giovedì 29 aprile 2010

Farmer market

Al farmer market di Telegraph Hill, sui venticinque pound (tranne i vini):

Formaggio vaccino con canditi di zenzero e un caprino al pepe nero e scorza di limone: il primo da abbinare con rapanelli al pinzimonio, il secondo su fette di pane ai semi di girasole, meglio su una bruschetta calda e con olio d'oliva extravergine.

Coniglio selvatico: tranci da marinare una notte coperti di sedano a pezzettini, cipollotto, cipolla ed ancora zenzero, l'indomani due minuti a fiamma alta in un rosso italiano, poi a fuoco lento quanto vi pare. Selvatico è una parola un po' rara al giorno d'oggi.

Salsiccie di cervo: così come sono, possibilmente alla griglia, ricoperti di anelli di porri, nè cotti, nè crudi. Rucola fresca con aceto di vino bianco e olio.

Rabarbaro, non Zucca, ma quello fresco, una sorta di sedano liscio dalla coda rossa: tagliarlo a pezzi, poi in un pentolino con un po' di vino bianco fermo o acqua, zucchero di canna sparso con ragionevolezza, a fuoco lento fino a quando se ne sente l'odore per casa. Lasciarlo freddare, come le passioni improvvise, poi amalgamarlo bene nell'impasto di una torta.
Decorare la torta e cercare con avidità una tavoletta di cioccolato amaro.

Poi un vino italiano, tipo un sangiovese per non prendersi troppo sul serio od una birra amara nè fredda, nè temperatura ambiente.

Lyn and Jenny Jenner Nut Knowle Farm, Sussex... che formaggi Boggio! che formaggi!

mercoledì 28 aprile 2010

Impossibile senza nonni...?

Mentre ero in Italia mi è capitato di leggere un articolo intitolato più o meno 'In Italia si risparmiano 40 milioni di euro ogni anno grazie ai nonni' (il titolo non ha molta importanza, visto che articoli del genere escono spesso sui nostri giornali).
Ancora oggi ci penso, e non riesco a togliermi dalla testa che ci sia qualcosa che non vada.
A Londra di nonni non ce ne sono molti, eppure la città è piena di mamme e bambini. Anzi, qui è normale vedere famiglie con 3 o 4 figli tutti piccoli. Come fanno senza nonni? Semplice, ci sono i genitori e i servizi ad occuparsene.
Dagli asili alle childminder (baby-sitter collettive che quindi costano meno), dai pre-scuola ai dopo-scuola, dai corsi organizzati direttamente nelle scuole (a cifre tipo 2,7€ per una lezione di danza o musica) alla mensa scolastica che costa 1,5€, dai dentisti (!) alle medicine completamente gratuite per gli under 18, dai parchi con le ludoteche alle biblioteche con laboratori creativi gratuiti.
Insomma, il punto è che i genitori non hanno bisogno dei nonni per sostenere i costi di una famiglia, ma possono cavarsela da soli pagando cifre modeste e organizzandosi con altri genitori. In Italia, invece, siamo 'costretti' a mandare i figli coi nonni (se si ha la fortuna di averli), perché i servizi a sostegno delle famiglie a cifre abbordabili non esistono.

martedì 27 aprile 2010

Addio Meriva

E nonostante i vari beccaccini sostenessero l'assoluta invendibilità della nostra opel meriva 1800... la fortuna ha sorriso ancora una volta su Troutbeck Rd e la fedelissima ha trovato nuovi proprietari con cui scorrazzare sulle strade italiane.
E così noi siamo finalmente liberi di guardarci intorno e considerare l'opportuno acquisto di una vettura con guida a destra con cui, a nostra volta, scorrazzare per le campagne inglesi.

Auto che comunque dovrò guidare io perchè il Fra, pur in possesso di patente inglese, non avrà mai la voglia di guidare, quantomeno per evitare un esoftalmo da parabrezza!

lunedì 26 aprile 2010

Carote e ramarri


Arrivo nella cucina della nursery e la direttrice, che ha la mia età, è ai fornelli: gira dei pezzi di carota dentro una enorme pentola (ma usare un pentolino?!?!).
-Ciao Cher, che stai facendo? hai bisogno di una mano?
-Hmm no, ho deciso di mangiare carote per una settimana... ecco so che magari è strano, ma ho letto che se mangi solo carote per una settimana diventi arancione... voglio vedere se è vero... che ne pensi?
Rimango sulle mie il tempo necessario per improvvisare una risposta; mi ero illuso che stesse facendo una prova per inserire nel menù un nuovo piatto di carote per i bimbi... invece siamo alla dieta dei colori. Cher infila tutto nel frullatore, assaggia ed esce dalla cucina.

Arrivo a casa e chiamo Alan, la persona che si occupa dell'inserimento del gatto e che verifica l'idoneità della casa.
E' un volontario, come volontaria è la signora che lo accompagna, la quale sta facendo training (!). Ispeziona prima il giardino inciampando nello scalino, mentre la sua collaboratrice si incastra il tacco in una giuntura del pavimento in legno, spaccandola.
Di nuovo tante scuse.
Si siedono poi sul divano e inizia l'intervista: preferisco un gattino o un gatto, di che carattere lo voglio, perchè lo voglio, che lavoro faccio, chi è in casa quando io non ci sono, che cosa fa Cristiana etc. Le domande diventano di costume: perchè ho lasciato l'Italia? perchè Londra etc etc.

Mi chiedo come mai non sono andato a cercarmi un ramarro anzichè un gatto e mi convinco che cazzeggiare nelle librerie di Londra è molto più sano che perdere i pomeriggi a fare da consulente per un gruppo di quadrupedi muti.

Me la sono cercata. Cristiana inizia ad essere ostile ("Vai tu con la Mati a scegliere il gatto!) e vagamente allergica; Matilde fa domande: intuisce che si tratta di procedure, ma trova un po' complicata la sequenza; Giacopòu se ne fotte (avrà ereditato da mia nonna Ada un qualche istinto assassino?!).

Alan (l'alano?) mi consegna un foglio, l'Home adviser pass card, ed in modo molto britannico mi dice che possiamo avere un gatto: Please allow at least 24 hours for the report to arrive...

Chiudo la porta e penso che per fortuna 'stasera ci mangiamo la pasta al pesto.

Home...










Finalmente è arrivata domenica mattina. Volo per Londra previsto per le 10.30 (e una settimana esatta di ritardo!).
Arrivo in via G. per recuperare i bambini e andare a Caselle ma... la Mati ha le febbre altissima e giace tipo ameba sul divano dei miei.
Dopiamo la bambina che sotto l'effetto della tachipirina riesce a trascinarsi in macchina. Arriviamo all'aeroporto e, esattamente tra le porte girevoli Jacopo vomita e intanto cammina, come se fosse una cosa normalissima. Non si scompone neanche, continua a camminare verso la hall e la porta (girevole) successiva si porta via il vomito...
La Pol è davanti con la Mati in braccio, io dietro con 8 valigie su un carrello... non so se ridere o piangere, per fortuna mi butto sulla prima opzione, d'altronde... tanto peggio per le porte girevoli!
Con queste premesse saliamo finalmente sull'aereo e arriviamo a Stansted dove non posso fare a meno che prendere un taxi (il cui costo è pari al valore dei tre biglietti aerei!) su cui i bambini si addormentano all'istante.
Un'ora dopo siamo quasi a casa e il taxista mi lancia un simpatico '"scusi sa, ma non vengo mai da queste parti"...che vuol dire nel sud-est di Londra, forse perché
generalmente chi abita in queste zone non prende un taxi da Stansted (e forse infatti anch'io generalmente non lo prenderei!) e io non posso che sorridergli dallo specchietto retrovisore visto che non ho voglia di imbattermi in una disquisizione socio-economica sui quartieri di Londra e il loro life-style.
Ma ecco che il taxista imbocca finalmente Musgrove Road e da lì gira a destra in Troutbeck Road...e davanti allo spettacolo dei
ciliegi giapponesi in fiore gli scappa un mugolio..
Io, sempre sul sedile posteriore, mi compiaccio e godo dell'uno pari col taxista.

domenica 25 aprile 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 13.10

Il carro funebre, trainato da una coppia di cavalli, passa nelle strade di Camden, in una soleggiata giornata londinese.
Si canta My Way di Sinatra nella versione di Sid Vicious. C'è Bob Geldof, Paul Cook -il batterista dei Sex Pistols- David Johansen dei New York Dolls, John Cooper-Clarke, Tracy Emin etc etc...
Va in scena il funerale di Malcom McLaren: icona della Londra punk e rock degli anni settanta. Tra i partecipanti alla cerimonia, privata e non religiosa, la ex-compagna di McLaren: Vivienne Westwood.

I due aprirono un negozio di moda al 430 di King's Road, che ebbe nomi diversi: Let it rock, Sex, Seditioners... Nel 1972 si chiamava Too fast to live, too young to die, per quegli anni una sorta di slogan che, guardacaso, compare scritto con lo spray proprio sulla bara di Malcom.
Oggi è il World's End e ha come insegna un grande orologio che gira al contrario...

Mi ci sono imbattuto un po' per caso, guardando la facciata del negozio dal marciapiede opposto di King's road; ma mi sono tenuto a debita distanza: sarà stato il magnetismo del "mito tentatore"? la paura di comprare e buttare via i soldi?
Non sono così saggio da considerare effimero il denaro e probabilmente non sono così ricco da essere quel saggio. Comunque - me ne rendo conto con una certa lucidità - si tratta per me di indossare qualcosa solo per il gusto di mostrarlo.

Il segreto della moda, di essere alla moda, sta però da tutt'altra parte: una forma di spontaneità che induce gli altri a imitarti. Se indossi un capo di moda, ti limiti a imitare qualcuno e quindi sei già un po'... fuori moda.
Per essere più chiari, e difendendo il mio metro e sessantanove spacciato per metro e settanta, non ho nè l'aplomb, nè l'altezza (intendo la statura) nè tantomeno l'andatura, il passo e non so che altro, per vestirmi alla Westwood.
Tra l'altro la Signora, Dama dell'Impero Britannico, invecchia e non siamo più nella Londra degli anni settanta.
La moda oggi sta ancora per strada e si chiama street fashion: qualcosa che ha a che fare con la musica, il ballo e appunto con l'uscire per strada, qualunque strada di qualunque quartiere... Perchè a Londra - sono parole della Westwood - è un po' tutto alla rinfusa.

Siccome oggi io posso solo (stare a) guardare, con passo sicuro attraverso la strada ed entro nel negozio della Signora!
Le lancette dell'orologio, qualche volta, girano al contrario.
Il fra

giovedì 22 aprile 2010

Clegg, Cameron o Brown?


Secondo dibattito in tivvù stasera su Sky news tra i tre candidati premier.. dato che sono single e cazzeggiatore me lo guarderò.

L'astro nascente è Clegg, che ha fatto faville nel primo dibattito su Itv, facendo balzare i liberal democratici nei sondaggi, vediamo stasera come se la cava, Brown ha una faccia un po' cotta e Cameron beh Cameron è un vera fichetta e proprio non mi piace.

Tutto questo perchè io e Cri andremo a votare, il sei maggio, per il comune di Lewisham... non per le politiche quindi, ma è bene farsi un'idea comunque.

Labour, Tories o Liberal?

I sondaggi, che qui si fanno fino al giorno prima delle elezioni e che sono quotidiani, danno i Conservatori a 34%, i Liberali al 29%, i Labouristi al 27%.
Ma in termini di seggi, dato il sistema uninominale maggioritario i Labouristi sono in vantaggio.
La partita è aperta ed avvincente.

Intanto mi faccio qualche risata leggendo l'attualità politica in Italia...

mercoledì 21 aprile 2010

One Queen, two Birthdays

Anyway, a parte lo schiaffo che mollerei a questi due, è bene ricordare che oggi Sua Maesta, la Regina Elisabetta, cioè io, compie ottantaquattro anni e non ha nessuna intenzione di mollare.
A chi poi?

Ricordo altresì che la celebrazione ufficiale del compleanno di Sua Maestà, cioè io, si tiene in un sabato di giugno, quest'anno il dodici, con la tradizionale parata "Trooping the Colour".

Per favore osservate la mia prima cerimonia, che risale al secolo scorso ed altri video correlati nel sito del regno (e salvatelo tra i preferiti).

Ebbene Sudditi! soprattutto voi di Troutbeck road, che poco conoscete di tradizioni e cerimonie, ricordate: una regina e due compleanni!

P.S.: Mi capita di leggere che il continente è isolato per via di una nube di cenere... sarebbe buona cosa viaggiare nei paesi esotici come l'Italia solo d'estate.

All the single men: status quo

Della mia ormai forzata single-tudine si può dire:
-inizio folgorante, libertà a pieni polmoni e visite in giro
-apice la scorsa domenica: l'arrivo di Rudi e cena a Notting Hill da Danilo
-conclusione nella noia e nella pigrizia...

...fatta eccezione per le cene con gli amici; il coniglio una sera ed un quarto di agnello sardo (di pianura!) l'altra hanno riempito prima lo stomaco e poi le ore che precedono il sonno.
Per fortuna noi italiani ci incontriamo per cucinare, poi cuciniamo, poi mangiamo quello che cuciniamo, così insieme alla noia passa anche il tempo.

La pigrizia non so... da giorni dovrei comprarmi la camera d'aria della bici, ma il culo non si stacca dal divano... è la mia mente a costruire cuscini e sbadigli, sicchè la non-voglia avanza e la ruota rimane sgonfia.
Una buona cena forse mi salverà.

Scoop: Giusi Cenedese a Surrey Quays!

Eccola, beccata con il cellulare (ovviamente) fuori da un negozio alimentare lituano a Surrey Quays.
Al giallo su giallo della foto si aggiunge il giallo di come sia potuta arrivare qui, all'insaputa del marito, noto avvocato del foro biellese.
In stile Uma Thurman in Kill Bill la già discussa zia di Cristiana qui indossa un maglioncino azzurro e scollatura profonda abbagliata dal sole londinese.
A chi sta telefonando? L'interessata commenterà?
***Cliccare sulla foto per dettagli

martedì 20 aprile 2010

Italians: interview 004

Mirno o sull'incostanza. Un fiume in piena: non c'è sequenza temporale quando parla... accade sempre qualcosa prima e durante, che complica le cose.
Uno che scappa, ma poi ritorna, dove lo portano coincidenze che non sono coincidenze.
Così io inizio a parlare di Londra e lui:

Sai, si dice che se sei stanco di Londra sei stanco della vita. E a me è successo così... ho avuto un incidente alle gambe, forse anche gli antidolorifici, insomma ero depresso.
Stavo in casa a Vauxall, lavoravo per la chiesa anglicana, facevo il maggiordomo, la reception, il messenger...
Insomma dopo sei anni che sono qui decido di andare in Italia, a Modena, per curarmi. Ma vivevo a San Marino da mio fratello, che insomma mi invita perchè vuole aprire un bar, diceva che me lo avrebbe fatto gestire... arrivo e mi chiede dei soldi subito. Io gli dico di no.
Ma allora perchè sei rimasto?
Avevo deciso di lasciare Londra, al bar in fondo non ci credevo, era in realtà un modo di riconciliarsi con lui. Avevamo litigato male nel novantasei: eravamo entrambi a Londra: gestivamo in due un pizza delivery a Crystal Palace.
Comunque rimango anche perchè aiuto mio fratello ad uscire dalla dipendenza dell'alcool.
A San Marino sono severi ed al centro di riabilitazione gli somministrano il retinol e l'hanno fatto diventare deficiente... gli facevano pitturare dei piatti. Convinco i dottori a farlo uscire, non guadagnava niente, smetto di bere anche io e fingo di dargli la pastiglia, grazie a me insomma è rinsavito... fino a diventare troppo normale, infatti mi chiede di pagare la pigione o di andare. Ed io vado, cioè da San Marino vado in Italia
Beh una ventina di km... e come ti mantenevi?
Mi sono specializzato come riparatore di computer, con un inserzione al Conad: aiutavo gli anziani ad usare i programmi, tra cui la mamma di mia cugina, insomma facevo in un certo senso il maggiordomo e grazie a lei mi mantengo.
Poi faccio il portiere e il manutentore di un albergo a Viserbella, fino al dicembre duemilasei.
Perchè sei di nuovo a Londra?
Sono incostante... mi dovevo arrangiare.. poi avevo fatto bancarotta nell'ottantanove e la gente, i creditori, mi cercavano, anzi tramite mio fratello mi hanno rintracciato.
Ho pure litigato con lui, di nuovo... e la mia ex mi chiedeva di tornare in Inghilterra. Siccome ho messo in affitto la casa di Vauxall, decido di occuparmi della casa di mia cugina a Willensden Green.
Parlami di San Marino, non conosco nulla
E' uno stato di merda. Sono tutti montati. Siccome sono su un cucuzzolo pensano di essere differenti. Rubano soldi alle banche e poi vanno alle Isole Caimane.
In prigione ci va il capro espiatorio. Ce n'è uno solo in prigione: durante il giorno per mangaire spende i soldi pubblici nei ristoranti, perchè in prigione non c'è la cucina. Mangia e poi torna in carcere tutti i giorni.
E' vera 'sta storia Mirno, perchè non facciamo dei nomi?
No, è meglio di no
Però vediamo se ho capito: la prima volta che vai a Londra è l'ottantanove ed è per la bancarotta?
Sì ma non c'è una vera ragione.
In quegli anni lavoravo alla Capannina e alle tre e mezza di notte faccio un incidente grave, un frontale con un camion. Entro in coma per un mese. Mi dicevano che non volevo uscire dal coma perchè pensavo di avere ucciso qualcuno. Così fanno venire il camionista per persuadermi che non avevo ucciso nessuno.
Pensa che mi sono svegliato proprio quando una giovane infermiera metteva a me il suo primo catetere. L'ho lavata!
Comunque faccio fisoterapia, riabilitazione e siccome non mi avevano licenziato, ritorno nel ristorante e lì un amico mi parla dell'Inghilterra. Sai io parlavo con lui del mio desiderio di cambiare vita. Mi ero un po' creato il mito, fin dalle elementari... era ancora un paese lontano... il Tower Bridge...
Che significa Mirno?
Mamma era una fan di Mirna Loi, un'attrice del tempo; deriva da Mir, che in slavo vuol dire pace.
La versione celtica significa beloved, amato... Myrno, quella che mi piace di più
E sei stato amato?

Si sempre, di continuo. Sono stato amato da quasi tutti... c'è chi fa gossip e quindi non si può essere amati da tutti. Ho spezzato dei cuori... una persona al paese, Sant'Argangelo di Romagna, l'ho lasciata e ha pianto tanto, oggi è sposata.
E tu? Hai dei rimpianti vero?
Sì. Non ho continuato questa relazione perchè era molto più giovane di me, una ragazzina. In quel periodo poi lavoravo in un ristorante, dove ho conosciuto la cameriera di due anni più grande di me.
Sesso?
Sesso e in più frequento la famiglia di lei, conosco le sorelle ed il padre: loro si trovano con un sacco di debiti, dopo la morte del padre.
Ci metto del denaro mio ed invece di ripianere i debiti, li moltiplico, così perdo la casa e perdo tutto.
In più il mio di papà ha un buco enorme nella sua attività di demolizione... era rottamaio.
E tu sei scappato?
Sì, il tre aprile del novantatre, a Londra. Il quattro aprile del novantaquattro mi sposo con ***, nel giorno del compleanno della mia ex, la cameriera.
Con tua moglie quanto dura?
Un anno e mezzo, abitavamo a Clerkenwell Road e ho una relazione con la padrona di casa...
Mirno, direi che sta venendo fuori la storia di un don Giovanni
Anche, mi sono sposato non per amore, ma per fare un dispetto alla cameriera.
Impossibile avere relazioni stabili?
Sì, anche posizioni stabili
Ritorniamo sempre alla ragazzina
Eh sì!
Dai l'idea, Mirno, di una persona che ha, come dire, una cosmologia personale, teorie tutte sue..
L'ufologo è mio fratello, ma è più radicale di me, io sono incostante...
e tu adesso?
Le coincidenze non sono coincidenze. La mia incostanza è anche nelle teorie: tutto è creato da noi, anche l'extraterrestre o il credere in qualcosa.
Insomma credere è un modo di sopravvivere?

Che cosa dà allora senso alla tua vita o alla vita in generale?
No regret. Siamo qui per divertirci ed imparare. Penso di avere imparato e di essermi divertito. Non ho raggiunto il mio scopo, perchè non so ancora quale sia. Sicuramente lo troverò, la mia fotografia su facebook è lo specchio di come sono... sono tutto da formare.

Parliamo un po' della sua famiglia allargata, del fatto che porta un cognome tedesco (quello del marito di sua madre) e che è molto legato ad una delle figlie della madre, che vivono in Alsazia, più che ai figli del padre che sono in Romagna.
Mirno è nato il sette luglio; quando lo dice, immediatamente intona la canzone di Daniela Goggi, sigla di un programma televisivo del settantasei, che -accidenti- mi ricordo anche io:

A Zigo Zago
c'era un mago
con la faccia blu
sul grande lago navigava
con la sua tribù
Il sette di luglio
la sveglia sul collo
segnava le ventitre
..... (O Babaluba)

lunedì 19 aprile 2010

Non voglio più stare a casa... Rudi

Eyjafjallajokul! Questa menata del vulcano, come la sua cenere, entra nella vita di ciascuno e mescola le carte.
Bloccati in Italia fino a domenica, Cristiana in crisi di rigetto, i bimbi allegramente inconsapevoli, non resta che farsene una ragione, immaginando una Londra ottocentesca e un po' di monachesimo forzato. Programmata la settimana da single, non ne confeziono un'altra.
Come un dolce pieno di zucchero, la solitudine è gustosa a piccoli morsi, prolungata, scivola nella bulimia.
Vivo già una vita interiore, se poi la proietto all'esterno nello spazio vuoto che mi circonda, finisco con l'esserne sopraffatto. L'io giganteggia a discapito dell'allegria.
Tuttavia nell'imprevisto planetario, Rudi mi chiama, dirottato da Dublino a Londra via nave, in cerca di un volo o di un treno per il continente, che da qui è sempre isolato!
Così mi chiama, come se ci fossimo sentiti la sera prima e mi viene a trovare: la domenica gira verso un'ottimistica giornata Eyjafjallajokul-o-ò!
Grazie alla divinità del vulcano pranziamo a Blackheath e bivacchiamo, come da foto, al parco di Greenwich con Marcella e Danilo.
Non parliamo molto -come sempre è stato tra noi- lui mi apostrofa con sufficienza, dice che quando scrivo sono lezioso... io ci rimango un po' di merda, ma agli amici concedo di attentare alla mia vanità.
Dice che a Londra preferisce New York e che io, all'inizio, non posso che vedere solo il bello. Mi vaticina cinque anni di pace britannica
Dice queste cose con calma e non gli rendo giustizia descrivendolo così: mi ha sempre lasciato vivere e raramente mi ha fatto incazzare.
Cinque anni di vita universitaria insieme sono stati la nostra colata di cemento (o di lava?): calmo, tranquillo, sicuro delle proprie opinioni, mai urlate per imporle... spesso senza prendere posizione.
Capita che ci vediamo poco ma sempre in momenti cruciali per entrambi; mai chiaramente amici, ma piuttosto conoscitori l'uno dell'altro al punto da calibrare ogni parola, senza la retorica dei saluti, senza la retorica degli addii.
A cena da Danilo ieri, la quintessenza di Rudi: presente ed assente, reale ed immaginario, serio e ridicolo.
Adesso mi direbbe che sono lezioso e che devo tagliare, ma chapeau Rudi! magari ci vediamo in Cina, a Lisbona o...

VOGLIO TORNARE A CASA!

domenica 18 aprile 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 12.10

Usciva nella corte di nero vestita con un cipiglio da contadina inferocita, una donna piccola e un po' cattiva o almeno così pareva a me. Avevo sei anni e lei era mia nonna, Ada.
Se c'era da tagliare la testa ai tacchini, era lei a brandire su un ceppo il falcetto, come un boia nella Londra dei Tudor: il povero animale decollato caracollava per un po' e poi cadeva a terra.
Quando era l'ora di scuoiare i conigli, apriva le gabbie e artigliava senza pietà, il malcapitato, di lì a poco, colava su una trave per una settimana.
I gatti in paese non erano randagi, appartenevano a tutto il vicinato ma se proliferavano più del dovuto era lei a controllare le nascite... non dico come.
Al cane, la mitica Chelli, si dava qualche resto di cibo, compreso qualche uovo di gallina. Galline che sempre nonna, afferrandole per il collo e immobilizzandole, palpava, indovinate dove, profetizzando al minuto l'arrivo dell'uovo.
Ovviamente dietro questa immagine truce c'era la vita dura delle campagne e quella che ho visto io negli anni settanta era solo una pallida traccia.
Per me quelli erano gli animali domestici... e domestico non significava "dentro casa".

Da queste parti per avere un gatto "dentro casa" -e noi lo vogliamo- si segue una precisa procedura: il rehoming process.
Così vado al Battersea Dogs and Cats Home: l'edificio, di fronte alla fabbrica dei Pink Floyd (l'album è Animals, è un caso?), è un vero e proprio ospedale, centro di accoglienza e ricollocamento per cani e gatti.
Compilo un questionario: mi vengono chieste generalità, perchè voglio un gatto, con quale carattere e personalità lo desidero, se so quanto mi costa, che cosa penso della castrazione etc... dopo qualche minuto, una ragazza molto gentile, con al guinzaglio un cane, mi fa una interview e mi richiede le stesse cose, io rispondo divertito con un perenne sorriso sulle labbra.
Vado a vedere le celle, una cinquantina circa, dove sono ospitati, comode con un'apertura sul retro per farli passeggiare, ciascuno con una scheda con l'analisa della personalità, attorno personale qualificato, ambiente pulito e silenzioso.
Tra qualche giorno verranno a fare visita a Troutbeck road per vedere se la casa è idonea ad ospitare due gatti (beh ora ne voglio due!), poi tutti e quattro torneremo a Battersea per la scelta.

Uscendo rivedo la fabbrica, uno scatolone vuoto pieno di impalcature, saparata dalla Dogs and Cats Home da binari ferroviari.
Con una certa allegria addosso mi chiedo se quello che ho appena visto è il segno di una civiltà avanzata od un paradosso dell'epoca che viviamo.

Ad Hyde Park, sul lato di Marble Arch un cavallo, un cane e due muli da soma in bronzo passano attraverso un muro dove sono scolpiti altri animali: colombe, elefanti... Il monumento si chiama Animal in War.
La scritta "They had no choise" (Non avevano scelta), un po' da humor nero, mi fa di nuovo sorridere.
Se ci fosse qui nonna Ada, nei suoi semplici abiti blu su nero (anticipava le collezioni Gucci?!) puntando il bastone avrebbe detto in dialetto: "ah gli inglesi che buontemponi...".
Il fra

Eyjafjallajokul


L'Eyjafjallajokul (fuck u in islandese!) mi regala un'altra settimana da single.
Che io non voglio, perchè ho esaurito tutte le cartucce e perchè voglio tutti a casa!!!
Pertanto sono incazzato e Cri è incazzata.
Il geologo Stefano Maffeo dello Studio Maffeo, Biella probabilmente allargherà le braccia con un ghigno perfido: bisogna arrendersi di fronte alla forza della natura.
Prendiamo atto che siamo preda di un vulcano sconosciuto e di una terra lontanissima, che dovunque i treni sono affollatti, i nervi tesi, i politici impotenti etc etc.
Prevedo un arrivo in macchina della famiglia dispersa: nè Cri nè il vulcano infatti si arrenderanno.
Vi lascio con la foto dell'aeroporto di Edimburgo di Margherita, la sua ironia mi aiuta.
Guardatevi il blog (http://margavp.wordpress.com/): un mix di foto e notazioni intelligenti e divertenti, uno sguardo acuto di una persona disincantata e leggera, che per nostra fortuna vive con la macchina fotografica in mano.

Eyjafjallajokul!

sabato 17 aprile 2010

All the single men: hoover and hoover again

...è arrivato il momento di:
-ramazzare la stanza dove passa il prete, cioè io
-raccogliere quello che ho seminato in giro per casa o meglio per le quattro stanze che ho frequentato, tra cui il bagno
-fare la spesa non più per sè ma per quattro: quindi niente patatine, grissini, mayonese e birra e okkio ai residui
-pulire la cucina, con particolare riguardo al lavandino, che deve essere vuoto (non si tollera nemmeno una bustina rinsecchita di thè).
... dare insomma l'impressione e qualche prova tangibile di essere single per caso e non per diritto acquisito.

Pertanto domani andrò al farmer market a comprare verdura fresca, da BQ a vedere se hanno una camera d'aria per la bicicletta, che è a terra e dopo -solo dopo!- la stringente scaletta di cui sopra, metropolitanerò verso l'ovest di Londra: Earls Court e dintorni.

Non c'entra niente, ma siccome quando vado a fare pipì nel cessetto dell'asilo sono circondato da frasi di donne e uomini famosi che ti ricordano quanto nella vita potresti fare meglio di quello che invece fai, mi viene da citare questa:
If you sprinkle
when you tinkle
please be sweet
and wipe the seat

Both sexes apply

Seguo dunque la notazione finale, molto british e vado a sgocciolare, poi a nanna!

venerdì 16 aprile 2010

All the single men: Eyjafjallajokul

Dovrebbero scendere le ceneri dal cielo di Londra e dagli aeroporti non si decolla e nemmeno si atterra: il continente è isolato!
La casa, invece, è vuota e sento pure freddo, poi non ha senso cucinare per sè (anche se mi sono fatto i noodles)... meglio le patatine da comprare in giro.
E' probabile che il fast food sia nato per combattere la solitudine o il senso della solitudine.

La notizia della morte di Vianello mi spinge troppo indietro nel tempo: i ricordi arrivano e non li posso trasforare in storie, perchè non ci sono i miei figli a cui raccontarle.
Canticchiando vecchie sigle e immaginandomi sketch televisivi, esco di casa, faccio un pezzo a piedi e poi salgo sul cinquatratre: un tramonto limpido, l'aria tersa con il solito vento che si infila nei vestiti.
Nuvole a nord, ma non di cenere: l'Eyjafjallajokul (fuck u in islandese?) non è solo un vulcano ma un modo per spendere più del solito ai duty free.

Arrivo a Westminster ed è solo appena più scuro. Scendo a White Hall, dove il bus fa capolinea, come probabilmente farà Gordon Brown tra qualche settimana. Al famoso numero dieci arriverà quella fichetta di David Cameron, che proprio non mi piace, ma che probabilmente non cambierà i destini dell'umanità, ne tantomeno i miei.

Cerco di abbandonare l'acidità e mi infilo in una libreria e siccome chiudono alle dieci posso rilassarmi un po', che nel mio caso equivale ad acquistare... sono compulsivo e non me ne vergogno, oltretutto finisco col comprare libri che piacciono a me e che vorrei piacessero agli altri, cioè a Mati e Giacopou (beh con la Cri il discorso è complesso).
Prendo -come se dietro di me una folla di clienti me la rubasse- la versione animata in dvd de La collina dei conigli, un romanzo di Richard Adams, che mia madre mi aveva regalato anni fa.

Qui il cerchio si chiude... sulla terz'ultima notte da single.

giovedì 15 aprile 2010

Bye bye Raimondo

All the single men: una notte in Italia

E' una notte in Italia anche questa... anzi due, per non dire tre.
Lunedì sera chiacchiero con Mirno e mi faccio maccheroni al ragù di porri e la burrata.
Martedì sera cena al Tenore, ristorante sardo di Islington con un indimenticabile vassoio di antipasti mare terra che da solo vale la visita (ed il conto).
Questa sera rientro da una cena dalle parti di Rotherhite Road, precisamente da antipasti con olive, pomodori secchi, polenta e carne alla brace ed un tiramisù da urlo.
Tralascio i vini.

Dio quanto amo la cucina italiana: una specie di commistione tra la tradizione e la creatività; ti fa fare quello che vuoi solo se sai riconoscerne il rigore.

La cucina inglese è come se non esistesse, è confusa ed è sempre uguale a se stessa, non la puoi raccontare, almeno io non ci riesco.
La sheperd's pie per esempio: carne trita di agnello insaporita e ricoperta di purè di patate e messa la forno. Si tratta di una cosa da mangiare punto e basta (la foto non aiuta ma dà l'idea) e non è male.
Probabilmente gli inglesi hanno conquistato il mondo perchè non hanno passato troppo tempo in cucina o a tavola.

Non è un caso che John Montagu, conte di Sandwich, fosse un politico: tra una partita di golf e l'altra si faceva servire veloci spuntini per non interrompere il gioco o il lavoro alla scrivania.

Non è un caso che a tradurre in italiano sandwich con tramezzino fu Gabriele D'Annunzio, un fankazzista di prima categoria.

mercoledì 14 aprile 2010

All the single men: pensieri coi puntini

A Northcote road, un'insegna sopra il locale che potrebbe essere un invito, chessò una sorpresa, tipo:
che cosa abbiamo sotto il cappello, in una calza, nel reggiseno...
un benvenuto inaspettato, una telefonata da chi non speravi più, la volgia di cucinare, parlare di cinema, fare l'occhiolino ad un passante, dire sì ogni tanto...
...sbadigliare a chi è noioso ma dargli una seconda possibilità, il bicchiere mezzo pieno, un libro da leggere, una persona con cui parlare, anche un perfetto sconosciuto...
...prendersi un po' per il culo, la sobrietà e la prodigalità, credere che si possa comunque fare dopo essersene liberati, pensare e parlare sperando che tutti siano d'accordo e finire la giornata facendo un bagno caldo.

martedì 13 aprile 2010

All the single men: topless

Da single mi aumenta la ben nota curiosità, però un topless beccato dalla stazione di Queensway Peckham, in una ventosa ma soleggiata domenica di aprile, fa molto paparazzi o papastrocchi (cliccare per ingrandire e credere).
La mia macchina fotografica non arriva più in là del mio occhio miope, tuttavia ignara ma non troppo la signorina si sveste e si sdraia su una scomoda panchina: non serve crema, la pella forse non s'abbruna ma i brividi sono assicurati.
Dalla soprelevata a due binari di questa piccola stazione, dietro un'enorme quercia ancora spoglia ed abitata da un nido, si intravedono i palazzi di Canary Wharf.
Direzione Battersea, in cerca di gatti... il single da cinefilo diventa cinofilo.

lunedì 12 aprile 2010

All the single men: macrocephalous

La foto non mi rende giustizia, cioè mi rende macrocefalo... single macrocefalo e calvo insomma.
Chissenefrega, il sorriso ammiccante sta ad indicare la mia felicità: sono a Tooting con il Kam.
L'ultima volta che mi trovai nel quartiere a sud ovest di Londra, a maggioranza indiana, fu proprio con Kam. Mi ci portò in macchina, perchè lì lui era cresciuto: la mamma lo portava spesso al mercato coperto e nella merceria dei Patel Brother.
Dunque telefono al Kam e ci diamo appuntamento fuori dalla metro di Tooting Broadway e dopo un po' di shopping andiamo da Patel Brothers (Kam mi spiega che Patel è un cognome tipo il nostro Rossi): lì mi compro la celeberrima scatola di acciaio inox per le spezie, esattamente come otto anni prima, solo che questo lo compro per la mia casa di Londra.
Alla cassa una signora indiana è la copia vivente della mitica (mitica per me almeno) Indira Gandhi, con una voce talmente suadente e dolcemente roca, da trattenermi a stento dal chiederle l'autografo.
Attraversiamo la strada per andare a comprare le spezie e completare l'opera: Kam inizia a raccontarmi di una ricetta di melanzane che faceva sua madre, melanzane lunge nere e piccole da tagliare per il lungo in quattro e coprire con il giusto mix di spezie.
La mattinata non poteva che finire in pentola, la pentola di Lahore (Lahore Karahi), il nome del ristorante dove Kam ha scattato la foto al macrocefalo felice.
I piatti a cui il macrocefalo felice ammicca sono: montone con fieno greco e ginger e, dove ho il cucchiaio, melanzane con patate, accompagnato da yoghurt bianco e pitta bread.
Dopo un caffè italiano da Caffè Nero che in bocca non poteva nulla contro il furore delle spezie, saluto Kam e a piedi o quasi raggiungo Clapham Junction, con la coscienza di aver restituito un favore ad una persona, ad un quartiere, ad un cultura a me, ancora e forse per sempre, sconosciuta, che però molto mi aveva dato e molto mi ha cambiato.
Pensavo a quando Cri era incinta di Matilde e più del solito non ne voleva sapere di cucinare, io tiravo fuori il box di spezie e cercavo di salvare la situazione... il tandoori, il garam masala, la curcuma, il cumino, il cardamomo in semi ed in polvere, il coriandolo, l'anice stellato, il ginger, il fieno greco, i semi di papavero, di lino...

All the single men: burqa dance

Ecco Cri l'avrebbe presa a schiaffi, anche sulla pubblica via.
La donna in burqa sa benissimo di attirare l'attenzione: coperta fino ai piedi e mani guantate con borsetta. Attraversa la strada a Northcote Road e io la fotografo, non potendo fissare gli occhi neri e truccati, che, se non vuole schiantarsi contro un palo, è costretta a mostrare.
Nero su nero snellisce assai e potrebbe coprire baffetti ed ascelle pelose alla Tinto Brass, un alito mortifero e grossi nei, ma... la camminata è sexy, da bomba sexy.
L'istinto erotico si nasconde nello sguardo tagliente degli occhi e nella leggerezza delle vesti, peraltro carissime; Cri appunto non la perdonerebbe, ma io non posso negarle una qualche grazia femminile.
Scoprire, coprire... tanto più che la giornata di sole come ho già scritto offre le bianche carni degli inglesi all'aria di Clapham Junction.
Mi distraggo infilandomi nella luce e nell'eleganza informale di una via di Londra che adoro, per i negozi, per le bancarelle di fiori e per gli antiquari.
La Mati vuole un gatto.
Non mi spiacerebbe lo scegliesse nero.

domenica 11 aprile 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 11.10

Un enorme Cristo benedicente appeso ad un elicottero vola sopra un campo di calcio e sui cantieri della Roma del dopoguerra fino ad atterrare su una terrazza dove fanciulle in bikini prendono il sole.
E' la prima sequenza de La Dolce Vita di Fellini e sono passati cinquantanni.
A Londra si celebra l'evento con l'Italian Cinema London Festival 2010 e sui giornali e le riviste si fa il punto, non solo sulla cinematografia italiana contemporanea, ma anche sulla situazione politica e sociale del nostro paese.
Tra i tanti, scorro l'articolo di Nick Hasted "Maestros and Mobsters" su Sight and Sound, mensile di cinema.
L'articolo parte da una constatazione: è molto difficile per i giovani cineasti superare la pesante eredità dei maestri e di un film come La Dolce Vita: un ritratto assoluto e senza tempo dell'Italia.
Ma è un fatto che "dal settanta il cinema italiano rispecchia solamente la devastazione culturale dell'Italia: uno sguardo solo rivolto verso l'interno, agganciato alla televisione, che dipende da un unico uomo, che sta orchestrando la sua (del cinema) dissoluzione: Silvio Berlusconi".
Nel settantasei il governo Andreotti taglia i fondi per le coproduzioni internazionali, che quindi fuggono dall'Italia; nello stesso anno vengono legalizzate, ma non regolamentate, le tivvù commerciali, che sono a quel tempo centinaia e mandano in onda i film pagandoli troppo poco. Il risultato è che non si finanziano nuove produzioni e che la politica inizia a controllare i fondi pubblici e distribuisce male il denaro: il sistema diventa chiuso e soffoca la creatività.
Dopo Tangentopoli, "i produttori italiani si trovano in una fragile posizione: portano sempre i progetti o alla Rai o a Mediaset, le quali possono dire: Scusa, il progetto non ci piace. Se Berlusconi vuole mettere un produttore fuori dal business, lo può fare con una telefonata".
L'influenza di Berlusconi è probabilmente più indiretta, ma il giornalista inglese cita registi e produttori italiani ed anche il documentario di Valerio Jalongo "Di me cosa ne sai", sul declino del cinema italiano, troppo legato alla televisione. Nell'articolo si conia la parola Videocracy.
Da una parte Jalongo dice "gli italiani sono sedati dalla televisione e dalla situazione politica. Quando avevamo un cinema forte, controverso ed aggressivo, c'era molto dibattito e profondità nella cultura italiana. Oggi non c'è più niente.", dall'altra Paolo Sorrentino, regista de Il Divo, sostiene che "il cinema italiano è televisuale". Poi ancora le parole di Saverio Costanzo: "E' difficile per noi ritrarre quello che sta succedendo in Italia. Questo perchè la realtà italina è più forte della nostra immaginazione. Berlusconi è già un film, gia qualcosa che tu non puoi immaginare. Forse tra ventanni... quando ne saremo usciti...".
Penso che Costanzo abbia ragione. L'attenzione dei giornali anglosassoni, anche di settore, come quello citato, analizzano la situazione italiana da più punti di vista, ma in modo complessivo.
Per gli inglesi noi italiani siamo un po' così: incomprensibili personaggi dentro un film tra la commedia e la farsa, quasi esotici, in una specie di repubblica delle banane da guardare con un distaccato sorriso, ma anche da commentare (quasi da studiare) spietatamente.
Come forse noi non siamo capaci di fare.
Curioso poi che io qui mi senta più italiano o meglio più libero di esserlo.
Il fra
*Durante il festival verrà proiettato il documentario Videocracy Erick Gandini, qui il trailer.

sabato 10 aprile 2010

All the single men: stendipanni stendipanni

Dovere del single è okkuparsi di se stesso medesimo con lungimiranza.
Quindi mi stendo i panni che l'Ariston ereditata da Mandy Smith coniugata Benjamin lava risciacqua e soprattutto centrifuga a stento e non so per quanto ancora.
La giornata è splendida e non ho nessuna intenzione di stare a casa: la magnolia del giardino è esplosa (come da foto), il cielo è azzurro e l'arietta fresca.
Esco comunque ben equipaggiato con giacca, sciarpa e cappello rigorosamente neri e una camicia indiana: vado a Tooting finalmente!
Nel frattempo mi compro il Guardian, un abbonamento giornaliero per sentirmi comletamente londonese: la cosa mi riesce per poco!.
Appena svolto l'angolo di Troutbeck Road: spuntano infradito, maniche corte, occhiali da sole (che per la verità indosso anche io, un lampo di genio prima di uscire!) bicipiti e tette in esposizione e si intravedono bianchi reggiseni anche tra le carni molli delle vecchie signore inglesi.
I tavolini dei bar all'aria aperta sono affollatissimi ed i bambini seminudi corrono nei parchi ignari delle folate di vento freddo che soffia un po' a caso.
Non c'è verso di incontrare una mamma che insegue il figlio con la felpa d'ordinanza, nessuno si porta dietro almeno una sciarpa.
C'è il sole e si esce, anzi per dirla meglio: siccome c'è il sole fin dal mattino, si esce già con l'essenziale per affrontare le ore più calde, che per gli inglesi in nulla si differenziano dalle ore più fredde. Capita raramente una giornata così ed è meglio approfittarne? Una specie di carpe diem metereologico?
Noi mediterranei a dibatterci sulla mezza stagione, a fare il cambio di stagione, a ripararci dalla pioggia e dal vento e a riempire zaini di maglioni.
Io, da buon italiano, sono passato oggi per varie temperature esterne ed interne ed ora mi aggiro in vestaglia, qualche brivido lunga la schiena e la volgia irrefrenabile di una zuppa calda.

venerdì 9 aprile 2010

All the single men

Ora non posso fare il verso a Beyoncé, ma questa è la prima notte da single nell'enorme casa di Troutbeck Road, più vuota del solito perchè senza bimbi e senza la Cri.
Sono tornato da scuola con la mia solita doggy bag: pollo, patate e carote. Nicola (pronuncia Nicolà), la cuoca del pranzo, esagera sempre le dosi e non si fa scrupoli a buttare nella spazzatura quello che rimane sul buffet.
Oggi mi diceva con la solita leggerezza che non ha mai cucinato le lasagne e quando le fa, improvvisa (aaaahhhhhhhh!!!!)... il risultato è una teglia inguardabile: tipo cracker semi carbonizzati in superficie e chili di carne trita dentro (besciamella? questa sconosciuta!).
Dato che mi insegna a fare le torte, le insegnerò a fare le lasagne, però le manca la curiosità e la passione, doti che non so come tirarle fuori.
Non divaghiamo: mentre sto scrivendo la mia blog-vita, sto mangiando quello che Nicolà ha cucinato e pur volendole bene, trovo che il pollo le carote e le patate non sappiano di nulla.
La scusa di Nicolà che "i bambini devono mangiare senza sale, perchè lo dice il governo" mi pare una cazzata.
Tanto più se poi a merenda gli stessi bambini si mangiano un jamaican spice bun tagliato a fette e spalmato di burro comprato da ASDA a meno di due pound. Gli ingredienti sono tutto tranne che salutari: soya modificata, correttori di sapore etc...
Comunque questa specie di plumcake è schifosamente buono e i bimbi lo divorano. Come fare?
D'altronde ora che ho finito proprio davanti allo schermo del piccì il pollo, devo riconoscere che un'abbondante dose di maionese Hellmann's nobilita anche il compensato.

*forse era meglio mettere come foto un frame da All the single ladies di Beyoncé....

Richmond by Jaguar

Mah... per questo modello ci vuole probabilmente una vita da single, bisessuale discreto, che esce nel tardo pomeriggio con un ascot al collo lasciato svolazzare allegramente alla prima folata di vento.
Gli interni in legno legittimano un sigaro sottile piuttosto che la volgare sigaretta; necessaria una colf per la pulizia degli interni e si consiglia, una volta entrati, di posare riviste di architettura e design di interni sul sedile posteriore.
Tenendo una velocità di crociera adeguata, si raggiunge per strade secondarie Richmond fino al Petersham Nurseries Cafe and Teahouse.
Si raccomanda, prima di sedersi al tavolo, di visitare chiccherando la Greenhouse e le serre.
Il ritorno a casa avviene sempre per strade secondarie, sul sedile anteriore di rigore fiori freschi ed una piantina di Hydrangea Paniculata.

giovedì 8 aprile 2010

Fire at Monson Primary School

Il due settembre scorso atterro a Gatwick e ho una interview con un certo Simon di Italia in Piazza, a Landmann way, a un quarto d'ora a piedi che quella che di lì a poco sarebbe stata casa mia, Troutbeck road. Arrivo a New Cross Gate, poi Hatcham Park road, alla fine di Broklehurst road c'è la Monson Primary School.
Ricordo di essermi chiesto se magari quella sarebbe potuta diventare la scuola di Matilde.
Quelle vie mi sono diventate familiari e così anche la scuola: un edificio del secolo scorso alto due piani, con grandi finestre bianche e le facciate triangolari.
Il sei aprile alle due e mezza del pomeriggio è scoppiato un incendio che alle quattro e mezza ha totalmente distrutto il tetto. La scuola era vuota per le vacanze di Pasqua, che qui durano due settimane.
I vigili del fuoco hanno contenuto le fiamme nell'edifico, ma il fumo ha invaso il quartiere... nel tardo pomeriggio restano in piedi solo i muri della scuola come si vede nella foto... quinte di teatro senza profondità.
Qui il video di you tube che documenta l'incendio.

mercoledì 7 aprile 2010

Italians, interview 003

Esco di casa e mi sposto dal ventidue al tredici b di Troutbeck Road, al primo piano.
Mi apre la porta David, un uomo di quasi quarantanni, alto e dal portamento sobrio, saluto suo figlio Sami e mi accomodo su un day-bed indonesiano, un divano largo e basso in tek scuro ed iniziamo a chiacchierare.

Dunque David, tu sei per un quarto italiano...
Si mia nonna, la mamma di mia mamma, era italiana, di Roma, Persichetti, sua cugina era Clara Petacci.
Ah però quasi uno scoop... a parte la matematica dell'albero genealogico in che cosa ti senti italiano?
Il temperamento, il carattere: quando mi incavolo, mi incavolo proprio e poi sono una persona accomodante, insomma mi adatto molto
Che lavoro fai David?
Faccio il paece-maker nelle zone di guerra, per le multinazionali, come la Shell o per l'ONU.
Fammi capire meglio...
Per l'Onu ho lavorato a Maluku, un'isola a nord est di Giava in Indonesia, c'erano scontri tra musulmani e cristiani. Era una colonia olandese... sai gli olandesi l'hanno scambiata con gli inglesi per Manhattan, che prima si chiamava Little Amsterdam. Lì ho impostato il processo di pace, ho fatto training ai mediatori e ho guidato il processo di mediazione. Ed il conflitto si è ricomposto.
Si parla di più dei conflitti in corso che di quelli risolti...
Meglio così. Meno riflettori ci sono, più facile diventa risolvere i conflitti. Questo spiega perchè nel Medio Oriente non c'è la pace, ci sono troppi riflettori puntati.
Il tuo carattere italiano ti aiuta nel risolvere i conflitti?
Sì non sono mai realmente molto stressato, questo è molto italiano.
Per esempio un mio collega inglese della Shell mi diceva a proposito dei nigeriani, che quando ti parlano, prima ti urlano addosso e poi parlano... E' un punto di vista britannico... da un punto di vista italiano, uno prima urla e poi parla, quindi con i nigeriani io lavoro molto bene perchè si esprimono. Quando uno urla non mi fa paura... a meno che abbia un'arma!
E nella tua vita privata hai il temperamento italiano?
Sono una persona riservata, ma sono caloroso e affettuoso con chi mi sta vicino.
Dopo diciassette anni di lavoro che percezione si ha della politica diplomatica dell'Italia?
L'Italia si occupa di mediterraneo e di unione europea, ma non così attivamente come i francesi, gli inglesi o i tedeschi.
Perchè secondo te?
Berlusconi non mi sembra uno statista che ha una chiara visione in politica estera, poi gli scandali non aiutano, e c'è Fini... L'immagine dell'Italia all'estero è condizionata da queste tre cose: una politica estera non attiva, gli scandali che riguardano il premier e l'eredità fascista.
Credo David che in Italia il fascismo sia considerato morto e sepolto, che quella dittatura abbia dato il via alle leggi razziali e portato alla guerra civile non importa più a nessuno o quasi... e di Clara Petacci che cosa mi puoi dire?
La gran parte della famiglia Petacci-Persichetti era comunista, il fratello di mia nonna, Raffaele Persichetti, era partigiano ed è stato ucciso dai tedeschi dalle parti di Piazza Navona, c'è persino una via intitolata a lui.
Nonna diceva che Clara si era innamorata follemente del Duce, non era politicamente consapevole che quell'uomo era Benito Mussolini... Poi la morte del fratello partigiano, insomma la famiglia era fortemente antifascista; mio nonno anche era un giornalista svedese e era contro i nazisti...
Parlami di tua nonna...
Una donna piccola e fragile nel fisico, ma molto astuta e anche maliziosa... avrebbe potuto governare un impero. E' morta due anni fa a novant'anni nella casa di Bracciano, diceva che l'Italia per i giovani è un paese difficile.
E tu sei d'accordo?
Ho amici italiani che dicono sia difficile, quattro miei cugini sono partiti...
La parola in italiano che ti piace di più
Mi piacciono le parolacce... davvero! tipo cazzo di budda
E il cibo?
la bruschetta che faceva mia nonna
Grazie David e grazie non solo al tuo quarto italiano
Eh ti devo dire una cosa...
Dimmi
Sono stato battezzato e sono cattolico. E quando ero a Maluku i musulmani mi hanno chiesto se ero cristiano, ho risposto che sì appunto ero battezzato e cattolico; e loro: Ah allora non sei cristiano! Facevano la guerra solo ai protestanti! Le suore cattoliche per loro erano come se portassero il burqa...
Insomma la Chiesa Cattolica ti ha salvato la vita.
Beh mi ha aiutato a lavorare meglio!

Mentre parliamo la ciotola di olive verdi finisce, David mangia con calma, cercando con me le parole esatte in italiano e se non fosse per quell'aria bergmaniana ed un po' anni settanta non diresti che è nordico, precisamente norvegese... di passaporto!

Non tutti i napoletani sono veri napoletani

Allora, qualche giorno fa vado a prendere Matilde alla lezione di street dance.
Ad un certo punto mi sento approcciare in italiano, anzi, in 'napoletano'.
Strano, penso, non mi sembrava ci fossero altri italiani a scuola. Assecondo cortesemente la conversazione per qualche minuto con quest'uomo dall'aspetto effettivamente molto mediterraneo, ma dopo poche battute mi rendo conto che non è italiano.
E' libanese.
Mi racconta di non essere mai stato in Italia, ma di aver lavorato per diversi anni in un ristorante italiano a Beirut.
'Erano gli anni '70: il Libano era la Svizzera del Medio Oriente e tutti i signori ricchi della città mangiavano in quel ristorante italiano o in un altro francese'.
La conversazione si fa interessante e lui per fortuna continua e mi racconta della signora napoletana che gestiva il ristorante col marito e del fatto che i due non avessero figli e:
'Chiesero a mia madre di adottare uno dei miei sette fratelli - nostro padre non c'era - ma lei rispose di no, diceva: come fa una cristiana a tirare su un musulmano?' Infatti (!).
'Finché il fratello della signora - che aveva il vizio del gioco - si mangiò tutto. Così è finito anche il ristorante'.
Ironia della sorte il nostro -ok non gli ho chiesto il nome!!!- si trasferisce poi a Londra e sposa una cattolicissima irlandese, da cui ha una figlia che appunto fa street dance con Matilde.
"O muthos deloi oti
"... non lo so, forse che gli italiani sono ovunque e con storie pazzesche, o forse che ogni paese vive di cicli e ricicli - penso sempre a mia nonna e a tanti come lei che negli anni '40 sono emigrati in Sud America e a come oggi invece i flussi migratori si siano invertiti - o forse che il Libano mi affascina sempre di più.
Certo è che un libanese che parla in perfetto napoletano a Londra senza mai essere stato in Italia fa una certa impressione, believe me.

lunedì 5 aprile 2010

A true Kensington Lady

Forse un giorno diventerò anch'io a True Telegraph Hill Lady...e allora mi dedicheranno una delle panchine del parco? Mah, m'impegnerò, lo prometto.

Nel frattempo cercherò di capire chi era Mrs Edie Langley - a true Kensington Lady - a cui hanno dedicato una delle panchine di Holland Park. Dubito si tratti della stessa Edie Langley che è su facebook e su myspace...

domenica 4 aprile 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 10.10

Carla, a margine del pezzo che segue, mi scrive: difficile rivoltare il calzino e mostrare le interiora. Eppure il calzino qui è stato rivoltato e le interiora mostrate -se così si può dire- con la dovuta discrezione.
Attorno ad una nuova nascita, che è sempre un evento sconvolgente, resiste la vita quotidiana e Biella appare in controluce.

Mi piace camminare per le strade della piccola città.
In verità lo faccio senza meta, non c'è posto dove andare o che valga la pena.
Lo faccio per camminare e basta, guardo la copertura della strada e cerco segreti: ultimamente tra il porfido e l'acciottolato conto i coriandoli... Umidi, dell'umida notte, fanno solo intravvedere il loro colore, ma sono lì da tanti giorni ormai, non se ne vogliono andare, simboli di una festa e di un tempo che continuano ignorando il viola della quaresima.
I coriandoli sono lì che continuano a festeggiare con i loro poveri colori senza rispetto per il tempo che non è più il loro.

Penso che se non si rispetta il tempo con i suoi alti e bassi,non ci toglieremo mai la maschera: l'infinito carnevale del biellese supera anche quello ambrosiano e qui, come recitano gli scarni quotidiani locali, si passa direttamente dall'ultimo piatto di fagioli alla torta pasqualina e all'uovo di cioccolata, dai coriandoli alla resurrezione, da una festa pagana ad un'altra religiosa, da un costume ad un altro senza fermarsi e pensare all'importanza del tempo: quello che passa e quello che resta e ai suoi colori.
E tutto si risolve nel grigio, come i faccioni oscurati e grigi dei politici locali, che volevano farsi belli, grandi e grossi sui muri della piccola città, senza nemmeno pagare lo spazio pubblicitario che occupavano. E li hanno fatti diventare grigi e anonimi come si meritano...

Ma una mia amica ha ridipinto tutta casa : ha scelto colori forti perchè vuole cambiare vita.
Anch'io ho ridipinto una stanza di verde e di celeste, perchè aspettavo la vita.
Una vita che poi è arrivata, piccola, piccola.
Ed ora non vado più in giro per le strade, ma ho finalmente una meta.

Guardo Ginevra, la neonata nipote di una figlia bambina e vedo "l'amor dormiente" di Caravaggio.
Sono andata a Roma per vederlo, per amarlo, per toccare con gli occhi i suoi colori e in quella luce che dorme ho incontrato anche Ginevra, prima che nascesse.
I colori che ho dentro li ho trovati anche nei disegni di Egon Schiele a Milano : tratti di carni tremule dove una calza, un manto, una bacca di rosa canina balzano dalla pittura e colpiscono i sensi e danno il senso.
In provenza, terra dell'ocra, i tanti atelier di artisti stupiscono sempre con tele leggere di sole e parole che volano come: "il colore è fonte di felicità, facciamo che questo coli per divenire un fiume ...." oppure "il nero è il rifugio del colore" quasi a dire che nessuna oscurità potrà mai essere così impropria e sterile.
Ecco... così le mie notti scure mentre cullo Ginevra: lei è il colore che squarcia il buio e la fatica.
"... Oh che l'infanzia duri più che neve..."
E torna il bianco e lo vorrei conservare e lo vorrei ritrovare, per tutti noi.
carla_ò

giovedì 1 aprile 2010