuna al mq. Alla Delfina Foundation vediamo la mostra di Jawad al Malhi, artista palestinese in residenza alla Fondazione che chissà perchè dopo mesi di permanenza londinese espone lavori su Gerusalemme esattamente come li aveva realizzati prima della residenza (lo so, siamo cattive ma le residenze per artisti non dovrebbero servire a sviluppare la propria pratica e a confrontarsi con un nuovo ambiente/società/tematiche/persone/situazioni etc...?). Proseguiamo a piedi fino al nuovo White Cube di Duke Street Saint James (quartier generale dell'establishment del mercato dell'arte - Christies e altre gallerie) dove la costruzione postmoderna (ma un po' troppo anni '90) che si erge al centro di una corte sherlokhomsiana ospita una mostra di Antony Gormley, artista inglese, famoso autore dell'Angelo del Nord. Ci lasciano indifferenti le sculture del piano superiore...siamo già pronte a lanciare veleno ma l'installazione al piano inferiore (Test Sites) rimette tutto a posto. Energia e magia. Gormley rimane tra i grandi.
Davanti a Buckingham Palace decine di turisti si accalcano per vedere il cambio della guardia (o la regina) ma noi passiamo oltre e ci fermiamo all'ICA. Venti minuti a scannerizzare il piccolo ma fornitissimo bookshop, due minuti per vedere l'installazione scultorea di Oscar Tuazon. Dopo una rincuorante tappa da Fortnum&Mason a Piccadilly (in cui acquisto una mostarda gialla alla birra di Fortnum, una jam alla lavanda e una marmellata all'arancia e cognac) ci dirigiamo spedite alla National Portrait Gallery dove vogliamo vedere Queen and Country, il progetto - purtroppo un po' patetico e datato - di Steve McQuinn sui caduti nella guerra in Iraq.
La giornata finisce allegramente tra hot dogs con cipolle fritte, nachos to share e pinte di guinness all'Old Tnames Inn.
Domenica è dedicata alla Tate, o meglio all'appena inaugurata e prima vera grande retrospettiva di Francis Alys. L'allestimento vale la visita anche se in alcuni casi gli audio dei video si sovrappongono. Mi porto via l'immagine del maggiolone rosso che in una periferia messicana tenta di superare una collina al ritmo delle prove dei fiati di un'orchestra che continuamente si ferma, torna indietro e riparte. Instancabile, imperterrita, quasi senza speranze...come i processi di sviluppo e modernizzazione nei Paesi Sudamericani.

domenica 20 giugno 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 21.10

Un intervento di Enza Reina da Torino.

Le case sotto la collina


Il 20 giugno si celebra in tutto il mondo la giornata del rifugiato*

Ai piedi della collina torinese, superato uno dei tanti ponti, c'è un quartiere dove l'età media, si aggira, senza esagerare, intorno ai settanta anni.

D'estate questa realtà appare in tutta la sua nitidezza e puoi notare in modo lampante la differenza tra i vecchietti accompagnati da badante, spesso signore un po' rotondette di origine asiatica o sudamericana, dagli occhi scuri e lo sguardo dolce, e quelli che da soli arrancano con bastoni, ramponi, girelli o sedie a rotelle, dribblando le numerose barriere architettoniche che costellano il cammino per raggiungere la bottega delle signorine che vendono beni di prima necessità con i prezzi da gioielleria.

Il quartiere è molto bello, al punto che io ci vivo da oltre sei anni.

Alle spalle c'è la collina con le sue ville; di fronte, le vie piccole e silenziose come quelle di un paese che portano giù verso il fiume.

Ci sono dei bei palazzi nel mio quartiere, molti sono proprietà di enti religiosi.

Il quartiere è così grazioso che, a parte i vecchietti, spesso sembra quasi disabitato.

In sei anni e passa di residenza non ho mai letto la convocazione di una riunione della Circoscrizione, ho visto incontri indetti per la raccolta differenziata bellamente disertati e, a parte le note di liscio che arrivano dal parco in qualche domenica d'estate e che invitano (chi ce la fa) a svagarsi nel ballo a palchetto, non credo di aver memoria di qualche iniziativa di animazione o coinvolgimento della comunità residente.

A partire dalla scorsa estate, invece, c'è stato fermento nel mio quartiere.

Persino i giornali hanno parlato del nostro silenzioso borgo.

Un giorno sono arrivate anche le telecamere e la gente che non avevo mai visto prima è sbucata chissà da dove per protestare, organizzare un comitato e far sentire la propria voce.

Il mistero è stato immediatamente chiarito.

Un caserma risalente alla fine dell'800 (e tristemente ricordata come luogo di tortura in periodo fascista), inutilizzata da decenni, è stata finalmente destinata a ospitare un numero imprecisato di richiedenti asilo, in maggioranza somali, trasferiti da un'altra sede chiusa per necessità di ristrutturazione.

Ricordo, giusto per tenerlo a mente, che sull'italico suolo, grazie alla non-legge che dovrebbe disciplinare la condizione di chi esercita l'inviolabile diritto di richiesta di asilo, chi ha la “fortuna” di trovarsi in questa situazione viene catapultato in un limbo di durata imprecisata.

Durante l'attesa il richiedente non può, infatti, svolgere nessuna attività lavorativa, ma, a fronte di un simbolico sussidio, dovrebbe vedersi almeno garantita la possibilità di usufruire di un rifugio e di una mensa oltre ad avere la possibilità di riempire il tempo che lo separa dall' “esame”** sulla storia della propria vita frequentando dei corsi di formazione e lingua.

L'arrivo dei rifugiati somali, etiopi e sudanesi è stato in grado di infiammare animi e coscienze, farmi ricevere richieste preoccupate dai padroni di casa che nascondevano il panico di un deprezzamento generalizzato del real estate, generare capannelli davanti al negozio del panettiere dove improbabili madame accompagnate da maschietti di qualche anno più giovani e dai polpacci tatuati si domandavano disperate come sarebbe cambiata la situazione dei parcheggi in zona (si, avete letto bene, dei parcheggi; immaginandosi forse l'arrivo di profughi automuniti).

Alla fine i somali sono arrivati***, mi capita spesso di incontrarli alla fermata del 56 quelle volte che mi ritrovo ad aspettarlo all'alba o al ritorno la sera.

Le donne sono folkloristicamente avvolte da stoffe in tinta unita ma coloratissime. Da qualche tempo una o due hanno anche dei fagottini più piccoli in braccio, mentre i ragazzi, in particolare uno, sul bus, lo sento spesso cantare, anche se è uno dei pochi passeggeri a non aver l'iPod.

E' un gran peccato che in una zona cosi prestigiosa si metta a rischio il grado di civiltà raggiunto.

Me lo domando anche io, spesso, tutte le volte che uscendo di casa devo scansare con agilità e scioltezza le enormi cacche di cane che ritrovo quotidianamente sui marciapiedi.

La Reina

*”chiunque, per causa di avvenimenti anteriori al 1° gennaio 1951 e nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”. Art 1 – Convenzione di Ginevra, 1951

** Per offrire un'idea in merito alla “snella” procedura prevista dal nostro ordinamento in merito al riconoscimento dello status di rifugiato, rimando direttamente al testo di legge.

***E in realtà proprio tra qualche giorno (30 giugno), a distanza di un anno, si ritroveranno esattamente nella stessa situazione. Qui gli aggiornamenti.

sabato 19 giugno 2010

Sunset

















Non sarà il Mucrone, ma anche i tetti di Londra hanno il loro fascino.

Soprattutto durante un tramonto rosa e arancione come quello di ieri sera...

venerdì 18 giugno 2010

E cucina fu

Salutare i muratori e rimanere sola sola con la nostra nuova cucina...pura soddisfazione! Preparare, mangiare, pulire, tutto ha acquistato un nuovo sapore... e una nuova prospettiva!

Nell'attesa di comperare un tavolo (grandissimo) e organizzare cene, pranzi, colazioni, feste e quant'altro ci godiamo lo spazio puro e la luce che inonda stanze prima buie e anguste.

Malpensa-Milano

La (not so) easy jet mi fa atterrare a milano quasi a mezzanotte, un'ora di ritardo, ma a malpensa due funziona tutto, polizia pronta ai controlli, bus in partenza per milano...

Salgo di corsa con l'intenzione di dormicchiare, ma non è sera, l'autista è già loquace e mi ricorda gli attorucoli milanesi delle commedie anni ottanta: quelli bruttarelli che si invaghiscono della biondina dolce e frigida. Mi siedo a metà bus e occupo un posto con lo zaino, m'abbasso il cappello sulle ventitre, alle ventiquattro in punto e siamo in venticinque.

Stzekan chiu ciù àaaaa, il cinese due sedili dietro telefona urlazzando, l'autista in milanese conversa con un'italiana quarantenne e più che torna da Capoverde, dove vive e dove ha una relazione con uno di dodici anni più giovane.
Lei fornisce dettagli ad alta voce, lui cerca di intortarsela invano, con battute tipo la notte è piccola e a capoverde sono appena le nove.
I due raggiungono una certa intimità quando si scambiano informazioni sui locali africani di milano, lei in veste di lino blu mare racconta di un colonialista francese che se ne è trombate talmente tante da disseminare l'isola di una stirpe di mulatti bionde con occhi azzurri.
Stzeeeh chiu cià ka àaaaaa, il cinese riceve la terza telefonata ed io comincio a chiedermi da quale valico iniziare l'invasione della Svizzera.
La Chicobarquedehollandami scende in zona fiera strusciando il vestito aiutata dall'autista che suda come una lumaca, ma finalmente cala il silenzio sui ventiquattro all'una di notte.
Szheee fnuu chiu ciù àaaaaaaa, il cinese insiste con i suoi vocalizzi ormai in attesa del comitato di accoglienza che infatti trova in Stazione Centrale.
Scendo con un certo sollievo, conosco la città che inizia a proteggermi; non mi rimane che prendere un taxi e tirarmela un po'.
L'aria, calda e umida, annuncia un rovescio, ma tengo aperto il finestrino e proclamo spavaldo: le colonne di san Lorenzo, prego
-Da che parte?
La domanda non è stupida ma nasconde l'insidia di chi ha voglia di parlare... infatti
-Da dove viene?
Rispondo con la voce affettata di chi con le tonalità basse vuole far notare condizione e reddito, lui però riceve una telefonata:
-Ciao Amore, arrivo arrivo, porto uno alle colonne...

Appena molla il telefono accelera: via repubblicaturatimanzonipalazzo marinocairoliviatorinoe lecolonne, arriva a superare un tram ed un altro taxi e mi scodella fuori.

Faccio in tempo a chiedergli come vanno gli affari, mi dice male, ma è una bugia: Milano a quell'ora è piena di taxi che girano. L'unico in cui il taxista ha più fretta del cliente è quello che ho preso io.
Mi consolo guardando la città: di notte il centro ha il colore grigio delle pietre, una scultura futurista che corre e sta ferma nell'acciottolato notturno, come entrare in una prospettiva che si materializza e si illumina appena ti avvicini.
Arrivo al dieci, salgo tre rampe di scale strette, quasi un cavedio, mi apre in boxer e peli a vista Nicola che tenta come spiegarmi l'utilizzo della chiave dell'ingresso.
Pino non c'è, non c'è mai, arriva l'indomani anche lui da Malpensa.
Penso che possiamo contare l'uno sull'altro anche senza vederci. Sapere che esiste è quasi più confortante che vederlo.

mercoledì 16 giugno 2010

Confusione...











I muratori dovevano finire oggi e invece finiscono domani.
Il fra doveva partire domani e invece è partito oggi.
Massimo e Carola dovevano arrivare domani e invece arrivano venerdì.
Bea doveva arrivare sabato sera e invece arriva sabato mattina.
La Pol doveva cambiare stanza domani e invece lo farà venerdì.

Se avete altri cambiamenti in programma, vi prego di annunciarmeli subito...

Perchè ora non capisco più quali letti devo preparare e quali stanze sistemare, quanti piatti comperare (il set precedentemente acquistato da Habita si è suicidato una sera si qualche giorno fa...) e quando andare da Sainsbury's a fare la spesa...spero solo che il mio buono dei tripli punti in omaggio se supero le 50 sterline sia ancora valido.

Ma dove arriva se parte... mah

Mi recherò* per qualche giorno in Italia...

farò visita all'amato stivale, cioè solo alle fibbie: starò al nord o poco più

milano candelo veruno borgomanero e lavagna

musica rigorosamente dal vivo...

*verbo che dà enfasi
**foto da un'idea della vacanziera coppia boggio-maffeo

lunedì 14 giugno 2010

La caduta del muro

prima















durante...





ci sarà anche un dopo... dopo la polvere, il disordine, la confusione, anche dentro la testa...

Ma immaginare aiuta! e quando c'è più spazio l'immaginazione scorrazza libera, poi c'è anche più luce e la casa diventa, senza quel muro, più ospitale, meno nascosta.

domenica 13 giugno 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 20.10

I messicani al diciotto fanno la consueta grigliata del sabato e gli inglesi al ventiquattro si preparano per la partita, bevendo un sacco di birra.
Noi al ventidue aspettiamo Mr Brown, l'elettricista, che non arriverà perché gioca l'Inghilterra di Mr Capello. Basterà sentire le urla del tifo per capire chi vince e chi perde.
Londra è ammassata nei pub, le strade sono deserte, Troutbeck Road pure, se non fosse per i bambini messicani che fermano il camioncino dei gelati...

Penso: ho già dato! I mondiali di calcio sono per me soltanto una scansione temporale. Ho vissuto il mitico mondiale dell'ottantadue e le mie velleità di tifoso sono già state ampiamente appagate.
Quella nazionale non dava fiducia a nessuno: un inizio stentato con Perù e Camerun (ah la geografia!), poi accadde l'inverosimile: un girone d'inferno con Argentina e Brasile, poi la Polonia... Noi si era a Veruno, si giocava in strada con gli altri bambini e si andava in bici, nonna teneva la radio alla finestra e ad ogni gol succedeva il finimondo.
La sera della finale: l'afa di luglio, una bandiera fatta con gli acquarelli, mamma che cucinava, papà al solito assente per lavoro (ma l'avrà guardata la partita?), gli amici di sempre, anzi, di allora.
Poi chi o che che cosa può anche solo avvicinarsi al rigore sbagliato di Cabrini, al gol di Paolo Rossi, alle braccia di Tardelli, al dito alzato di Spillo Altobelli, a Pertini che esulta con la pipa in mano, a Zoff che alza la coppa, al viso pieno di rughe di Bearzot e allo sguardo sempre un po' triste di Scirea... i palloni gonfiati di questi anni? i fighetti miliardari del duemilasei? la Francia battuta ai rigori? Lippi (Filippo?!) o Capello?

Qui mi toccherà tifare per l'Inghilterra di Capello, un uomo vincente e ben pagato che ha fatto la fortuna del Milan, del Real Madrid e della Juventus, salvo per tempo svignarsela allo scoppio di Calciopoli.
Il personaggio non mi piace per niente, con quell'aria da iper-mascellato mi ricorda -non so perché- il Tognazzi del Federale quando, rientrando a Roma, dice che è piena di prigionieri americani e non si accorge che è l'ultimo dei fascisti rimasti.

Ma Capello è italiano, un po' mercenario, ma pur sempre italiano e quando lo intervistano mi fa una certa tenerezza: parla un dignitoso e semplificato inglese che, come non mai, svela quanto ci sia poco da dire prima e dopo una partita di calcio.
Ieri se ne è uscito con un "I exist to win", il carattere insomma deve venire fuori e agli inglesi l'allenatore italiano piace, mi dicono più di Ericksson.

Leggo: "Fabio Capello is a very different zuppa di pesce". Zuppa di pesce? forse il giornalista intendeva dire che è fatto di una pasta diversa. Le metafore culinarie sono talvolta divertenti... siamo tutti lost in translation.
I titoli sono sempre un po' ironici: si dice che è l'ora dell'italian job e che il Nostro sia un novello martinet, un ufficiale francese famoso per la ferrea disciplina militare (nonché il nome di un frustino).

Ecco il paradosso: un popolo identitario e nazionalista come quello inglese la cui squadra di calcio è allenata da uno straniero, all'apparenza un italiano atipico.
E noi italiani che ci scopriamo un po' nazionalisti mai sotto il tricolore, ma sempre sotto la bandiera azzurra: meglio di niente, in fondo tutto fa brodo.
Mentre gli scozzesi, i gallesi, i nord irlandesi e gli irlandesi (che hanno le loro nazionali) se la ridono e aspettano che l'Inghilterra si faccia male, vediamo allora che combina l'Italia di Lippi (Filippo?!), perchè in fondo dovremo pur assistere ad almeno un paio di partite in qualche pub filo-italiano. Ecco assistere... come un barista distratto.

Mi dicono anche che l'Inghilterra può incontrare l'Italia (o viceversa!) solo in semifinale o finale. Immagino si tratti di tabelloni.
Questa ipotetica partita sì che la guarderei, calzerebbe a pennello, una specie di contrappasso... andrei anche dai vicini, che mi picchierebbero, comunque vada.
Italia o Inghilterra? Mah?!
Il fra

England v USA 1-1



beh divertente... no?

sabato 12 giugno 2010

Okismi

Mr. Strocchi,

please consider my dismay about your preference for goose liver, the so-called fois gras.

As you can see, in our civilized England, we freely and paecefully roam in the parks for the children's enjoyment.

God save the Queen.

Many thanks to Matilda who portrayed me.

giovedì 10 giugno 2010

Storia del Gatto che andò a Londra

Il gatto salutò la sua famiglia e tutti i suoi amici. Stava lasciando l'Italia: voleva andare a Londra a fare fortuna.
Arrivato nella capitale inglese si diresse al palazzo della Regina e chiese al capo delle guardie di Sua Maestà se aveva un posto di lavoro per lui. '
Sei troppo piccolo! non puoi esserci d'aiuto in nulla. Vai a cercare altrove!'.
Allora il gatto andò dal capo della metropolitana e chiese se aveva un lavoro per lui.
'Mi spiace gatto, sei troppo corto, non arriveresti ai pedali per guidare! Cerca altrove'.
E il gatto andò dal direttore del British Museum.
'Ma figuriamoci ora se posso prendere un gatto a lavorare nel mio museo! I cani della guardia impazzirebbero...'.
Il gatto non desistette e andò a chiedere lavoro al guardiano di Hyde Park.
'Non se ne parla nemmeno! Spaventeresti tutti gli scoiattoli del parco'...

E così il gatto sconsolato si accovacciò sotto il London Bridge dove avrebbe passato la notte.
Ad un tratto però, mentre stava per chiudere gli occhi stanchi vide qualcosa brillare sotto una pietra sul bordo del Tamigi. Si avvicinò e riconobbe l'anello della Regina, proprio quello che era andato perduto pochi giorni prima.
Allora il gatto lo raccolse svelto e subito corse a Buckingham Palace dove chiese di parlare con Sua Maestà.
La Regina lo fece entrare e appena riconobbe il proprio anello abbracciò e ringraziò il gatto italiano.
Gli chiese poi come poteva ricambiarlo del grande favore che le aveva fatto ed il gatto rispose 'Ero venuto a Londra per cercare lavoro...'.
'Bene gatto -disse allora la regina- inginocchiati. Con il mio potere ti nomino gatto reale.
D'ora in poi avrai il preciso compito di andare in giro per la città e raccogliere dalle fontane le monetine che la gente lancia ogni giorno.
Con i soldi che raccoglierai compreremo cibo per sfamare tutti i gatti randagi di Londra
!

Arrivano i builders... presa diretta

All'alba delle sette di oggi... l'alba in realtà s'era vista ben da prima, ma io ho pensato di mettermi la mascherina, fino a quando un campanello mi ha terremotato giù dal letto.
Steve John e Matt si sono presentati prestissimo alla porta, parlando una lingua che a quell'ora era più estranea che mai, e si sono visti un italiano di un metro e sessantanove a petto nudo e jeans, con una lente a contatto su due a posto ed un alito di merda.
Da settimane non mi alzo così tardi, proprio oggi... sarò sembrato un builder anche io, un filo troppo cadaverico e del tutto strabico.

Al mio unico occhio funzionante mi sono sembrati tre muratori bergamaschi con tanto di camioncino al seguito ed immaginandomeli sulla tangenziale di Milano inchiodati nel traffico, inizio a ridere e ridere al punto da non poter respirare regolarmente, in più sono senza caffè!

Mentre Tinkerbell (l'unica sveglia) esce per strada e Steve la insegue, John in ostrogoto mi spiega che sta per arrivare lo skip, il contenitore dei rifiuti che deve essere depositato lungo la strada, possibilmente davanti casa.

Mente io rispondo in esperanto e firmo l'assegno per lo skip, la truppa si sveglia: i bambini prima ed il nostro builder di fiducia, la Pol, poco dopo; Cristiana in gonna a fiori scivola in cucina a preparare due litri di the per i tre vichinghi.
Ora che il martello picchia e la polvere sale, siamo rintanati nelle rispettive stanze... tra qualche minuto si esce per portare i bambini a scuola, mente la Pol è già da B&Q a comprare lo stucco.

Ed io scrivo così mi calmo un po'.

mercoledì 9 giugno 2010

Little Venice

Rimango sempre un po' così, quando sento scimmiottare nomi italiani: divento snob e l'amor di patria sale a mille... sicchè non avevo tanta voglia di andare a Little Venice, temevo di trovare una specie di Minitalia... invece.
Venezia c'entra poco, ma i canali (due navigabili che si incrociano a nord di Regent's Park) e soprattutto l'atmosfera ricordano un po' i Giardini e il Lido.
Il nome lo si deve ad un poeta ottocentesco, Robert Bowling, che abitò il quartiere di Maida Vale, oggi Little Venice, una tra le zone più in di Londra: le barche, i loro nomi, i colori, gli arredi, la gente che vive una vita bohemienne.

Non so se questi improbabili (ai miei occhi) londinesi sono ricchi o poveri, di certo un po' alternativi lo sono: il fascino dello spazio angusto e del domicilio provvisorio.
Non si sbarca mai, gli attracchi sembrano perenni.
Si va a fare la spesa poi si cucina e si mangia in compagnia di amici su un tavolo improvvisato all'ombra di un roseto lungofiume, ovviamente quando il tempo lo permette.

A infilare quelle porticine a poppa si mette a dura prova la schiena; io mi butterei sul divano subito, in attesa di un vassoio di frutta fresca. E la temperatura interna? e gli scarichi?

Curiosare dentro le vite degli altri sembra più facile quando si passeggia lungo un molo e vorresti conoscere uno di questi ormeggi e la storia dietro ad ogni nome: tipo la Mea Culpa, perchè si chiama così?

Ed il bello sta tutto lì: essere attaccati alla terra con la presa robusta di una corda e sapere che quell'attracco è Londra.
Non essere partiti, non essere arrivati.

martedì 8 giugno 2010

Aironi e pecuri




A Regent's Park ci sono laghetti dove i pigri come me stanno a guardare e bambini come Matilde vanno in pedalò.

Londra è verde ed anche un po' acquatica, nei parchi incontri facilmente oche anatre aironi scoiattoli eccetera eccetera

Tra gli altri (in foto, sempre da ingrandire) esemplare di pecuro che sfiora la superficie dell'acqua e si diverte stendendo le zampe sul pedalò approcciando un'anatra terrorizzata, mentre la pecura devotamente pedala.

lunedì 7 giugno 2010

Italians: Andrea e la torta

Quando Andrea ha un filo di voce roca e purtuttavia continua a parlare con i bambini e come i bambini, significa che è stravolto.

Nei panni del nonno è un essere formidabile, armato della pazienza dei giusti, di una tuta e di un paio di scarpe con calzette di spugna, applica felice il metodo scout: aria aperta, corse e snellezze varie tipo arrampicarsi sugli alberi.
Orgoglioso dei suoi due nipoti, sfida anche una lingua non sua con improbabili traduzioni neolatine, mostrandosi a suo agio dove è chiaramente impacciato.

Ci siamo incrociati stamattina sul pianerottolo io per la pipì, lui per il treno delle cinque, io in improbabili boxer grigi a mezz'asta, lui con lacoste rossa più pantaloni di tela gialli: un incontro trash e, dato che ci siamo abituati, per niente imbarazzante.

Ieri era il suo compleanno l'ha festeggiato con un breve tete a tete con la Pol all'Hobgoblin e poi a tavola sopportando noodles e pollo in agrodolce ed una delle mie torte shock.
La glassa dal colore volutamente gaio, la scritta infantile ed il bicchiere di champagne hanno sciolto un po' le ben note rigidità, quelle di un carattere tutto senso del dovere e rettitudine.
Siccome Matilde e Giacopou lo adorano, Andrea è ormai diventato un personaggio e non più il suocero che conoscevo.

Mentre Cristiana e la Pol cercavano di tacitare la foga infantile di Andrea io mi godevo la scena, pensando a mio padre, che nulla ha da spartire con Andrea, a parte qualche frase di rito e l'illusione che Berlusconi prima o poi sparisca.

Buon compleanno allora.

domenica 6 giugno 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 19.10

Una casa bianca in cima alla collina, attorno edifici in cemento vuoti, nessuno in giro. Fa molto caldo e c'è polvere. La casa è enorme, gli arredi e la cucina sono trascurati, alcune stanze vuote: un figlio è in Cina, due stanno per partire per gli Stati Uniti, il maggiore fa l'avvocato nello studio del padre a Gerusalemme.
Lei, Neda, rimane in casa tutto il giorno, non ha senso uscire: si fa portare la spesa a casa da qualcuno dei suoi.
"Mia madre era in ospedale per qualche giorno... l'ospedale non è tanto lontano da qui, ci andavo a piedi... ma è dall'altra parte del muro... ogni volta mi facevano il controllo... i soldati donna soprattutto, talvolta era sempre la stessa e mi conosceva... mi dovevo spogliare e aprire la borsa... io avevo sempre le stesse cose con me... le dicevo: potrei essere tua madre, ma non serviva, non serve".
Da quando c'è il muro, il marito di Neda non torna più a casa per la pausa pranzo. A causa dei controlli al muro potrebbe perdere troppo tempo e non tornare in ufficio al pomeriggio.
Il muro è in fondo alla collina, taglia una strada principale in due corsie, di qua Palestina, di là Israele: quella che una volta era un'arteria trafficata con numerosi negozi che si affacciavano sugli ampi marciapiedi, uno di fronte all'altro, ora è una strada di due periferie. Di notte i lampioni in cima al muro sono accesi solo da una parte, quella israeliana.

Di giorno quest'area della West Bank sembra un cantiere a cielo aperto, un paesaggio alla De Chirico, vagamente metafisico, se non fosse per la disperata decadenza che questi palazzi non finiti mostrano.
Shadi mi dice: "Chi vuoi che venga qui? e che senso ha tornare qui a vivere? Loro stanno già comprando tutto e gli estenuanti controlli che facciamo tutti i giorni servono solo ad esasperarci ed a farci sentire stranieri... questa terrà sarà loro tra un po'... che valore credi abbia la casa dei miei genitori ora? non vale un cazzo! e se la compreranno loro...".
Il muro non è un confine, è una barriera di cemento armato, non è un tracciato lineare, ma si insinua irregolare sul territorio: i check point sono innumerevoli e rendono impraticabile ai palestinesi l'accesso a luoghi, servizi, università, ospedali.

Shadi
ha il passaporto israeliano ma è palestinese, dettaglio che lo rende un cittadino discriminato: la faccia da cammello che si ritrova lo identifica talmente che quasi ad ogni controllo viene fatto scendere dalla macchina, lasciato in mutande, tempestato di domande, il tutto mentre la macchina viene sollevata con il crick ed ispezionata. Gli altri soldati a guardare con un fucile in mano... inutile fare niente, inutile conoscere la lingua ebraica, inutile dire che stai accompagnando all'aeroporto un amico europeo.

Ogni qual volta sento parlare di Medio Oriente, ricordo quei giorni in Palestina: i controlli a cui dovunque eravamo sottoposti, le domande indiscrete, i tempi di attesa e le storie che ascoltavo e l'odio che vedevo e sentivo attorno a me... era un odio provocato, una cosa ben oltre le più elementari ragioni di sicurezza: era discriminazione pura! era la più elementare violazione dei diritti individuali.
Non era solo "togliti le scarpe", era "perché indossi le scarpe?!"; non era "mostrami il passaporto" era "che cosa ci fai tu qui (con un palestinese)? dove sei andato? che posti hai visto? eccetera.
Non possiamo immaginare cosa sia tutta quella pressione psicologica che c'è dietro un controllo quotidiano, un'ispezione fino su, su, dentro il buco del culo ogni volta che si esce di casa non per andare chissà dove ma per raggiungere l'università, l'ospedale, il mare, posti che sono a due passi, dietro o vicino a casa tua.

Tutto questo è apartheid (non so coniare un'altra parola), e, per quanto mi riguarda, non ha nulla a che vedere con l'antisemitismo o con qualsivoglia pregiudizio.
Gaza è un ghetto (attenzione!), una prigione a cielo aperto, e la West Bank è già oggi una terra di conquista ed un giorno sarà terra di Israele, perché questo è l'obiettivo: rendendo impossibile la vita ai palestinesi, Israele sta lentamente conquistando la terra palestinese.
Lo Stato ebraico controlla l'afflusso dell'acqua, controlla il fabbisogno elettrico, controlla le merci in uscita ed in entrata dalla Palestina e nel caso di Gaza attua un embargo quotidiniano e raziona a piacimento i beni di prima necessità.
Quanto accaduto alla flotilla in rotta verso Gaza è ahimè solo un tragico risvolto di una storia complessa e articolata che non ha soluzione.
Che fare? Boicottare i prodotti israeliani, come sui quotidiani inglesi invitano le pubblicità di Palestine Solidarity Campaign, o continuare a leggere ed informarmi, nel mio privatim?

Qualche settimana fa è uscito un articolo del Guardian su un vecchio accordo per la fornitura di armi nucleari tra Israele ed il governo sudafricano; siamo nel settantacinque, in pieno apartheid.
A firmare quell'accordo fu Simon Perez, allora ministro della difesa, premio nobel per la pace ed attuale presidente di Israele. La coincidenza mi colpisce. Nessuno è innocente.

Penso che questa guerra non finirà mai perché la politica, l'economia, la cultura, la vita quotidiana dello stato di Israele si fonda sulla lotta contro la Palestina, contro i Palestinesi, contro quello che sono e rappresentano.
Sic.Il fra
*Un po' di articoli dietro quanto scritto: La Nierestein su Il Giornale, l'Annunziata su la Stampa, Panebianco sul Corriere e, tra gli altri, un fondo dell'Observer.

Years of pain ahead












Eccolo che arriva il padulo...
anni di sacrifici davanti a noi,
(anche a noi, cittadini in prestito al Regno Unito),
okkio che i tagli arrivano, o come si dice anche qui: draconian measures...
così dice la fichetta (al Times).

Ma arriva l'altra fichetta, il vice primo ministro, che dice (all'Observer):
non torneremo al sink or swim dell'era tatcheriana

Nessuna lady di ferro dunque, piuttosto due fichette che dicono due cose diverse...
staremo a vedere come i due andranno d'accordo...

bum bum bum

sabato 5 giugno 2010

The more you ignore me the closer I get


The more you ignore me/
The closer I get/
You're wasting your time/
The more you ignore me/
The closer I get/

You're wasting your time
/

I will be/
In the bar/
With my head/
On the bar/
I am now/
A central part/
Of your mind's landscape/
Whether you care/
Or do not/
Yeah, I've made up your mind...

Beh quante volte mi è capitato di ignorare
ma in realtà di non pensare ad altro
e so, accidenti se lo so, che non ero il solo...
qualche volta era troppo tardi,
qualche volta potevo fare di più
quasi sempre ho sbagliato
e con il senno di poi
non rimane che insegnare agli altri (!)
quello che da solo non ho saputo imparare.

Un grazie alla Rejna per avermi ricordato Morrissey

venerdì 4 giugno 2010

Ristoranti a Telegraph Hill?

Chicken Satay con peanut sauce, Dim Sum, Chilly Lamb, Phad Thai, Tempura Jay, Chilli Fish, Ginger Lamb, Steamed Jasmine Rice, due bottiglie di vino bianco fresco in tre, un green the per Manali e due pineapple juices per Jacopo e Matilde. L'altra sera al Chai's Garden Thai Restaurant, cinque minuti a piedi da Troutbeck Rd. Il garden e la sorpresa di trovare un posto così vicino a casa già da soli valevano la cena, ottima comunque, come la compagnia!

giovedì 3 giugno 2010

AAA Affittasi

Se volete passare due settimane a Londra la nostra casa di Troutbeck Road è in affitto dal 14 al 29 Agosto.
A vostra disposizione tutta la casa e il giardino: 1 camera da letto matrimoniale, 1 camera doppia per bambini e 1 stanza singola (con possibilità di secondo letto).
Cucina, salotti, biciclette e Internet a corredo.
Farà da portinaia, esigente ma non troppo, Tinkerbell.
Contattateci per ulteriori dettagli (cbottigella@gmail.com; strocchi@hotmail.com).
No agenzie. No perditempo. Si a tutti i lettori e agli amici dei lettori di callingatlondon.

mercoledì 2 giugno 2010

Tinkerbell e il controspionaggio

-Buonasera, è il Battersea Dog Home che parla, se non arrechiamo troppo disturbo vorremmo sapere le condizioni fisiche di Tinkerbell e se il processo di inserimento sta procedendo bene
-Prego?!!
-Buonasera, è il Battersea Dog Home che parla, se non arrechiamo troppo disturbo vorremmo sapere le condizioni fisiche di Tinkerbell e se il processo di inserimento sta procedendo bene
-Vuole sapere come sta Tinkerbell?
-Si gentilmente sì
-Direi che sta bene, bene direi sì...
-Come si trova con lei e con la sua famiglia?
-Bene, bene...
-Si comporta bene Tinkerbell?
-Sì, sì...
-Mangia regolarmente?
-Mah sì
-Con la toilette va bene, va regolarmente?
-Sì direi di sì.
-L'avete già fatta uscire?
-Sì, non tanto, ma adesso un po' di più...
-Non esiti a contattarci per qualsiasi problema che riguardi Tinkerbell. La Dog Home è sempre a disposizione. Grazie e arrivederci

Probabilmente i saluti sono per la gatta, che -sospetto io- telefona regolarmente al centro per riferire non solo il suo-di-lei-medesima stato di salute, ma temo anche i cazzi nostri.
Tinkerbell è una spia britannica, considerato che ha un microchip nella testa, probabilmente è un quadrupede bionico, visto i salti che fa... uscirà a fumare con la Pol e mordicchierà di notte le cosce di Andrea.
L'unico che se ne fotte è Giacopou, che infatti tormenta Tinkerbell tutte le volte che la vede e dovunque la vede... insomma fa controspionaggio.

martedì 1 giugno 2010

The Queen Speech


Dio mi sono bloccata e sono pure in diretta... 'sta pallosissima cerimonia in cui per quaranta volte ripeto my government e non è per niente il mio di governo, ma quello di Mr Cameron e Mr Clegg.
Beh almeno non sono socialisti!

Poi del catafalco in bianco confetto con i nastri di raso, in cui sono fasciata, davvero sudditi, non reggo più il peso!
Da stamattina all'alba sono alle prese con il protocollo ed è uno di quei giorni che se fossi nata stalliere sarebbe stato meglio, per me. Per non parlare dei diamanti della corona che, a parte il gommone di ermellino che mi protegge il grigio perla dei capelli, pesano più dei proiettili di piombo che conficcherei nella testa di chi dico io...

Tiriamo il fiato, perchè c'è pure un insopportabile odore di formalina qua dentro e là fuori i cavalli che immancabilmente scacazzano ogni qual volta salgo sulla carrozza reale.
Ma vi fate il bagno, parlamentari repubblichini? lo usate il bidet? vi dico io cosa usate: quei profumi coprenti tipo atkinsons e chi si è visto si è visto...

Stai calma Ely perchè sei in diretta e le figure di merda meglio lasciarle a Filippo, comunque quando viene Heil Razzingher vedete che ermellino gli sfoggio...

Ho quasi finito il polpettone politico sudditi, poi beccatevi il governo... ah ma tornerà, tornerà la monarchia assoluta...

Baci cari