lunedì 22 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 36.10

Dovrei probabilmente scrivere del fidanzamento tra William e Kate, tra un reale ed una commoner, dell'anello di Diana che lei ha al dito come pegno d'amore.

Dovrei, più seriamente, scrivere del dibattito circa la opportuna sobrietà del matrimonio, che si terrà la prossima primavera in una data non troppo prossima al compleanno della regina Elisabetta e alle festività di Pasqua, l'impatto mediatico ed economico dell'evento, il conio di nuove monete, la produzione di stoviglie e ceramiche ad hoc.
L'opinione pubblica chiede addirittura che il giorno del matrimonio diventi festività nazionale (bank holiday): insomma il tutto sembra una rinfrescata alla monarchia, una vera e propria macchina da soldi che si incepperebbe se quelle due impresentabili facce da pantofola di Carlo e Camilla diventassero sovrani. Largo ai giovani insomma e largo al denaro, che se speso con parsimonia, distrarrebbe dalla crisi e dai tagli.

Dovrei piuttosto regalare a qualche amica affamata di pettegolezzi reali la mug con le iniziali dei due piccioncini perché da sempre i Windsor interessano più dei Savoia, ma non mi posso fermare alle prime pagine dei giornali e dei tabloid... meglio (!?) andare oltre, alle pagine degli esteri: dove invece impazza Lui.

Su Metro, una pubblicazione distribuita gratis nella rete di trasporti londinese, Lui è Berlo, settantaquattro anni, faccia sorridente ed aria ammiccante, nel riquadro sotto la statua di Marte e Venere, appena fatte restaurare da Berlo in persona, completando le mani di lei e attaccando il pene a lui.
Ma si sa che i tabloid prendono per il culo un po' tutti, regina Elisabetta compresa, per cui sorvolo: trattasi di lettura mattiniera prelavorativa di puro intrattinimento.

Sul Times e sul Guardian, Berlo diventa Berlusconi e la cosa si fa seria.
Non mancano certo gli articoli sul pene (della statua) di Marte, sulle pene di Venere, sulle telefonate in questura, sulle accuse di mafia che piombano sul suo entourage, su avvocati corrotti, sulle leggi ad personam, sul potere dei media, ma la domanda principale è: come è possibile che Berlusconi sia ancora al potere? perchè gli Italiani lo votano? Quando e come se ne andrà? e soprattutto! che cosa accadrà dopo?

Tobias Jones* fa una spietata analisi dell'italianità di Berlusconi in un lungo articolo apparso sul Guardian martedì sedici novembre: in un paese normale anche solo la più risibile delle accuse ed il meno rilevante dei fatti penalmente accertati avrebbe tolto Berlusconi dalla scena politica per sempre. Ma agli italiani piace il suo sangue caldo ed il fatto che Lui non lo nasconda.
Jones cita la legge del governo italiano contro la prostituzione e dice che è "come se un insegnante alcolista dicesse agli studenti di non bere la coca cola".
Avere un comportamento esemplare in un paese normale sarebbe una virtù, assecondare le di lui abitudini sembra proprio una collettiva ammissione di complicità. Insomma perdoniamo chi ci assomiglia.
Noi italiani amiamo lo stile, lo charm e la seduzione e Lui le incarna perfettamente, nonostante il suo feudale e patriarcale bigottismo.
La battuta sui gay non ci scandalizza piuttosto ci fa sorridere, chi infatti vorrebbe mai un figlio gay? meglio conclamare una certa debolezza per il gentil sesso.
Insomma Lui ha trasformato l'Italia "into a complete joke" (in tivvù il Nostro è pure bersaglio di molti comici britannici).
La scusa del potere mediatico della famiglia Berlusconi è per Jones relativa: insomma siamo noi che lo vogliamo e poiché lo vogliamo, è difficile sbarazzarsene. Dopo di Lui il vuoto, anche per via di una inesistente e afasica opposizione.
Deberlusconallizzare
l'Italia sarà un drammatico ritorno alla realtà, dopo venti anni di lavaggio del cervello. Serve per svegliarci, la catastrofe di una crisi economica?

Non è bello leggere queste cose, poco importa che le si condivida in tutto o in parte.
Da tempo mi guardo sempre un po' intorno quando apro il giornale, so che la pagina dieci implacabile mi aspetta al varco: ma l'immagine dell'Italia è quella di un paese senza bussola, in crisi, ma che se ne fotte altamente.
Una tragicommedia che diverte, ma che preoccupa, perché l'Italia è comunque un paese molto amato e gli inglesi non si astengono dall'osservarci e dall'interpretare la nostra storia contemporanea.
Che ci piaccia o no.

A parte la nostra, mia e di Cristiana, cronaca familiare, il blog serve per vedere meglio e fare confronti; tacere non possiamo, nemmeno dalla nostra privilegiata posizione: qui la politica, il senso civico e l'impegno sociale, financo il servizio pubblico sono semplicemente molto migliori dei nostri; che il tempo sia troppo variabile, gli inglesi puritani e rigidi come pali, la cultura gastronomica inesistente ed orrida, non cambia di molto il mio giudizio.

Dopo undici anni di Thatcher e dieci di Blair, l'Inghilterra è molto cambiata, ora affronta una crisi economica seria ed un debito pubblico tra i più elevati d'Europa.
Il primo ministro dichiara tagli draconiani e non si cura della impopolarità; il dibattito sui giornali e nella pubblica opinione è serio, talvolta drammatico, gli studenti inglesi per esempio reagiscono, anche violentemente.
Tra il dire e il fare però, nella perfida Albione, c'è poco margine.

Nel basso impero regnano invece le parole e, se ben dette, le parole hanno un innegabile magnetismo, ma lasciano i problemi esattamente dove sono e i problemi che non si affrontano si ingigantiscono.
A scapito di noi, che sembra non ci accorgiamo di nulla, gossip a parte.
Il fra
* Qui l'intervista (in lingua italiana) a Tobias Jones.

1 commento:

  1. Inutile dirvi che 'Io ci saró al wedding!!!!' non appena saprò la data bookeró il ticket.....e la mug?!!la voglioooo,baci baci

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