lunedì 29 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 37.10

Una Giulietta Alfa Romeo rossa di metà anni novanta usata, un pakistano alla guida, i due figli e la moglie dietro e sul sedile di fianco ... non posso che esserci io!
Si va insieme a fare la spesa per la cucina dell'asilo dove lavoro come cuoco; Tarik e Sumaira sono i miei nuovi capi.

Si vince un certo imbarazzo parlando della cucina italiana e della Ferrari, argomento quest'ultimo su cui ammetto di essere impreparato tra lo stupore dei due figli teenager, che conoscono pure la Fiat, Montezemolo e ovviamente la Formula uno.
Sulle loro facce un'espressione tipo "come è possibile che non sappia nulla?" sulla mia faccia un'espressione tipo "ci manca Montezemolo e la Ferrari..."

Saliamo in macchina ed è come catapultarsi a metà degli anni novanta: freddo polare, riscaldamento al massimo per spannare i vetri, panno pulente, sedili in pelle sfondati, ripresa lenta, e dopo cinque minuti di phon, caldo tropicale.
Io in cappotto e sciarpa sto sudando ed accuso malessere, ma arriviamo al Sainsbury's di Sydenham appena in tempo per una gelida boccata d'aria.
Dopo un'ora di spesa tra datteri spezie patate e surgelati (disposti in ordine nel carrello per essere impilati in ordine nel bagagliaio della macchina) mi accompagnano alla stazione del treno e ci salutiamo.

Un po' frastornato penso agli arabi ed ai musulmani che ho incrociato nella mia vita ed un po' più concretamente a come posso fare a cambiare le abitudini alimentari dell'asilo: nuovi menù, l'olio d'oliva che sono riuscito a far comprare, le spezie, i piatti mediterranei, la frutta... per il parmigiano devo aspettare ancora un po': mi tocca continuare ad utilizzare il cheddar cheese, un pallido emmental delle fattorie di Sua Maestà.

C'è molto da fare: in una città con una tale disordinata cultura alimentare per uno strano paradosso i menù degli asili sono abbastanza ripetitivi e di fatto sono per adulti, per niente adatti ai bambini.
Poi c'è il problema delle allergie: al lattosio, ai legumi, al formaggio, agli spinaci, al glutine, poi ci sono i vegetariani. Imporre ad un neonato una dieta vegetariana è un errore dei genitori, perché la dieta alimentare di un bambino deve essere la più varia possibile, ma variare non è semplice.

Sono passato così da una manager anglosassone come Cher ad un signore musulmano che in due anni ha trasformato la propria casa in un asilo con 45 bambini e quindici persone di staff, tra cui appunto il cuoco.
Difficile dire che cosa ci sia di musulmano a parte la fisiognomica e l'avversione per la carne di maiale nei menù. Un tributo alla pigrizia più che al Corano: come nel caso del latte vaccino o dei legumi, a chi non vuole la carne del maiale si può cucinare quella di vitello, ma tant'è! allo sporco quadrupede nessuna chance, niente prosciutto crudo e cotto e derivati, invece sì alle gravy sauce, addensanti chimici per condire i piatti di carne.

Intanto mi chiedo se la convivenza con persone di culture tra loro distanti ci restituisca un diritto di cittadinanza diverso o se invece acuisca di più la nostra originaria identità; se sia Londra ad offrire questa opportunità, se la città (la sua urbanistica, la sua varia umanità) ci offra la possibilità di evolvere verso altre identità non subito riconducibili ad una sola nazione, ad una sola cultura.
Come se i nostri nomi, i libri sugli scaffali, la lingua parlata in casa, diventassero le sole tracce originarie di un' identità altra e diversa.

So che tutto questo è in qualche modo contro corrente o forse semplicemente fa meno rumore di chi sbandiera la propria identità con orgoglio nazionalista, o con fervore religioso.
Rifuggo di natura dai proclami, preferisco libere chiacchierate attorno alla tavola.

Qualche giorno fa ho attraversato Troutbeck Road, diretto al tredici bi, a casa di Manali e David. Asmite, la madre di Manali, mi ha insegnato a cucinare il Pohe, un piatto indiano a base di fiocchi di riso, che si mangia fin dal mattino, nutriente, speziato e semplice.

Ad un certo punto Miro si è svegliato, ha quasi sei mesi. Miro è un nome che si pronuncia allo stesso modo in indiano italiano finlandese e inglese, le diverse origini dei genitori.
Miro, un nome che più che raccontare il passato parla già del futuro.
Il fra
*interessante il reportage del Guardian sull'afgano che per nove mesi all'anno fa il taxista a Londra e per gli altri tre torna in patra e da talebano combatte l'invasore inglese.

5 commenti:

  1. Non so se sei al corrente che quest'anno l'UNESCO ha dichiarato patrimonio dell'umanità alcuni beni immateriali tra cui la cucina mediterranea - Almeno in questo settore l'Italia può insegnare qualcosa !!!!! coraggio ce la puoi fare ! Ti lancio una proposta che mi è venuta in mente in questo istante: perchè non organizzi corsi (a pagamento) appunto sulla cucina italiana (mediterranea) ? E' una idea fantastica se vuoi vengo a darti una mano

    RispondiElimina
  2. Ho dimenticato la firma: pol

    RispondiElimina
  3. Pol è una cosa molto in voga in England i corsi organizzati nelle case di cucina visto che loro a cucinare sono delle Capre!

    RispondiElimina
  4. Anche il cuoco a domicilio non sarebbe male....

    RispondiElimina
  5. concordo perchè non fai corsi di cucina italiana in casa...
    viste le tue capacità, vedrai, sarà un successone!
    paoloc

    RispondiElimina