mercoledì 15 dicembre 2010

Chips chips chips

Confesso il mio incondizionato amore per le patatine. Banale, contradditorio finché si vuole, ma è così.
Sarà un retaggio dell'infanzia, il potere gustativo del glutammato, una qualche voglia repressa ma alle patatine non resisto, meglio, nemmeno la mia ipocondria resiste.

Oggi un pacchetto di patatine (anzi due) mi ha riportato il buonumore.
Portavo dal mattino addosso un certo tedio... l'insonnia, gli acciacchi del trentanovenne pelato e altre piccole fisime.

Dopo il lavoro dovevo andare in un ufficio del comune di Lewisham: un'ora di domande e documenti dentro la consumata cornice di efficienza britannica (e al piano seminterrato di un agghiacciante palazzo di trenta piani).
Monetizzare il mio benessere mi dà sempre un po' fastidio: mi sembra di essere denudato a forza, senza un briciolo di erotismo.
Ho risposto infatti di malavoglia, ma fingendo spigliatezza; dentro di me speravo che l'impiegata, tale Jackie, una volta congedatomi, si dimenticasse tutto di me.
Che cosa si può ricordare di un cittadino al di sopra di ogni sospetto dentro queste scatole moquettate ed illuminate dai neon? Nulla. Qui una faccia è uguale all'altra.

Jackie mi fa uscire dalla porta retro; sono le cinque l'ufficio è chiuso, decido di tornare a casa a piedi, un po' lunghetta ma magari il tedio passa.

Percorro Evelyn Road e mi infilo in uno store cinese e in mezzo ad altre meraviglie, bustine colorate, surgelati giganteschi, piccoli amuleti e medicine allo zenzero, trovo gli spaghetti di riso al the verde e una gelatina sempre al the verde.

Esco con un accenno di sorriso, mentre inizio a produrre ricette mentali, il cervello medesimo stesso accende lo stomaco o forse viceversa: stimolato dai colori dei cibi d'oriente entrambi i miei organi chiedono tra un tremito di neuroni e un gorgogliare di acidi... le patatine.

Senza indugio mi trovo nel negozio quasi a fianco del cinese, mi guardo però attorno un po' perplesso.
L'indiano che sta dietro al bancone è completamente protetto da un vetro antiproiettile, l'unica cosa che posso comprare senza doverla indicare sono proprio le patatine. Ne prendo due pacchetti.
Appena fuori dallo spaccio della base di Guantanamo inizio a sgranocchiare prima quella al gusto di "sale grosso e aceto", poi quelle al sapore di "bistecca alla fiamma" (quest'ultime in testa nella classifica provvisoria)... ora indubbiamente sea salt and vinegar e flamed steak flavour suona meglio in inglese. In Italia chi si comprerebbe patatine al sapore di bistecca alla fiamma? a parte me ovviamente.

Attraverso la suburra di Deptford con le dita unte ma con un certo ottimismo che, guarda caso, è il sale della vita.

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