lunedì 31 maggio 2010

Museum of Childhood

Prendiamo (io, Mati e Giacopou*) la nuova linea metropolitana da New Cross Gate fino a White Chapel poi il bus 254 fino a Bethnal Green e arriviamo nell'East in meno di mezz'ora.
Che figata! prima ci voleva più di un'ora, traffico permettendo. Insomma Gayle è un po' più vicina e infatti ci diamo appuntamento al Museum of Childhood.

E' un edificio vittoriano che all'interno sembra una stazione ferroviaria ottocentesca, senza treni e senza binari: un open space con due piani a balconata che si affacciano all'interno.

Ci sono giochi di tutti i tipi (dalla dama ai cavalli a dondolo, dal lego alla piscina di sabbia), l'area per i più piccoli, e un paio di mostre temporanee. Mentre i bambini giocano circondati da teche piene di vecchi e nuovi cimeli, gli adulti possono interagire o stare a guardare, oppure fare una pausa alla cafeteria, nell'androne principale.

Quattro ore volate, senza che nessuno di noi si annoiasse, conversando con Gayle in modo frammentario e disarticolato, circondati ormai dai bisogni e dalle attenzioni che i figli richiedono.

*Cri è a Milano e con Bea sta sistemando l'appartamento... a proposito se qualcuno cerca un bilocale in affitto... contattatemi

domenica 30 maggio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 18.10

Wilcox road è una strada non troppo lunga e anonima, come tutte quelle vicine a un supermercato e ad un'arteria molto trafficata.
Sono dalle parti di Vauxall, dove il sud est diventa sud ovest, lì dalla stazione degli autobus bastano due fermate con il 77 (direzione Tooting) l' 87 (Wandsworth) o il 196 (Norwood Junction).
Si potrebbe scegliere di andare a piedi, ma a piedi diventa sempre un'altra storia ed un'altra Londra, ma con il bus in due minuti sono arrivato a destinazione o quasi.
Siccome sono in anticipo vado verso Sainsbury, da dove entrano ed escono prevalentemente ragazzi dall'andatura rilassata, occhiali da sole e fisico asciutto, quasi nessuno con il carrello, tutti con il sacchetto della spesa in mano, chi va verso la macchina, chi verso la fermata dell'autobus.
Ricarico il telefono e mentre ormai dispero dell'appuntamento, Mirno mi chiama e mi dice come arrivare a Wilcox road, lui mi raggiunge dopo.

In leggera salita, nascosta tra imponenti council house, si apre Wilcox Road su due file di case basse, ed una lunga sequenza di piccoli negozi quasi tutti con la saracinesca bianca abbassata, tranne una merceria con l'insegna brasiliana, dove vendono del sale grosso.
In fondo, ad angolo di fronte all'Hot Stuff, uno street bar, c'è A Tasca (osteria in portoghese), il ristorante dove aspetto Mirno.

Entro, un signore al banco (si tratta poi di Edoardo) ed un donnone in minigonna mi sorridono, spiego la situazione, mi fanno accomodare con un bicchiere di bianco, al solito tavolo, poi continuano a parlare portoghese, a voce alta.
Sulla parete di fondo un'enorme televisore, di fianco a vista i fornelli della cucina, tovaglie in tela cerata a quadrettini bianco-rossi, con bilance e casse d'epoca alle finestre, quadri astratti e pavimento nero e lucido; il bancone divide il ristorante dal bar, frequentato da avventori locali, tutti portoghesi.
Arriva Mirno, che ordina per tutti e due: l'acqua minerale Pedras Salgadas, nè gasata nè liscia, un bianco gelido vagamente fruttato, Dona Ermelinda Bianco Palmela Doc 2008, insalata di polpo, frittelle di baccalà e punheta de bacalhau. La cipolla abbonda ma non travolge il sapore del pesce.
Miguel ci spiega il significato di punheta (ovvero, evitando la traduzione letterale, un "assaggio di baccalà"), poi è la volta di due brazini con le patate e, quasi a volontà, un aguardiente di Braga per la digestione.

A parte la chiacchierata e a parte l'aver parlato di cibo quasi tutta sera -due cose non da poco- diventa difficile descrivere la fascinazione di questa città, o meglio di questa strada in questa città: una delle migliaia di parentesi o uno di quegli improvvisi silenzi che Londra offre, trasformandosi in qualcosa d'altro, in un angolo di Portogallo per esempio, rimanendo allo stesso tempo la metropoli che conosco. La Tasca non è un'imitazione e non è nemmeno una perla rara, piuttosto un'isola nell'arcipelago (londinese) con la sua quotidianità.

Usciamo, la sera s'è fatta ormai fredda e ventilata; dietro alla Tasca abita Mirno, in uno degli edifici che la chiesa anglicana ha fatto costruire negli anni trenta, ma sembrano nuovi. In uno dei cortili, tra dei pali sottili di acciaio, ci sono dei panni stesi: la scena mi ricorda un campo veneziano.
Riprendo il bus verso Vauxall, a mezzanotte ha inizio la movida gay nei locali attorno alla stazione: di nuovo altre storie scorrono dai finestrini come una pellicola in forward, poi Camberwell, Peckham e New Cross Gate.

Gilbert and George dicono che Londra è l'unico posto al mondo dove puoi afferrare e comprendere il mondo intero. Qualunque cosa accada in qualunque parte del mondo la puoi sentire e provare a Londra.
Sarà... i due artisti negli anni settanta andavano in bus fino ad un capolinea e tornavano indietro a piedi.
Io mi accontento di leggere i nomi delle destinazioni, se mi gira qualche volta magari lo farò.
Vero è però che le strade vanno percorse fino in fondo.
Il fra

sabato 29 maggio 2010

A Passage to India

Succede che si veda prima il film (David Lean) poi si legga il libro (E.M.Forster) e che entrambi siano di valore.
In Passaggio in India c'è una sequenza e c'è una pagina:
Mrs Moore esce dalle grotte di Marabar, impressionata dall'eco che quelle producono, per sedersi trafelata all'ombra di un parasole.

Nel libro Mrs Moore tenta di scrivere una lettera ai figli, nel film riflette a voce alta.

Mrs Moore
è interpretata -in modo magistrale- da Peggy Ashcroft, una grande attrice inglese di teatro.

Un post dedicato a Francesco Renna

venerdì 28 maggio 2010

Avanzamento lavori: stanze da letto e veranda

Ah... siamo di nuovo in avanzamento lavori e -quasi come nei bui giorni di settembre- abbiamo dormito con il materasso sul pavimento in legno -non più su quella pulciosa moquette-, con l'odore di vernice-al-profumo-d'arancia -non più con l'odore della cagnetta pisciosa di Mrs Smith.

Senza tende e sul lato est della casa, mi sono svegliato con l'aurora e con la quadrupede, che, tenuta lontana tutta la notte dalle sacre stanze, miagolava un po' isterica nel ballatoio.

Poco dopo Cristiana in tuta lesbo-killer iniziava a dipingere termosifone e camino della stanza ospiti ed io eccetera eccetera eccetera.

Abbiamo scelto i muratori -il Duo C- così ci eserciteremo con l'inglese parlato ed il cockney; previa perizia dell'ingegnere, il muro cadrà il sette giungo prossimo venturo.

Nel frattempo, super Crissi, ha iniziato a studiare la veranda, ovvero a farsi dare depliant e preventivi... non mi pareva avessimo concordato, però lei non distingue tra mandato esplorativo e mandato esecutivo: quindi porte a scorrimento o a portafoglio? (da intendersi lungo tutta la parete che dà sul giardino).

Questa sera il letto nuovo da montare, quello di prima da ri-montare (per l'ennesima volta): tutta questa fretta perchè pensavo che Massimo e Carola (finalmente degli Strocchi in visita!) venissero questo week end... ho sbagliato week end, pazienza!
Arrivano però i Bottigella... il due giugno e troveranno finalmente dei comodi letti.

giovedì 27 maggio 2010

Neet

Non ho fatto uno scalino di più, mi sono limitato a fare il brush-holder, insomma tengo il pennello e per eviutare che la vernice ad-acqua-al-profumo-d'arancio non sgoccioli sulla crapa tanta, Cri mi ha fornito di cuffia elasticizzata della Pralino, quello che usava Mati... dopo due minuti ho mal di testa eccetera eccetera eccetera (non ingrandite la foto!).

Oggi nemmeno sto a guardare, anzi, mentre Cri e Germano dipingono, scrivo nell'unica stanza già dipinta affastellata più di libri che di mobili, intanto Tinkerbell scampanella in giro portandomi ogni tanto qualche biro; fuori è tiepido per gli inglesi, freddo per i mediterranei.

Leggo che anche i nostri vecchi si sono accorti che siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità, quindi si taglia. Forse salta pure la provincia di Biella, ma tanto non salterà..: l'abolizione delle provincie era nel programma del Pidielle, ma si toccano troppi interessi e troppi posti di lavoro.

Leggo anche la notizia Ansa sui bamboccioni; ma nell'articolo si fa riferimento ai NEET (not in education, employment, training), termine però che qui riguarda i teenagers dai sedici ai diciottanni.
In Gran Bretagna, il passato governo almeno, ha dedicato un sito ed una politica di intervento precisa sul fenomeno NEET... non così in Italia, dove la situazione è certamente più articolata e riguarda una fascia di età e di popolazione giovanile più ampia.
A parte le solite polemiche, la politica non si occupa del problema.

Lascio aperta la discussione sul commento di Luca Biasetti al Meridiano, ma le mie domande però rimangono...
e allora, che si fa?

mercoledì 26 maggio 2010

Inn the park

In una giornata di sole e a tratti ventilata St James' Park è uno spettacolo di gente e di bianche nudità.
Nel verde intenso, attorno al laghetto -dalle aiuole trascurate- e gli alberi, alcuni imponenti, si prende il sole anche sulle sedie a sdraio (un pound l'ora), si gioca a palla, si fa pic-nic, basta comprare nei supermercati o nei caffè tra Regent Street, Piccadilly e Trafalgar.
I bimbi giocano per conto loro attorno a degli elefanti in plasticazza, Giacopou e Matilde riescono a farsi regalare un pallone da tre ragazzi francesi. Io leggo mentre la Cri gira per gallerie d'arte.

Passeggiando nel parco si vede il London Eye, Westminster, Buckingham Palace e altre amenità.
Per chi vuole un po' tirarsela, ma neanche troppo, c'è la terrazza dell'Inn the park, con tanto di cuscinoni verdi vista laghetto, dove si può amoreggiare e sbevazzare in bella vista.

D'altronde di santo il parco ha solo il nome, fin dal settecento è un luogo di un certo qual libertinaggio sessuale: Carlo II ci scopazzava la favorita di turno ed uno dei poeti del tempo, John Wilmot (nella foto), dedicò un poema al parco, A Ramble in St. James's Park, che inizia così...

Much wine had passed, with grave discourse
Of who fucks who, and who does worse
(Such as you usually do hear
From those that diet at the Bear),
When I, who still take care to see
Drunkenness relieved by lechery,
Weent out into St. James's Park
....

Ideale per le vipere ed i paparazzi...

martedì 25 maggio 2010

Disgaaaaaaaaaasting

Sarà che le conversazioni con Marida e con Ilmionomenonhaimportanza mi hanno tirato un po' su la giornata, perché oggi (ieri ormai) la mia testa vede difficoltà dovunque.

Avrei voglia di chiedere "pallaaaaaaa" nel bel mezzo di una conversazione... conversazione che di fatto non ho con nessuno, a parte il blog.

Intanto non si riesce a pitturare casa: è un lavoro che io non faccio e per evitare che Super-crissi facesse tutto da sola avevo trovato due persone, ebbene una ha avuto un malanno serio e l'altra sì è nel frattempo talmente incasinata che non può più darci una mano.

Certo il letto king-size è arrivato, ma nel mentre Tinkerbell è uscita di casa, scappando come una figlia infedele, noi l'abbiamo cercata per Troutbeck road e proprio mentre io ormai confidavo solo nel campanellino e nella medaglietta di Mr Strocchi che la quadrupede ha al collo, quella si ripresenta alla porta, non proprio come una prodiga, ma con uno sguardo da schiaffi.
E' soltanto un animale -penso- mentre mi cammina davanti mostrandomi il culo e la coda.

Al lavoro inizia ad urticarmi l'insipienza (eufemismo) della cuoca, che non mi riguarda certo, ma appunto! Poi cazzo, io non pretendo un Pietro Congiu, ma in quella cucina mi passa la voglia anche di masticare!
La pasta al tonno e mais era disgusting! come si dice continuamente qui sull'isola, enfatizzando la u o la a: disgaaaaaaasting.
Oggi mi è mancata la solita dose di ironia con cui affronto in generale la vita ed in particolare la cucina dell'asilo. Meglio guardarsi intorno.... traduzione: ho bisogno di un palcoscenico e devo esercitare del potere, altrimenti divento aggressivo ed anche cattivo.

Vorrei mordere i giorni oltre che gli stinchi e mollare qualche manrovescio, ma non ne ho motivo, in fondo dipende tutto da me, ma qualche volta il caso rende tutto più difficile.
Sempre Marida mi ha permesso di rileggere un pezzo della Lettera sulla tolleranza di Locke, un testo che amo e che invita a non mordere nessuno. Quindi dentro i canini!

Scrivere è quasi una dipendenza, ma creare è una cosa diversa. La gatta però si mette in bocca penne e matite e le deposita ai piedi del letto e nelle pantofole... insomma dovunque ci appostiamo.
Il messaggio è chiaro, nemmeno freudiano, quello che per lei è un trofeo, per noi è un memento! non ci resta che scrivere dunque.

Alle quattro e quaranta del mattino c'è luce, Cri ha la mascherina a letto, io gironzolo a raccogliere biro ed inseguire Tinkerbell che scappa da tutte le finestre che trova aperte; esco seminudo in giardino -l'aria pizzica, annunciando una giornata dalla temperatura più mite- riprendo la gatta e finisco con il darle la colazione.

Intanto le racconto che mi sono comprato i biglietti per la repubblica delle banane, quattro giorni, vediamo che succede.
Non sono mai stato così a lungo lontano dal mio paese, torno da papi a Veruno e magari faccio un giro per Candelo.

Alle cinque del mattino i pensieri e le idee hanno tutto il tempo e lo spazio per materializzarsi, ma poi meglio tornare a letto...
...sogno Britney Spears che tiene un concerto nel garage della casa di Veruno! Mio padre non c'è ma sta per arrivare...
meglio svegliarsi.

lunedì 24 maggio 2010

Londra prima volta - Enron

Continuo a pensare a quando venni a Londra per la prima volta, 12 anni fa (chissà perché mi sembra di più...). Penso alla prima impressione, alle cose che facevo, alle persone che frequentavo...
Ed in particolare penso a tutte le cose che non ho fatto, e mi chiedo il perché. Avrei dovuto cogliere maggiormente certe occasioni, essere più intraprendente e spavalda.
Ma forse questi sono pensieri normali di chiunque si guardi indietro e di chiunque, come me, sia sempre un po'...insoddisfatto.
Alla fine degli anni '90 Londra era una possibilità per tutti. Tony Blair era appena stato eletto (chissà se lo sapevo? non me lo ricordo...) e la società era multiforme, iperattiva e così diversa. In fondo io la città non la conoscevo prima di venirci.
Forse ero ignorante, giovane, certamente squattrinata (a quei tempi 1 pound equivaleva a quasi 3500 lire, un vero salasso). Di una cosa in particolare però mi ricordo, della sensazione che avevo che qui la cultura non fosse intrinseca come in Italia, bensì qualcosa di cui doversi approvvigionare poco a poco, di cui doversi nutrire perchè faceva bene.
Non avevo idea di cosa fossero l'East End e il West End. Frequentavo più che altro certe discoteche....(di cui per pudore non rivelo il nome...). Però vedevo i cartelloni degli spettacoli, Cats, Chicago, I Miserabili, Il Gobbo di Notre Dame... Andarci era impossibile. Avrei dovuto spendere tutti i miei soldi per un'unica serata.

Ora invece lo so. A Londra si viene da tutto il mondo anche per vedere gli spettacoli teatrali.
Il grande successo di quest'anno è 'Enron', la storia di uno dei crack finanziari più importanti e tragici d'America raccontata con humour ed in 160 minuti. Musica, video e danza mescolati insieme per creare uno spettacolo politico che interessa e cattura dall'inizio alla fine.
Certo il progetto è ambizioso, parlare di economia e finanza a teatro...ma forse che il teatro non è anche questo? catarsi collettiva? redenzione pagana e ricerca di senso?
A me lo spettacolo è piaciuto molto e lo consiglio vivamente a tutti i futuri London-goers, perché Londra è anche questo, anzi, è soprattutto questo.

ENRON - Noel Coward Theatre, W1

domenica 23 maggio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 17.10

"Counter culture is a product of the way adults demonize young people. Each generation of young people are a soft target, so young people, in order to protect themselves from the battering they get from the establishment, has to create a counter culture."
E'
Caroline Coon a parlare. La Coon è -oggi- soltanto un'artista londinese, ma alla fine degli anni sessanta fondò Release, la prima organizzazione di aiuto ed assistenza legale per giovani arrestati per droga.
Era l'estate del sessantasette e la miccia fu l'arresto nel giugno di quell'anno di Mike Jagger per il possesso di due anfetamine, Keith Richards per la disponibilità della casa e Robert Fraser per il possesso di eroina. Il giudice esplicitamente dichiarò di emettere una sentenza esemplare.
Ma il problema droghe non riguardava solo personaggi noti ma migliaia di ragazzi e ragazze per i quali s'aggiungeva il pregiudizio di essere artisti, squattrinati, talvolta di etnie diverse, ed eccentrici (a dire poco) nel modo di vestire.
La contro-cultura londinese tra la fine degli anni sessanta e i primi anni ottanta si è letteralmente alimentata di droghe, ma ha anche cambiato la musica, le arti, la poesia, modificandone anche la loro percezione e fruizione.
Underground è di fatto un termine che definisce la cultura non-ufficiale, quella che si organizzava nei semi-interrati e che creava il villaggio e la comunità, attraverso immagini ed eventi riconoscibili ed identitari come concerti, letture e lezioni (la London Free School, Indica Book and Gallery, i concerti all'All Saints Hall, l'UFO club, il movimento punk...)
Caroline Coon probabilmente oggi rappresenta solo se stessa, ma quello in cui credeva e crede ancora è in parte un fatto acquisito.
Paradossalmente, più che la liberalizzazione delle droghe o le libertà individuali, il retaggio di quegli anni sta nell'aver ringiovanito la società: i giovani sono risorse, sono aria fresca, piuttosto che soltanto persone da educare.
Nella vita quotidiana, anche televisiva, la presenza dei giovani a tutti i livelli di responsabilità è evidente.
Per esempio i leader politici più in vista (di tutti i partiti) hanno tra i trentacinque e quarantanni. Per esempio le scuole e le amministrazioni pubbliche sono piene di giovani.
E in Italia?
Certamente non posso dare lezioni, provengo da un famiglia di nonni contadini, che ha raggiunto gli onori della classe media: non mi è mai mancato nulla e mi sento un ribelle più ora che venti anni fa. Sempre che per ribelle si intenda una persona che ha opinioni proprie ed uno sguardo critico che gli permette anche di cambiare idea e non solo location.
Però l'Italia è un paese di vecchi, la mia non è solo una constatazione anagrafica. Intendo dire che a tutti i livelli e con poche eccezioni i vecchi comandano.
Dovrei dire gli anziani, ma dico i vecchi perché è difficile fare e dire cose nuove se si fa da sempre lo stesso mestiere, occupando spesso il solito posto.
Con qualche eccezione, si tratta di vecchi maschi: dal presidente della repubblica a gran parte delle cariche istituzionali, quasi tutti i responsabili di enti e organismi pubblici, rettori e docenti universitari, giudici, editori, magnati dell'industria, direttori di musei... potrei continuare ma mi fermo, per decenza.
Nessuno si incazza o dice niente, non c'è uno straccio di contro-cultura che si organizza: dove sono i giovani? che cosa fanno? possibile che non ci sia nulla di cui lamentarsi? va bene così?
Beh la libertà individuale c'è, ma che cosa è 'sta libertà? stare a casa con i genitori fino a trentanni e più, contando su redditi altrui finché morte non vi separi dal vitalizio?
L'unica trasgressione -capirai! così fan tutti!- è farsi le canne in privato ed in pubblico girare con la mini comprata dal papi e darsi quell'arietta fascistella da impuniti, fino alla prossima raccomandazione.
Così mentre ringraziamo papi, il paese invecchia e sembra non avere uno straccio di idea per il futuro. Non è che siamo sull'orlo di un baratro?
Perché da nulla, nemmeno da un terremoto, usciamo cambiati o puliti?
Non è che viviamo un po' troppo sulle spalle delle vecchie generazioni e quindi al di sopra delle nostre possibilità?
Mi piacerebbe sapere, di là dalla manica, se c'è un qualche segnale di fumo...
Il fra
Nota: si accettano tutti i tipi di commenti, tranne 'parli tu, che te ne sei andato'. Grazie.

London calling,


London Calling to the faraway towns
Now war is declared - and battle come down
London calling to the underworld
Come out of the cupboard,you boys and girls
London calling, now don't look at us
All that phoney Beatlemania has bitten the dust
London calling, see we ain't got no swing
'Cept for the reign of that truncheon thing
....

venerdì 21 maggio 2010

Bambi e l'omaccione

Un mese fa al farmer market mi avvicino ad un banco, puntando gli occhi su carni scure con la dicitura Venison.
Chiedo al tipo, ovviamente un omaccione a metà tra un macellaio ed un contadino con l'hobby della caccia, e mi sento rispondere: Presente Bambi?
Pur non essendo animalista, penso a Bambi già orfana di madre, quindi abbasso lo sguardo con un sorriso, opto per il coniglio selvatico e smammo (avrei dovuto magari sculettare per farlo sorridere, ma i gambi di rabarbaro mi uscivano dalle borse... ed ero già abbastanza ridicolo).

La settimana scorsa mi riavvicino, l'omaccione mi saluta, questa volta senza squadrarmi e punto convinto il Venison.
Spiego a Cristiana di che carne si tratta e mi becco un acidissimo " 'sta roba te la mangi tu!" (= egoista!); anche l'omaccione traduce dall'italiano al celtico e mi informa che fino a settembre non ritorna... una frase che mi costringe a comprare.
Con ben due bistecche di cervo nella tracolla e ormai senza contanti vado a casa, consapevole di essere in netta minoranza, dato che Cristiana ha comprato pure un pezzo di manzo da bollito per i bambini.

Tradurre è importante, ma conoscere l'etimologia... è un po' come scovare l'aneddoto nella vita delle parole.
Scopro che Venison deriva dal latino venatio e venor, la caccia!
Azienda faunistico venatoria... eccolo lì!
A settembre con i gambi di rabarbaro potrei presentarmi dall'omaccione e fargli la lezioncina... ma mi prenderei uno schiaffone e finirei appeso a testa in giù nel retro della sua macelleria.

giovedì 20 maggio 2010

Avanzamento lavori: builders

E' ora di buttare giù il muro che separa la stitica cucina anni ottanta dalla sala da pranzo con camino. Quindi è tempo di preventivi e di file excel.

I muratori si presentano sempre in coppia ed in canottiera; nell'ordine:

Duo A: origine non chiara, beccati per strada alle prese con una casa nelle vicinanze della nostra. Fanno il sopraluogo individuando un sacco di problemi; dopo qualche giorno notiamo un'orrenda pavimentazione piastrellata e poco edwardiana con cui hanno rifinito o meglio deturpato la casa di cui sopra. Eliminati senza appello.

Duo B: origine polacca, due culi da sumo, al punto che passano di lato nelle porte.
Easy e affidabili su tutta la linea, come referenza il ristorante londinese di una ex Miss Italia (infatti!); preventivo via mail ventiquattrore dopo, firmandosi Roberto e Andrea, anzichè Robert ed Andrej. Promossi comunque.

Duo C: origine cockney, fratelli che giranzolano un'ora e non capiamo proprio un cazzo di quello che ci dicono e siamo costretti a degli umilianti "Sorry, can you repeat?". Ci prendono però in simpatia e mentre io e il Fra evitiamo anche di guardarci in faccia, uno dei due, che sa l'inglese, inizia a tradurre... attendiamo preventivo.

Duo D: attesi per le quattro pomeridiane, non si sono presentati. Eliminati.

Ricetta di un riso bollito, burro e parmigiano

Questa è una di quelle sere in cui un riso bianco con burro e parmigiano sembra un miracolo.
I bambini acconsentono, Matilde soprattutto, in questo genuinamente italiani.

Nell'onnivoro mondo britannico non vige la distinzione tra condire ed insaporire; il sale qui è bandito o quasi, pur rientrando ben nascosto sotto forma di gluttammato di sodio, ridendosela... di gusto.
Quindi questa sera dalle colline novaresi ecco la ricetta.

Noi versiamo abbondante sale in un pentola con non troppa acqua (ideale il pentolino) poi due manciate a testa di riso (nessuna differenza tra testa di bambino e testa di padre).
E' concesso distrarsi perchè va un po' stracotto e lasciato vagamente liquido, nel suo amido.

Si spegne la fiamma con l'idolenza di un convalescente e si aggiunge il burro, per tre volte un cucchiaino che lo farà a riccioli... abbondare non nuoce, ugualmente di parmigiano. Ai bambini libertà di aggiungerne ad assoluto piacimento.

Va servito pensando all'infanzia, alla ripetizione di un gesto che state tramandando su una tavola apparecchiata alla semplice: barocca è la ricetta non il piatto, che infatti sarà bianco.
Nonna ci aggiungeva il rosmarino a tocchetti, ma noi si ha ancora una pianticella troppo breve e troppo giovane.

Il riso bollito è di mezza stagione.
Per gli adulti ottimo durante o appena dopo un malanno, panacea di qualche crapula, abbastanza asessuato da tollerare pantofole e vestaglia e perfino un bicchiere di un vino da tavola, possibilmente un rosso annacquato di proposito.
Solo all'apparenza malinconico, somiglia piuttosto ad un numero primo in matematica; certamente ideale mangiarlo con la porta o la finestra della cucina aperta sul giardino.

Per i bambini è un piatto loquace, che aiuta il gioco e la conversazione e lascia sazi ed ottimisti; rimanendo poi nella loro memoria il gusto liquido, morbido e salato del riso, sapranno certamente cucinarlo per sè e per gli altri.
Almeno questo spero dei miei due.

martedì 18 maggio 2010

Universi Sensoriali


E talvolta capita che siano gli artisti di Londra a esporre in Italia. Non conosciamo la galleria, ma le va riconosciuta la raffinatezza di aver organizzato una mostra di Gayle Chong Kwan, nostra amica, ma soprattutto artista elegante e originale.
Se avete occasione, visitate la sua mostra a Milano, tra mitologie e sensorialità, memorie e architetture del tempo che verrà. Rimarrete catturati dalla bellezza delle sue installazioni e fotografie, dei suoi paesaggi lunari (a voi scoprire da quale materiale sono fatti... ) e dalle sue Atlantidi sommerse.
E se vi va di investire in arte contemporanea, beh, questo è sicuramente un buon inizio!

Galleria UNO+UNO, via Ausonio 18, Milano
14 maggio - 26 giugno

Italians: interview 005

Lella arriva a casa mia con un certo anticipo, facciamo due chiacchiere veloci poi a piedi andiamo all'Hobgoblin per una birra. Il locale è quasi pieno ma troviamo un angolo relativamente tranquillo; scelgo io la birra perché lei mi dice che beve quasi tutto. Vada per una birra amara dunque, non troppo fredda, da non bere quindi d'un fiato, perfetta per una conversazione.
Chiacchieriamo di cibo: io le racconto dei disastri culinari di Nicola (pronuncia Nicolà) lei della clientela inglese che frequenta a Greenwich e così inizia la conversazione.

Che cosa ti manca dell'Italia?
Il calore delle persone, vedere gli amici e salutarli il giorno dopo. Qui non riesco a trovarli, devo decidere la compagnia. Cammino per Greenwich ed Eltham e vedo facce tristi, la gente che abita a Londra non sembra contenta. Vai nei ristoranti ci sono due o tre persone per tavolo o gente che mangia da sola. A Bergamo nei ristoranti c'è casino.
Però sei a Londra adesso, quale è la tua Londra, il posto che la rappresenta di più?
Il Tower Bridge, banale vero?, ma ha il fascino della vera Londra, ci sono andata da turista: il vento che c'è tutte le volte che ci cammini sopra; i turisti, la gente della città che lavora... li vedi entrambi.
Che anno era?
Nel novantotto sono venuta a Londra per la prima volta... non stavo bene in quel periodo... ero disperata, ribelle, discoteche sempre... quando non sai più quello che cerchi, andavo da Bergamo a Mestre il venerdì sera, da Mestre a Rimini il sabato e tornavo la domenica sera. Succede che muore mio padre e per un po' ci sto davvero male... ero insoddisfatta.
Poi volevo un'attività mia... in Italia a Bergamo ho fatto tanti lavori, sai una ragazza giovane e senza conoscenze ti sbattono la porta in faccia. Mi sarebbe piaciuto un bar. Facevo comunque la bella vita, vestiti firmati, lavoravo sodo e mi divertivo...
E poi? a un certo punto sei cambiata?
L'ambiente che frequentavo non mi faceva bene... te lo ripeto ero insoddisfatta. Dalle mie parti a Bergamo, se non hai una certa vita sei uno sfigato ed io mi facevo condizionare.
Decido di fermarmi un attimo: non esco più, mi accorgo che sono infelice: me ne sto a casa, vedo gli amici ma non come prima ed anche a casa non ci sto bene... cerco indipendenza.
Desidero una vita mia, un appartamento per conto mio e giù discussioni con mia madre. Poi mi rendo conto che con l'appartamento dovrei rinunciare ad altro.
In quel periodo, siamo nel duemiladue, conosco Mina e frequento gli amici di lei, più grandi di me, ma mi trovo molto bene... completamente differenti dalle persone che frequentavo, nessuna discoteca, nessun capo firmato, solo la voglia di stare insieme. Ho visto uno stile di vita diverso a cinque kilometri da casa mia.
E Londra quando arrivi definitivamente?
Mina dice che ha una sorella a Londra, io insisto, le rompo le scatole, sono testarda e batto il chiodo fino a quando partiamo e veniamo a Londra, è il duemilaequattro... ora vivo qui, a Eltham.
E dei tuoi primi giorni a Londra che cosa ricordi?
Ah sì gli spaghetti in lattina da Asda, un orrore... tutti quegli scaffali con i cibi inscatolati ed impacchettati, tutto tagliato e prezzato... le fette di prosciutto crudo marroni...
Perchè sei venuta a Londra allora?
Sono venuta per dare una mano alla sorella di Mina, che lavorava già qui, quindi per lavoro, non tanto per imparare l'inglese, poi facevo le pulizie con una ragazza polacca... e dal duemilacinque ho con Mina un banco al mercato coperto di Greenwich.
Oggi, Lella, maggio duemiladieci... sono passati sei anni...
Mah penso che avrei dovuto essere qui prima, perchè Londra mi ha aiutata a capire chi sono e cosa voglio.
Io qui ho ribaltato la mia vita: ho più sicurezza in me stessa, prima ero come ossessionata... qui la mia mente si è aperta, ho capito tante cose del mio carattere, ho tirato fuori gli attributi.
Sì ecco io sto bene qui e voglio starci, lavoro qui, ho un appartamento mio... e per me sono soddisfazioni... poi sai lavoro otto giorni al mese, il lavoro mi fa vivere e non mi manca niente... Ringrazio dio: quando una persona è determinata, ok! ma la fortuna conta.
La fortuna o dio?
Viene tutto da là... la fortuna me la manda qualcuno, un dono, un regalo di dio... un modo di essere credente... un modo mio. Un aiutino è arrivato.
Una volta salendo sulla tua macchina ho ascoltato le canzoni di Mina... e mi sono un po' stupito, immagino che ci sia un prima e un dopo Mina nella musica della tua vita...
Prima ascoltavo musica nervosa: tecno-house, Vasco, Guns and Roses, Sonic Youth, Negramaro prima-maniera, Prodigy, Lenny Kravitz, Skunk Anansie... che ho visto a Bologna all'Heineken Jamming Festival... ti lascio immaginare.
Poi ho scoperto Mina grazie a Mina e... credo sia più una sensazione mia: mi fermo di più ad ascoltare ecco io adesso ascolto la musica italiana, mi piacciono i testi... Renato Zero per esempio... prima la musica era solo un sottofondo... un rumore quasi.
Come ti definiresti adesso?
Una persona finalmente normale
A chi sei veramente grata?
A mia madre
... ed il tuo piatto preferito?
Spaghetti allo scoglio piccanti, ma non troppo ed io li cucino bene.
Ti va di dire qualcosa così per chiudere?
Alcune volte mi viene più semplice raccontare i fatti miei a persone come te che a quelli che conosco da una vita e senza bere troppo!
Beh questo è un complimento, grazie...
e poi sai una cosa?!... che in realtà anche adesso prima di partire per l'Italia mi faccio la lampada, mi compro dei vestiti firmati e insomma mi metto in modo decente...
Sarà Lella l'effetto Italia, anche io mi tappo un po', beh la lampada no, però...
Neanche per andare in garage sono vestita male in Italia, davvero, qua puoi uscire per strada in tuta ed infradito, ma da noi...

Sono le undici ed è ora di uscire dal pub, fa un po' freddo e noi mediterranei ci copriamo più dei celti; ridiamo ovviamente anche di questo. Ci salutiamo davanti a casa. Mi scopro a pensare di avere appena passato una serata con una persona felice o più semplicemente normale.

lunedì 17 maggio 2010

The Concise Dictionary of Dress

The Concise Dictionary of Dress - trailer from Artangel on Vimeo.


Mi aspettavo di più, molto di più.
Per anni ho desiderato vedere una produzione di Artangel, una delle organizzazioni d'arte contemporanea più importanti di Londra. Durano sempre poco, coinvolgono gli artisti più interessanti, hanno delle location incredibili e poi finiscono, lasciando dietro di sé solo cataloghi e i ricordi dei fortunati che le hanno viste. Ebbene, questa volta ho prenotato per tempo e intrapreso più di un'ora di viaggio per arrivarci. Il posto è straordinario. La Blythe House in West Kensington. Un vecchio e immenso edificio vittoriano una volta sede della Banca della Posta e oggi nientemeno che i 'magazzini' del British Museum e del V&A. Praticamente un bunker con all'interno collezioni di oggetti incredibili, laboratori per il restauro e la manutenzione delle opere. L'occasione è rara.
Ci si va di sera, e si viene guidati attraverso ampi saloni e corridoi stretti, ascensori industriali e cantine corazzate. Ogni anfratto è adibito a teca per la imperitura durata degli oggetti. Qui la collezione di spade, là i tessuti, i vasi, i pizzi, le porcellane...Come vorrei fermarmi e curiosare !
Il tour - non si è lasciati soli neanche un secondo - conduce alla ricerca delle undici installazioni che gli autori, Judith Clark (curatrice di moda) e Adam Phillips (psicanalista) hanno disseminato per il palazzo. Si tratta di undici concetti e definizioni legate alla moda e altrettante interpretazioni visive realizzate prendendo spunto dalle collezioni degli archivi V&A. E' tutto bellissimo, stilisticamente impeccabile e preciso... Assolutamente da non perdere se amate la moda o se vi interessa curiosare nel 'backstage' del V&A!
Per quanto riguarda me (e l'arte) invece, la mostra è troppo intellettuale e fredda. Non mi arriva al cuore, e non muove i miei sensi. Peccato.

Intanto Tinkerbell dorme sulla sponda del divano, all'ombra della luce soffusa della lampada sul mio tavolo.

domenica 16 maggio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 16.10

A Sydenham, a due fermate di treno da New Cross Gate, c'è una libreria dove ogni tanto mi rifugio.
Scendo nel seminterrato, un po' buio ed umido dove sono assemblati i libri usati, tra questi un'improbabile ed anonima edizione de I promessi sposi.
Non ho mai comprato niente, però mi bevo sempre un caffè, perché all'interno c'è una stanza attrezzata con un bollitore, due tavolini ed una finestra che dà su un cortile interno.
Frequento anche le librerie del centro, dove passo pomeriggi interi: quelle con le poltrone per leggere, la cafeteria all'interno, l'area bambini con la vasca dei pesci, quelle insomma che decidono con le case editrici, poche e potenti, quali autori e quali libri bisogna pubblicizzare, esporre e poi vendere.
Da Foyles, a Charing Cross Road, ho chiesto se era possibile sapere quanti titoli italiani di fiction ci fossero a scaffale, ma il dato non era disponibile e l'impiegato mi ha risposto scusandosi con un "non tanti... provi a cercarli lei con calma" (!).
Armato di calma ed amor patrio inizio dalla A: Carmine Abate con Tra due Mari, Ammaniti, Baricco, il Deserto dei Tartari di Buzzati, uno scaffale intero con Calvino e mezzo con Eco, tre titoli della Morante, qualcuno di Moravia con la nuova edizione de la Noia, Tomasi di Lampedusa, Umberto Pasti con L'età fiorita, due titoli di Pavese e due di Pirandello, la nostra Zeta.
A parte un leggero capogiro e le domande dei commessi, con la narrativa siamo fermi alla seconda metà del novecento, per stare larghi...
Se davvero sono le case editrici a scegliere, delle due l'una: o da noi c'è poco da scegliere o le nostre case editrici non hanno potere contrattuale e semplicemente non vedono il business.
E' probabile che l'Italia sia più un mercato di importazione e che insomma tocchi a noi tradurre ed importare libri e letteratura che molto spesso è stata adattata per la tivvù e per il cinema, quindi con un irresistibile impatto mediatico.
Per fortuna leggere è un atto altamente democratico: influenzabili o no, nulla è più libero e personale dell'incontro tra la parola scritta ed la mente del lettore.
Un pensiero di Philip Pullman, scrittore inglese di fantasy e non solo, che nel suo sito dice anche: come appassionato seguace della democrazia della lettura non penso sia compito dell'autore di un libro dire al lettore che cosa quel libro significa. Quando mi chiedono il significato di una storia, io spiego loro perchè non lo spiego. Il mio business non è nel messaggio, ma è nel "c'era una volta".
L'ultimo suo libro, dal titolo Il buon uomo Gesù e Cristo il farabutto, racconta la storia di Gesù e di suo fratello gemello Cristo. Ho vinto anche io una prima sensazione urtante per poi scoprire un testo geniale e libero, che all'apparenza contraddice l'assunto-citato prima- dell'autore.
Il messaggio c'è, eccome! Gesù è un uomo saggio ed assettato di Dio e Cristo invece ne scrive la storia e pensa a come organizzare e burocratizzare i seguaci del fratello.
Curioso che tra i recensori del libro si sia espresso anche l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, con un articolo appassionato, da uomo di cultura che non si preoccupa troppo di difendere la causa, ma piuttosto discutendo nel merito il libro di Pullman.
Rimango sempre colpito da come in Inghilterra la polemica o la critica sia a tutto campo, talvolta feroce, ma mai volgare.
La mancanza di aggressività nell'esprimere le proprie opinioni aiuta la libertà di espressione; bisogna però abituarsi ad essere sempre e comunque valutati ed esaminati per quello che si fa e si dice; anche nel mondo della cultura, qui vivo e al passo coi tempi, non ci si tira indietro.
Non so dire se l'assenza di titoli italiani sia solo un problema di scelte editoriali, (varrà lo stesso probabilmente per quelli francesi e tedeschi) rimane il fatto che la cultura dello stivale sembra appartenere sempre di più al nostro passato che al nostro presente, men che meno al nostro futuro.
Io intanto continuo a leggere, forse perchè come dice Tiziana, citando Guccini: negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te.
Il fra

Nostalgia

The one who stay is moved by nostalgia,
The one who leaves is held by nostalgia.

Giacomo Noventa
in un libro su una bancarella a Southbank, lungo il Tamigi.

sabato 15 maggio 2010

Pensieri da Vipera

Su un tappeto di petali la vipera in pura plasticazza (prego ingrandire).

Meglio dare forma a certi pensieri (tipo aspettare che il cadavere passi sotto il ponte e vedere l'effetto-che-fa! oppure dire qualcosa di arguto, ma in realtà affondare la lama) piuttosto che invecchiare in pantofole davanti alla tivvù.

Credo sia altrettanto surreale che sia la gatta a tenermi compagnia ed io a darle sicurezza... in vestaglia, calze a righe e davanti al piccì.

Oggi o domani si va alla Tate... a fare da tata al tato di Gayle.

...continua

venerdì 14 maggio 2010

Tende, gatti e bilinguismo

Mi alzo all'alba per il semplice motivo che non abbiamo le tende.
Ci siamo talmente abituati alla cosa che non sappiamo se dotare le finestre delle camere di tende cieche e ritornare così a mediterranee abitudini o limitarci a coprire la luce quel tanto che basta per darci il conforto di un letargo appena più prolungato.
Cristiana, come al solito, si è attivata con preventivi e modelli vari... pare prevalga l'argento sul rococò-blue.

Da pochi giorni i miei risvegli sono scanditi dai passi felpati di una creatura che in appena due anni di vita è stata prima abbandonata per strada, poi ha fatto dei figli nell'agio di una attrezzatissima clinica, infine è stata sterilizzata e dotata di un microchip che pare contenga i miei -dico i miei- dati!

A seguirmi non è un personaggio di un qualche romanzo d'appendice ma la nostra gatta Tinkerbell, e mentre cerchiamo una qualche interazione, mi accorgo che già siamo dentro un'abitudine e la cosa mi dà sollievo.
D'altronde ho accettato e fatto tanti cambiamenti, quindi perchè non mostrare anche un qualche segno d'affetto alla quadrupede, che tra l'altro, con lo sguardo eterno che hanno i gatti, mi riporta candidamente all'infanzia trascorsa in campagna dove gli animali erano dovunque attorno a me.

Tinkerbell, passata dall'inglese un po' affettato e melenso delle infermiere di Battersea all'italiano truce di Troutbeck road, sta diventando bilingue. Andrea, mio suocero, sostiene che due lingue sono utili per il curriculum: la gatta quindi dovrebbe piacergli.

giovedì 13 maggio 2010

Casco di pasta corta stracotta in salsa di burro-farina-latte-funghi-pollo

Prendete una pentola qualsiasi, riempitela di acqua calda e non metteteci il sale perchè il governo dice di fare così.
Buttateci la prima pasta corta che vi capita tra le mani: se l'acqua già bolle, bene! se non bolle, prima o poi bollirà.
Nel frattempo ma anche prima o eventualmente dopo preparate la white sauce*: prendete del burro, scioglietelo a fiamma alta (potreste avere fretta), poi metteteci mezza tazza di farina e mescolate per un po', infine aggiungete due litri di latte, perchè qualcuno vi ha detto di fare così.
Nel frattempo ma anche prima o eventualmente dopo tagliate come vi pare un po' di funghi e aprite la busta con i petti di pollo già tagliati a pezzetti (mettete la busta nel microonde nel caso abbiate dimenticato di toglierla dal congelatore per tempo), infine rovesciate funghi e pezzetti di pollo nella white sauce, se vi va girate con un mestolo, in ogni caso lasciate a bollire fino a quando è ora di servire.
Nel frattempo ma anche prima o eventualmente dopo scolate la pasta corta come meglio sapete fare ed evitando di scottarvi. Lasciate la pasta però nella stessa pentola e rovesciateci dentro la salsa burro-farina-latte-funghi-pollo, quindi mescolate e con una caraffa di plastica prendete la pasta e versatela sui vassoi per il servizio.

FATTO!

Mentre cucinate potete pensare ad altro, assentarvi dalla cucina il tempo che credete, meglio se dichiarate pubblicamente di non mangiare quello che cucinate, non perchè fa schifo di suo ma perchè, per esempio, non vi piacciono i funghi. Ovviamente non assaggiate mai mentre cucinate.
Circa la ricetta, le sue origini, gli ingredienti, le modalità di preparazione e cottura e gli eventuali commensali non serve mostrare nè interesse, nè curiosità, nè passione.
*(besciamella)

martedì 11 maggio 2010

The busy Queen

Uhhh ma chi è sto ragazzone... almeno non è calvo!
Che casino stasera! Prima quello che si è dimesso, adesso lei...
Scusi mi ripete il nome? Cameron?! sembra ricco, bene...

Comunque Mr Cameron, deve essere particolarmente orgoglioso... ma è sicuro, dico è vero che forma il governo?! mi raccomando che sia stabile e duraturo, che non succeda come nella repubblica delle banane, sa quel paese nel mediterraneo... che tra l'altro avremmo dovuto colonizzare a suo tempo...lasciamo perdere!

Si inginocchi la prego, una cerimonia è una cerimonia, non faccia il socialista e si inginocchi.
Vuole formare un governo nel mio nome?
Dica scandendo: yes!

Bene e adesso vada pure, arrivederci.

Non male il ragazzo. E adesso? qualcuno mi dice cosa devo fare... non c'è nessuno?! beh allora riprendo a leggere...

Nuovo governo

David Cameron* è primo ministro...
...un'ora e mezza dopo che Gordon Brown* si è dimesso,
entra (letteralmente) a Downing street poco dopo che l'altro è uscito.

Tempismo britannico dopo il bacio alla regina.

Un augurio al nuovo primo ministro da parte di Brown.
Un tributo al vecchio primo ministro da parte di Cameron.

Tutto in una serata.

A me il nuovo inquilino non piace
ma chapeaux a tutti
per il decoroso spettacolo.

*cliccando i nomi, i discorsi dei due leader

Tinkerbell:da Battersea a Troutbeck Road

Gli advisors del Battersea Rehoming Centre (la tipa che ci ha sfondato il parquet con il tacco e compare) ci avevano consigliato di essere lì all'apertura...'altrimenti si sa, i gatti migliori se ne vanno'. Non ben sicuri di cosa questo significhi (e comunque certe cose è meglio non saperle mai...), ci dirigiamo a passo spedito verso la stazione dei treni. Ovviamente il nostro treno è appena passato! E con l'ansia di arrivare troppo tardi all'appuntamento col nostro futuro coinquilino ci scambiamo comunque un paio di occhiatacce e qualche cattiveria di rito (in battaglia è sempre meglio conquistare del terreno per sfruttarlo quando il conflitto sferzerà al suo apice...) mentre aspettiamo il treno delle 10.48.
Ci scaraventiamo fuori dalla stazione di Battersea verso la mecca dei randagi. Per entrare ci chiedono documenti e visti e poi ci fanno seguire le orme rosse fino alla reception che porta il nome (su grande targa in ottone) della benefattrice i cui probabili generosi lasciti hanno permesso al centro di costruire una hall in stile Hilton.
Da lì ci accompagnano alle stanze dei gatti in esposizione. Matilde e Jacopo si lanciano come furetti su tutte le vetrine urlando e gioendo (anche se Jacopo ad un certo punto se ne esce con un candido 'ma io volevo un cane' infattiiiiiiiiiiiiiiii).
Ce ne viene indicato uno 'adatto' a noi e col lui, anzi, lei, ci accompagnano in una stanza di sicurezza in cui il gatto è lasciato libero di interagire coi bambini (o il contrario forse). Matilde si comporta da vera country girl e dichiara un finale 'si, è questo. Prendiamolo'. Non ci resta che assentire, e dopo altri 60 minuti di tunnel burocratici e di grandioso shopping pro gatto (come potevamo tirarci indietro davanti ad un collarino in velluto viola e strass argentati con campanellino?) ce ne usciamo impacchettati come fosse una vigilia di Natale.
A casa Tinkerbell se ne sta accucciata sui suoi cuscini e Matilde e Jacopo coricati di fianco.

lunedì 10 maggio 2010

The Queen

Fresca in un appena accennato color pesca, giovane come un Solero Algida, fingo un qualche vago interesse per il quartier generale di Northwood.

Le inaugurazioni! che palle!
Mi pesano anche i guanti oggi, per non parlare della borsetta.
Sono preoccupata: i sudditi non si sono espressi chiaramente nelle recenti elezioni alle quali io non prendo parte... lasciamo perdere, andiamocene... pure l'ammiraglio di Sua Maestà è calvo, tutti calvi... desidero un the.

Voi avete votato cari sudditi di Troutbeck road?! Sono certa di sì.
Nostalgia per la terra dei Savoia?! Nessuna vero?! Mi si dice che il principe eridatario vada spesso in televisione: sconveniente per un membro della famiglia reale, tanto più se giovane.

Uh che cerimonia lunga, ma che cosa ho inaugurato precisamente?! qualcuno me lo dice, mica una testata nucleare?!

Un mio ciambellano mi riferisce che avete preso anche una gatta... mooolto british! Mandatemi qualche foto, ve la autografo volentieri.
Mi congedo, non sono stata troppo rude vero?!

domenica 9 maggio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 15.10

Giovedì si vota dalle sette alle dieci di sera. Come cittadini europei che pagano le tasse nel Regno Unito anche noi possiamo votare per il sindaco e per i consiglieri comunali (per il parlamento, serve la cittadinanza).
Noi si va per le nove: all'esterno del seggio fanno ancora propaganda elettorale. Dentro, in un'aula di una scuola materna con i giocattoli ammucchiati in un angolo, ci sono quattro scrutatori; una donna ci dà il benvenuto. Non ci sono tendine a coprire le cabine, si vota su foglietti piccoli in bianco e nero e con una semplice matita (non copiativa!); sarebbe facile vedere il voto degli altri... però ci comportiamo da inglesi e cerchiamo di essere discreti.
Sulla scheda del sindaco i candidati sono in ordine alfabetico e si esprime un voto di prima scelta e un voto di seconda scelta: se un candidato non ha più del cinquanta per cento di voti di prima scelta, si scelgono i due candidati più votati e si sommano i voti di prima e di seconda scelta di ciascuno. Si evita così il ballottaggio. L'atmosfera è rilassata all'insegna del solito, rodato, pragmatismo.
Penso a cosa succederebbe in Italia se su una stessa scheda potessimo esprime due scelte, la prima sarebbe seria, la seconda... voteremmo per il meno peggio? o piuttosto a mano libera, per soddisfare una qualche segreto istinto? Meglio la tendina? o l'occhio del vicino che spia?

Venerdì. Vado a lavorare. Ne approfitto per fare qualche domanda, tanto qui il voto si dichiara senza problemi (per questo non servono le tendine!?).
Beverly entra in cucina per il pranzo, le trecce rasta, sicura di sé, mi ricorda Toyin. Le chiedo, che cosa pensa dei risultati e lei, che insegna all'asilo: "Hanno vinto i ricchi, gente che vuole privatizzare la scuola.. poi figurati se gli inglesi votavano uno scozzese!". Dice che lei ha votato Labour comunque, che nel sud est di Londra ha stravinto con quasi il sessanta per cento dei voti.
Ma che lo scozzese, cioè Gordon Brown, non piaccia agli inglesi non è una novità. Basti il titolo del Sun, uno dei tabloid più venduti (venti centesimi la copia): Squatter, 59, holed up in N° 10.
Uno squatter di cinquantanove anni rintanato al N°10: Gordon Brown insomma occupa abusivamente la sede del governo, come uno squatter.
La situazione è in realtà un po' più complicata.
Il Parlamento è "appeso". Nessuno dei tre partiti ha la maggioranza assoluta, quindi nessuno ha vinto. Il paradosso del sistema uninominale ha prodotto questa volta un risultato deforme: un partito che ha quasi il venticinque per cento dei voti conquista solo il dieci per cento dei seggi. Questo partito, i Liberal Democratici di Mr.Clegg, vuole infatti una riforma elettorale proporzionale ed è l'ago della bilancia per la formazione di un nuovo governo.
Quella fichetta di Cameron ha offerto a Mr Clegg un'alleanza, ma conservatori e liberali sono molto diversi tra loro: sull'Europa e sull'immigrazione hanno idee opposte.
Tocca al governo in carica tentare di formare un nuovo esecutivo, ma Brown è cotto, non ha la spavalderia di Blair e servono facce nuove. Insomma la fichetta non ha convinto gli inglesi, l'aumento dell'affluenza ha favorito il Labour e l'astro nascente Clegg non ha sfondato... c'è confusione e probabilmente si andrà a votare di nuovo.
Oltretutto ad un certo numero di elettori in alcune aree di Londra e del paese è stato impedito di votare perché ancora in fila davanti ai seggi. Si parla di vetusto sistema vittoriano per la conta dei voti e le procedure elettorali. Però ai ladri e agli opportunisti della politica non si dà una seconda possibilità. Nessuno dei parlamentari coinvolti nello scandalo delle spese, per esempio, è stato rieletto, segno che non dovevano nemmeno presentarsi.

Un fatto è certo: dopo tredici anni di governo laburista è ora di cambiare persone e politica e questo è quello che accadrà.
Da noi persistono da anni i soliti noti che in pensione non andranno mai ed in galera men che meno.
Il fra
p.s. non essendoci i radicali in UK, noi abbiamo votato per i verdi e per le donne.

La festa di compleanno

Quindici paia di scarpe all'ingresso e quindici compagni di classe di Matilde che girano per casa.
Cristiana, in splendida forma, riscopre la sua vena scout e fa l'animatrice, io gironzolo consapevole che un'invasione del genere in una casa (quasi) senza mobili è perfino salutare.
Le scarpe vengono calzate quando i bimbini escono nel giardino e prontamente tolte quando entrano in casa, rito consumato una ventina di volte in disciplinato automatismo.
Nel cortile bastano due carriole, la magnolia e dei palloncini; d'altronde non c'è altro, a parte la casetta degli attrezzi (senza attrezzi).
Per non sfigurare si chiama a raccolta la platea e le si offre da mangiare facendola sedere sul pavimento in legno, dato che le sedie praticamente non ci sono.
I genitori ritornano puntuali alle sei a prendere i loro figli, qualcuno di loro si ferma a chiaccherare ed accetta un bicchiere di vino.
I regali vanno aperti con discrezione a festa finita e mai davanti agli ospiti, di rigore il biglietto di auguri come anche di rigore il biglietto di risposta.

La prima festa di compleanno della Matilde a Londra... domani poi arriva il gatto... aiuto.

sabato 8 maggio 2010

Per Filippo


Versione di Giacopòu:

Ci son due coccodrilli un grosso nuvolone dopo goccia dopo goccia un signore si è arrabbiato non posso più aspettare

... e i due liocorni? che fine fanno?
animali troppo pagani per salire sull'arca di Noè...

venerdì 7 maggio 2010

Drummers in Brick Lane


A Columbia Road con i musicians, come a Southbank con lo skateboarder, l'occhio di Matilde cade su due batteristi a Brick Lane. Non voleva più venire via, ma si è portata a casa questo filmato, che noi dedichiamo al Simo.

giovedì 6 maggio 2010

Abbey tea rooms, Pershore

Poi capita un mattino freddo, che il sole non riscalda e acquazzoni improvvisi annunciati da raffiche di vento...
Non c'è niente di più noioso della descrizione del meteo, ma quando ti trovi ore in piedi dietro un bancone del mercato, gli umori dell'atmosfera diventano i tuoi.

Cerco un bagno pubblico: ogni paese dell'Inghilterra ne ha almeno uno e di solito è vicino alla piazza del mercato, aprono presto e vengono chiusi verso le cinque.
Pershore non fa eccezione, il bagno addirittura ha più volte vinto il premio Loo of the year... cesso dell'anno.
Rido, mentre sto attento dove sgocciolo e una voce metallica di donna mi dice che ho i minuti contati, ma che verrò avvisato per tempo (e se mi chiudono dentro?!).
Fortunatamente non ho la cacarella, faccio quel che devo fare in questo loculo, effettivamente pulito, accessoriato, con voce di donna, ma senza finestre.

Esco dal cesso dell'anno e mi accorgo di essere lungo un lato di un prato dal verde intenso, quello della cattedrale anglicana di Pershore: qualche tomba sparsa, salici piangenti e querce ridenti, inglesi che fanno footing di prima mattina e la bandiera bianco-rossa che come una frusta sventola sulla torre più alta della chiesa.
Pershore mi piace, più di Broadway: la gente è un po' più vera, ha voglia di acquistare, di assaggiare, di chiaccherare.
Poi i frequenti acquazzoni costringono i passanti a riparare sotto i gazebo, si parla con ironia del tempo, come in una qualunque conversazione tra umani... donne infagottate, alcune in maniche corte, bambini seminudi e vecchi ingobbiti, dalle unghie sporche.

Faccio una pausa e mi compro un grappolo d'uva da Tesco, che a Pershore è poco più di un negozietto, poi nella piazza mi imbatto nell' Abbey tea rooms, un'elegante cafeteria.
Guardo con un po' d'invidia le persone che ci lavorano, gli arredi eleganti ed informali , i tavoli e le torte di frutta, la gentilezza del personale. Vorrei fosse mia.
Ma questa è un'altra storia.
Election Day!!!!!!!!!

mercoledì 5 maggio 2010

Il glicine di Broadway ed il mercato

E così faccio ancora il mercato, quasi un passatempo e quasi un divertimento... a parte il mal di schiena, a parte le levatacce, a parte il freddo e a parte il weekend lungo che avrei voluto passare a far shopping. Comunque siccome me la sono cercata è troppo tardi per lamentarsi, in fondo il mercato mi piace.

Si va a Broadway, nel Cotswold. Al mattino alle sei diluvia, il tempo migliora in giornata, ma è nuvoloso tutto il giorno; montiamo il mercato sotto la pioggia, stendiamo dei teli di plastica sul prato per non rovinare l'erba, siamo nervosi e infreddoliti.
Cerchiamo un caffè e siamo i primi clienti, io e Mirno ci compriamo delle paste, poi inizia il mercato: la gente non ha voglia di spendere... io sì: mi compro un paio di scarpe e delle marmellate ai fichi e zenzero e alle ciliege nere, poi miele allo zenzero e una mostarda al sidro e al miele.
Faccio acquisti per dare un senso alla giornata: troppa fatica e una sensazione di disagio da combattere con il profilo tagliente della carta di credito.

Broadway è un paese con le case di pietra, color sabbia, forse un po' troppo elegante per i miei gusti, ma di indubbio fascino; la gente mi sta un po' antipatica ed il cartello di un negozio che vende prodotti italiani mi mette di malumore:
"Oggi siamo chiusi. Non abbiamo niente a che vedere con il mercato che si tiene oggi qui sul prato. Ci scusiamo con la clientela. Riapriremo regolarmente da domani".
Penso che razza di stronzo!, anche perchè scopro che il giorno prima il tipo ha organizzato un Italian food festival, proprio davanti al suo negozio, cioè dove siamo noi ora.

A sfidare gli anni, le temperature e la pietra delle case uno splendido glicine, che s'arrovella coriaceo sulla facciata di una casa, alcuni grappoli in fiore, altri ancora chiusi... sopravviverà a noi, ai mercati, anche al negoziante stronzo ed al suo inutile livore.

martedì 4 maggio 2010

The bed

Sono tre mesi che discutiamo su quale letto comprare. Perchè il letto matrimoniale... beh non lo si può scegliere così su due piedi, no?!
Ne avevamo individuato uno già dopo Natale, ma poi,"ci si voleva guardare intorno"... e così ho fatto i miei soliti file di excell, con prestazioni e offerte varie finchè, ieri sera, abbiamo deciso. Ormai non si poteva più tergiversare...ci sono ospiti in arrivo ed è ora di finirla coi materassi piazzati dove capita. Vada per il Turnberry... abbiamo controllato per l'ultima volta il sito e ci siamo addormentati sognando il nostro letto nuovo.
Poi questa mattina siamo andati al negozio, lo vediamo già dalla vetrina, eccolo finalmente! Entriamo e ci avviciniamo a guardarlo, come si fa con la macchina nuova che si è deciso di acquistare... dopo pochi secondi il panico.
Sull'etichetta è riportato un altro prezzo: 2 volte e mezza quello del sito....non scherziamo...
Ci approcciamo al tizio del negozio e lui, dopo averci chiesto un candido 'ma quando avete guardato il sito per l'ultima volta?' ci dice che da OGGI l'offerta è finita e il letto torna al suo prezzo normale.
Il fra si accascia sulla sedia, a me si secca la gola... possibile che la sfiga ci veda così bene???
Dopo tre mesi la beffa....
Alla fine il cliente ha sempre ragione (o quasi)... e quando il tizio ha capito che mai avremmo comperato quel letto a 2 volte e mezzo il prezzo che eravamo disposti a spendere, beh, ci ha fatto firmare un po' di moduli retrodatati e ci ha lasciato il nostro letto al nostro prezzo...
God bless you man!

lunedì 3 maggio 2010

Spitalfield City Farm

Sabato avevo in programma uno stressante giro per negozi in cerca di mobili...
Per attirare i bambini nella trappola e tenerli buoni ho promesso loro una tappa alla Spitalfield City Farm, una fattoria con tanto di pecore, asini, cavalli, galline e tutto il corredo da vera fattoria in pieno centro di Londra.
Basta scendere per Brick Lane e all'altezza di Buxton Street girare a sinistra. Dopo pochi minuti, mentre il frastuono di una delle strade più vive di Londra si alllontana, appaiono i cancelli della city farm.
L'ingresso è gratuito e non si fa la coda all'entrata (come ormai capita ai negozi di Brick Lane). L'atmosfera è easy e passeggiare tra capre e galline all'ombra della city fa uno strano effetto. A goderne particolarmente sembrano proprio le persone che qui lavorano (come volontari): una piccola comunità di adulti, anziani e bambini che attira l'attenzione, soprattutto quella di Matilde, che già sogna di iscriversi allo Young Farmers Club, vedremo.
Intanto mancano 7 giorni all'arrivo del nuovo inquilino...

domenica 2 maggio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 14.10

Milano sotto una coltre di neve, il silenzio di una città, finalmente bella, un oggetto, un corpo, e non solo una variazione di grigio.

L'ho rivista così Milano, in un cinema di Greenwich; il film è I am Love, titolo in inglese ma parlato in italiano con sottotitoli per i locali, tra cui uno, il mio vicino che russava poco dopo l'inizio.
Vedere Tilda Swinton, nel ruolo centrale del film, diafana ed androgina camminare elegantemente per le strade di Milano e poi nel selvaggio (almeno per lei) entroterra ligure mi ha emozionato: un'attrice inglese di quel calibro che recita in un film italiano inorgoglisce. Mi sono accorto di osservarla -da molto vicino- come se mi riguardasse intimamente, per la semplice ragione che in qualche modo sta percorrendo le mie strade e sta vivendo i miei ricordi.

Non avevo la sua eleganza quando a diciott'anni andai a Milano la prima volta per passare la mia prima settimana da studente universitario, erano i primi di novembre: un montgomery verde scuro fine anni ottanta, un maglione a quadri di lana (di quelli che per un po' ho comprato in stock), timberland marroni sempre anni ottanta e probabilmente calze di spugna bianche. Arrivato in stazione scendendo nella metro appoggiai la borsa sul corrimano pensando fosse mobile come le scale! Rivedendomi soltanto il sarcasmo mi salverebbe dal vomitare.
Ricordo il freddo, le manifestazioni contro la guerra nel golfo e la voglia che avevo di stare da solo.

Le città è un luogo strettamente personale: regala identità e anche libertà di scegliere, di scappare; perdona sempre la città, anche le ingenuità e le piccole violenze.
Se l'apparenza non inganna è tutto a portata di mano e le persone sono a vista, in qualche modo nude. L'indifferenza che ha la città è solo una forma di pigrizia nostra. Non è vero che le persone sono indifferenti, piuttosto ed inevitabilmente siamo individualisti, ma dentro una reale anche se casuale comunità umana.
Londra per esempio è una città alla rinfusa, come dice Vivienne Westwood parlando dei monumenti: "Non c'è nessun posto come Londra. Parigi è molto più bella da guardare. I francesi hanno gusto. Un monumento lì è piazzato al posto giusto ed ha la dovuta considerazione. Londra invece è tentacolare; un monumento, anche bello, qui te lo piazzano in un angolo dove non lo riesci a trovare".
Peter Ackroyd in 'Londra, una biografia' (!) scrive: "La città è fatta di contrasti, è una somma di differenze... contiene ogni aspetto della vita umana e perpetuamente si rinnova... ogni cittadino ha creato una Londra nella propria testa al punto che in uno stesso momento esistono sette milioni di città diverse. Si è osservato che i nativi londinesi provano un senso di paura se si trovano per caso in una parte di Londra a loro sconosciuta. E' la paura di perdersi, ma è anche la paura delle differenze..."
Da non nativo, sembra che la città stia dietro all'umanità che la abita, più che altrove. Potrei fare il confronto con Milano e con poche altre città.
Ma dopo avere visto Milano nel film non sarei obiettivo. Dovrei fare come Marga, che dopo avere visto I am Love si è fatta un giro al cimitero monumentale, una delle location, e ha fatto delle splendide foto. Milano corrisponde ad un periodo della mia vita e coincide con un'età trascorsa, quindi meglio osservarla da lontano.
In fondo perché una città ci appartiene? per quello che ci ricorda? per la possibilità di esplorarla, come un corpo?
Esserci dentro... dal bowindo di casa adesso il vento sfoglia i petali dei ciliegi, i marciapiedi ne sono pieni e sembra la scena di un film di Kurosawa. Intanto gli aerei passano e l'odore della cucina sale le scale fino alla scrivania.
Oggi è Londra da esplorare. Si tratta di capire per quanto, ma finché dura...
Il fra