mercoledì 31 marzo 2010

Italians, interview 002


Ci incontriamo alla Brasserie di New Cross Gate, Matilde puntuale, io in ritardo. Chiacchieriamo un po' del prossimo mercato ad Horsham e di come vanno i ragazzi che lavorano con lei. Penso che non sia stato semplice per lei parlare con me. Matilde coniuga i verbi alla prima persona plurale: non è venuta a Londra da sola, ma con Claudio, il suo compagno.
In due, credo non sia banale dirlo, tutto diventa se non più facile almeno più sopportabile: si costruisce una solida corazza, dentro la quale i sentimenti si conservano meglio e si coltivano più liberamente.


Da quando sei a Londra?
Sono dieci anni e mezzo a settembre. E' stato un viaggio pianificato... sei mesi per studiare l'inglese, poi siamo rimasti.
A quei tempi viaggiavamo molto, tre cinque volte l'anno, con le nostre moto, Venezuela, Cuba, Borneo... e avevamo difficoltà con la lingua. Alla fine ci siamo trovati molto bene qui a Londra. Prima io lavoravo in dogana ad Orio al Serio (l'ho fatto per diciassette anni,) a contatto con doganieri, finanziari, poliziotti. Dopo i primi sei mesi a Londra, sono rientrata ed avrei mandato a quel paese tutti, anzi così ho fatto, mi sono licenziata e ho iniziato la mia vita qui. Non sono più ritornata.
Insomma molli tutto.. e che lavori hai fatto?
Ho lavorato in una rosticceria italiana, ma non mi trovavo bene perchè si parlava solo italiano, poi da Pret-a-Manger dove ho fatto un po' di carriera, poi per scherzo ho iniziato a dire a Claudio di fare mercato e abbiamo iniziato a Deptford Bridge*... un banchetto di pane e salame al sabato, c'erano solo arabi in giro, ma era l'unico posto che abbiamo trovato... 17 sterline, il primo incasso. Poi a Greenwich Market capita che un francese da un giorno all'altro sparisca con il suo banco di formaggi, il Manager ci offre lo spazio e lì iniziamo a vendere e stiamo fino al 2005. Ed infine il mercato vero e proprio, quello che anche tu conosci.
Appunto e siccome lo conosco (svegliarsi presto, caricare scaricare, centinaia di persone...) chi te lo fa fare?
A parte il guadagno, è un divertimento, giri un sacco di posti, non sei in ufficio, non è noioso ed ogni giorno è diverso dall'altro.
Per arrivare dove? Per che cosa?
Adesso voglio tirare i remi in barca. Sono quasi in condizione di tirarli... sai qui in dieci anni abbiamo fatto quello che in Italia (nello stesso lasso di tempo) sarebbe stato difficile fare.
Londra adesso inizia a saturarmi, c'è troppo di tutto, devo rilassarmi. Vorrei mettere le basi, tipo un bar o un ristorante e dedicarmi ai miei hobby: il nuoto, la moto e la scuola, vorrei studiare, cioè riprendere a studiare qualcosa...
Ma come fai, un ristorante e gli hobby, ti garantisco che non è facile...
E' il momento di dedicare tempo a noi.. poi vorrei trovare qualcuno, una persona di fiducia, che ci metta la testa... Poi a Claudio piace il sole ed il caldo, ma vogliamo girare l'Europa, la Francia... fare l giro del mondo...
Con la moto immagino... da dove arriva la moto?
Alla tenera età di undici anni avevo una Moto Guzzi 125, avevo un ragazzino... a diciotto anni quando ho preso la patente mi sono comprata una Vespa 200. In quel periodo fino a ventunanni non potevi avere una 350 cilindri, ma quando è arrivato il momento ho avuto la mia BMW K75 S, che ho ancora adesso.
Beh un segno di indipendenza, poi tu...
Sì, sono uscita di casa a vent'anni... e a trentacinque sono venuta a Londra, Claudio ne aveva quarantatré, ed abbiamo iniziato da zero... pensa che lui lavava le lenzuola in un hotel...
E dell'Italia, che cosa ti manca e che cosa non ti piace?
L'Italia (sospira), non reggo la situazione in generale... è come una pentola di fagioli... brontola e brontola ma non scoppia.
Ecco mi manca il cibo.
E con il senno di poi?
E' stata ed è una bella esperienza, invidio i ragazzi che a vent'anni vengono qui... non si rendono conto di quanto sia importante un'esperienza così.
Sono tanti gli Italiani che lasciano l'Italia... diecimila l'anno... secondo te perchè?
Mah... L'Italia politicamente è un paese disorganizzato, ti parlo di dieci anni fa, adesso non credo sia diverso.... L'Italia è strana, sembra che la gente non abbia soldi, poi invece ci sono, la crisi economica è stata una botta o no? non mi sembra... davvero sembrano tutti ricchi.
Per chi votavi?
Non ho mai votato... Ho votato solo una volta, a diciott'anni la prima e unica volta per i fascisti, l' MSI nell'ottanta.
E come mai?
Gli altri (partiti) mi piacevano meno e il rosso non e' il mio colore preferito.
Labour? Tories?
Preferisco i conservatori o i liberali... Blair che fa la guerra proprio non mi è piaciuta.
Ma non credi che i conservatori avrebbero fatto lo stesso?
No non credo. Il petrolio... è solo la guerra per il petrolio... Bush e Blair meriterebbero di essere impiccati come Saddam...
E' un po' forte...
Beh intendo processati almeno!
Credi in Dio?
Credo ci sia qualcosa una volta che moriamo. Qualcosa c'è. Non credo nel paradiso, nell'inferno... non credo nei preti e nella chiesa. Non sono coerenti.
Il tuo cibo preferito?
La polenta taragna e la torta di cioccolato... ho una ricetta... ho eliminato il burro ed è ancora morbida... ma la ricetta è un segreto
Musica?
la classica e Mina, Se telefonando e quella canzone di lei rinchiusa nel manicomio...
Ah sì quella di Don Backy... vero che i titoli di Mina non vengono subito in mente!
Vero! Sono due canzoni che continuerei ad ascoltare sempre, te la ricordi?
Me ne sto lì seduta e assente
con un cappello sulla fronte
e cose strane che mi passano per la mente

La conversazione continua a microfoni spenti. Matilde mi parla della sua vita in Italia, prima che Londra diventasse la sua casa. Mi parla di storie e di sentimenti che, chi ha la corazza come lei, se non sono segreti sono perlomeno riservati... anche ai miei venticinque lettori.

*Matilde dice che mi manderà una foto, che posterò asap

martedì 30 marzo 2010

Skateboarding sunday


L'appuntamento era al Festival del Cioccolato a Southbank, poi la Tate per accontentare Matilde, Giacopou, come al solito, si sarebbe adeguato. Si trattava di percorrere la sponda sud del Tamigi dal Southbank Centre al Millenium Bridge.
Dopo due lecca lecca di cioccolato, andiamo verso il Tamigi e qui, sotto la Queen Elisabeth Hall, c'è uno dei siti dello skateboarding londinese in mezzo ai graffiti e sotto gli occhi dei passanti.
Matilde ha filmato la performance dello skateboarder, mentre Giacopou sghignazzava ed io a chiedermi ancora una volta quanto Londra riesca a mescolare informalità ed eleganza, vita quotidiana e teatro.
Il fiume alle spalle scorreva indifferente.

lunedì 29 marzo 2010

The Queen's personal car

Eccomi cari sudditi di Troutbeck Road.
Sono di mio modestissimo avviso ed in accordo con la mia regale maestà che era tempo di disfarmi della mia Damlier Majestic V8 Jaguar.
Qui mi vedete in finta rilassata guida con occhiali fumè in compagnia di una suddita amica, più rigida del maggiordomo che mi fa da paracarro lungo il viale della mai residenza londonese.
Quanti giri nel parco mi sono fatta con la mia regale maestà. La volete comprare? pensavo a voi cari, costretti a piedi ed in bicicletta...
Voglio a me stessa e quindi a voi tutti ricordare che dal duemiladue ho in dotazione un altro modello, che mi fu regalato in occasione del mio giubileo....
Sono a dirvi che non solo voi cattolici festeggiate i vostri giubilei, ma anche i sudditi britannici, giacchè da cinquant'anni io regno, ben più di Andreotti e del vostro Papa.
Un caro saluto.


domenica 28 marzo 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 09.10

Gli inglesi non amano molto i cattolici.
Se ai tempi di Enrico VIII, Maria Stuart e Elisabetta le teste volavano, oggi si fa perlopiù dell'umorismo (forse). Roma ed il papa erano e sono troppo lontani.
Già nel Settecento Locke nella Lettera sulla Tolleranza riteneva che per togliere ogni componente politica dalla fede, si dovesse chiudere il credo religioso nella sfera intima del privato. Per la sopravvivenza dello stato bisognava dunque neutralizzare le religioni, difendendo però la libertà religiosa -anche quella di non credere- come un diritto inalienabile dell'individuo. Va detto però che quegli stessi pensatori illuminati finivano col contraddirsi escludendo dalla tolleranza proprio i cattolici: "perchè -è sempre Locke- fino a quando saranno tenuti ad una cieca obbedienza ad un papa infallibile che ha le chiavi della loro coscienza attaccate alla cintura... io penso che non debbano godere del beneficio della tolleranza".
Beh le cose sono certamente cambiate, ma la radice laica e a-confessionale del Regno Unito parte dal Settecento e parte paradossalmente da un paese dove il sovrano è anche il capo della chiesa anglicana.

Quando abbiamo compilato il modulo di iscrizione di Matilde alla Edmund Waller Primary School, una parte riguardava la religione: nell'elenco figuravano le confessioni più disparate, la possibilità di non dichiarare il proprio credo e l'ateismo.
Questo per dire che nelle cose di tutti i giorni gli inglesi cercano di comportarsi e di educare alla libertà religiosa, di pensiero e di orientamento sessuale con discrezione certo, ma anche con rigida determinazione.
Da queste parti l'otto per mille ed il crocifisso nelle scuole pubbliche sono cose impensabili, per non dire di un prelato che facesse dichiarazioni di natura politica e desse più o meno velate indicazioni di voto nel pieno della campagna elettorale. Per intenderci qui non c'è nessun Angelo Bagnasco o Camillo Ruini.
Alla vigilia della visita di Papa Ratzinger, la vicenda dei preti pedofili, che qui riguarda da vicino la chiesa cattolica irlandese, non aiuta, anzi dà ragione di una diffusa diffidenza verso la persona e quello che rappresenta: grave è coprire le colpe di altri, grave è tacere, grave non ammettere di aver taciuto per coprire. Tutto questo è considerato molto romano e molto cattolico: "polvere sotto i tappeti", "panni sporchi che si lavano in casa", "troncare, sopire....".
Ma sempre da queste parti, se si ha un ruolo pubblico e tanto più se si è un'autorità morale si ha il dovere di rendere conto all'opinione pubblica, al fedele, al cittadino, al giornalista e si devono accettare indagini, articoli, vignette, interviste e via dicendo.
Tutto questo è molto anglosassone... per il Vaticano un complotto del diavolo.
Buona settimana
Il fra
Ecco tre articoli del Guardian: Il papa è un reazionario o un profeta?, L'editoriale di sabato e l'articolo di Marina Hyde, Neanche Dean Brown riuscirebbe ad inventare questa cospirazione contro il papa

sabato 27 marzo 2010

Fantomas

Musgrove Road, 08.40 am

Modello Fantomas, ricordate? L'ispettore Juve, interpretato da Luis de Funes, inseguiva e la Citroen DS decollava. Potrei travestirmi, accentuando la pelata, stirandomi la faccia, i vestiti poi li recupererei facilmente... salirei di corsa sulla DS, inseguito dal goffo ispettore, un mio fido attendente al volante e via!
Ma questa non è Parigi! Posso solo fantasticare, il cielo londinese infatti è plumbeo e rovescia pioggie, folate di vento e squarci di sole, il sabato impigrisce e Matilde è al suo primo pigiama party.
Forse mi si addice di più una sequenza tipo: accostarmi con passo indolente e con cappotto in lapin nero, sfilare un portachiave rigorosamente Citroen, aprire la portiera, gettare il plico di fogli sul sedile anteriore, attendere che la DS, respirando, alzi il retro-treno... ci voleva tempo negli anni settanta ad accendere una macchina e c'era sempre un vago odore di benzina e di sedili in pelle.
Ora però vado a farmi un the.

venerdì 26 marzo 2010

Una giornata qualsiasi (?)

Spero siate seduti e rilassati, perché per leggere questo post ci vuole concentrazione. Ai più scettici prometto: è tutto vero. Finora non avevo concesso grandi spazi allo shopping - non essendo le mie presenti condizioni atte alla suddetta attività - ma oggi vi regalo questo, la quintessenza dello shopping londinese. Autrice è Valeria, a cui non mi resta che fare chapeau! Le mie giornate di studio sembrano quisquilie in confronto, e Sophie Kinsella una dilettante.

Giovedì 25 marzo. Ecco arrivato il solito appuntamento, ormai bimestrale, con il mio one day shopping in London! Partenza da Malpensa alle 7.20 e ritorno previsto per le 23.05. Biglietto acquistato con largo anticipo (Lufthansa €100 A/R). Questa volta a me e Laura si è aggiunta anche Alessandra (sempre e solo amiche 'sceltissime' per questo importante e concentrato giorno di shopping). Programma e dettagli accuratamente preparati in precedenza; il mio solito trolley Samsonite misure cabin bag e una bella e pratica borsa piegata dalla capienza di 42 litri faranno il resto.

Alle 10 in punto siamo a Piccadilly. Partiamo con una sosta culturale (l’unica della giornata) alla Royal Academy per vedere Van Gogh. Subito dopo prendiamo un taxi, un rigorossissimo cab nero (non possiamo perdere preziosi minuti sui mezzi pubblici) con la nostra amica Marie - che nel frattempo ci ha raggiunto. Direzione Covent Garden. Questa volta, per mancanza di tempo saltiamo il solito giro Regent St. – Oxford St. – Conduit St.- Bruton St... Durante il tragitto inizio a mettere in valigia le attesissime zeppe che Marie mi aveva preso nel negozio di Vivienne Westwood a Conduit street e i mitici Scala Slimming Leggings dai veri poteri anticellulite in vendita da John Lewis.

Iniziamo con Paul Smith women&man, e girato l’angolo ci infiliamo anche da Jean (Laura non può farsi mancare i fantastici striped hat). Next stop da Muji …dove sono riuscita a comprare un kit per aggiustare gli occhiali da vista per mia mamma. Imperdibile. Poi verso Neal Street, al Natural Shoes Shop e da Speedo Octopus (Anna, a casa, vuole lo stesso portafoglio visto dalla mamma di Lauretta); in ultimo Office (abbiamo tradito quello di King’s Road) dove ognuna di noi è uscita con un paio di scarpe.

Finalmente ecco arrivata l’ora di pranzo. Oggi abbiamo scelto di mangiare da Nozomi a Beauchamp Place una via must per me molto British e poco commerciale! Ordiniamo come da copione una bella bottiglia di Champagne (le mie amiche bevono come delle spugne…io mi definisco quasi astemia!) e via che arrivano tutti i famosi - di cui non conosco quasi nemmeno un nome - piatti giapponesi! Intanto il tempo, che ci ha graziato fino a quel momento, si fa sentire con un temporale della durata di tutto il pranzo.

Guardiamo l’orologio: sono già le 3pm è ora di ripartire. Prossima fermata: Harrods tappa quasi obbligatoria visto che dobbiamo sempre accontentare i soliti r***********( ti promettono i soldi al tuo ritorno) con pochette o shopping bag...
Finalmente ora possiamo dirigerci verso la amatissima e non più di tanto commerciale King’s Road (il nome parla da sé!) dove hanno aperto Cath Kidston! Poi andiamo da All Saints da dove, immancabilmente, Alessandra, Laura e Marie escono piene di shopping bag. Nel frattempo io - non posso perdere tempo aspettando - attraverso la strada e vado da Early Learning Centre (il mio negozio preferito di giocattoli) per cercare una tromba per Ettore. Ovviamente vedo anche un bellissimo rinoceronte a cui non so resistere.

Ci dirigiamo finalmente al Gallery Mess Café della Saachi che però, causa gli innumerevoli negozi che si trovano nei primi 50 metri, diventa difficile da raggiungere in tempi brevi…Lì io e Alessandra decidiamo per un Afternoon tea (mini sandwich selection, warm scones with clotted cream and jam, baby meringue with chocolate ganache and homemade cakes...) mentre Marie e Lauretta for a glass of Champagne!

Le borse iniziano a farsi numerose…ma io so che Marie è bravissima nella compressione e riduzione dei volumi. Non contente dopo la sosta riprendiamo il cammino. Stop ora da Accessories dove Alessandra compra un vistosissimo cappello nero da cerimonia. La sosta da Gap non è consentita per mancanza di tempo: peccato saldi 60%! Ricomincia a piovere, prendiamo un black cab in direzione di Sydney street. Svoltiamo l’angolo ed eccoci subito sulla Fulham road da Butler&Wilson (chi non vede non può capire!) dove mi affretto ad entrare per comprare la collana fatta di tanti teschi di swarosky alternati da bellissime finte perle vista la sera prima sul loro web site. Esco con la collana e con uno skull di swaroski lungo almeno 3cm ma molto portabile! Bellissimo: sicuramente nessuno ce l’ha a Romentino! L’anello pendant me lo ritirerà Marie. Camminiamo pochi minuti ed eccoci al Sydney Chelsea House Hotel (dove Marie lavora). Breve sosta e cominciamo ad impacchettare! Risultato: 1 trolley strapieno, la borsa da 42lt anche…più 2 shopping bag a mano. Salutiamo e ringraziamo Marie che ci accompagna ad aspettare un taxi.

La giornata è quasi giunta al temine…ma non resistiamo nemmeno al fornitissimo duty free del teminal 1 dove aggiungiamo un’ulteriore borsa. Stanche, squattrinate ma felici ci imbarchiamo. Finalmente tra poco riabbraccerò Ettore Dorina e Claudio (grazie e lui che si occupa dei bimbi posso fare queste esperienze!). Ed eccomi qui a pensare…quando andiamo Londra ancora????????

*La lista definitiva e finora segretissima dello shopping londinese di Valeria è finalmente nelle mie mani, e potrò inviarla solo a chi ne farà precisa richiesta.


giovedì 25 marzo 2010

La vorrei...

Jeringham Road 03.15 pm

Il parco macchine ha un gusto vintage da queste parti.
Giacopou vuole fotagrafare le Megane perchè gli ricordano la macchina del nonno Andrea, io invece, da non appassionato, mi limito ad immaginarmi al volante... di questo modellino azzurro pallido per esempio, dagli interni di una assoluta magrezza... ricorda un po' la bianchina di Fantozzi.
Si tratta di una Wolseley Horney degli anni cinquanta, un'antenata della Mini... l'avrei preferita verde scuro comunque. Potrebbe scenderci una di quelle ragazze pre-Twiggy, con la gonna sotto il ginocchio... quando una folata di vento era ancora erotica.

mercoledì 24 marzo 2010

La chiesa delle prostitute

St Botolph without Aldgate, come da foto, è sul confine tra la City e l'East. Nell'epoca vittoriana ci giravano le prostitute, appostate sulle ampie strade attorno alla chiesa, da cui il nomignolo, oggi ormai dimenticato.
La zona era quella di Jack lo squartatore: sono cinque i delitti consumati a poca distanza da St Botolph, tra cui quello, celebre, di Catherine Eddowes... Mi fermo, su wikipedia trovate anche i più macabri dettagli.

E' di non lieve ironia constatare la vicinanza della chiesa con il Gherkin di un post precedente.
La foto rende giustizia di un passato macabro (la chiesa delle prostitute) e di un presente quasi grottesco (il cetriolino erotico).

martedì 23 marzo 2010

Italians, interview 001


Londra: inevitabile incrociare italiani, evitarli è impossibile... ci ho provato per sei mesi e quindi mi arrendo. Anzi li intervisto, perché sono curioso e perché penso che della Storia con la esse maiuscola non ce ne frega più niente. A importarmi oggi sono le storie delle persone, le loro scelte e le loro idee. E' tempo di sostenere l'individuo con la sua identità.

Nome: Riccardo, diciannove anni, Camberwell Green, South East London

Perchè sei a Londra?
Sono venuto due anni fa un po' per caso, poi l'anno scorso sono ritornato, mi piace questo melting pot e la convivenza tra le persone.
Volevo lasciare Viareggio, una realtà troppo ristretta, troppi paletti: per me poi vedere le stesse persone nello stesso posto è opprimente.
Ad un ragazzo della mia età Londra offre più possibilità.
Volevo fare un anno di esperienza ma starò qui di più e per quanto sia difficile e complicato vivere da soli, sono soddisfatto, me la cavo ed in più imparo l'inglese.
Che cosa fai qui?
Ho una vita diversa da prima, vivo da solo, mi mantengo e mi sento completamente libero, anche prima magari ero libero ma vivevo con mia madre e quindi ne ero influenzato, poi insomma... scopo di più... (ride)
Che intendi per libero?
Non ho addosso gli occhi di nessuno
e tutta questa libertà per farne cosa?
Vivere da solo mi tempra, mi rende più preparato alla vita ed ho responsabilità solo mie: la casa, il lavoro...
Perchè quei capelli rasta?
Mi sembra di avere la parrucca corretta in testa: ho provato tante capigliature e non ero soddisfatto, questa è la pettinatura migliore possibile per me.
In che cosa credi?
Non credo in niente. Sono cristiano, ma avrei preferito non esserlo. Io non pratico, non credo. Cerco di essere razionale e non voglio offendere nessuno. Credere è antiquato... nel Medioevo credevano alle streghe... capisco se ne senta il bisogno, ma io no, non credo.
Perché vuoi studiare Psicologia?
E' una scelta dell'istinto, sulla carta mi sembra interessante. L'essere umano mi interessa.
Quale è il tuo cibo preferito?
I maffin.
Ma fammi il piacere, sei toscano!
ok la rosticciana, sai le costole di maiale...
Ecco ora va meglio.

Usciamo dal locale, passeggiamo verso il bus, una ragazza di colore dai capelli fucsia e pantacollant fucsia ci incrocia e fa i complimenti a Riccardo per la sua capigliatura, lui ride poi mi dice:
Ho due ragazze, molto diverse tra loro, una è filippina, piccola di statura e ricca, l'altra è giamaicana, alta, piena di vita, con un corpo fantastico e povera. Se pensi alla geografia la Giamaica è nei Caraibi e le Filippine in oriente, insomma l'una è l'opposto dell'altra... (fa una pausa, mi guarda e ride ancora). Hanno solo una cosa in comune, sono entrambe sposate!

*la rubrica Italians avrà cadenza settimanale, a giorni variabili.

lunedì 22 marzo 2010

Open Studios, ovvero come beccheggiare nelle case altrui

Se c'è una cosa a cui non so resistere è la possibilità di vedere (cioè, nel mio caso, 'scansionare e registrare tutti i dettagli nel minor tempo possibile senza dare nell'occhio') gli interni delle case inglesi.
Primo perché quelle che da fuori sembrano piccole e anonime unità abitative in realtà nascondono improbabili spazi e giardini di tutto rispetto, e secondo perché - dovendo sistemare e arredare la nostra - cerco ispirazione in ogni dove per poter sintetizzare il meglio dello stile italiano e di quello british.
Ebbene, l'occasione si è presentata domenica scorsa, in occasione del Telegraph Hill Festival. Siccome il nostro quartiere è abitato da parecchi artisti - sarà la vicinanza della Goldsmith University (of arts) o la relativa accessibilità dei prezzi delle case nel South-East - il Festival prevedeva un week end di Open Studios, ovvero la possibilità di poter vedere le opere degli artisti locali a casa loro o di amici che per l'occasione hanno trasformato la loro casa in una galleria.
Siamo usciti alle due del pomeriggio mappa alla mano e abbiamo visitato otto case-galleria. Jacopo e Matilde non stavano nella pelle, si trattava di: individuare l'indirizzo, suonare il campanello, entrare, perlustrare e non ultimo afferrare (pur con circospezione) biscotti, tortine e altre prelibatezze offerte dai padroni di casa.
Mentre io, con un occhio sulle opere e l'altro sui parquet, cercavo di tirar fuori qualcosa di intelligente sugli artisti in mostra pensando intanto a quali modifiche apportare ai progetti di Troutbeck Rd 22...
E l'anno prossimo anche la nostra sarà una casa open studio!

domenica 21 marzo 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 08.10

Arrivo a Whitechapel, nell'East London, attraversando a piedi la City dalle parti del Gherkin: nel giro di qualche centinaio di metri dalle cravatte e dai tailleur perfetti si passa ai chador e agli arabi della moschea di Whitechapel Road.
Ancora una volta sono assalito dai contrasti della città, dalle sue differenze: la città deliberatamente contiene e somma ogni aspetto della vita umana.
Curioso che la galleria d'arte contemporanea sia al confine tra due quartieri e che la toponomastica contrasti con la realtà: vie dai nomi cristiani in un quartiere arabo con moschea nell'East; chiese circondate da grattacieli nella City.
Mi infilo in Angel Alley, a Venezia sarebbe un sotoportego, un passaggio che porta prima nel retro delle cucine del Kfc (l'odore di patatine fritte è disgustoso!), poi in un cortile più grande e umido, al Freedom Bookshop. Qui c'è l'Advisory Service for Squatters, un servizio consulenziale per chi vuole fare squatting, ovvero per chi vuole occupare una casa abbandonata, senza esserne in possesso, senza essere in affitto o senza avere alcun titolo di risiedervi.
La pratica qui è diffusa: vuoi per il gran numero di case abbandonate, vuoi per l'alto costo degli affitti. Sfogliando la guida degli squatters, un vero e proprio manuale d'uso che consiglia come cambiare la serratura, fare gli allacciamenti, come comportarsi con la polizia, come scegliersi l'avvocato, si legge: "Lo Squatting in Inghilterra non è un crimine. Se riesci a entrare in un edificio vuoto, senza creare danni, puoi farne casa tua. Alla fine verrai quasi sicuramente sfrattato, magari anche in fretta, ma hai molti degli stessi diritti di chi è proprietario o di chi affitta: il dirito alla privacy, alla raccolta dei rifiuti, al recapito della posta, alla tutela della sicurezza e altri servizi come l'acqua, il gas e la luce." 'La domanda chiave è: si vuole fare squat o si ha bisogno? nel secondo caso si è homeless e si hanno i diritti di un senza casa e ci si può informare al council; nel primo caso la guida consiglia di procedere con calma, di trovare una casa in disuso, di non forzare la serratura etc etc...
All'ingresso della casa "squottata" si affigge un legal warning, firmato dagli occupanti, in modo che siano tutelati davanti alla legge, sia quando saranno costretti allo sfratto, che dovranno accettare, sia in caso di inopportune effrazioni inflitte da terzi o dallo stesso proprietario, che non potrà fare altro che dare il via, nei tempi previsti, allo sfratto.
Sono qui ad Angel Alley, perchè recentemente ho visitato una casa squottata, vicino a Troutbeck Road: ci abita un amico insieme ad altri quattro; un edificio edwardiano a quattro piani, in disuso, ma molto bello. Dal degrado in cui versava, si sta trasformando in un alloggio ospitale: non c'è traccia di violenza o di polemica negli squatter, ma pittosto una dignitosa ribellione.
Lascio la libreria degli squatter, sulle finestre dagli infissi rossi slogan anarchici, sul muro un pannello di acciaio con i ritratti di anarchici, tra questi Tolstoy (perchè?) e Giuseppe Pinelli (vedi il commissario Calabresi.)
Il manuale di istruzioni che ho tra le mani è un piccolo manifesto del pragmatismo inglese: occupare una casa con raziocinio e criterio è possibile, non si aggira la legge, non la si viola, la si rispetta nei suoi tempi di applicazione e nel frattempo in quanto squatters si hanno diritti e doveri. Anche chi vive ai margini della società e propone uno stile di vita alternativo e fondamentalmente anarchico è dotato di pragmatismo.
Mi pare cosa rara.
Ripasso di nuovo dalla City, incrocio tre o quattro interisti un po' troppo sicuri di sè, poi uomini d'affari ad ogni angolo: a mezzogiorno le cravatte sono un po' più allentate.
Il fra

sabato 20 marzo 2010

Cosa facciamo questo week end












www.telegraphhillfestival.org.uk
Ovvero il festival del quartiere in cui viviamo. Noi con giaccavento, cappello e ombrello, gli altri in maniche corte*.
*Sarà per questo che noi ci ammaliamo e loro no?

venerdì 19 marzo 2010

millenovecentosettantuno

Pepys road, 11.40 am.

Guardo questo muso da cartone animato con una certa invidia, consumerà molto ma rappresenta qualcosa, cioè rappresenta me.
Sulla fiancata in corsivo, in bella calligrafia ed in italiano ci scriverei millenovecentosettantuno.
Non escludo di chiedere un passaggio ai proprietari, andrei nel Kent, per un weekend, pic-nic, coperta a quadrettoni, la Mati con le trecce, dei sandwich e una radio... radio Londra! e forse un trentatrè dei Clash e poi Mina... e poi...
e poi si torna a casa

giovedì 18 marzo 2010

Doppio Anniversario e quindi facciamo il punto

Il 18 marzo 2009 pubblicavo il primo post: L'inizio. Sei mesi dopo, il 18 settembre, atterravo a Londra e iniziavo il Master (con una tragica caduta dalla scale dell'università che lasciava sperare ben poco - ve l'avevo raccontata? trovate dettagli su www.infinitaumiliazione.uk). Oggi, 18 marzo 2010 - per chi non bada al calendario - sono a casa mia, in Troutbeck Rd, a scrivere uno degli ultimi essay del corso, davanti al caminetto che il muratore polacco ha trasformato da agghiacciante ricordo di tavernette anni '70 in una più sobria e bottigelliana struttura .
Il Fra ha due lavori, entrambi nel settore food - con interessanti prospettive di sviluppo; i bambini vanno a scuola e (figghi miei) cominciano a parlare inglese spontaneamente. Beh, dire che in quel lontano 18 marzo avrei giurato che tutto questo fosse possibile...mmmhhhh, non so. Ci speravo, ma la meta sembrava lontanissima, impalpabile, inafferrabile, impossibile.
Una delle parole che gli inglesi amano di più è challenge, sfida...(se fate una domanda di lavoro a Londra non dimenticate MAI di inserirla tra una riga e l'altra...). Forse oggi possiamo dichiarare conclusa (con successo?) la prima parte della nostra challenge familiare, e, ora che siamo qui, non possiamo che guardare avanti e pianificare i prossimi 12 mesi dell'invasione britannica. Seguiranno aggiornamenti...

mercoledì 17 marzo 2010

Il cetriolino erotico

Dal bus ventuno a due piani (double deck), lo si vede spuntare, il Gherkin, progettato da Sir Norman Foster.
Il centriolino erotico per il Guardian e la BBC, per i Londinesi il cetriolino e basta, di quelli che si gustano in agrodolce nei vasetti.
Osservato da lontano il palazzo non mi piace: una specie di intruso (!) in mezzo ad altri edifici.
Il nome non aiuta, a me poi ricorda un proverbio romano che ho imparato da un dirigente della Grignasco Garda: er cetriolo va sempre 'n culo all'ortolano.
Considerato che è un simbolo della City, il cuore economico e finanziario di Londra, il proverbio mi pare approppriato.
Il Gherkin appartiene però allo skyline della città e visto da vicino è spettacolare ed elegante.
Se alzi lo sguardo tra Monument e Whitechapel, nel triangolo tra Gracechurch Street-Bishops Gate, Leadenhall Street e Duke Place, il Gherkin è lì, riflesso sui vetri di ogni edificio circostante, senti l'ossatura leggera della sua struttura. Oggi su Londra il cielo era traslucido, un biancore di nuvole e sole che sospendeva lo scorrere delle ore: dalle nove all'una la stessa immobile luce.
A muoversi solo gli uomini e le donne della City .

*sostituite nel testo "Gherkin" con "cetriolino", così vi suona come agli inglesi...

martedì 16 marzo 2010

Ricetta


Incontro una mamma all'asilo, io ho la divisa da cuoco, lei quella da mamma, ci salutiamo e:
"ah tu sei il nuovo cuoco?"
"eh sì..."
"di dove sei? sembri tedesco..."
"come?!"
"sei tedesco?"
"no veramente sono italiano"
"ah ecco perchè la pizza qui è così buona!!!"
Frastornato rientro in cucina. Lei è anche una bella mamma inglese ed è stata gentile, ma non sa che la ricetta della pizza all'asilo di Oak Hill è la seguente (carta e penna prego):

Ingredienti per cinquanta bambini:
-base di pizza surgelata, circa quindici
-purè di pomodoro, un litro circa
-cheddar (introvabile in italia -per fortuna!- immaginatevi un emmenthal) grattuggiato, trecento grammi circa
-spezie "mix mediterraneo" quanto basta.

Preparazione:
Togliere dalla plastica le basi di pizza, non serve scongelare; scucchiaiare il purè di pomodoro sulla base di pizza dopo averlo diluito con un po' di acqua calda, infine aggiungere il cheddar e una spolverata del mix mediterraneo. Mettere al forno senza troppa cura di tempi e temperature, aprire il forno ogni tanto e cercare di capire quando il prodotto è pronto... tagliare poi in otto parti e servire alla truppa di infanti.

Il mio personale tocco consiste nel fatto che non mi sono ancora incazzato. Dati i complimenti infatti, rinuncerò a incazzarmi.
Niente comunque in confronto al famigerato toast con i fagioli e cheddar...

L'immagine è il logo dell'asilo.

lunedì 15 marzo 2010

La prima volta...


Quand'è stata la prima volta che siete andati a teatro? ... io non me lo ricordo, ma farò di tutto (!) per ricordarmi la prima volta di Jacopo e Matilde. Ci siamo andati ieri, in una tranquilla e quasi primaverile domenica londinese. Mentre camminavamo verso l'Albany Centre, Matilde continuava a chiedermi cosa sarebbe successo, non sapeva cosa aspettarsi (e io mi godevo la sua attesa). Lo spettacolo, To Have and To Honk, li ha ipnotizzati ed io mi sono immaginata le loro piccole menti catturate dalla magia di quello che stavano vedendo e dalle mille domande che sarebbero seguite.
Finchè Jacopo (che mi avrà chiesto 50 volte come mai le 'ombre' sullo sfondo non salivano sul palco...), stanco di guardare e basta, si è messo a camminare a ritmo della musica tra le file del teatro... inutile dire che 'sto ragazzino nasconde un animo da perfomer (chissà da chi avrà preso!?).
Insomma la morale è: PORTATE I BAMBINI A TEATRO!!!!!!!!!! regalerete loro un'incredibe esperienza che espanderà il loro immaginario e, con un po' di perseveranza, anche le loro menti.

domenica 14 marzo 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 07.10

Dalla lettura dei libri di storia al liceo non mi sembrava chiaro se l'Italia avesse o meno vinto la seconda guerra mondiale; l'argomento semplicemente si evitava, forse perchè le opinioni se espresse diventavano immediatamente "politiche". Credo sia così anche adesso.
Noi italiani, diversamente dagli inglesi, non riusciamo ancora ad affrontare senza acrimonia o senza sberleffo il nostro passato, anche quello più recente; non riusciamo forse a mettere a confronto le nostre opinioni con quelle altrui, tendiamo piuttosto a coltivare, per comodità, stereotipi, il più delle volte senza approfondire.
Questo alla mia generazione è certamente accaduto sui banchi di scuola. Il problema è che ora siamo sulle cattedre, cioè tocca a noi educare...
Sull'argomento però lascio la parola ad Alberto che vive, lavora e fa il padre a Vicenza:

"Ci sono delle frasi che lette in mezzo ad un trattato di filosofia scivolano via come un treno che osservi al passaggio a livello.
Poi quelle stesse frasi ascoltate in un certo posto, ad una certa ora del giorno o della notte, pronunciate da quella tale persona, ti si stampano nel profondo a metà tra pancia, cuore e cervello.
A me è capitato per questa frase "tutti noi siamo quello che ci hanno insegnato ad essere".
Letta così può benissimo essere intesa come una frase estrapolata da uno di quegli autori che nell'ultimo anno di liceo vengono solo enunciati, perché ormai la maturità incombe. Non mi susciterebbe particolari emozioni o moti di coscienza, come il "You are what you eat", più materialista e sicuramente più vicino al pensiero del Fra.
Ma capita che questa frase "tutti noi siamo quello che ci hanno insegnato ad essere" mi coglie del tutto impreparato e vulnerabile, al culmine emotivo della visione del film "L'uomo che verrà". Spero che abbiate il modo di recuperare questo film: rigoroso, epico e originale nel raccontare la radice amara della nostra storia recente.
Questa frase viene pronunciata da un ufficiale delle SS in risposta ad un prete che chiede conto dello sterminio di Marzabotto, appena consumato.
Viene pronunciata con una certo tono di fatalità e di compiacimento, come a dire: "a voi hanno insegnato ad essere vittime, a noi hanno insegnato ad essere carnefici". Non è una giustificazione: "me lo hanno ordinato"; non è un insulto: "crepate comunisti partigiani", non è un'ammissione della intrinseca crudeltà della guerra. Ma è la radice del problema.

Che cosa ci hanno insegnato ad essere (o a non essere) e che cosa stiamo insegnando ad essere (o a non essere)?
Il nazismo è riuscito ad insegnare ad estese generazioni ad essere carnefici. Ma non sono così sicuro che le generazioni successive siano riuscite ad insegnare a non essere carnefici.
Possiamo pensare che chi è stato educato ad essere carnefice sia stato in grado di educare i propri figli a non essere carnefici? Forse è per questo che si dice che le colpe dei padri finiscono per cadere sulle spalle dei figli: perché l'educazione che abbiamo ricevuto, come il nostro genoma, in buona parte trapassa ai nostri figli, sia attraverso quello che diciamo, sia attraverso quello che non diciamo.

Forse allora è meglio togliere di mezzo qualsiasi pretesa educativa e cercare di ripartire da zero, come nel film: il neonato miracolosamente sopravvissuto alla strage viene salvato, accudito e aiutato a crescere da una bambina che ha scelto di non parlare.

Le mie sono forse le paranoie di un padre che si avvicina pericolosamente alla quarantina, il film è molto altro, molto di più: potrei raccontare dei calanchi di Tiola che si vedono nel film, oppure potrei raccontare della stufa (il totem dei film di Giorgio Diritti) e del filo diretto con Melville... ma qui è tardi, Vicenza non è mica Greenwich! Mi gò da andè a lavurà!"

Alberto M.

venerdì 12 marzo 2010

Snob-blog















piastrelle colorate,
una ragazza che legge
e due tipi che conversano...
non sapevo che fotografare a Portobello Road.
A parte forse l'area oltre il ponte, portobello è una meta da evitare, cara e affollata; sopravvivono, ai mei occhi almeno, solo dettagli che la rendono ancora interessante.

Non male fare lo snob a Londra.

giovedì 11 marzo 2010

Qui pro quo

Dunque quid è l'abbrevviazione di quid pro quo, una cosa in cambio di un'altra, uno scambio insomma, un baratto ed è in uso nell'inglese parlato fin dalla fine del cinquecento.
Nell'italiano c'è qui pro quo, espressione usato che spiega un equivoco od un malinteso, proprio come accadeva agli amanuensi nel medioevo che nel trascrivere vecchi manoscritti spesso trascrivevano qui al posto di trascrivere quo... un errore tira l'altro ed un equivoco tira l'altro.
Sorrido per la girandola di intrecci tra i miei qui pro quo, quelli con Tadeus e quelli con Cri, risolti con i quid (le sterline) pro quo (il lavoro di Tadeus).
Le pareti di casa sono finalmente lisce e stuccate, i residui di carta da parati eliminati, ora si tratta di dare il bianco, quello naturale e profumato della Auro. Dal nome credo si deduca il costo! non c'è verso infatti di far comprare alla Cri una più economica vernice ad acqua... comunque la reception ha già una prima mano di bianco (gusto arancia) e forse potrò leggere il Guardian in ciabatte e vestaglia seduto su un divano circondato da un vago aroma di agrumi.
Intanto il London Eye festeggia dieci anni... qui fotografato dalla Mati lungo il Westminster Bridge.

mercoledì 10 marzo 2010

Quid pro quo


Ore sette e quarantanove post meridiem, io sono a letto con la Mati che si legge un libro sulle stelle, e con Giacopou, che si sta addormentando con i suoi cavalli... insomma ci stiamo godendo il silenzio post-Giacomo: il piccolo gianburrasca è partito (così pare) verso le nevi di Biella.
Cristiana, al piano terra, sta aspettando Tadeus che deve venire a dare gli ultimi ritocchi di intonaco al camino... è già in ritardo di un'ora e sono situazioni che solo la Cri può sopportare.
Bisogna anche pagare: il nostro per l'occasione verrà scortato dalla moglie che per fortuna parla un po' di inglese e noi vedremo sfumare i quid "faticosamente guadagnati".
Nel british slang infatti i pound si chiamano quid... non l'ho scoperto subito e ci ho messo un po' a capire la parola, poi ho chiesto in giro come mai si chiamassero così ma mi hanno risposto tutti con una alzata di spalle, tipo "si dice così e basta".
Non mi rimaneva che la biblioteca di New Cross e... beh adesso è tardi, Tadeus non arriva, i bimbi dormono e da queste parti ormai è l'ora di un sano letargo.

martedì 9 marzo 2010

Manu e Giacomo a Londra

Io e Giacomo siamo sbarcati a Londra sabato mattina alle 11.25 con un puntualissimo volo della Ryanair. Inutile dire che sono stato criticato dai miei integerrimi relatives per aver scelto di atterrare a Stansted pittosto che a Gatwick, risparmiando cosi' 75 euro. I piu capiranno che ne è valsa la pena, soprattutto tra i biellesi! Il trasbordo dall'areoporto a casa in Troutbeck road è effettivamente un po' pesantino...treni, metro, cambi, e poi ancora metro e treni. Mai piu di una fermata, per di piu! forse l'ottava fatica di Ercole... ma dopo una serie di cambi durati piu del volo stesso, siamo arrivati a casa dei cuginetti. E la fatica si è ripagata da sola nel vedere i bambini felici di vedersi. Matilde ci aspettava impaziente nel viale di fronte a casa e, sentendo le urla, anche Jacopo è uscito in braccio alla Cri. Io, che mi smulavo le valigie su per Troutbeck road sono rimasto indietro quel tanto da godermi i saluti e gli abbracci dei bambini.
Il sabato pomeriggio è trascorso velocemente tra scivoli e giochi al parco di Telegraph Hill, giusto a due isolati da casa. Giacomo ha finalmente provato il tanto narrato scivolo del parco che fa la gioia di bambini e adulti che, con la scusa di accompagnare i loro pargoli, si lasciano andare... in scivolate liberatorie (Cri compresa! Manu non ancora). Tutt'intorno tanto verde inglese squillante ma anche molto fango su cui Giacomo è ovviamente planato un paio di volte. La giornata si è conclusa in bellezza bevendo birra e mangiando cucina indiana, due tra le mie attività di gran lunga preferite.
La domenica abbiamo visto i Chana che sono venuti da Kingston, mentre il Fra mercanteggiava proprio nella loro città. Tirava un vento micidiale, tanto micidiale da spingerci dentro un locale dal nome "el pirata". Lascio aperta l'immaginazione. Statue e sirene dorate con le tette al vento riproducevano i decori della golene piratesche e...grasse risate.
Lunedì mattina ho lasciato Giacomo all'asilo di Jacopo. A tutti quelli che si stanno immaginando il peggio, assicuro che i due della banda bassotti non hanno distrutto il locale. Si sono trincerati questo è vero, ma non hanno picchiato nessuno e hanno cercato di seguire le attività proposte (come avrei voluto essere la classica mosca che sbircia...). Domani finisco il rilievo e le misurazioni di Troutbeck road 22 e alla sera si torna a Biella.
(scusate gli errori ortografici, ma su questa tastiera inglese anche gli accenti sono al contrario...)
Manu

lunedì 8 marzo 2010

Broca food market


Mi sono imbattuto nel Broca gironzolando per Brokley, un quartiere più a ovest di New Cross Gate: avevo appena portato Giacopou all'asilo, in cima a Telegraph Hill... non potevo rinunciare a discendere la collina dal lato opposto, a superare il mio quotidiano scenario della chiesa di St Catherine e del Haber Dascher College.
Così cammino per non più di un quarto d'ora: Pepys Rd, Avignon Rd e all'angolo tra St Asaph Rd e Mantel Road ci trovo questo food market che è anche un caffè, così anni settanta da farmi stare male.
Due vetrate sulla strada, qualche forma di pane esposta, le cassette delle verdure un po' disordinate, un negozio da paese dell'est, poi la cafeteria: sedie diverse, tavole in legno e qualche panchina, bancone in formica, libri in libera consultazione e scatole di legumi secchi, un armadio con vestiti vintage in vendita.
Nessuno in giro, tranne una ragazza che mi serve un cappuccino buono più di quanto mi aspettassi.
L'atmosfera del Broca nasce da qualcosa di indefinibile e familiare. Esco da lì con il pensiero che arredare sia dare una forma alla propria interiorità.

domenica 7 marzo 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 06.10

"Sure God created man before woman, but than again you always make a rough draft before creating the final masterpiece"
"Sicuramente Dio ha creato l'uomo prima della donna, d'altronde si fa sempre una bozza prima di creare il capolavoro finale".
Gira sul web questa frase (di Oscar Wilde?) e gira pure nel mio personale quadrante di Greenwich influenzando le mie lune londinesi.
Sono di ritorno da una gelida domenica di sole passata a Fleet, un (anonimo direi) paese dell'Hampshire, sessanta km circa da Londra, a sud ovest.
Durante la settimana sono circondato da donne (l'asilo dove regolarmente lavoro), nel week end da uomini (il mercato dove ogni tanto lavoro).
Riflettendo sul campionario a disposizione mi sono chiesto come andrebbe se fossimo più o meno dei fuchi, buoni il tempo di fare da agenti riproduttori alla specie dominante.
E' un interessante gioco creativo immaginare una società governata, gestita e dominata dalle donne, per altro la maggioranza. Non credo infatti che ci accorgiamo quanto sia ancora tutto in mano e dominato dagli uomini, ovvero dalla minoranza.
Non si appartiene al genere per scelta. Rimane il fatto che una florida vivacità sessuale non fa di un uomo una puttana, anzi lo nobilita un po': i galloni insomma si conquistano sul campo.
Eppure non ho mai incontrato persone più fragili ed insicure degli uomini, al limite di un bisogno di protezione raramente ammesso. C'è poca autocoscienza e consapevolezza di sè.
Quando c'è saggezza, la personalità diventa a tal punto soverchiante da schiacciare gli altri ed ingaggiare la lotta.
Girano indisturbati bambini di cinquantanni in cerca di gravità; nè la posizione sociale, nè la stabilità economica ha dato loro un briciolo di serenità, ma solo una ostinata affermazione di sè, in un perenne conflitto con gli altri.
Girano anche, disturbati, figli in cerca di padri e padri in cerca di figli, in una rincorsa di ruoli che a fatica si riescono a recuperare... piccole guerre familiari, dentro le mure e poi fuori le mura.
Gli uomini: il sesso debole, il vero sesso debole, il sesso fintamente semplice, in realtà oscuro, tentato dalla forza e ossessionato dalla debolezza, sempre a dimostrare qualcosa agli altri ed a mancare la conoscenza di sè...
Giunto a questo punto dell'invettiva dovrei arrivare al lieto fine, ma appartengo alla categoria ed ovviamente nego tutto quello che ho scritto.
Il fra

giovedì 4 marzo 2010

A cosa serve la creatività?

Gli inglesi stanno impazzendo nel cercare di dare una risposta a questa domanda. In un sistema in cui quello che viene finanziato è solo quello che serve veramente (secondo le più ferree leggi del pragmatismo anglosassone), avere una risposta convincente è vitale. Ve ne propongo una delle tante, una che è non solo convincente, ma illuminante. Lui è Sir Ken Robinson, un guru d'oltremanica (e ormai d'oltroceano), che oltre ad esprimere saggezza lo fa con grandissimo umorismo... (Cliccando su view subtitles, si possono selezionare i sottotitoli in italiano).


mercoledì 3 marzo 2010

Check-out e Check-in

Basta, si cambia! Innanzitutto sta arrivando anche qui la primavera (un po' a rilento ma insomma...prima o poi i fiori sbocceranno veramente). Non se ne può più di cuffie e stivali. E a dire il vero, ai primi raggi di sole spuntati lunedì dopo settimane di grigio e pioggia gli indomabili inglesi si sono spogliati e hanno cominciato a mostrare le candide braccia. E poi...domani sarà la pol a partire e a lasciarci dopo quasi 4 settimane di vizi e lavori. I primi a soffrirne saranno i commessi di Sainsbury's che si accorgeranno del calo delle vendite, poi Tadeus, il muratore polacco con cui la pol ormai comunica (in polacco) e condivide rattoppi e tinteggi di casa nostra...I bambini? loro forse ci metteranno un po' di più ad accorgersi del vuoto, visto che sabato arrivano (dopo grande attesa) il Manu e Giacomo!

martedì 2 marzo 2010

L'avrei voluta...












ancora Lordship Lane, in un cortile
e sul recinto di legno dietro alla macchina
inciso su una pietra bianca
un motto da meridiano o forse un epitaffio:
Serene he stands amid the flowers
And only counts life's sunny hours
For him dull days do not exist
The brazen-face old optimist

La voglio!!!














Saturday 10.30 am, Lordiship Lane, East Dulwich, London

lunedì 1 marzo 2010

Me ne foot


Il nostro piccolo bipede scende gradini, alti metà di lui, e lascia sul ballatoio traccia di sè.
D'altronde è arduo far capire ad un bimbo di tre anni che la nonna falegname ha dipinto un gradino sì ed un gradino no del colore più bello al mondo: il Rococo blue; in inglese senz'accento il nome risulta meno gaio ed un tantino esotico.
Il colore che tira a Londra è il blu-grigio (per quanto tempo?).
Ecco che cosa si legge su una brochure:
"Le nuove tendenze sono il blu alzavola (l'anatra comune, che è blu?), il blu oceano (!!!), le sfumature delle uova d'anatra (una volta pulite immagino) in particolare se riscaldati con legno naturale o toni di caffè e moka. Provate il Rococò blu...."
Sarà che tutti i cataloghi sono così: l'Ikea insiste con impronunciabili nomi svedesi, mentre noi italiani diamo alle cucine nomi di donna e gli inglesi preferiscono le anatre.

Biasetti ascolta... facciamo il Rococo blues?